domenica 28 luglio 2024

2Re 4,42-44 - Ef 4,1-6 - Gv 6,1-15 - XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Domenica 28 Luglio 2024
Dal secondo libro dei Re - 2Re 4,42-44
 
In quei giorni, da Baal Salisà venne un uomo, che portò pane di primizie all’uomo di Dio: venti pani d’orzo e grano novello che aveva nella bisaccia.
Eliseo disse: «Dallo da mangiare alla gente». Ma il suo servitore disse: «Come posso mettere questo davanti a cento persone?». Egli replicò: «Dallo da mangiare alla gente. Poiché così dice il Signore: “Ne mangeranno e ne faranno avanzare”».
Lo pose davanti a quelli, che mangiarono e ne fecero avanzare, secondo la parola del Signore.

1. Un devoto aveva fatto un omaggio al profeta Eliseo.  Il profeta dice: “NON DARLO SOLO A ME DALLO A TUTTI”, e quei 20 panini bastarono per una grande folla di 100 persone. Venti panini bastano per cento persone. Un GESTO IMPORTANTE, PICCOLO NEI CONFRONTI DI GESÙ DEL VANGELO DI OGGI.

2. In forza della ragione, ma anche della matematica, il servitore avanza dei dubbi: “come posso mettere questo davanti a cento persone?” LA RAGIONE NON È IL TUTTO! E il profeta: “Ne mangeranno e ne faranno avanzare”. ABBI FEDE!

3. “Mangiarono e ne fecero avanzare”. L’elemento importante e decisivo arriva alla fine: “SECONDO LA PAROLA DEL SIGNORE”. ERA NECESSARIO CHE QUALCUNO CI CREDESSE, CHE LO DICESSE E CONVINCESSE A FARE GLI ALTRI. Questa è la vocazione del profeta. Ascoltiamo i Profeti oggi!

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Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 4,1-6
 
Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.
Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.

1. Paolo passa ad una esortazione; il verbo è forte: “VI SCONGIURO”, e il suo stato di “prigioniero” rafforza la sua richiesta: COMPORTARSI IN MODO ARMONICO CON LA GRANDE CHIAMATA RICEVUTA.

2. Paolo ricorda ai cristiani che devono NUTRIRE LA VITA COMUNE CON ALCUNE VIRTÙ fondamentali: “con ogni UMILTÀ, DOLCEZZA E MAGNANIMITÀ”, che hanno il loro CULMINE NELL’AMORE FRATERNO (agape), che SI ESPRIME NEL PERDONO E NELLA SOLIDARIETÀ VERSO GLI ALTRI.

3. “SIETE STATI UNIFICATI IN UN SOLO CORPO, IN UN SOLO SPIRITO perché avete ricevuto un solo battesimo, una sola fede, siete una cosa sola, QUINDI FATE IN MODO DI CONSERVARE L'UNITÀ DELLO SPIRITO PER MEZZO DEL VINCOLO DELLA PACE”. Che significa: SIATE QUELLO CHE SIETE. Siete stati resi una cosa sola mantenete questa unità.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 6,1-15

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.
E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.
1. NESSUNO CHIEDE al ragazzo il pane e i pesci, È LUI CHE METTE TUTTO A DISPOSIZIONE. Primo miracolo. DÀ TUTTO quello che ha, SENZA pensare se sia molto o se sia poco. È tutto! QUANDO IL MIO PANE DIVENTA IL NOSTRO PANE ACCADE IL MIRACOLO... È COSÌ…

2. LA FAME FINISCE non quando mangi a sazietà, ma QUANDO CONDIVIDI fosse pure il poco che hai. E mentre lo distribuivano il pane non veniva a mancare, e mentre passava di mano in mano restava in ogni mano. Secondo miracolo... NON CHIUDERE LA TUA MANO...

3. Tre verbi: Gesù «PRESE IL PANE, RESE GRAZIE E DISTRIBUÌ»: PRENDERE, RENDERE GRAZIE, DONARE sono il segreto della felicità, del mondo nuovo. NOI NON SIAMO I PADRONI DELLE COSE E NIENTE DEVE ANDARE PERDUTO. ENTRIAMO NELLA LOGICA DEL VANGELO...
BUONA DOMENICA…

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LA FAME

L’uomo ha sempre fame. Fame di pane, ma soprattutto fame di felicità, di amicizia, di compagnia, di pace, di amore. E Cristo ci dice che lui solo può saziare questa fame. E il nostro pane è l’Eucarestia! «Beati gli invitati alla mensa del Signore». Ma non dimentichiamo la Parola di Dio: «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Nutriamo la nostra vita ...

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LECTIO DIVINA - XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

OMELIA - XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

 

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Mt 21,12-16 - RITO AMBROSIANO - X DOMENICA DOPO PENTECOSTE

RITO AMBROSIANO

X Domenica dopo Pentecoste
Domenica 28 luglio 2024
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 21,12-16
In quel tempo. Il Signore Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera”. Voi invece ne fate un covo di ladri». Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano nel tempio: «Osanna al figlio di Davide!», si sdegnarono, e gli dissero: «Non senti quello che dicono costoro?». Gesù rispose loro: «Sì! Non avete mai letto: “Dalla bocca di bambini e di lattanti hai tratto per te una lode”?».

1. Il gesto di Gesù di allontanare «tutti quelli che vendevano e compravano» nel tempio mira a RESTITUIRE AL LUOGO – che è segno della presenza di Dio – LA SUA VERA NATURA: «La mia casa sarà chiamata casa di preghiera». IL TEMPIO È LA CASA DOVE INCONTRI IL PADRE, DOVE SI TROVANO I FRATELLI, questo è il vero tempio...

2. I CIECHI E GLI STORPI SONO ESCLUSI DAL TEMPIO, si avvicinano al nuovo tempio, a Gesù, ED EGLI LI GUARÌ. Ogni debolezza ogni fragilità dell’uomo non è più un’esclusione da Dio, ma è OGGETTO DI CURA DI DIO. GESÙ RIVELA IL VOLTO DEL PADRE, ma i capi dei sacerdoti e gli scribi SI SDEGNARONO. Quel volto non può essere conosciuto da chi si lascia guidare dal proprio egoismo e tornaconto personale. 

3. SOLO CHI POSSIEDE UN CUORE SEMPLICE, come quello dei bambini, può aprirsi alla fede, accogliendo Gesù e riconoscendo la sua identità di Figlio di Dio. “Dalla bocca di bambini e di lattanti hai tratto per te una lode”?». Donami Signore un cuore SEMPLICE!

BUONA DOMENICA...

sabato 27 luglio 2024

27.07.2024 - Ger 7,1-11 - Mt 13,24-30 - Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura.

Dal libro del profeta Geremìa - Ger 7,1-11

Questa parola fu rivolta dal Signore a Geremìa:
«Férmati alla porta del tempio del Signore e là pronuncia questo discorso: Ascoltate la parola del Signore, voi tutti di Giuda che varcate queste porte per prostrarvi al Signore. Così dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Rendete buone la vostra condotta e le vostre azioni, e io vi farò abitare in questo luogo. Non confidate in parole menzognere ripetendo: “Questo è il tempio del Signore, il tempio del Signore, il tempio del Signore!”.
Se davvero renderete buone la vostra condotta e le vostre azioni, se praticherete la giustizia gli uni verso gli altri, se non opprimerete lo straniero, l’orfano e la vedova, se non spargerete sangue innocente in questo luogo e se non seguirete per vostra disgrazia dèi stranieri, io vi farò abitare in questo luogo, nella terra che diedi ai vostri padri da sempre e per sempre.
Ma voi confidate in parole false, che non giovano: rubare, uccidere, commettere adulterio, giurare il falso, bruciare incenso a Baal, seguire altri dèi che non conoscevate. Poi venite e vi presentate davanti a me in questo tempio, sul quale è invocato il mio nome, e dite: “Siamo salvi!”, e poi continuate a compiere tutti questi abomini. Forse per voi è un covo di ladri questo tempio sul quale è invocato il mio nome? Anch’io però vedo tutto questo! Oracolo del Signore».

 

1. Dio esorta il popolo di Giuda a migliorare la propria condotta e le proprie azioni, sottolineando che la vera devozione non si manifesta solo attraverso i riti religiosi, ma SOPRATTUTTO ATTRAVERSO LA GIUSTIZIA, L'ONESTÀ E IL RISPETTO PER GLI ALTRI. La fede deve riflettersi nella vita quotidiana.
2. Il popolo crede erroneamente che la sola presenza del tempio del Signore li garantisca protezione e salvezza. Dio avverte che RIPETERE "QUESTO È IL TEMPIO DEL SIGNORE" NON BASTA. Egli guarda alle azioni e al cuore delle persone, e NON SI LASCIA INGANNARE DALLE APPARENZE O DALLE PAROLE VUOTE.
3. Geremia denuncia l'ipocrisia del popolo che, pur commettendo gravi peccati come furto, omicidio, adulterio e idolatria, SI PRESENTA AL TEMPIO DICHIARANDOSI SALVO. Dio vede tutte le loro azioni e non accetta che il tempio diventi un rifugio per chi compie ingiustizie. LA VERA ADORAZIONE IMPLICA UNA VITA MORALE E GIUSTA, NON SOLO PRATICHE RELIGIOSE ESTERIORI.

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 13,24-30
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo:
«Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania.
Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”.
E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”».

 

La parabola della zizzania ci insegna a comprendere la presenza del male nel mondo e nel cuore di ogni persona. La parabola ci parla anche della pazienza di Dio che ci dona del tempo per la conversione e la misericordia. Dio permette la crescita del bene e del male insieme fino alla mietitura, simbolo del giudizio finale. Al momento della mietitura solo Dio separerà definitivamente il grano dalla zizzania. Non è compito tuo! Questa parabola ci invita alla pazienza, a non giudicare gli altri prematuramente e a confidare nella giustizia e nella misericordia divina. Dio, al momento opportuno, separerà il bene dal male.

 

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giovedì 25 luglio 2024

LA MAMMA CI GUARDA DAL CIELO.

LA MAMMA CI GUARDA DAL CIELO.

"La mamma ci osserva dal cielo. So che è orgogliosa perché sa che abbiamo sfruttato l'esperienza acquisita quando eravamo ancora con lei"
Kim Sterner, madre di sei figli, alcuni anni fa ha dovuto affrontare una diagnosi scioccante: una forma estremamente rara di cancro all'appendice. Le sue tre figlie erano ancora piccole quando i medici confermarono questa malattia rara che colpisce solo 1 o 2 persone per milione di abitanti. Kara aveva dieci anni e le gemelle Elizabeth e Alicia nove. Oggi sono infermiere.
Suo padre si rese presto conto di quanto fosse rara e pericolosa la malattia. È stato al fianco delle sue figlie, che hanno promesso di fare tutto ciò che è in loro potere per alleviare la difficile fase della vita della madre.
Una delle infermiere ha aiutato la famiglia con consigli pratici: "Tua madre tornerà a casa presto. Che ne dici di fare un elenco di chi sarà responsabile delle faccende domestiche?" Così le figlie si riunirono, condivisero le faccende domestiche e si fecero carico delle cure della madre, cosa che ebbe un profondo impatto sulle loro vite successive.
Le sorelle si sono adattate rapidamente alle loro nuove responsabilità. "Le persone, soprattutto i bambini, non amano pulire il vomito e cose del genere. Ma abbiamo detto: 'Mamma, puliremo tutto. Laveremo tutto. Laveremo tutti i piatti'", disse Kara .
Prendersi cura di nostra madre è diventata parte della nostra routine quotidiana. "Abbiamo cambiato la sua flebo. Nei giorni difficili l'abbiamo intrattenuta con musica e balli."
Queste esperienze hanno dato loro il desiderio di diventare infermiere. Nel prendersi cura della madre, hanno riconosciuto l'importanza della cura sulla qualità della vita. Così hanno deciso di dedicare la loro vita all'assistenza sanitaria.
Ora, tutte e tre le sorelle stanno per diventare infermiere al Royal Oak University Hospital nel Michigan. Alicia si è già laureata, Elizabeth si diplomerà quest'estate e Kara si diplomerà tra due anni. "Amo le mie ragazze, saranno tutte delle grandi infermiere", ha scritto con orgoglio il padre sui social media.
La mamma è morta l'11 settembre 2010, ma le ragazze sapevano di aver fatto tutto il possibile per rendere più facili i suoi ultimi giorni.
"La mamma ci guarda dal cielo. So che è orgogliosa perché sa che abbiamo preso l'esperienza acquisita quando eravamo ancora con lei e l'abbiamo usata per migliorare la vita di altre persone", aggiunge Elisabetta.
Hanno percorso una strada lunga e difficile. La loro storia è la prova che l’amore e la dedizione possono portare a risultati straordinari anche nei momenti più difficili.

 

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mercoledì 24 luglio 2024

24.07.2024 - Ger 1,1.4-10 - Mt 13,1-9 - Una parte del seme cadde sul terreno buono e diede frutto.

Dal libro del profeta Geremìa - Ger 1,1.4-10

Parole di Geremìa, figlio di Chelkìa, uno dei sacerdoti che risiedevano ad Anatòt, nel territorio di Beniamino.
Mi fu rivolta questa parola del Signore:
«Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto,
prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato;
ti ho stabilito profeta delle nazioni».
Risposi: «Ahimè, Signore Dio!
Ecco, io non so parlare, perché sono giovane».
Ma il Signore mi disse: «Non dire: “Sono giovane”.
Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò
e dirai tutto quello che io ti ordinerò.
Non aver paura di fronte a loro,
perché io sono con te per proteggerti».
Oracolo del Signore.
Il Signore stese la mano
e mi toccò la bocca,
e il Signore mi disse:
«Ecco, io metto le mie parole sulla tua bocca.
Vedi, oggi ti do autorità
sopra le nazioni e sopra i regni per sradicare e demolire,
per distruggere e abbattere, per edificare e piantare».
1. Nell’anno 627, mentre regnava in Gerusalemme Giosia, a Geremia il Signore iniziò a rivolgere la sua Parola. LA PRIMA PAROLA È SULLA VOCAZIONE DEL PROFETA. Fin dal seno materno Geremia È CONOSCIUTO E CONSACRATO profeta delle nazioni. DIO CREA OGNI UOMO PER UN FINE PARTICOLARE. Geremia è stato formato per essere profeta. 
2. Dinanzi a questa grandezza che il Signore gli manifesta, Geremia sente la sua inadeguatezza, la sua piccolezza. LUI È SOLO UN GIOVANE. Potrà mai un giovane parlare a re e a principi? Per il Signore non vi sono né giovani e né adulti, a Lui non servono esperienza, LUI DEVE SOLO RIFERIRE. Non gli servono conoscenze o altro.

3. Il Signore gli chiede di non aver paura di fronte a coloro presso i quali Lui lo avrebbe mandato. IL SIGNORE È CON LUI PER PROTEGGERLO, CUSTODIRLO. Lui riceve ogni autorità sulle nazioni e sopra i regni. Geremia deve DISTRUGGERE nelle nazioni ciò che non è verità di Dio e PORRE IN ESSE LA VERITÀ DEL SUO SIGNORE, iniziando dal suo popolo.

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 13, 1-9
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».  

 

Se il seme è buono ed efficace, come mai non porta sempre frutto? Il seme della Parola di Dio è buono ed è sparso nei cuori di tutti gli uomini, rappresentati nella parabola dalle varie tipologie di terreno. La diversa sorte del seme non dipende dalla volontà di Gesù bensì da quella degli uomini che ricevono la Parola di Dio.
Gesù ci invita oggi a guardarci dentro: a ringraziare per il nostro terreno buono e a lavorare sui terreni non ancora buoni. Chiediamoci se il nostro cuore è aperto ad accogliere con fede il seme della Parola di Dio. Chiediamoci se i nostri sassi della pigrizia sono ancora numerosi e grandi; individuiamo e chiamiamo per nome i rovi dei vizi.
Troviamo il coraggio di fare una bella bonifica del terreno, una bella bonifica del nostro cuore, portando al Signore nella Confessione e nella preghiera i nostri sassi e i nostri rovi“. Coraggio...

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La parabola del seminatore è la pre-parabola, quella preliminare che introduce la lunga serie di parabole. E getta la regola del gioco: chi ha orecchi intenda. E chi, di noi, non ha orecchi?

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martedì 23 luglio 2024

LA SPERANZA, VIRTÙ PIENAMENTE UMANA.

LA SPERANZA, VIRTÙ PIENAMENTE UMANA.

Cosa spinge l’uomo nel cammino della sua vita? Chiamiamo speranza quella forza che mette l’umanità in movimento. L'uomo sogna, desidera e quindi si mette in cammino. Tra desiderare e sperare il passo è breve perché senza queste due azioni l'uomo non si muove. La speranza è la virtù che fa riprendere il cammino contro ogni fatica, tentazione di rassegnazione. La speranza ha senso, come osserva Chesterton, proprio quando la situazione è disperata. La spes è sempre contra spem, come dice San Paolo riferendosi ad Abramo che “sperò contro ogni speranza” uscendo dalla propria terra, dalla propria casa, verso un futuro incerto. 

La speranza non è la convinzione che qualcosa andrà bene, ma la certezza che vale la pena fare qualcosa a prescindere da come andrà a finire. Dunque la speranza è una virtù sempre “epica” (la speranza non può essere una virtù meno che epica), ma quotidiana, che si spalma nei gesti minimi dell’esistenza umana. Quando andiamo a dormire, abbandonati al sonno, compiamo un atto di fede, dentro il cuore abbiamo la speranza di risvegliarci, così come al risveglio è sempre la speranza che ci spinge a quello scatto di nervi e di reni che ci fa mettere i piedi per terra e alzarci in posizione eretta: speranza che oggi sia migliore di ieri e domani migliore di oggi. E niente ce lo garantisce. La speranza vive lì, nell'inquietante territorio dell'incertezza. Lo stesso campo in cui cresce la preghiera. Lo ricorda un altro scrittore inglese C.S.Lewis: «Il nostro è un mondo fatto di scommesse e polizze di assicurazione, di speranze e di ansie, dove non esiste nulla di certo tranne l’inatteso e la prudenza risiede nella sagace amministrazione dell’imprevisto. Quasi tutte le cose che gli uomini chiedono nella preghiera sono imprevedibili: il risultato di una battaglia o di un’operazione, la perdita o l’ottenimento di un lavoro, un amore corrisposto. Non preghiamo certo per le eclissi».

Se non regna la speranza, regna la disperazione, ossia quell’abisso emotivo che affonda l'individuo in un senso di impotenza e perdita di speranza profonda. In contrapposizione alla fiducia e alla resilienza, la disperazione può rendere difficile trovare uno scopo o una prospettiva positiva nella vita quotidiana. Affrontare la disperazione richiede forza interiore e sostegno emotivo per superare i momenti di oscurità.

Il Papa nel discorso rivolto ai comici ha sottolineato il loro grande potere di far ridere e sorridere le persone e aggiungeva, a braccio, che far piangere è più facile che far ridere. È vero, un attore lo sa, far piangere è più semplice e questo ci ricorda che la disperazione è più facile della speranza. Ma la speranza è la via più lunga e faticosa ma l’unica pienamente umana.

 

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domenica 21 luglio 2024

Ger 23,1-6 - Ef 2,13-18 - Mc 6,30-34- XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Domenica 21 Luglio 2024
Dal libro del profeta Geremìa - Ger 23,1-6

Dice il Signore:
«Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo. Oracolo del Signore.
Perciò dice il Signore, Dio d’Israele, contro i pastori che devono pascere il mio popolo: Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoccupati; ecco io vi punirò per la malvagità delle vostre opere. Oracolo del Signore.
Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho scacciate e le farò tornare ai loro pascoli; saranno feconde e si moltiplicheranno. Costituirò sopra di esse pastori che le faranno pascolare, così che non dovranno più temere né sgomentarsi; non ne mancherà neppure una. Oracolo del Signore.
Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore –
nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto,
che regnerà da vero re e sarà saggio
ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra.
Nei suoi giorni Giuda sarà salvato
e Israele vivrà tranquillo,
e lo chiameranno con questo nome:
Signore-nostra-giustizia».

1. Il profeta Geremia contesta i pastori che fanno perire e disperdono il gregge del popolo. I PASTORI SONO QUELLI CHE COMANDANO, QUELLI CHE HANNO DELLE RESPONSABILITÀ, e il profeta dice: “GUAI AI PASTORI”. Non sta minacciando di far passare loro dei guai, STA LAMENTANDOSI SULLA CONDIZIONE DEI PASTORI che hanno disperso le pecore, le hanno scacciate, NON SI SONO PREOCCUPATE DI LORO. Vale anche oggi!

2. A nome del Signore il profeta Geremia MINACCIA UNA PUNIZIONE E PROMETTE UNA REDENZIONE. I pastori umani hanno rovinato il gregge MA IL SIGNORE PROMETTE: “RADUNERÒ IO STESSO il resto delle mie pecore in esilio, le farò tornare alla terra promessa, costituirò sopra di essere pastori che le faranno pascolare”. Dio promette!

3. “SUSCITERÒ A DAVIDE UN GERMOGLIO GIUSTO, CHE REGNI DA VERO RE, CHE SIA SAGGIO, ED ESERCITI IL DIRITTO E LA GIUSTIZIA”. MA LA DINASTIA DI DAVIDE PROPRIO AL TEMPO DI GEREMIA FINÌ. DOPO L'ESILIO RIMASE LA PROMESSA. I cristiani hanno riconosciuto in questo germoglio di Davide, in questo erede dell'Antico Re, GESÙ STESSO. È lui il pastore. IN GESÙ, DIO STESSO È INTERVENUTO COME PASTORE a favore di quelle povere pecore che non avevano Pastore.

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Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 2,13-18
 
Fratelli, ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo.
Egli infatti è la nostra pace,
colui che di due ha fatto una cosa sola,
abbattendo il muro di separazione che li divideva,
cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne.
Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti,
per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo,
facendo la pace,
e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo,
per mezzo della croce,
eliminando in se stesso l’inimicizia.
Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani,
e pace a coloro che erano vicini.
Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri,
al Padre in un solo Spirito.

1. L'apostolo ci presenta GESÙ COME LA NOSTRA PACE, come colui che HA UNITO i lontani e i vicini, i greci e gli ebrei. Come? DEMOLENDO IL MURO DI SEPARAZIONE, non c'è più lontananza da Dio, tutti sono vicini. GRAZIE A GESÙ c'è la possibilità dell'incontro e tutti lo possono incontrare.

2. È stata ABBATTUTA L'INIMICIZIA, ciò che ci rendeva nemici, quel RAPPORTO DIFFICILE CHE SEPARAVA L'UOMO DA DIO. GESÙ È IL MEDIATORE IDEALE. Gesù è colui che TIENE INSIEME L'UOMO E DIO nella sua persona umano Divina. Egli UNISCE DIO E L'UOMO nella sua storia di ebreo, aperto a tutti i popoli, egli UNISCE I LONTANI E I VICINI, egli è la nostra pace e ha fatto dei due una sola cosa. GESÙ HA ELIMINATO OGNI ESTRANEITÀ E CI HA RESI TUTTI FRATELLI.

3. CRISTO È L'AUTENTICO PASTORE perché ci PORTA AL SIGNORE e UNISCE LA NOSTRA VITA ALLA SUA realizzandola pienamente.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 6,30-34

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
1. VENITE IN DISPARTE, CON ME. Stare con Gesù, per RIPOSARE. Per lui prima di tutto viene la persona. Più di ciò che fai a lui interessa CIÒ CHE SEI: non chiede ai dodici di andare a pregare, di preparare nuove missioni, solo di prendersi un po' di tempo tutto per loro, del tempo per vivere. PRENDIAMOCI OGNI GIORNO QUESTO TEMPO...

2. Ma qualcosa cambia i programmi: sceso dalla barca vide una grande folla ed EBBE COMPASSIONE DI LORO. GESÙ CI INSEGNA «COME GUARDARE», prima ancora di come parlare; uno sguardo che abbia COMMOZIONE e TENEREZZA. "SE TI COMMUOVI PER L'ULTIMO UOMO, QUESTO UOMO AVRÀ UN FUTURO"… CAPITO!!...

3. Gesù sa che il dolore dell’uomo è essere senza conforto (solo). Facciamo in modo di non privare il mondo della nostra compassione, consapevoli che «CIÒ CHE POSSIAMO FARE È SOLO UNA GOCCIA NELL'OCEANO, MA È QUESTA GOCCIA CHE PUÒ DARE SIGNIFICATO A TUTTA LA NOSTRA VITA» (Teresa di Calcutta).
BUONA DOMENICA…

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RIPOSATEVI

Il filosofo Pascal, insieme a Gesù e Bonhoeffer, sottolineava l'importanza del silenzio e della meditazione per trovare la vera felicità e rifuggire dal trambusto. La società moderna, immersa nel rumore e nell'attivismo, ha perso questa capacità, necessaria per evitare la superficialità e recuperare la dignità umana. "Riposatevi" è l'invito a creare spazi di quiete per riflettere e rigenerarsi.

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LECTIO DIVINA - XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

OMELIA - XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)