SANT’ALESSANDRO DI ALESSANDRIA
Sant’Alessandro di Alessandria (circa 250 – 326 / 328) fu patriarca di una delle sedi più importanti del cristianesimo antico e protagonista decisivo nella lotta contro l’arianesimo. Eletto vescovo nel 313, si trovò subito ad affrontare una grave crisi dottrinale causata da Ario, sacerdote molto influente ad Alessandria, che negava la piena divinità di Cristo sostenendo che il Figlio fosse una creatura, seppur eccelsa.
Il contrasto esplose quando Alessandro predicò chiaramente la fede nella Trinità, affermando che il Figlio è eterno e consustanziale al Padre. Ario reagì accusandolo di eresia e riuscì a trascinare dalla sua parte vari membri del clero. Alessandro cercò inizialmente il dialogo, convocando assemblee di sacerdoti e diaconi, ma di fronte alla diffusione dell’errore intervenne con decisione: nel 320 riunì un sinodo che condannò ufficialmente le dottrine ariane. Tra i firmatari vi era il giovane Atanasio, suo stretto collaboratore e futuro grande difensore dell’ortodossia.
Poiché Ario continuava a diffondere le sue idee, sostenuto da potenti appoggi ecclesiastici e politici, Alessandro scrisse ai vescovi di tutto il mondo cristiano per metterli in guardia dal pericolo. Preparò anche una professione di fede sottoscritta da numerosi pastori orientali, rafforzando la comunione nella retta dottrina. Rimase in contatto con il papa e con altri vescovi influenti, mostrando che la difesa della fede non era una questione locale ma universale.
La controversia divenne così grave da coinvolgere l’imperatore Costantino, che convocò nel 325 il Concilio di Nicea, il primo concilio ecumenico. Alessandro vi partecipò accompagnato da Atanasio, che ne fu il portavoce. Il concilio condannò l’arianesimo e formulò il Simbolo niceno, proclamando che il Figlio è “della stessa sostanza” (homoousios) del Padre: una definizione fondamentale per la fede cristiana.
Alessandro affrontò anche altri problemi disciplinari, come lo scisma meleziano, cercando sempre di custodire insieme verità e unità. Morì poco dopo il concilio, lasciando come successore Atanasio, che avrebbe continuato con eroico coraggio la stessa battaglia dottrinale.
La sua eredità è quella di un pastore che seppe unire carità e fermezza, pazienza e chiarezza, diventando una colonna nella difesa della fede trinitaria.
Per noi oggi
1. Non tutte le opinioni su Gesù si equivalgono. Alessandro ricorda che ridurre Cristo a “grande uomo” o “maestro spirituale” svuota il cristianesimo alla radice.
2. La divisione nasce spesso quando si vuole rendere la fede più “ragionevole”. Ario cercava una dottrina più facile da capire. Ma una fede addomesticata finisce per tradire il mistero.
3. Difendere la verità può renderti scomodo anche nella Chiesa. Alessandro fu accusato, contrastato e isolato. L’unità vera non si costruisce evitando i conflitti, ma affrontandoli nella verità.
Commemorazione di sant’Alessandro, vescovo: anziano glorioso e dal fervido zelo per la fede, divenuto dopo san Pietro capo della Chiesa di Alessandria, separò dalla comunione ecclesiale il suo sacerdote Ario, pervertito dalla sua insana eresia e confutato dalla verità divina, che egli poi condannò quando entrò a far parte dei trecentodiciotto Padri del Concilio di Nicea I.
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