SANTA BARTOLOMEA CAPITANIO E SANTA VINCENZA GEROSA
Nella prima metà dell’Ottocento, in una società segnata dalla povertà materiale e dalla crescente secolarizzazione, due donne di Lovere, sul lago d’Iseo, scelsero di consacrare la propria vita a Dio e agli ultimi. Santa Bartolomea Capitanio, nata nel 1807, crebbe in una famiglia difficile a causa del carattere violento del padre, spesso ubriaco e aggressivo.
Educata dalle Clarisse, sviluppò fin da giovane una profonda spiritualità e una forte passione educativa. Dopo il diploma da maestra iniziò a insegnare alle bambine povere, unendo formazione scolastica e crescita cristiana. Pur desiderando la vita claustrale, comprese che il Signore la chiamava a servire nel mondo, soprattutto le giovani abbandonate e i malati. Sensibile alla crisi religiosa del suo tempo, fondò un oratorio e maturò il progetto di una nuova famiglia religiosa dedicata alla carità sotto la protezione di Maria Bambina.
Nel frattempo incontrò Caterina Gerosa, futura Santa Vincenza Gerosa, nata nel 1784 in una famiglia benestante ma attratta da una vita semplice e penitente. Vincenza viveva nella preghiera, nell’austerità e nel servizio ai poveri, arrivando perfino a mendicare per aiutare i bisognosi. Aveva fondato insieme alla sorella un piccolo ospedale per i poveri di Lovere, dove Bartolomea prestava assistenza ai malati più gravi e abbandonati. Nel 1832, guidate spiritualmente da don Angelo Bosio, le due donne lasciarono le proprie case e si ritirarono in un umile edificio vicino all’ospedale, dando origine all’Istituto delle Suore di Carità.
Il popolo chiamò subito quella casa il “conventino”. Qui le religiose si dedicarono all’istruzione gratuita delle bambine, all’orfanotrofio e all’assistenza degli infermi. Bartolomea però morì appena otto mesi dopo la fondazione, consumata dalla malattia e dalle penitenze. Prima di morire disse profeticamente che dal cielo avrebbe aiutato ancora di più l’Istituto. Vincenza raccolse allora il peso della guida della congregazione, facendola crescere con fermezza, spirito di sacrificio e fedeltà alla fondatrice.
Le Suore di Maria Bambina si diffusero rapidamente negli ospedali e nelle scuole, diventando una presenza preziosa per poveri, malati e giovani. Entrambe le fondatrici furono canonizzate da Pio XII nel 1950. La loro vita dimostra che la santità nasce dall’amore concreto verso chi soffre e dalla capacità di trasformare il dolore del mondo in opere di misericordia.
Per noi oggi:
1. Oggi si parla molto di diritti e inclusione, ma spesso si dimenticano i poveri reali.
Le due sante ricordano che la carità autentica richiede sacrificio personale e tempo donato.2. Viviamo in una società che teme la sofferenza e rifiuta ogni rinuncia.
Bartolomea e Vincenza mostrarono invece che la santità passa anche attraverso il servizio faticoso e nascosto.3. Molti educano i giovani solo al successo e all’autorealizzazione personale.
Le Suore di Maria Bambina nacquero per insegnare che senza Dio e senza valori il cuore resta vuoto.
A Lovere in Lombardia, santa Bartolomea Capitanio, vergine, che insieme a santa Vincenza Gerosa fondò l’Istituto delle Suore della Carità di Maria Bambina e morì a ventisette anni, consunta dalla tisi, ma ancor più divorata dalla carità.
La sua festa liturgica è il 28 giugno, mentre la Congregazione delle Suore di Maria Bambina e le diocesi di Brescia, Bergamo e Milano la ricordano il 18 maggio.
«Chi sa il Crocifisso sa tutto»
A Roma, san Felice da Cantalice, religioso dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, di austerità e semplicità mirabili, che per quarant’anni si dedicò a raccogliere elemosine, disseminando intorno a sé pace e carità.Inclinate l’orecchio del cuore ed obbedite alla voce del Figlio di Dio. Custodite nelle profondità di tutto il vostro cuore i suoi precetti e adempite perfettamente i suoi consigli. San Francesco d’Assisi
PATRONO: PROTETTORE DELLA GIOVENTÙ
NELLO STESSO GIORNO:
SAN GIOVANNI I Papa e martire
m. 18 maggio 526
(Papa dal 13/08/523 al 18/05/526)San Giovanni I, papa e martire, che, mandato dal re ariano Teodorico a Costantinopoli presso l’imperatore Giustino, fu il primo tra i Romani Pontefici a celebrare in quella Chiesa il sacrificio pasquale; tornato di lì, fu vergognosamente arrestato e gettato in carcere dal medesimo Teodorico, cadendo a Ravenna vittima per Cristo Signore.
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