mercoledì 25 febbraio 2026

25.02 SANTI LUIGI VERSIGLIA E CALLISTO CARAVARIO

SAN LUIGI VERSIGLIA E SAN CALLISTO CARAVARIO

San Luigi Versiglia (1873 - 1930) e san Callisto Caravario (1903 - 1930), salesiani di don Bosco, sono martiri della missione in Cina. Si incontrarono a Torino nel 1921: Versiglia era già missionario esperto con 15 anni di apostolato in Oriente, mentre Callisto era un giovane aspirante sacerdote, ardente di zelo, che gli promise: «La raggiungerò presto in Cina. Insieme faremo conoscere la luce di Cristo».

Versiglia aveva conosciuto personalmente don Bosco da ragazzo. Ordinato sacerdote nel 1895, partì missionario nel 1906. A Macao fondò la casa madre salesiana e si dedicò agli orfani e ai poveri, tanto da essere chiamato “padre degli orfani”. Nominato vescovo di Shaoguan nel 1920, fondò seminari, scuole, orfanotrofi e promosse la catechesi, portando migliaia di persone al Battesimo.

Operava in un periodo drammatico per la Cina, segnata dalla caduta dell’impero, dalla guerra civile e dalla violenza di briganti e milizie. Versiglia era consapevole del rischio e ricordava una profezia attribuita a don Bosco: il calice dell’opera salesiana in Cina si sarebbe riempito di sangue prima di fiorire.

Callisto mantenne la promessa fatta da giovane: partì missionario e fu ordinato sacerdote dallo stesso Versiglia nel 1929. Nelle sue lettere alla madre esprimeva una totale appartenenza a Cristo: desiderava solo essere fedele alla sua vocazione, qualunque fosse la durata della sua vita sacerdotale.

Il martirio avvenne il 25 febbraio 1930. I due salesiani stavano viaggiando verso una comunità cristiana insieme ad alcune catechiste e giovani donne, quando furono assaliti da banditi armati. Non avendo denaro da consegnare, i briganti decisero di rapire le ragazze. Versiglia e Caravario si opposero con coraggio, offrendo se stessi pur di difenderle: «Prendete noi, ma salvate queste giovani».

Furono picchiati, legati e condotti in un bosco. Lì, mentre pregavano ad alta voce, furono fucilati. Le ragazze furono poi liberate e testimoniarono la serenità e la fede con cui i due missionari affrontarono la morte. Perfino alcuni carnefici rimasero colpiti dalla loro pace: morirono non con paura, ma con fede.

Il loro sangue sigillò una vita interamente donata a Dio e al popolo cinese, secondo il carisma salesiano di educazione, missione e amore per i giovani.

 

Per noi oggi

1. L’amore cristiano protegge, non scappa. Hanno dato la vita per difendere delle ragazze indifese. La carità vera non resta neutrale davanti all’ingiustizia.

2. La missione non è “fare cose”, ma appartenere a Cristo. Callisto era sacerdote da poco, ma già pronto a morire: la fecondità non dipende dalla durata, ma dalla totalità del dono.

3. Il Vangelo è credibile quando qualcuno è disposto a perdere tutto. In un mondo che misura tutto in sicurezza e vantaggi, il martirio ricorda che la fede vale più della vita stessa.

Quando questi due salesiani innamorati di Cristo si incontrarono nel 1921, monsignor Luigi Versiglia era di passaggio a Torino, con alle spalle già 15 anni di missione in Cina, mentre Callisto Caravario era un diciottenne ardente dal desiderio di farsi sacerdote e dedicarsi alla vita missionaria: «Io la raggiungerò presto in Cina. Insieme faremo conoscere la luce di Cristo», aveva detto Callisto nell'occasione. Entrambi erano legatissimi al carisma di san Giovanni Bosco. Sulle rive del fiume Beijang vicino alla città di Shaoguan nella provincia del Guandong in Cina, i santi martiri subirono il martirio per aver dato assistenza cristiana alle anime loro affidate.

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