Dalla prima lettera di san Pietro apostolo - 1Pt 4,7-13
Carissimi, la fine di tutte le cose è vicina. Siate dunque moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera. Soprattutto conservate tra voi una carità fervente, perché la carità copre una moltitudine di peccati. Praticate l'ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare.Ciascuno, secondo il dono ricevuto, lo metta a servizio degli altri, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l'energia ricevuta da Dio, perché in tutto sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartengono la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen!Carissimi, non meravigliatevi della persecuzione che, come un incendio, è scoppiata in mezzo a voi per mettervi alla prova, come se vi accadesse qualcosa di strano. Ma, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare.
1. Quante volte nella storia i credenti hanno vissuto come se L’“IMMINENTE FINE” fosse dietro l’angolo! Eppure il mondo continua a girare, con le sue guerre e le sue feste. FORSE LA “FINE” NON È UN EVENTO CRONOLOGICO, MA UN MODO DI VIVERE: quando la speranza è ridotta, tutto sembra finire. Forse Pietro ci provoca a vivere come se ogni giorno fosse l’ultimo — ma non per paura, bensì per autenticità.2. “LA CARITÀ COPRE UNA MOLTITUDINE DI PECCATI!” È un alibi religioso? Sembra che basta essere “buoni” e il resto si aggiusta. Ma la carità vera non copre nel senso di nascondere, bensì di trasformare. È facile fare beneficenza per sentirsi a posto; è molto più scomodo amare davvero chi ci irrita. Pietro sembra dire: LA CARITÀ NON È UN BALSAMO MORALE, È UNA RIVOLUZIONE PERSONALE.3. “RALLEGRATEVI NELLE SOFFERENZE”. Chi gioisce nella sofferenza oggi verrebbe mandato dallo psicologo. Ma la provocazione cristiana è un’altra: NON È LA SOFFERENZA IN SÉ AD AVERE VALORE, MA LA LIBERTÀ DI NON ESSERNE SCHIAVI. Rallegrarsi non perché si soffre, ma perché si partecipa a qualcosa di più grande — questo è il vero paradosso della fede.
--------------------------------------------------
+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 11,11-25
[Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù] entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono.Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:“La mia casa sarà chiamatacasa di preghiera per tutte le nazioni”?Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».
Gesù affamato maledice un albero innocente — eppure non era neppure stagione di fichi. Una reazione sproporzionata? O un gesto simbolico contro ogni apparenza sterile?
Il tempio, pieno di traffici religiosi, è la stessa immagine dell’albero: tante foglie, nessun frutto. Gesù non distrugge per capriccio, ma per svelare l’ipocrisia di una fede che vive di riti e non di vita. Forse il fico seccato è la parabola di un culto che non nutre più nessuno.
La fede che sposta le montagne non è quella delle parole, ma del coraggio di rovesciare tavoli. Pregare non basta: bisogna credere al punto da cambiare le strutture ingiuste. E, alla fine, perdonare — perché la vera rivoluzione spirituale inizia sempre dal cuore.
📲 I MIEI SOCIAL:Instagram: https://www.instagram.com/rzambotti/ Facebook: https://www.facebook.com/renzo.zambotti.12/ Blogspot: https://renzozambotti.blogspot.com/ TikTok: https://www.tiktok.com/@renzozambotti


Nessun commento:
Posta un commento