martedì 8 ottobre 2024

DIGITALE, MA UMANO.

DIGITALE, MA UMANO.
La rivoluzione digitale, paragonabile a quella industriale, sta trasformando il nostro modo di lavorare, socializzare e organizzare il tempo, portandoci nella «società delle piattaforme». L'Intelligenza Artificiale (IA) è la frontiera più recente di questo cambiamento, offrendo applicazioni avanzate ma suscitando anche preoccupazioni. Gli algoritmi, sebbene potenti, non possiedono una vera intelligenza e lavorano senza comprensione, limitandosi ad eseguire calcoli statistici. È cruciale non confondere l'intelligenza umana, che include spirito e creatività, con quella delle macchine. È fondamentale mantenere una consapevolezza critica e un equilibrio etico per assicurarsi che la tecnologia arricchisca, anziché restringere, la nostra esperienza e identità umana.
Da tutto ciò possiamo dedurre alcune considerazioni sull'impatto della rivoluzione digitale e dell'Intelligenza Artificiale:
La rivoluzione digitale e l'avanzamento dell'Intelligenza Artificiale (IA) sono fenomeni che trasformano profondamente la nostra società, offrono sfide e opportunità. Sarà utile riflettere su come questi cambiamenti influenzano la nostra vita e le nostre relazioni con Dio e con il prossimo.
La tecnologia è uno strumento che può essere utilizzato per il bene comune, ma non è un fine in sé. Dobbiamo ricordare che la nostra dignità e il nostro valore non dipendono dalle macchine o dai dati che produciamo, ma dalla nostra relazione con Dio e dal nostro amore per il prossimo. Come scrive il Papa Francesco nella sua enciclica "Fratelli Tutti", è fondamentale che la tecnologia sia messa al servizio della persona e non viceversa.
L'Intelligenza Artificiale e gli algoritmi devono rispettare la dignità umana e non ridurre le persone a semplici dati o a unità di consumo. La nostra intelligenza è un dono divino e la nostra libertà deve essere preservata. Le tecnologie devono essere sviluppate e applicate con attenzione affinché non minaccino la libertà individuale o sociale.
In un mondo sempre più digitale, è cruciale mantenere viva la solidarietà e l'inclusione. Le tecnologie devono essere accessibili a tutti e non creare divisioni. La Chiesa insegna l'importanza di prendersi cura dei più deboli e vulnerabili, e ciò deve riflettersi anche nella nostra adozione e regolamentazione delle nuove tecnologie.
Gli sviluppatori e gli utilizzatori di tecnologie hanno una grande responsabilità etica. Dobbiamo promuovere un uso giusto e responsabile delle tecnologie, che rispetti la verità, la giustizia e la carità. 
In sintesi, la rivoluzione digitale e l'Intelligenza Artificiale devono essere guidati dall’etica. La tecnologia, sebbene potente, deve servire a preservare la dignità umana e promuovere il bene comune. È essenziale che utilizziamo questi strumenti con etica, responsabilità e amore, mantenendo al centro della nostra attenzione il rispetto e la solidarietà verso tutti.

 

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domenica 6 ottobre 2024

Gen 2,18-24 - Eb 2,9-11 - Mc 10,2-16 - XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Domenica 06 Ottobre 2024
Dal libro della Gènesi - Gen 2,18-24

Il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda».
Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse.
Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo.
Allora l’uomo disse:
«Questa volta
è osso dalle mie ossa,
carne dalla mia carne.
La si chiamerà donna,
perché dall’uomo è stata tolta».
Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne.

1. Progetto originale di Dio: non è bene che l'uomo sia un essere solitario isolato in sé, È NECESSARIO CHE SIA UNA PERSONA IN RELAZIONE.

2. Gli animali non sono sufficienti per essere un aiuto proporzionato all'uomo COME DI FRONTE A LUI UN ALTRO SÉ STESSO e quindi L'Antico narratore mostra la creazione della donna dalla costola dell'uomo proprio per significare il centro, la vita (=il girovita) È DALLA VITA DELL'UOMO CHE VIENE TRATTA LA DONNA.

3. La donna è parte stessa dell'uomo. C’È UGUALE DIGNITÀ della donna rispetto all'uomo, È IL PROGETTO DI DIO, è che siano UNA CARNE SOLA, questo È IL GRANDE PROGETTO DELL'UNITÀ, DELL'ACCORDO, DELL’UGUAGLIANZA, DELL'AMORE PIENO REALIZZATO PER SEMPRE.

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Dalla lettera agli Ebrei - Eb 2,9-11
Fratelli, quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti.
Conveniva infatti che Dio – per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose, lui che conduce molti figli alla gloria – rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza.
Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli.

1. Gesù è il punto di riferimento, TENIAMO LO SGUARDO FISSO SU DI LUI che è stato fatto di poco inferiore agli angeli in quanto uomo, che ha sofferto, che ha vissuto una vita pienamente umana, MA ADESSO È CORONATO DI GLORIA E DI ONORE.

2. Teniamo fisso lo sguardo sul Cristo glorificato che È PASSATO ATTRAVERSO LA NOSTRA UMANITÀ SOFFERENTE. La strada che lo ha portato alla perfezione PASSA ATTRAVERSO questa sofferenza della sua vita terrena.

3. Così facendo è stato ordinato sacerdote (=reso perfetto), costituito MEDIATORE, è diventato perfetto cioè pienamente abilitato a tenere il contatto tra Dio e l'uomo. È questa la realizzazione piena del progetto di Dio, GESÙ SACERDOTE ETERNO CHE CONDUCE MOLTI FIGLI ALLA GLORIA…

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 10,2-16
In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

1. "Sicché NON SONO PIÙ DUE, MA UNA CARNE SOLA. L'UOMO DUNQUE NON SEPARI CIÒ CHE DIO HA CONGIUNTO". È questo il progetto originario di Dio. C'è oggi particolarmente bisogno di questa testimonianza. PREGHIAMO PER GLI SPOSI...

2. «Per la durezza del vostro cuore Mosè scrisse per voi l'atto di ripudio». C’È LA PIENEZZA DELLA VERITÀ, MA ANCHE LA DEBOLEZZA UMANA, la durezza del cuore, il peccato. Ma QUALCOSA SI PUÒ FARE: il PERDONO, chiedere perdono e ripartire ogni giorno. ABBIAMO BISOGNO DI PERDONO, DELLA GRAZIA DI DIO PER RIPARTIRE...

3. Noi dobbiamo camminare con queste DUE COSE CHE GESÙ CI INSEGNA: LA VERITÀ E LA COMPRENSIONE (vedi il brano dell'adultera, della Samaritana): AIUTIAMO, ACCOMPAGNIAMO MA ANCHE INSEGNIAMO a quelli che vogliono sposarsi qual è la verità sul matrimonio... TUTTI SIAMO RESPONSABILI...
BUONA DOMENICA....

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IL MATRIMONIO

Il matrimonio, creato da Dio come capolavoro d'amore, è spesso ridotto a ironia e fallimento a causa dell'egoismo e della "durezza di cuore". Oggi vediamo il calo dei matrimoni e la crescita dei single, segno di un amore che si è incrinato. Chiediamo a Dio il dono di un cuore puro, un cuore semplice, un cuore aperto a dare e ricevere amore. Solo così saremo in grado di ricostruire il progetto di Dio.

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LECTIO DIVINA - XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

OMELIA - XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Mt 20,1-16 - RITO AMBROSIANO - VI DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE

RITO AMBROSIANO

VI Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore
Domenica 06 ottobre 2024
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 20,1-16
 In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

1. DIO HA SCELTO ciascuno di noi PER una missione da svolgere nella comunità umana e nella Chiesa: dunque dobbiamo essere GRATI e GIOIRE di poter lavorare nella vigna del Signore. HA SCELTO TE! IMPEGNATI E GIOISCI!

2. Anche se qualche volta, dopo aver sciupato qualità e tempo, ci sentiamo come...operai dell'ultima ora, possiamo sperimentare LA GIOIA DI ESSERE CHIAMATI E PERDONATI. Il Signore NON SCARTA NESSUNO perché è sempre grande e misericordioso. POSSIAMO SEMPRE RIPARTIRE!

3. NELLA VIGNA DEL SIGNORE C'È SEMPRE POSTO AD OGNI ORA: non dobbiamo chiuderci egoisticamente nel nostro piccolo mondo, ma essere DISPONIBILI per ogni chiamata, anche quella più pesante e dolorosa, all'inizio come all'ultima ora della nostra vita. APRIAMOCI A DIO!

BUONA DOMENICA...

giovedì 3 ottobre 2024

AMORE E CURA NON HANNO ETÀ: ABBRACCIA I DIMENTICATI.

AMORE E CURA NON HANNO ETÀ: ABBRACCIA I DIMENTICATI. 
Jeanne, una signora di 97 anni, ha scritto una lettera ai suoi figli per raccontare la sua nuova vita nella casa di riposo, che sarà la sua ultima dimora. La sua lettera, intrisa di dignità e riflessione, esplora la realtà della solitudine e del distacco che sperimenta dopo aver lasciato la sua casa e i suoi beni più cari.
Nel descrivere la sua attuale condizione, Jeanne racconta con nostalgia la perdita di tutto ciò che ha avuto: dai mobili scelti con suo marito, ai libri della sua amata biblioteca, fino ai fiori del giardino che ha curato per anni. Riflette su come questi oggetti e luoghi rappresentassero più di semplici beni materiali; erano simboli di una vita piena di significato e di ricordi preziosi. La casa di riposo, con il suo arredo spartano e la routine quotidiana, appare come un luogo di grande distacco e privazione, dove gli oggetti che una volta le erano cari sembrano essere stati sostituiti da una realtà più sobria e impersonale.
Jeanne esprime anche il suo malessere per la mancanza di stimoli nella sua nuova destinazione. I libri che le portano i figli sono una piccola consolazione, ma la sua solitudine è grande. I suoi amici sono per lo più morti o in condizioni di salute precarie, e i residenti della casa di riposo, sebbene gentili, non sono in grado di offrire il contesto che viveva quando era a casa sua.
Inoltre, Jeanne parla della sua pratica religiosa, che ora è limitata a seguire la Messa quando arriva il sacerdote, una volta alla settimana, e il rosario tramite trasmissioni televisive. Sebbene queste trasmissioni siano un sostegno, non possono sostituire l'esperienza di pregare in Chiesa. Jeanne trova conforto nella preghiera personale, ma la mancanza della sua comunità le crea disagio e tristezza.
La lettera di Jeanne non è solo un resoconto della sua esperienza, ma anche un appello a considerare il destino degli anziani e degli abbandonati. Esprime una profonda preoccupazione per coloro che vivono in solitudine e povertà, privi della famiglia e della compagnia che potrebbe alleviare la loro condizione. Sottolinea l'importanza di essere presenti e affettuosi verso gli anziani, di non trascurare i loro bisogni emotivi e spirituali.
Jeanne riconosce che non tutti hanno la fortuna di avere una famiglia che possa visitare e prendersi cura di loro. Per questo motivo, chiede ai suoi figli di non solo pensare a lei, ma di estendere il loro amore e sostegno a tutti coloro che vivono situazioni simili. L'appello di Jeanne è per una maggiore umanità e compassione verso gli anziani e i soli, per portare loro il sorriso, l'affetto che possono fare una grande differenza nelle loro vite.
La lettera di Jeanne, quindi, è un potente richiamo alla responsabilità sociale e familiare, un invito a non dimenticare gli anziani e i dimenticati, e un richiamo alla cura e all'umanità che ogni persona merita, indipendentemente dalla propria condizione di vita.

 

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mercoledì 2 ottobre 2024

02.10.2024 - Gb 9,1-12.14-16 - Mt 18,1-5.10 - I loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.

Dal libro di Giobbe - Gb 9,1-12.14-16

Giobbe rispose ai suoi amici e prese a dire:
«In verità io so che è così:
e come può un uomo aver ragione dinanzi a Dio?
Se uno volesse disputare con lui,
non sarebbe in grado di rispondere una volta su mille.
Egli è saggio di mente, potente di forza:
chi si è opposto a lui ed è rimasto salvo?
Egli sposta le montagne ed esse non lo sanno,
nella sua ira egli le sconvolge.
Scuote la terra dal suo posto
e le sue colonne tremano.
Comanda al sole ed esso non sorge
e mette sotto sigillo le stelle.
Lui solo dispiega i cieli
e cammina sulle onde del mare.
Crea l’Orsa e l’Orione,
le Plèiadi e le costellazioni del cielo australe.
Fa cose tanto grandi che non si possono indagare,
meraviglie che non si possono contare.
Se mi passa vicino e non lo vedo,
se ne va e di lui non mi accorgo.
Se rapisce qualcosa, chi lo può impedire?
Chi gli può dire: “Cosa fai?”.
Tanto meno potrei rispondergli io,
scegliendo le parole da dirgli;
io, anche se avessi ragione, non potrei rispondergli,
al mio giudice dovrei domandare pietà.
Se lo chiamassi e mi rispondesse,
non credo che darebbe ascolto alla mia voce».

1. Giobbe vede Dio talmente in alto che non si cura delle sue obiezioni o delle sue questioni. IL “DIO DI GIOBBE” È UN DIO CHE RIMANE STACCATO DALL’UOMO, che non condivide la sua sofferenza e la sua gioia; È UN DIO QUASI INDIFFERENTE ALLA PASSIONE DELL’UOMO: per questo, secondo Giobbe, è inutile discutere con lui.
2. Il rapporto con Dio è impari, del tutto squilibrato; non pare in realtà esserci neanche un vero rapporto, ma solo una sudditanza dell’uomo, che NON PUÒ FARE ALTRO CHE SUBIRE IL VOLERE DIVINO IMPOSTOGLI. In fondo IL RAPPORTO È SÌ IMPARI, MA LO È NELL’AMORE, un amore che non siamo in grado di capire fino in fondo e che ci richiede fiducia, pazienza e umiltà.
3. Giobbe desidera instaurare un rapporto con il suo Dio; LO VORREBBE PIÙ VICINO E PRESENTE. In qualche modo lo prega, gli chiede ascolto, aspetta la sua risposta. IN GESÙ AVREMO UN DIO TALMENTE APPASSIONATO DELL’UOMO CHE SI DONA TUTTO A LUI.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 18,1-5.10
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli». 

I bambini ci ricordano che nei primi anni di vita siamo stati completamente dipendenti dagli altri, e anche il Figlio di Dio ha vissuto questa esperienza. Sono una ricchezza per l’umanità e la Chiesa, poiché ci insegnano l’umiltà e la necessità di aiuto, amore e perdono. Ricordano che siamo sempre figli e che la vita è un dono ricevuto, non creato da noi stessi. Dio ci ha donato l'Angelo custode, che ci accompagna nella crescita, simile ai nonni che con pazienza e saggezza guidano i nipoti verso la vita. Preghiamo oggi per tutti i nonni!

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I bambini non si annoiano a guardare lo splendore del mondo. Noi adulti abbiamo un altro gioco, fare classifiche, che Gesù fa saltare chiedendoci: ma non vi annoiate a dire sempre chi è il più grande?

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martedì 1 ottobre 2024

01.10.2024 - Gb 3,1-3.11-17.20-23 - Lc 9,51-56 - Prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme.

Dal libro di Giobbe - Gb 3,1-3.11-17.20-23

Giobbe aprì la bocca e maledisse il suo giorno. Prese a dire:
«Perisca il giorno in cui nacqui
e la notte in cui si disse: “È stato concepito un maschio!”.
Perché non sono morto fin dal seno di mia madre
e non spirai appena uscito dal grembo?
Perché due ginocchia mi hanno accolto,
e due mammelle mi allattarono?
Così, ora giacerei e avrei pace,
dormirei e troverei riposo
con i re e i governanti della terra,
che ricostruiscono per sé le rovine,
e con i prìncipi, che posseggono oro
e riempiono le case d’argento.
Oppure, come aborto nascosto, più non sarei,
o come i bambini che non hanno visto la luce.
Là i malvagi cessano di agitarsi,
e chi è sfinito trova riposo.
Perché dare la luce a un infelice
e la vita a chi ha amarezza nel cuore,
a quelli che aspettano la morte e non viene,
che la cercano più di un tesoro,
che godono fino a esultare
e gioiscono quando trovano una tomba,
a un uomo, la cui via è nascosta
e che Dio ha sbarrato da ogni parte?».

1. Giobbe piegato dal dolore MALEDICE IL GIORNO DELLA SUA NASCITA. In questa maledizione non vi è nulla di offensivo né contro Dio né contro la vita. In una visione di fede ancora non perfetta, perché carente della verità sulla gloriosa risurrezione, LA NON NASCITA È PREFERIBILE AD UNA VITA AVVOLTA DA UN DOLORE COSÌ INTENSO.
2. Giobbe pensa: “se fossi morto appena nato, o appena concepito, ora giacerei nella pace, dormirei tranquillo”. Nel mondo dopo la morte i malvagi cessano di agitarsi, e CHI È SFINITO TROVA RIPOSO. Nell’altro mondo la vita è totalmente differente da quella che si vive sulla terra. QUI GIOBBE AFFERMA LA CONTINUAZIONE DELLA VITA DOPO LA MORTE.
3. LA VITA DI UNA PERSONA INFELICE HA SENSO? A CHE SERVE LA VITA? Queste domande manifestano il dolore di Giobbe e IL DESIDERIO DI VITA PIENA, DI ESSERCI E DI ESSERCI NELLA LETIZIA. L’infelicità che, giustamente e umanamente, Giobbe prova dopo tutto quel che è successo, PUÒ ESSERE TRASFORMATA IN GIOIA solo con la speranza e la forza della fede.

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 9,51-56
Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme.
Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.  

 

Il cammino di Gesù verso Gerusalemme rappresenta il suo destino di ritorno al Padre. Quando i samaritani gli impediscono il passaggio, Gesù sceglie un'altra strada, dimostrando che nulla può fermare il suo cammino. Giacomo e Giovanni, invece, reagiscono con rabbia e chiedono di punire i samaritani. Gesù li rimprovera, poiché i suoi discepoli devono superare la legge del taglione e abbracciare l'amore, che richiede umiltà, pazienza e volontà di comprendere e salvare gli altri. L'odio offre una soddisfazione immediata, ma l'amore, più difficile, è la vera via del discepolo. Ti vedi in questa logica?

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Gesù va verso la sua passione “indurendo il suo volto” e il suo parlare, rimproverando gli apostoli “infuocati”, più realisti del re. Ma sappiamo riconoscere il re? Anche quando sale sulla croce?

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LACRIME DI CUORE, SORRISO DI SPERANZA.

LACRIME DI CUORE, SORRISO DI SPERANZA.

Perché si piange? I motivi possono essere molti: rabbia, gioia, commozione. Certo è che se le lacrime escono dagli occhi è dal cuore che nascono. Ed è per questo che le lacrime non lasciano mai indifferenti, toccano a loro volta il cuore di chi le vede. È quello che è successo, quando Papa Francesco ha lavato i piedi a dodici detenute durante la Messa in Coena Domini celebrata nel carcere femminile romano di Rebibbia. Alcuni di loro, di fronte all'anziano Papa che incedeva sulla sedia a rotelle, lavava loro i piedi e poi li baciava, sono rotti in pianto. Un pianto commosso, che è parso liberatorio, in un luogo che per definizione circoscrive la libertà. Certamente un piangere che sgorgava dal cuore.
Non sappiamo quali pensieri passavano nella loro mente in quegli istanti, quali emozioni, quali immagini di una vita dura, appesantita da tante cadute. Né lo sapeva il Papa in quel momento. Le lacrime sono un dono, ci ha detto tante volte in questi primi undici anni di Pontificato. Le lacrime sono anche un mistero. In quelle gocce minuscole, dal sapore salato ma che lasciano l'amaro in bocca, c'è in fondo il condensato di una vita. Un mistero nel Mistero sono le lacrime di Gesù. Non ci siamo forse chiesti almeno una volta, leggendo i Vangeli, perché il Signore piangesse davanti alla tomba dell'amico Lazzaro sapendo che di lì a poco lo avrebbe riportato alla vita? E non ci ha suscitato profonda emozione e stupore leggere delle sue lacrime nel guardare Gerusalemme e di quelle nella drammatica notte al Getsemani mentre sudava gocce come sangue?
Quelle lacrime sono davvero un mistero che possiamo sfiorare solo con il senso della fede. Eppure è proprio questa narrazione, così profondamente umana, a rendere Gesù così vicino a coloro che soffrono, sia oggi che in ogni epoca. Ogni madre che piange per un figlio mandato in guerra da uomini ormai incapaci di piangere può sentire compresa da Colui ha versato lacrime per coloro che amava. Ciascun padre che fatica ogni giorno per portare il pane a casa per i propri figli, e magari piange di nascosto per non farsi vedere da loro, può riconoscere che il Figlio di Dio ha versato lacrime proprio come lui. E quindi può capirlo.
Alle lacrime di quelle donne incontrate a Rebibbia, il vescovo di Roma ha risposto con un sorriso carico di tenerezza. È il sorriso del pastore che ama le sue pecorelle e soprattutto quelle che credevano perdute. È il sorriso del padre che abbraccia il figlio prodigo atteso con pazienza, come tanti padri che anche oggi non si stancano di aspettare il ritorno dei propri figli persi nei labirinti della nostra società. Ma quel sorriso di Papa Francesco — in un mondo ferito da tante paure e da una violenza che speravamo consegnata alla storia — è per tutti noi. È un sorriso che dà speranza e ci testimonia l'amore di Dio. Un amore ricco di misericordia, di un Padre che “mai si stanca di perdonare”. E di cui abbiamo bisogno oggi più che mai, perché come il Venerdì Santo ci insegna: solo se sapremo perdonare e accogliere il perdono altrui potremo davvero credere che la morte non ha l'ultima parola.

 

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