domenica 30 marzo 2025

Gs 5,9-12 - 2Cor 5,17-21 - Lc 15,1-3.11-32 - IV DOMENICA DI QUARESIMA - LAETARE (ANNO C)

IV DOMENICA DI QUARESIMA - LAETARE (ANNO C)

Domenica 30 Marzo 2025
Dal libro di Giosuè - Gs 5,9-12

In quei giorni, il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto».
Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico.
Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno.
E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan.
1. Giosuè fa entrare il popolo nella Terra promessa e celebra la Pasqua. Dio aveva promesso la Terra ad Abramo, SECOLI DOPO quella promessa si realizza: DIO HA DETTO DIO HA FATTO. Nella terra IL POPOLO È ENTRATO E HA RICEVUTO LA BENEDIZIONE.

2. Il giorno dopo la celebrazione della Pasqua, il popolo mangia i frutti della terra di Canaan. INIZIA PER ESSI UNA NUOVA VITA, è finito il tempo del deserto. La loro storia quotidiana cambia, la loro vita cambia, SI APRE UNA NUOVA POSSIBILITÀ, GRAZIE A DIO.

3. LA PROMESSA DEL SIGNORE COMINCIA A REALIZZARSI IN OGNI SUA PAROLA. Israele una cosa però non dovrà mai dimenticare: anche frutti, al pari della manna, sono un dono di Dio. TUTTO PER ISRAELE SARÀ UN DONO DI DIO.

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Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 2Cor 5,17-21

Fratelli, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.
Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.
In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.
Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.
1. L’Apostolo mostra che CHI È IN CRISTO È UNA NUOVA CREATURA, le cose di prima sono passate ne sono nate di nuove: è un MONDO NUOVO. Gesù toglie le cose di prima e ne fa nascere di nuove cioè LA RICONCILIAZIONE CON DIO e questa riconciliazione è stata affidata al ministero apostolico.

2. Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato agli apostoli il ministero della riconciliazione. Gli apostoli sono I MESSAGGERI DELLA MISERICORDIA DI DIO e fungono da ambasciatori. PAOLO CI SUPPLICA IN NOME DI CRISTO A LASCIARCI RICONCILIARE. E tu vuoi riconciliarti con Dio? Dio ti offre la sua misericordia, ma tu la vuoi accettare?

3. Gesù, lo sappiamo, è l'unico che non ha conosciuto peccato e ha vinto il peccato in nostro favore. Grazie a lui NOI POSSIAMO DIVENTARE GIUSTIZIA DI DIO. La nostra vita PUÒ DIVENTARE GIUSTIZIA CIOÈ MISERICORDIA frutto della nuova relazione con Dio che salva.

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 15,1-3.11-32

In quel tempo, si avvicinavano Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

1. Il figlio prodigo che se ne va di casa (il Padre gli è di intralcio) e, con i beni ricevuti, CERCA UNA PROPRIA VIA DI FELICITÀ. VA A FINIRE MALE. Rientra in se stesso. Pentito? NO PER LUI IL PADRE È UN PADRONE. Anche Tu vuoi andare?

2. Il fratello maggiore è ‘fedele’ ma senza slancio e forse anche senza felicità. Si domanda: come mai L'ALTRO che ha sperperato gli averi È AMATO COME ME? PER LUI IL PADRE "PADRONE" non è giusto. ANCHE TU RAGIONI COSÌ?

3. IL PADRE È SOLO AMORE E MISERICORDIA che attende e apre le braccia ad accogliere. NON È CAPITO DA NESSUN DEI SUOI FIGLI. Allora si capisce i destinatari della parabola: i FARISEI e gli scribi che sono scandalizzati perché Gesù mangia con i pubblicani e i peccatori. GESÙ VUOLE BENE AI FARISEI E VUOLE COMUNICARE IL VERO VOLTO DI DIO PER LA LORO FELICITÀ. HAI CAPITO!

BUONA DOMENICA DI QUARESIMA...

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TORNIAMO

Il padre ama il figlio e lo lascia libero, ma attende sempre il suo ritorno. Quando il figlio torna, non trova un giudice, ma un padre che lo abbraccia. Dio è amore senza misura, che non guarda la colpa ma accoglie con tenerezza. Il figlio maggiore, che più ci assomiglia, fa fatica a comprendere, ma l'amore del Padre è per tutti e desidera che ogni figlio entri nella sua gioia. Se ci siamo allontanati, torniamo a Lui senza paura. 

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LECTIO DIVINA - IV DOMENICA DI QUARESIMA - LAETARE (ANNO C)

OMELIA -  IV DOMENICA DI QUARESIMA - LAETARE (ANNO C)


giovedì 27 marzo 2025

PREPARAZIONE AL SACRAMENTO DELLA PENITENZA

PREPARAZIONE AL SACRAMENTO DELLA PENITENZA

PREGHIERA

 

Mio Signore e mio Dio,

tu conosci la mia debolezza,

la mia miseria, il mio peccato

perché sempre mi scruti,

mi conosci, mi provi, mi correggi.

Invia su di me il tuo Spirito santo,

affinché illumini il mio cuore

e io conosca i miei peccati,

mi porti grazia e consolazione

e io pianga le mie colpe,

mi riveli il tuo amore

e io speri nella tua misericordia.

Togli il velo ai miei occhi

e sarò preservato

dal grande peccato dell'orgoglio.

 

ESAME DI COSCIENZA

 

1. Amore di Dio.

- Amo Dio, l'unico Dio mio Signore, con un amore che supera ogni altro amore?

- Cristo è veramente per me il Signore, presente nella mia vita, nella mia mente, nel mio cuore?

- Sono fedele a ogni tempo di preghiera, a un vero dialogo con il Signore ogni giorno?

 

2. Amore del prossimo.

Amo quelli che sono accanto a me al di là delle loro posizioni, delle loro attrattive, delle loro diversità e ho la preoccupazione della comunione umana con loro?

Sono solidale con tutti ma specialmente con i poveri, i piccoli, i malati, i deboli, i vecchi?

Sono paziente, benevolo, mite, portatore di pace nei miei rapporti con gli altri?

So perdonare subito e dimenticare un'offesa commessa contro di me?

 

3. Amore della chiesa.

Considero la chiesa corpo di Cristo e ho amore per la parrocchia, la comunità cui appartengo, sapendo che Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei?

Sono settario nell'appartenenza alla mia tradizione cristiana, disprezzando o criticando meschinamente chi è diverso da me e chi appartiene ad altre chiese cristiane?

 

4. Vita personale.

Ricerco l'ammirazione e la lode mentre non sopporto facilmente le osservazioni, le critiche, le correzioni?

Considero me stesso un peccatore o penso di essere un giusto e che gli altri siano peggiori di me?

Amo il primo posto, ho un desiderio di autorità, di direzione, di dominio?

So dimenticare me stesso per valorizzare gli altri o mi rallegro dell'inferiorità altrui?

Cerco di superare il mio egoismo con una sovrabbondante amicizia e apertura per tutti?

Abuso dei doni che mi sono stati dati, li sperpero, li considero miei?

Sono convinto che il mio corpo è tempio dello Spirito santo e che non appartiene più a me stesso e che ogni azione impura macchia il corpo di Cristo e la comunità?

Consento a conversazioni, letture, spettacoli, visioni che insinuano in me desideri passionali e che macchiano il mio cuore rendendolo impuro?

Sono fedele allo spirito di povertà e di semplicità richiesto dall'evangelo o sono distratto dai miei beni, dal mio lavoro?

Sono sobrio nelle parole, so resistere alle mie reazioni con il silenzio esteriore e quello interiore del cuore?

Sono geloso, mi sento in concorrenza con gli altri, sono invidioso?

Sono convinto che il lavoro è fatto di sforzi umili e continui, e che la fatica è necessaria all'autentica preghiera?

Sono ipocrita cosi da dissimulare i miei pensieri o i miei sentimenti al prossimo?

Ho amore per la verità e ardore per la vita, o mi accontento di tirare avanti in una semioscurità per pigrizia, negligenza, indifferenza?

Ho coscienza che la carità è il fine della mia vita, che la carità non passa mai e che sarò giudicato soprattutto sulla carità?

Ho fede nella misericordia di Dio fino a non disperare mai e sono capace di abbandonarmi totalmente a lui?

 

ORAZIONE

 

O Dio, creatore e redentore di tutti i credenti,

concedi a me tuo servo la remissione di tutti i peccati

in modo che ottenga la misericordia

che sempre invoco e desidero.

Per Gesù Cristo tuo Figlio,

unico nostro Signore. Amen.

 

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martedì 25 marzo 2025

PIÙ AMORE, MENO GIUDIZIO: SOLO DIO CONOSCE I CUORI.

PIÙ AMORE, MENO GIUDIZIO: SOLO DIO CONOSCE I CUORI.

A volte è troppo facile giudicare frettolosamente, vedere cosa ha fatto qualcuno e pensare subito che sia una persona terribile e nostra nemica.
Quanto spesso vedi qualcuno, di persona o online, e trai immediatamente giudizi o conclusioni sul suo conto?

Questa tentazione è particolarmente presente sui social media, dove vediamo un titolo di una notizia o una foto su Instagram e immediatamente ci identifichiamo con una persona o un gruppo di persone. Spesso questo significa etichettare qualcuno come nemico in base a qualcosa che ha fatto o a ciò che ha condiviso sui social media.
Inoltre, corriamo il rischio di esprimere giudizi affrettati ogni volta che andiamo a messa. Vediamo qualcuno e cosa indossa, e immediatamente pensiamo che abbia qualcosa di negativo. Oppure potremmo arrabbiarci perché i figli di qualcuno sono irrequieti durante la messa e condannarli immediatamente come cattivi genitori.

Esprimere giudizi affrettati non è mai una buona cosa ed è un vizio da cui dobbiamo trarre giovamento.

Ecco la cura.
Oltre alla confessione frequente, San Francesco di Sales offre una cura nella sua Introduzione alla vita devota . Spiega che l'amore è la cura per i giudizi affrettati: "Quale rimedio possiamo applicare?... Bevi liberamente il vino sacro dell'amore, e ti curerà dai cattivi temperamenti che ti conducono a questi giudizi perversi. Lungi dal cercare ciò che è male, l'Amore teme di incontrarlo, e quando un tale incontro è inevitabile, chiude gli occhi al primo sintomo, e poi, nella sua santa semplicità, si chiede se non sia un'ombra fantastica che attraversa il suo cammino, invece del peccato stesso."
Egli arriva addirittura a paragonare i giudizi affrettati all'"ittero" spirituale: Certamente, il peccato dei giudizi avventati è un'ittero spirituale, che fa apparire tutto cattivo a chi ne soffre; E chi vuole guarire da questa malattia non deve accontentarsi di applicare rimedi agli occhi o all'intelletto, ma deve combatterla attraverso gli affetti, che sono come i piedi dell'anima. Se i tuoi affetti sono caldi e teneri, il tuo giudizio non sarà severo; Se sono amorevoli, il loro giudizio sarà lo stesso.

Non giudicare mai il tuo vicino
San Francesco di Sales arriva persino a dire: "Non dovremmo mai giudicare il nostro prossimo?", chiedi. "Mai, figlia mia. È Dio che giudica i criminali portati davanti a un tribunale". Dio non ci ha costituiti giudici, pronti a pronunciare la nostra opinione sulle azioni delle persone. Solo Dio conosce i segreti dei nostri cuori e questa conoscenza dovrebbe risvegliare in noi compassione e amore verso le altre persone.

Non vorremmo forse che gli altri avessero la stessa opinione di noi? Non vorremmo forse che gli altri ci trattassero con indulgenza, senza giudicare le nostre azioni?

Il nostro compito sulla terra non è quello di esprimere giudizi, ma solo di provare compassione per i nostri nemici e pregare per loro. Possono certamente aver fatto qualcosa di sbagliato, e a volte possiamo esprimerci contro; ma non dovremmo mai condannarli. Dio è colui che giudica e condanna. Noi non siamo Dio.

 

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domenica 23 marzo 2025

Es 3,1-8.13-15 - 1Cor 10,1-6.10-12 - Lc 13,1-9 - III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)

III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)

Domenica 23 Marzo 2025
Dal libro dell’Èsodo - Es 3,1-8.13-15

In quei giorni, mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb.
L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava.
Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio.
Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele».
Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”. Mi diranno: “Qual è il suo nome?”. E io che cosa risponderò loro?».
Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: “Io Sono mi ha mandato a voi”». Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi”. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione».
1. Mosè è un uomo di 80 anni, un uomo segnato dalla vita, un fallito che si era rifatto un'esistenza all'estero. E QUANDO PENSAVA CHE TUTTO ORMAI ERA FINITO VENNE SORPRESO DA DIO, e nel Roveto ardente, in quel fuoco che arde senza distruggere, incontrò il Signore il quale gli disse di AVERE VISTO la condizione del popolo di AVERE SENTITO il grido. 

2. ECCO LA MISERICORDIA DI DIO: Dio ha VISTO, Dio ha SENTITO che il popolo sta male, si è PRESO A CUORE quella sofferenza e INTERVIENE per salvarlo. Dio interviene mandando Mosè: sono sceso per liberare il mio popolo QUINDI VAI TU. Vale per TE…

3. Mosè gli dice: chi sono Io per andare? E chi sei Tu? «IO SONO COLUI CHE SONO!» e, IO SARÒ CON TE. Dio si rivela a Mosè come il SIGNORE colui che è CON il suo eletto. IO SONO CON TE. Mosè può andare in Egitto perché È ACCOMPAGNATO dal Signore ed È GARANTITO dalla sua presenza.

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Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 10,1-6.10-12

Non voglio che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nube, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nube e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. Ma la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto.
Ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono.
Non mormorate, come mormorarono alcuni di loro, e caddero vittime dello sterminatore. Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per nostro ammonimento, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi. Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere.
1. Paolo mette in correlazione i fatti dell'esodo con l'esperienza Cristiana e dice: quello che è capitato agli antichi israeliti nelle vicende dell'esodo era una figura, un modello, un esempio per noi. NOI DOBBIAMO IMPARARE da quelle antiche letture A NON FARE GLI SBAGLI CHE HANNO FATTO LORO.

2. Il popolo è stato liberato dal faraone, è passato attraverso il mare, è stato aiutato nel deserto, è stato guidato da Dio, MA SONO MORTI TUTTI NEL DESERTO. Hai capito? Attenzione dice l'apostolo ai Cristiani di Corinto perché VOI AVETE RICEVUTO il battesimo, fate la comunione, avete ricevuto tante grazie da parte di Dio MA RISCHIATE DI NON AVERNE UN BENEFICIO come un fico sterile. 

3. È NECESSARIO CHE QUELLE VICENDE VI AIUTINO A CAMBIARE MENTALITÀ, vi aiutino a portare frutto nella vostra vita. LA MISERICORDIA DI DIO CI GUARISCA DALLE NOSTRE INFEDELTÀ E CI RENDA FRUTTUOSI…

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 13,1-9

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

1. Gesù, prendendo spunto da due fatti di cronaca nei quali degli innocenti erano morti, afferma che NON È IL CASTIGO DI DIO. È però INVITO ALLA CONVERSIONE METTENDO IN CONTO CHE OGNI VITA È PRECARIA, ed è contraddetta dalla violenza, dal male... OGGI È IL TEMPO FAVOREVOLE PER LA CONVERSIONE...

2. Gesù racconta la parabola del fico sterile. IL PADRE E IL FIGLIO SI PRENDONO CURA DELL’UOMO E SI ATTENDONO CHE EGLI RISPONDA AL LORO AMORE. Apri gli occhi e vedrai la misericordia di Dio nel prossimo che si prende cura di Te... APRI GLI OCCHI…

3. DIO È PAZIENTE. ATTENDE il tempo buono perché l’albero maturi. Purché maturi! Purché ci convertiamo a Lui, o comunque iniziamo il cammino e avviamo la fioritura. CHE COSA LO IMPEDISCE? LA CONVERSIONE COMINCIA SEMPRE DAL PRIMO PASSO....

BUONA DOMENICA DI QUARESIMA...

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PERCHÉ

Amare ed essere amati è la cosa più bella della vita. La vita langue se non c’è amore! Ma abbiamo a che fare con tanto male, con tante tragedie. Perché Dio permette questo? Perché non interviene? «Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Dio non minaccia; ma ci invita a non abusare della sua pazienza. Per capire il senso del dolore e delle prove, dobbiamo convertirci e imparare ad amare davvero. 

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LECTIO DIVINA - III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)

OMELIA - III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)

 

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giovedì 20 marzo 2025

"LA SPERANZA CURA, LA VICINANZA GUARISCE, L’AMORE DONA VITA."

"LA SPERANZA CURA, LA VICINANZA GUARISCE, L’AMORE DONA VITA."

Affrontare una malattia grave cambia profondamente la percezione della vita. Dopo un intervento chirurgico invasivo di carattere oncologico, il ritorno alla normalità non è scontato. La consapevolezza della fragilità umana diventa più concreta, così come la necessità di vivere ogni giorno come un dono prezioso. La malattia non deve definire la nostra esistenza, ma può insegnarci a guardare alla vita con gratitudine e speranza.

Un anno fa, una diagnosi inaspettata ha cambiato la mia prospettiva. Viviamo in una società che spesso ignora la realtà della finitezza umana, illudendosi di poter restare sempre giovani e sani. Eppure, affrontare la propria vulnerabilità è un passo essenziale per comprendere il vero significato dell'esistenza. La malattia impone domande profonde: come affrontare l'invecchiamento? Come accettare i limiti del proprio corpo? Come prepararsi al futuro con serenità?

Durante la degenza ospedaliera, ho riscoperto il valore della presenza e della solidarietà. I familiari, gli amici e i volontari che mi sono stati accanto hanno reso il percorso meno difficile. Le visite, i piccoli gesti di affetto e il sostegno morale sono stati fondamentali. L'attenzione e la dedizione del personale sanitario hanno rappresentato un esempio straordinario di umanità e professionalità, dimostrando che la cura non è solo una questione medica, ma anche relazionale.

Purtroppo, non tutti possono godere delle stesse opportunità di cura. Le statistiche evidenziano che molte persone rinunciano alle cure per difficoltà economiche o per le lunghe liste d'attesa. Questa situazione solleva interrogativi urgenti sulla giustizia sociale e sull'accesso equo ai servizi sanitari. La salute non dovrebbe essere un privilegio, ma un diritto garantito a tutti.

Nel contesto della malattia, la fede e la spiritualità possono offrire un sostegno significativo. La speranza cristiana non si limita a una prospettiva ultraterrena, ma si traduce in gesti concreti di vicinanza e condivisione. Le iniziative delle diocesi, come la celebrazione della Giornata Mondiale della Persona Ammalata e i programmi di volontariato, testimoniano l'importanza di un accompagnamento umano e spirituale nei momenti di sofferenza.

L'incontro con il dolore può trasformarsi in un'opportunità di crescita interiore. Chi si prende cura degli ammalati, con dedizione e amore, sperimenta una dimensione profonda della vita, scoprendo che la vera ricchezza sta nelle relazioni autentiche. La malattia può diventare un luogo privilegiato di incontro con Dio e con l'altro, insegnandoci il valore della compassione e della solidarietà.

Il volontariato ospedaliero rappresenta un esempio concreto di questa vicinanza. Le associazioni che operano negli ospedali e nelle case di riposo offrono non solo supporto pratico, ma anche ascolto e conforto. Questo servizio è una testimonianza di amore gratuito, che rispecchia il mandato evangelico di prendersi cura dei più fragili.

Papa Francesco, nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Persona Ammalata, sottolinea tre elementi essenziali: l'incontro, il dono e la condivisione. Questi principi dovrebbero guidare le nostre comunità, spingendoci a essere più attenti ai bisogni di chi soffre. È necessario superare l'indifferenza e riscoprire il valore della presenza accanto a chi lotta contro la malattia.

La speranza non è un'illusione, ma una forza concreta che sostiene e trasforma. Nella fragilità della condizione umana, possiamo trovare un'opportunità per riscoprire la bellezza della vita e la profondità delle relazioni. La malattia può diventare un cammino di crescita, un'occasione per riconoscere il valore di ogni giorno e per vivere con maggiore consapevolezza e gratitudine.

Ti chiedo, Signore della vita, donaci la forza di affrontare la sofferenza con fiducia e speranza. Sostieni chi cura e chi è curato, illumina il cammino di chi soffre e dona pace ai cuori inquieti. Amen.

 

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martedì 18 marzo 2025

RIARMO ETICO PER UNA SICUREZZA CONDIVISA!

 RIARMO ETICO PER UNA SICUREZZA CONDIVISA!

Il tema delle finanze pubbliche e del dovere fiscale si intreccia profondamente con i principi di giustizia sociale, trasparenza e partecipazione civile. La Dottrina Sociale della Chiesa sottolinea l'importanza di un sistema finanziario equo e solidale, dove il pagamento delle tasse non sia percepito come un peso, ma come un atto di responsabilità e di cooperazione per il bene comune. Tuttavia, l'efficienza delle istituzioni pubbliche deve essere garantita attraverso la lotta alla corruzione, al nepotismo e alla cattiva gestione. Non è l'evasione fiscale la soluzione ai problemi dello Stato, bensì una cittadinanza attiva che richieda giustizia, efficienza e trasparenza da parte delle autorità.

Secondo il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, le finanze pubbliche devono essere strumento di sviluppo e solidarietà. Il loro obiettivo è promuovere la crescita dell'occupazione, sostenere le attività economiche e garantire un sistema di sicurezza sociale equo. L'uso delle risorse pubbliche deve essere rigoroso e trasparente, con particolare attenzione alla ridistribuzione delle risorse secondo i principi di equità e solidarietà. Le imposte, quindi, non sono solo un dovere legale, ma una forma di partecipazione attiva alla costruzione di una società più giusta.

In questo contesto, il Vangelo ci offre una chiave di lettura fondamentale. Gesù, rispondendo ai farisei sul tributo a Cesare, afferma: "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio" (Mt 22,21). Questa frase non solo riconosce la legittimità del contributo allo Stato, ma ricorda che la vera appartenenza dell'uomo è a Dio. Papa Francesco ha ribadito che pagare le tasse è un dovere civico, ma il primato di Dio resta il riferimento fondamentale per ogni azione umana.

Un altro tema centrale è quello della sicurezza e del riarmo, che deve essere affrontato con equilibrio e responsabilità. La Chiesa riconosce il diritto degli Stati alla difesa legittima, purché essa non si trasformi in una corsa agli armamenti priva di criteri etici. La sicurezza nazionale non può essere garantita solo con il riarmo, ma deve fondarsi su politiche di giustizia, cooperazione internazionale e promozione della pace. La spesa militare deve essere trasparente, proporzionata e subordinata al bene comune, senza compromettere lo sviluppo sociale ed economico.

Il riarmo, sebbene possa essere una necessità in alcuni contesti geopolitici, non deve distogliere le risorse destinate al benessere della popolazione. La pace non si costruisce solo con la deterrenza, ma soprattutto con il dialogo e la collaborazione tra le nazioni. La Chiesa invita a non lasciarsi guidare da logiche di potere e dominio, ma a cercare sempre soluzioni che promuovano la sicurezza senza alimentare nuovi conflitti.

In sintesi, la partecipazione attiva dei cittadini, il controllo delle istituzioni e la corretta gestione delle risorse pubbliche sono elementi essenziali per una società equa e pacifica. Le tasse, considerate nella loro funzione sociale, permettono di costruire comunità più giuste e solidali. Al tempo stesso, le politiche di sicurezza devono essere orientate al bene comune, evitando eccessi che possano compromettere la stabilità e la giustizia. Solo attraverso un impegno collettivo, ispirato ai valori evangelici, possiamo costruire un mondo in cui la speranza non delude e la giustizia diventa realtà.

 

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domenica 16 marzo 2025

Gen 15,5-12.17-18 - Fil 3,17- 4,1 - Lc 9,28-36 - II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)

II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)

Domenica 16 Marzo 2025
Dal libro della Gènesi - Gen 15,5-12.17-18

In quei giorni, Dio condusse fuori Abram e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.
E gli disse: «Io sono il Signore, che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questa terra». Rispose: «Signore Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso?». Gli disse: «Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un colombo».
Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni metà di fronte all’altra; non divise però gli uccelli. Gli uccelli rapaci calarono su quei cadaveri, ma Abram li scacciò.
Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco terrore e grande oscurità lo assalirono.
Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un braciere fumante e una fiaccola ardente passare in mezzo agli animali divisi. In quel giorno il Signore concluse quest’alleanza con Abram:
«Alla tua discendenza
io do questa terra,
dal fiume d’Egitto
al grande fiume, il fiume Eufrate».
1. Dio invita Abramo a “USCIRE FUORI”: dalla tenda, dalla terra, della sua mentalità e contare le stelle. IL SIGNORE GLI FA UNA PROMESSA: conta le stelle se puoi, tale sarà la tua discendenza. ABRAMO CREDETTE IN DIO E DIO GLIELO ACCREDITÒ COME GIUSTIZIA, come un atto di giustizia. È LA FEDE, LA FIDUCIA IN DIO CHE TI RENDE GIUSTO! Fidati!

2. ATTRAVERSO UN RITUALE “l’Alleanza” DIO SI PRENDEVA L'IMPEGNO A FAVORE DEL SUO AMICO. Degli animali squartati vengono messi in posizione parallela, una metà di fronte all'altra metà e Il contraente passa in mezzo a quegli animali squartati con una formula di automaledizione come se dicesse: POSSA CAPITARE A ME QUELLO CHE È CAPITATO A QUESTE BESTIE SE NON MANTERRÒ LA PAROLA CHE HO DATO. Il valore della Parola…

3. ECCO LA NOVITÀ DI DIO: NON è Abramo che passa in mezzo agli animali, MA Dio dicendo: alla tua discendenza Io do questa terra. È un giuramento solenne, una promessa, un impegno. L'alleanza con Abramo ha proprio LA FORZA DELLA PROMESSA: Dio si impegna, Dio dice e fa, promette e mantiene. Abramo puoi fidarti!

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési - Fil 3,17-4,1
Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi.
Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra.
La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose.
Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!

1. Paolo con le lacrime agli occhi, scongiura i fedeli di Filippi a NON SEGUIRE QUANTI, FRA LORO, SI COMPORTANO DA NEMICI DELLA CROCE DI CRISTO, reputandola ormai superata. NOI ASPETTIAMO GESÙ COME SALVATORE, PERCHÉ LA NOSTRA CITTADINANZA È NEI CIELI, non è più la patria terrena. La patria celeste è l’eternità beata, la vita eterna con Lui.
2. SIAMO SICURI CHE GESÙ TRASFIGURERÀ IL NOSTRO MISERO CORPO PER CONFORMARLO AL SUO CORPO GLORIOSO. Trasformare per conformare. Abbiamo bisogno di essere trasformati da Cristo, cioè diventare conformi a Lui, avere la sua stessa forma, il suo stesso stile.
3.Abbiamo BISOGNO DI CAMBIARE MENTALITÀ E ADERIRE ALLO STILE DI GESÙ. ABBIAMO BISOGNO DI FIDARCI DI LUI. La fede nella nostra risurrezione nell'eternità della nostra terra, ci autorizza ad amare il mondo in cui viviamo come Gesù, facendoci imitatori dell'Apostolo.

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 9,28b-36

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

1. Gesù nella preghiera viene trasfigurato, mostra così la sua vera natura (l'uomo riuscito), che si trova GIÀ PRESENTE pienamente nella sua umanità, ma che gli OCCHI DEI DISCEPOLI E I NOSTRI NON RIESCONO A VEDERE. Secondo i criteri del mondo Gesù è un fallito! MA LUI È IL VOLTO DEL PADRE...

2. Se noi continuiamo ad essere cristiani è perché ANCHE NOI sul monte Tabor della nostra vita ABBIAMO VISTO IL SIGNORE GESÙ TRASFIGURATO, bello, e lo vogliamo seguire... Gesù non è solo un’emozione di passaggio, ma una PRESENZA PERMANENTE E CONVINCENTE... ASCOLTATELO...

3. Conviene stare ATTACCATI A QUESTA ESPERIENZA, essa rende possibile il cammino dei giorni difficili, riaccende la speranza dei giorni vuoti, e permette sempre nuovi inizi. CI RICORDA IL NOSTRO DESTINO E IL NOSTRO FUTURO...

BUONA DOMENICA DI QUARESIMA...

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LIFTING

La chirurgia plastica, oggi, fa miracoli! La vera trasformazione/trasfigurazione non avviene attraverso l'apparenza, ma nella profondità dell'anima, attraverso la preghiera e l'ascolto della Parola. La trasfigurazione di Gesù è simbolo di quello che anche noi possiamo diventare. In questo tempo di Quaresima perché non impegnarci in questo lifting spirituale? Prendere sul serio la preghiera e l’ascolto della Parola?

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LECTIO DIVINA - II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)

OMELIA -  II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)



venerdì 14 marzo 2025

14 MARZO: CELEBRIAMO LA VITA E L'EREDITÀ DI PADRE DEHON!

 14 MARZO: CELEBRIAMO LA VITA E L'EREDITÀ DI PADRE DEHON!

Il 14 marzo celebriamo la nascita del Venerabile P. Leone Dehon nel contesto del Giubileo ordinario della Chiesa, con il tema “La speranza non delude” (Rm 5,5). Questo anniversario si colloca alla vigilia del centenario della sua morte e nel cammino verso i 150 anni dalla fondazione della Congregazione nel 2028. Sono occasioni importanti per rinnovare il nostro impegno cristiano e ringraziare Dio per il dono della vita, del carisma e dell’opera del nostro Fondatore.

P. Dehon visse con intensità la sua vocazione, caratterizzata da una profonda fiducia nella misericordia divina. Pur consapevole delle proprie fragilità, non perse mai la speranza e si affidò costantemente al Sacro Cuore. Nei suoi scritti emerge la sua volontà di servire il prossimo e di diffondere il messaggio evangelico con umiltà e dedizione. Il suo zelo apostolico lo portò a fondare opere sociali a Saint-Quentin, come il Patronato e il Circolo Operaio, che miravano al bene delle persone e al miglioramento della società.

Nonostante il suo impegno, P. Dehon non trascurò il discernimento della propria vocazione. Fin dall’adolescenza sentiva la chiamata alla vita religiosa, ma attese il tempo opportuno per compiere la scelta definitiva. Il suo metodo di discernimento si fondava sulla ricerca e sull’attesa, un atteggiamento che lo mantenne sempre aperto alla volontà di Dio. Questo equilibrio tra desiderio e pazienza è un insegnamento prezioso anche per noi oggi, invitandoci a confidare nel piano divino senza lasciarci sopraffare dalle difficoltà.

L’ispirazione di P. Dehon trova eco nelle Scritture, in figure come Andrea e Maria Maddalena, che attraverso l’incontro con Cristo trovarono risposta alle loro attese più profonde. Come loro, anche noi siamo chiamati a cercare il Signore con fede e a testimoniare la speranza che non delude. La vita di P. Dehon ci offre un modello di fedeltà e dedizione al Vangelo, dimostrando come il servizio agli altri sia un elemento fondamentale della missione cristiana.

Già anziano, il Fondatore continuava a seguire con attenzione il mondo e la società, consapevole che l’annuncio del Vangelo deve tenere conto della realtà contemporanea. La sua apertura al dialogo e alla comprensione della storia resta un esempio attuale per affrontare le sfide del nostro tempo. Le preoccupazioni del Papa per il Giubileo del 1925, come la pace tra le nazioni e l’unità dei cristiani, sono ancora oggi tematiche urgenti, segno della costante necessità di impegno e preghiera.

In un mondo segnato da divisioni e da falsi idoli, l’esempio di P. Dehon ci invita a rimanere fedeli alla nostra missione cristiana. Il suo carisma è un dono per la Chiesa e per l’umanità, un richiamo a vivere la nostra vocazione con autenticità e amore. Egli ci lascia l’invito a essere profeti dell’amore e servitori della riconciliazione, portando nel mondo il messaggio del Vangelo con gioia e speranza. Che il suo insegnamento continui a illuminare il nostro cammino, guidandoci verso una sempre maggiore comunione con Cristo e con il prossimo.

 

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martedì 11 marzo 2025

INDULGENZA, IL DONO DI GRAZIA PER IL CUORE PENITENTE.

INDULGENZA, IL DONO DI GRAZIA PER IL CUORE PENITENTE.

Le indulgenze, un concetto spesso legato ai Giubilei, sono state oggetto di molti fraintendimenti e scandali nel corso della storia, ma oggi la Chiesa cattolica le propone come un gesto di misericordia e di purificazione spirituale. Il termine “indulgenza” deriva dalla benevolenza e clemenza di un giudizio, e nella sua definizione teologica, come stabilito dalla Costituzione Apostolica "Indulgentiarum Doctrina" (1967) di san Paolo VI, si riferisce alla remissione davanti a Dio della pena temporale dovuta per i peccati già perdonati quanto alla colpa, una pena che resta da scontare pur dopo l’assoluzione sacramentale. In sostanza, la confessione absolve la colpa, ma non elimina automaticamente il residuo di pena, che può essere scontato tramite l’indulgenza.

Per ottenere un’indulgenza, il fedele deve essere debitamente disposto e adempiere a specifiche condizioni: deve confessarsi sacramentalmente, ricevere la Comunione eucaristica e pregare secondo le intenzioni del Papa. Inoltre, deve escludere qualsiasi attaccamento al peccato, anche a quello veniale. Se queste condizioni non sono soddisfatte, l’indulgenza che si riceve è solo parziale. Un'“indulgenza plenaria”, che libera completamente dalla pena temporale, è concessa in occasioni speciali, come nei Giubilei, per chi compie un'opera devota, come la visita di un luogo sacro, o per la preghiera per i defunti, durante particolari ricorrenze.

Le indulgenze sono strettamente legate alla misericordia divina, che supera ogni male compiuto dall’uomo. Esse ci ricordano che la salvezza non è solo una questione di perdono della colpa, ma di rinnovamento spirituale attraverso l’eliminazione delle pene temporali, anche nel Purgatorio. La Chiesa, come ministro della redenzione, applica il "tesoro" dei meriti di Cristo e dei santi per aiutare i fedeli a liberarsi dalle loro pene, riconoscendo che anche le buone azioni dei santi contribuiscono a questa liberazione.

Un tempo, in occasione di eventi giubilari, l'indulgenza era concessa per opere come il pellegrinaggio a luoghi sacri. Tuttavia, durante il Medioevo, l’indulgenza fu abusata e trasformata in un mercimonio, con offerte in denaro per ottenere la remissione delle pene. Questo fenomeno portò al Concilio di Trento (1545-1563), che proibì il commercio di indulgenze e chiarì che esse non potevano sostituire la confessione sacramentale né la necessità di un sincero pentimento.

Oggi, la concessione delle indulgenze è regolata dalla Chiesa in modo che non esista alcun automatismo: esse non sono una "compravendita" di salvezza, ma un mezzo per ottenere il perdono delle pene residue, accompagnato da un rinnovamento interiore. La vera indulgenza è legata a una conversione autentica, a una vita cambiata e a una crescita spirituale continua. Il Papa Giovanni Paolo II ha sottolineato che "Il perdono concesso gratuitamente da Dio implica come conseguenza un reale cambiamento di vita".

In sintesi, le indulgenze sono un richiamo alla misericordia infinita di Dio, che, attraverso la Chiesa, offre ai credenti un cammino di purificazione e di salvezza. Sono un invito a trasformare la propria vita in modo sincero, distaccandosi dal peccato e vivendo nella grazia di Dio, con la speranza di giungere un giorno alla liberazione totale dalle pene temporali.

 

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domenica 9 marzo 2025

Dt 26,4-10 - Rm 10,8-13 - Lc 4,1-13 - I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)

I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)

Domenica 09 Marzo 2025
Dal libro del Deuteronòmio - Dt 26,4-10

Mosè parlò al popolo e disse:
«Il sacerdote prenderà la cesta dalle tue mani e la deporrà davanti all’altare del Signore, tuo Dio, e tu pronuncerai queste parole davanti al Signore, tuo Dio: “Mio padre era un Araméo errante; scese in Egitto, vi stette come un forestiero con poca gente e vi diventò una nazione grande, forte e numerosa. Gli Egiziani ci maltrattarono, ci umiliarono e ci imposero una dura schiavitù. Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria e la nostra oppressione; il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e con braccio teso, spargendo terrore e operando segni e prodigi. Ci condusse in questo luogo e ci diede questa terra, dove scorrono latte e miele. Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato”. Le deporrai davanti al Signore, tuo Dio».
1. Il CREDO STORICO DI ISRAELE che ascoltiamo nella prima lettura, è un testo ritenuto arcaico, uno dei nuclei primitivi della Fede di Israele. È conservato come una PREGHIERA DEL PIO CONTADINO DI ISRAELE che offre la primizia del suo raccolto al sacerdote raccontando l’intervento del Signore…

2. IL CREDO STORICO DI ISRAELE È UN MODELLO DELLA NOSTRA FEDE, cioè il credo alle radici dei fatti. È bene conoscere le proprie radici! IO CREDO NEL SIGNORE PERCHÉ IL SIGNORE MI HA LIBERATO MI HA DATO LA TERRA. Il Signore ha fatto molto per me, ha già fatto molto per me. SII RICONOSCENTE!

3. Oggi siamo chiamati ad andare alle fonti, alle radici della nostra storia. SIAMO STATI BATTEZZATI, abbiamo già ricevuto la grazia e la salvezza, DI CONSEGUENZA PORTIAMO AL SIGNORE I FRUTTI che ne abbiamo ricavato...

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 10,8-13

Fratelli, che cosa dice [Mosè]? «Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore», cioè la parola della fede che noi predichiamo. Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza.
Dice infatti la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà deluso. Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato».
1. Ecco il CREDO STORICO DEL CRISTIANO: Gesù è il Signore, Gesù è morto e Dio lo ha risuscitato. Il riferimento a Gesù morto e risorto, Signore, è la fede Cristiana IN BASE A QUESTA FEDE IL SIGNORE CI SALVA. Questo evento di grazia garantisce la nostra salvezza.

2. PER AVERE LA SALVEZZA È NECESSARIO IL CUORE E LA BOCCA. Il cuore crede e la bocca professa la fede. Si crede per ottenere la giustizia, per ottenere la buona relazione con Dio, e si professa la fede con la bocca. LA SALVEZZA NON SI CONQUISTA MA SI ACCOGLIE, SI RICEVE PER GRAZIA.

3. LA TENTAZIONE È QUELLA DI FARCI UNA SALVEZZA PER CONTO NOSTRO, una specie di Fede “fai da te”. Oggi siamo chiamati a PROFESSARE LA FEDE con il cuore e le labbra, questo è un modo migliore PER USCIRE DA NOI STESSI E METTERCI NELLE MANI DI DIO. In mani buone… Buona Quaresima, buon cammino di conversione…

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 4,1-13

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo.
Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame.
Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane».
Gesù gli rispose: «Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l’uomo"».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo».
Gesù gli rispose: «Sta scritto: "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto"».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano"; e anche: "Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra"».
Gesù gli rispose: «È stato detto: "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

 

1. SATANA con le sue seduzioni vuole allontanare Gesù dal Padre, gli PROSPETTA UN MODO SBAGLIATO DI ESSERE FIGLIO. SATANA TI SEDUCE (=Fascino, capacità di suscitare un'attrazione viva o addirittura irresistibile) OGNI GIORNO IMPLORA LO SPIRITO DI DISCERNIMENTO E DI FORTEZZA...

2. - TRE TENTAZIONI: 1. la SODDISFAZIONE immediata dei BISOGNI; 2. la gloria e il POTERE SUGLI ALTRI; 3. il POTERE SU DIO stesso, sottoposto alle nostre pretese e ai nostri capricci. Ci siamo dentro!! IMPEGNIAMOCI NELLA LOTTA “TRA LA CARNE E LO SPIRITO”...

3. GESÙ NON ACCETTA LE SUE PROPOSTE. Resta FEDELE AL PADRE nell’umile ASCOLTO della sua Parola e NELL’OBBEDIENZA ai suoi comandamenti. CI VUOLE “ASCOLTO E OBBEDIENZA”, NON DIALOGO E BUONSENSO... questo è il vero e solo modo di amare Dio…

BUON INIZIO DI QUARESIMA...

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TENTAZIONI

«Il demonio non può nulla sulla volontà, pochissimo sull’intelligenza, e tutto sulla fantasia» (Huysmans). Nel Vangelo: il diavolo cerca di far cadere, di tentare Gesù. Immaginarsi se non fa di tutto per far cadere anche noi! Le tentazioni ci mettono alla prova, ma con la Parola di Dio possiamo resistere. La Quaresima è un tempo per ripulire la nostra fede, liberarla da mille compromessi e superficialità. Buon cammino…

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LECTIO DIVINA - I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)

OMELIA - I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)


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