domenica 21 luglio 2024

Mc 8,34-38 - RITO AMBROSIANO - IX DOMENICA DOPO PENTECOSTE

RITO AMBROSIANO

IX Domenica dopo Pentecoste
Domenica 21 luglio 2024
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco - Mc 8,34-38
In quel tempo. Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, il Signore Gesù disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà. Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita? Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».

1. Gesù CHIAMA la folla a sé, Egli invita le persone alla vera salvezza. Egli invita TE alla vera salvezza. Accoglierai la Sua offerta? "CHIUNQUE vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. ANDARE DA GESÙ VUOL DIRE AFFIDARE A LUI LA TUA VITA, LE TUE SCELTE.

2. Andare davvero da Gesù vuol dire RINNEGARE IL PROPRIO IO. Vuol dire essere pronti a PERDERE TUTTO, PER AMORE DI CRISTO. L’AMORE DEVE VINCERE. Questo è possibile solamente se tu riconosci che SOLO GESÙ PUÒ DARTI VERA VITA, PUÒ DARTI LA VERA VITA ADESSO E PER SEMPRE. Non ti salvi da solo, non è guadagnando il mondo che ti salvi, non è vergognandoti di essere cristiano che ti salvi…

3. “CHI PERDERÀ LA PROPRIA VITA PER CAUSA MIA E DEL VANGELO, LA SALVERÀ”: si tratta di quel perdersi, che consiste nel FARSI TOTALMENTE DONO DI AMORE. UN UOMO VALE QUANTO AMA ED È NEL RAPPORTO CON GESÙ, che si realizza la possibilità di vivere l’amore nella qualità più alta e più vera…


BUONA DOMENICA...

giovedì 18 luglio 2024

RALLENTARE È RIVOLUZIONARIO…

RALLENTARE È RIVOLUZIONARIO…

La cifra della nostra epoca tecnologica è la velocità, ma il nostro cervello ha bisogno di tempi lenti. Non solo per pensare e per riflettere, ma per ricordare, rielaborare e cogliere le sfumature della vita. Eppure la velocità è onnipresente nella società moderna, basti pensare a come la tecnologia ha reso tutto immediato, dalla ricerca su Google alla comunicazione tramite messaggi istantanei. Tutto deve essere rapido, immediato, supersonico, senza interruzioni o blocchi, asap, ovvero as soon as possible, il prima possibile, come dicono gli americani.

Nell’universo digitale i dialoghi sono sempre più stringati, infarciti di abbreviazioni ed emoticons, le classiche faccine che esprimono i sentimenti (allegria, dolore, rabbia). E se accanto al messaggio che abbiamo inviato non compare subito la spunta blu (la dimostrazione che il destinatario lo ha letto), già iniziamo a preoccuparci. Insomma, siamo impazienti e capricciosi, e andiamo sempre più veloci. Tanto più corriamo tanto più si fa urgente la necessità di recuperare il senso e il gusto della lentezza. Perché non possiamo accelerare all’infinito.

La frenesia genera una perdita della capacità di concentrarsi e di riflettere, con un'erosione della cultura e dell'attenzione al dettaglio. E così ci dimentichiamo che, anche nella pagina di un libro, è bello «scoprire quella pienezza per cui tutto ciò che è “espresso”, ogni piccolo episodio, così come ogni singolo aggettivo, metafora, allusione, diventa indizio importante, essenziale, rivelatore: fosse pure un attimo, una fuggevole piega del volto, un sorriso, un lamento, un accenno».

Il cervello umano richiede tempo per elaborare informazioni complesse, e la necessità di rallentare per consentire al pensiero di svilupparsi appieno. La parola “lentezza” deriva dal termine latino lentus che ha un significato tutto particolare: esprime morbidezza, flessibilità, la capacità di un oggetto di essere elastico, pieghevole, quindi dà anche il senso della tenacia, della resistenza. La lentezza è sempre stata considerata una virtù: la fretta – sentenzia anche un proverbio – è cattiva consigliera.

La necessità di recuperare il senso della lentezza favorisce la creatività e il benessere fisico e mentale, ce lo ricorda il movimento “Slow Food” che identifica nella lentezza la chiave per il cambiamento. Essere slow non vuol dire essere fuori dal tempo, isolati ed eremitici, ma «significa controllare i ritmi della propria esistenza, decidere quanto si vuole essere veloci in ogni contesto»; noi abbiamo il diritto di scegliere i nostri tempi. 

È stata istituita a maggio la “Giornata della lentezza” e il “Festival della Lentezza”, per riflettere sulle modalità di vivere più sostenibili e rispettose dei tempi umani.

“Abbiamo bisogno di appropriarci di semplici pratiche di educazione e di rispetto verso sé stessi e verso gli altri come ad esempio la sveglia cinque minuti prima del solito per farci la barba, truccarci o far colazione senza fretta e con un pizzico di allegria. Se poi siamo in coda nel traffico o alla cassa di un supermercato, evitiamo di arrabbiarci e usiamo questo tempo per programmare mentalmente la serata o per scambiare due chiacchiere con il vicino di carrello. Quando entriamo in un bar per un caffè, ricordiamoci di salutare il barista, gustare il caffè e risalutare barista e cassiera al momento dell’uscita. Scriviamo sms e messaggi senza simboli o abbreviazioni, magari iniziando con caro o cara... E, quando è possibile, evitiamo di fare due cose contemporaneamente come telefonare e scrivere al computer, altrimenti rischiamo di diventare scortesi, imprecisi e approssimativi”.

Nel futuro occorre entrare con curiosità, con passione, con idee, ma soprattutto senza fretta, con sapiente lentezza. Ad andare troppo veloci, qualcosa si smarrisce lungo la strada. E dopo non si ritrova più.

 

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martedì 16 luglio 2024

ALLA SCOPERTA DEL BUON LADRONE…

ALLA SCOPERTA DEL BUON LADRONE…

Il 25 marzo la liturgia della Chiesa ricorda san Disma, noto come il buon Ladrone, a cui Gesù disse sul Calvario: "Oggi sarai con me in Paradiso". Questa data non è casuale, poiché coincide con l'Annunciazione e l'Incarnazione del Verbo, ma anche con il giorno in cui Gesù consumò il suo supremo sacrificio secondo un'antica tradizione. Sul Calvario, Gesù fu crocifisso con due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sua sinistra, noti come Disma e Gisma nei Vangeli apocrifi.

La parola "Ladrone" non deve ingannare, poiché il termine "Latrones" indicava briganti da strada, non solo ladri, ma anche assassini e rapinatori, puniti di morte in tempi antichi. Disma, il buon Ladrone, fu un capo brigante, probabilmente egiziano, condannato per gravi delitti, tra cui il fratricidio. Tuttavia, sulla sua croce, era scritto: "Hic est Dismas latronum Dux".

La morte sulla croce era una delle forme più dolorose di esecuzione, e i condannati soffrivano terribilmente, sospesi a quattro chiodi. Mentre i due ladroni imprecavano tra gli spasimi, Gesù sopportava i tormenti con pazienza inalterabile, pronunciando parole di misericordia per i suoi carnefici: "Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno".

Entrambi i ladroni ascoltarono le parole di Gesù, ma solo Disma si convertì, mentre l'altro continuò a bestemmiare. Disma, ascoltando le parole di oltraggio contro Gesù del suo compagno di rapine, lo rimproverò apertamente, affermando l'innocenza di Cristo: "Non hai timore di Dio, benché condannato alla stessa pena? Noi giustamente siamo condannati alla Croce, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male". 

La conversione di Disma fu una manifestazione della grazia divina che lo illuminò, portandolo alla fede soprannaturale nonostante le sue circostanze disperate. Disma, nonostante la sofferenza e la morte imminente, riconobbe in Gesù il Salvatore e lo pregò di ricordarsi di lui quando sarebbe entrato nel suo regno. Disse: "Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". Gesù gli rispose: "In verità io ti dico che oggi sarai con me in Paradiso" La sua confessione e il suo atto di pentimento furono premiati dalla promessa di Gesù: "In verità io ti dico che oggi sarai con me in Paradiso".

Le parole di Gesù a Disma, "Oggi sarai con me in Paradiso", sono un'assicurazione della salvezza immediata e un conforto per chiunque si trovi nel momento della morte. Questo episodio della conversione di Disma è stato celebrato nel corso della storia cristiana e ha ispirato numerose opere d'arte e composizioni musicali, testimoniando la speranza nella misericordia di Dio.

San Disma è considerato il protettore dei peccatori in punto di morte e la sua storia offre un esempio di pentimento sincero e di fiducia nella misericordia divina. La sua memoria continua a ispirare i credenti a cercare il perdono e la salvezza anche nelle situazioni più disperate.

 

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domenica 14 luglio 2024

Am 7,12-15 - Ef 1,3-14 - Mc 6,7-13 - XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Domenica 14 Luglio 2024
Dal libro del profeta Amos - Am 7,12-15
 
In quei giorni, Amasìa, [sacerdote di Betel,] disse ad Amos: «Vattene, veggente, ritìrati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno».
Amos rispose ad Amasìa e disse:
«Non ero profeta né figlio di profeta;
ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro.
Il Signore mi prese,
mi chiamò mentre seguivo il gregge.
Il Signore mi disse:
Va’, profetizza al mio popolo Israele».

1. Amasia, capo dei sacerdoti di Betel, dice malamente ad Amos, profeta di Israele, di andarsene e GLIELO DICE CON TONO DI DISPREZZO: “Vattene veggente, ritirati nella terra di Giuda…” I PROFETI DANNO FASTIDIO PERCHÉ DICONO IL VERO, SONO LUCE PER IL POPOLO… 

2. Amos rispose ad Amasia: ero un mandriano, coltivavo piante di Sicomoro, avevo una posizione sociale buona. IL SIGNORE MI PRESE, MI CHIAMÒ. Sono qui non da me ma perché MI HA MANDATO IL SIGNORE, HO DELLE PAROLE DA DIRTI. ASCOLTA…

3. Nel seguito del libro ci sono le parole forti che Amos pronuncerà. Parlano della GRANDE INGIUSTIZIA SOCIALE. Amos si schiera CONTRO OGNI INGIUSTIZIA, CONTRO UNA RELIGIONE CONNIVENTE CON L'INGIUSTIZIA e contesta le strutture religiose, contesta gli uomini di potere, il re e la classe sacerdotale. ABBIAMO BISOGNO DI PAROLE PROFETICHE!

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Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni – Ef 1,3-14
 
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
In lui, mediante il suo sangue,
abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe,
secondo la ricchezza della sua grazia.
Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi
con ogni sapienza e intelligenza,
facendoci conoscere il mistero della sua volontà,
secondo la benevolenza che in lui si era proposto
per il governo della pienezza dei tempi:
ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose,
quelle nei cieli e quelle sulla terra.
In lui siamo stati fatti anche eredi,
predestinati – secondo il progetto di colui
che tutto opera secondo la sua volontà –
a essere lode della sua gloria,
noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.
In lui anche voi,
dopo avere ascoltato la parola della verità,
il Vangelo della vostra salvezza,
e avere in esso creduto,
avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso,
il quale è caparra della nostra eredità,
in attesa della completa redenzione
di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.

1. Sia BENEDETTO DIO PADRE DEL SIGNORE NOSTRO GESÙ CRISTO che ci ha benedetti, ci ha scelti, ci ha chiamati, ci ha salvati, ci ha dato lo spirito. TU SEI BENEDETTO, SCELTO, CHIAMATO, SALVATO, HAI LO SPIRITO DI DIO, ne sei consapevole?

2. IN LUI, NOI SIAMO DIVENTATI EREDI. Abbiamo in eredità la sua Grazia e la sua Gloria, e IL VANGELO che c'è stato trasmesso, e che noi trasmettiamo a voi, È PROPRIO QUESTO ANNUNCIO. 

3. Il profeta Cristiano porta la bella notizia, comunica lo Spirito Santo, caparra della nostra eredità in vista della risurrezione finale. Che cos’è? È QUELLA GIUSTIZIA DI DIO RIVERSATA NEI NOSTRI CUORI, che ci rende giusti e che realizza pienamente il progetto divino…

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 6,7-13

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

1. Dallo stare con Gesù nasce il bisogno di CONDIVIDERE le “ricchezze” che abbiamo ricevuto. E' Gesù stesso che CI INVIA DUE A DUE perché dobbiamo essere testimoni. TESTIMONIANZA NON DA SOLI MA CON LA CHIESA. MAI SOLI...

2. GESÙ INSISTE SULLA POVERTÀ: una sola tunica, un solo paio di sandali, il bastone del pellegrino. Gesù non condanna i mezzi, ma ci ricorda che la FEDE, la GENEROSITÀ, la DIMENTICANZA DI SÉ, la CONVINZIONE PERSONALE dell’apostolo sono il canale attraverso il quale può penetrare nei cuori il messaggio di Dio. AMIAMO SORELLA POVERTÀ...

3. Essi devono essere accolti non a causa dei loro abiti eleganti, ma a causa della convinzione che mostrano le loro PAROLE e la loro CONDOTTA. Quanto alla loro sussistenza, ci sarà sempre un credente in ogni città che vi provvederà. E SE NESSUNO CI ASCOLTA, è molto semplice: bisogna SCROLLARE LA POLVERE DAI SANDALI E RIPARTIRE, a digiuno, verso il prossimo villaggio. OGNI GIORNO È UNA RIPARTENZA...
BUONA DOMENICA…

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LA VITA

Nel Vangelo, il missionario cristiano è ritratto come uno che viaggia senza nulla, centrato solo sul messaggio che annuncia. Secondo Papa Giovanni Paolo II, evangelizzare significa rendere Cristo presente nella vita dell'uomo e della società. Ricordiamo che siamo annunziatori di pace, fraternità e verità solo se li produciamo con la nostra vita, proprio come Gandhi diceva: "Il mio messaggio è la mia vita".

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LECTIO DIVINA - XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

OMELIA - XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Mc 10,35-45 - RITO AMBROSIANO - VIII DOMENICA DOPO PENTECOSTE

RITO AMBROSIANO

VIII Domenica dopo Pentecoste
Domenica 14 LUGLIO 2024
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco - Mc 10,35-45
In quel tempo. Si avvicinarono al Signore Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato? ». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

1. Concedici di SEDERE, nella tua gloria, UNO ALLA TUA DESTRA E UNO ALLA TUA SINISTRA. Il vero potere di Gesù NON consiste nel distribuire i posti d'onore, ma di FAR PARTECIPARE AL SUO DESTINO DI DONO E DI VITA... ACCOGLIAMO L'INVITO...

2. I GOVERNANTI DELLE NAZIONI DOMINANO SU DI ESSE... TRA VOI PERO' NON È COSI! "GRANDE" è il SERVO, "PRIMO" è lo SCHIAVO di tutti". NON SI PUÒ SCEGLIERE CHI SERVIRE; si deve essere servi e schiavi di tutti. TUTTI, BELLI, BRUTTI, BUONI E CATTIVI.... E SARAI GRANDE…

3. IL FIGLIO DELL'UOMO È VENUTO PER SERVIRE. Abbiamo l'esempio! LA COMUNITÀ DEI DISCEPOLI È COSÌ CARATTERIZZATA DAL SERVIZIO, e non dall'ambizione, dal potere che divide. COME GESÙ ANCHE NOI, SOLO COSÌ SAREMO I PRIMI VICINO AL SUO CUORE.…

BUONA DOMENICA...

sabato 13 luglio 2024

13.07.2024 - Is 6,1-8 - Mt 10,24-33 - Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo.

Dal libro del profeta Isaìa - Is 6,1-8

Nell’anno in cui morì il re Ozìa, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali. Proclamavano l’uno all’altro, dicendo:
«Santo, santo, santo il Signore degli eserciti!
Tutta la terra è piena della sua gloria».
Vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi:
«Ohimè! Io sono perduto,
perché un uomo dalle labbra impure io sono
e in mezzo a un popolo
dalle labbra impure io abito;
eppure i miei occhi hanno visto
il re, il Signore degli eserciti».
Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e disse:
«Ecco, questo ha toccato le tue labbra,
perciò è scomparsa la tua colpa
e il tuo peccato è espiato».
Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!».
1. Isaia nel tempio di Gerusalemme ebbe una visione: vide il Signore in trono circondato dalla corte Celeste. I Serafini, gli angeli di fuoco, cantavano “Santo, Santo, Santo” cioè “separato, separato, separato”. DIO È TUTT'ALTRA COSA RISPETTO AL MONDO e tuttavia LA TERRA È PIENA DELLA SUA GLORIA cioè della sua presenza della sua potenza operante.

2. IL PROFETA SI SENTE UN PECCATORE “un uomo dalla bocca impura Io sono e vivo in mezzo a gente segnata dal peccato”. Uno dei serafini si avvicina, compie un gesto simbolico con un carbone ardente, gli cauterizza le labbra, lo purifica: è un modo per dire COME LA GRAZIA DI DIO SUPERA IL LIMITE DELLA CREATURA.

3. A quel punto sentendo il Signore che chiede: chi andrà a nome mio a parlare al popolo, ISAIA SI OFFRE CON CORAGGIO: Eccomi, sono pronto, manda me. È lui che si offre disponibile come volontario per compiere l'opera profetica.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 10, 24-33

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia!
Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l'anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

 

Il discepolo è chiamato a conformare la propria vita a Cristo, che è stato perseguitato dagli uomini, ha conosciuto il rifiuto, l’abbandono e la morte in croce. Non esiste la missione cristiana all’insegna della tranquillità!  Nelle difficoltà della testimonianza cristiana nel mondo, non siamo mai dimenticati, ma sempre assistiti dalla sollecitudine premurosa del Padre. Per questo, nel Vangelo di oggi, per ben tre volte Gesù rassicura i discepoli dicendo: "Non abbiate paura!"
Ma sappiamo che la paura c’è, e come! Ma avere paura degli uomini significa fare quello che vogliono gli uomini e non quello che vuole Dio. Non abbiate paura” è una esortazione al coraggio della testimonianza e al “riconoscimento/sequela” di Gesù. 
Siamo chiamati a perseverare fino alla fine, mantenendo viva la speranza. [Potremmo dire: speranza che si fa pazienza]. Solo così si è discepoli di Gesù, suoi apostoli nel mondo...

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La missione fa paura e Gesù ci dice di non aver paura. E ci ricorda la sua passione. Anche noi siamo invitati a seguire il Maestro. Non siamo su una strada mai battuta, siamo viandanti insieme a Lui. E Lui ci stima, tanto.
E noi, quanto ci stimiamo?

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giovedì 11 luglio 2024

JEAN-PAUL HERNANDEZ E IL SENSO DELLA VITA…

JEAN-PAUL HERNANDEZ E IL SENSO DELLA VITA…

 

La storia di padre Jean-Paul Hernandez è una testimonianza vibrante di fede, intelligenza e dedizione pastorale. Jean-Paul, primogenito di una coppia di emigrati spagnoli in Svizzera, ha sperimentato una disaffezione per una Chiesa che non rispondeva alle sue domande adolescenziali. Tuttavia, l'incontro con comunità di lavoratori immigrati e letture significative lo hanno avvicinato a una fede vissuta in modo autentico. Anche se a scuola si dichiarava ateo, in cuor suo coltivava la fede. Ha trovato la sua strada grazie alla lettura della Bibbia, che acquistò segretamente a 17 anni. La sua fede si è formata attraverso una serie di incontri significativi, tra cui la biografia di Francesco di Assisi e le Messe per i lavoratori immigrati. Questi eventi lo hanno aiutato a vedere la religione non come un insieme di regole, ma come una relazione personale con Gesù di Nazaret.

Il giovane Hernandez non si accontentava di una fede superficiale. Era determinato a trovare un modello di credente colto e intelligente. La lettura di scritti su sant'Ignazio e i Gesuiti lo hanno ispirato, ricordandogli due amici di famiglia che erano diventati gesuiti, rappresentando per lui due modelli di vita cristiana.

Durante gli studi universitari a Friburgo, Jean-Paul ha continuato la sua ricerca spirituale, partecipando a esercizi spirituali e confrontandosi con i Gesuiti. Dopo una fase di dubbi e un corso di esercizi spirituali particolarmente significativo a Roma, ha deciso di entrare nella Compagnia di Gesù. Ha completato il noviziato a Genova e ha conseguito un dottorato in teologia a Francoforte.

Un'esperienza che ha segnato profondamente la sua missione è stata "Pietre Vive", un gruppo fondato a Francoforte che utilizza l'arte sacra per annunciare l'amore di Dio. Hernandez ha portato questa iniziativa in Italia, creando gruppi a Bologna e Roma. Oggi, "Pietre Vive" è presente in molte capitali europee e oltre, offrendo un'esperienza che unisce esercizi spirituali e interpretazione storico-artistica.

Per Hernandez, la chiave per parlare ai giovani è proporre un incontro autentico con Gesù attraverso la Parola, integrando l'esperienza spirituale con una solida base intellettuale. Crede che la fede debba essere presentata come una storia d'amore, non come un insieme di obblighi morali. È essenziale che la comunità cristiana offra spazi accoglienti dove i giovani possano sentirsi ascoltati e amati.

La passione per l'arte e la teologia ha portato padre Hernandez a dirigere la Scuola di alta formazione di Arte e teologia presso la Facoltà teologica dell’Italia meridionale. Qui, professionisti dell'architettura e della storia dell'arte studiano come interpretare le immagini di fede nel loro contesto originario, arricchendo sia la comprensione culturale che quella teologica.

In conclusione, la storia di padre Jean-Paul Hernandez è un esempio ispirante di come la fede possa evolversi e maturare attraverso la ricerca intellettuale, la preghiera e il servizio agli altri. Padre Jean-Paul ci ricorda che il senso della vita è darsi totalmente. La sua missione si intreccia con l'arte e l'educazione, offrendo un modello di vita cristiana che unisce profondità spirituale e impegno culturale. La sua capacità di comunicare la bellezza della fede attraverso la Parola e l'arte continua a toccare i cuori di molti, giovani e adulti, in tutto il mondo.

 

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