SAN CELESTINO V
Nato intorno al 1209 con il nome di Pietro Angelerio, da una povera famiglia contadina, San Celestino V mostrò fin da giovane una forte attrazione per la vita ascetica e contemplativa. Dopo un periodo presso i benedettini, lasciò tutto per vivere da eremita tra le montagne dell’Abruzzo, specialmente sul Monte Morrone e sulla Majella.
Qui trascorreva lunghi periodi nella preghiera, nel digiuno e nella penitenza, cercando soltanto la comunione con Dio. La sua santità attirò numerosi discepoli, spingendolo a fondare una congregazione religiosa poi conosciuta come ordine dei Celestini. Nonostante la fama crescente, Pietro rimase sempre uomo semplice, amante del silenzio e lontano dal potere.
Papa Gregorio X approvò la sua congregazione e ne riconobbe pubblicamente la santità. Intorno ai settant’anni lasciò la guida dell’ordine per tornare alla vita eremitica, convinto di trascorrere così il resto dei suoi giorni. Ma dopo la morte di Niccolò IV, il conclave rimase bloccato per oltre due anni tra divisioni e interessi politici. In quel clima drammatico Pietro scrisse ai cardinali ammonendoli sui castighi divini se non avessero eletto presto un nuovo papa. Alla fine i cardinali, stremati, scelsero proprio lui come pontefice.
Quando i messaggeri lo raggiunsero sul Morrone, trovarono un anziano eremita vestito poveramente e sconvolto dalla notizia. Dopo molte esitazioni accettò per obbedienza e nel 1294 divenne papa con il nome di Celestino V. Il suo pontificato durò soltanto pochi mesi ed ebbe enormi difficoltà a causa delle pressioni politiche e delle manovre della curia. Uomo di preghiera ma inesperto di governo, comprese rapidamente il caos e le ambizioni che dominavano molti ambienti ecclesiastici. Celebre rimase la sua frase: «Mentre regno sulle anime, ecco che perdo la mia».
Convinto di non essere adatto a guidare la Chiesa, rinunciò liberamente al pontificato il 13 dicembre 1294. Molti interpretarono il gesto come debolezza, ma in realtà fu un atto di profonda umiltà e sincerità davanti a Dio. Gli ultimi mesi della sua vita li trascorse nella sofferenza e nella prigionia, temendo il nuovo papa possibili divisioni nella Chiesa.
Morì nel 1296 pregando i Salmi. Fu canonizzato nel 1313 e ancora oggi rimane simbolo di distacco dal potere e di radicale ricerca di Dio.
Per noi oggi:
1. Oggi il potere viene difeso a ogni costo, anche sacrificando coscienza e verità.
San Celestino V ebbe invece il coraggio di rinunciare al potere per salvare la propria anima.2. Viviamo in una società che confonde il successo con la realizzazione personale.
Un eremita diventato papa insegnò che senza Dio anche i massimi incarichi restano vuoti.3. Molti credono che umiltà significhi debolezza o fallimento.
Celestino V dimostrò che riconoscere i propri limiti può essere un grande atto di santità e verità.
(Papa dal 29/08/1294 al 13/12/1294)
A Fumone vicino ad Alatri nel Lazio, anniversario della morte di san Pietro Celestino, che, dopo aver praticato vita eremitica in Abruzzo, celebre per fama di santità e di miracoli, ottuagenario fu eletto Romano Pontefice, assumendo il nome di Celestino V, ma nello stesso anno abdicò dal suo incarico preferendo ritirarsi in solitudine."L’uomo nuovo" è caratterizzato dalla volontà di regalare la vita partendo dal perdono, da chiedere e da dare. Prima di tutto a se stessi.
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