venerdì 4 aprile 2025

04.04.2025 - Sap 2,1.12-22 - Gv 7,1-2.10.25-30 - Cercavano di arrestare Gesù, ma non era ancora giunta la sua ora.

Dal libro della Sapienza - Sap 2,1.12-22

Dicono [gli empi] fra loro sragionando:
«Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d'incomodo
e si oppone alle nostre azioni;
ci rimprovera le colpe contro la legge
e ci rinfaccia le trasgressioni contro l'educazione ricevuta.
Proclama di possedere la conoscenza di Dio
e chiama se stesso figlio del Signore.
È diventato per noi una condanna dei nostri pensieri;
ci è insopportabile solo al vederlo,
perché la sua vita non è come quella degli altri,
e del tutto diverse sono le sue strade.
Siamo stati considerati da lui moneta falsa,
e si tiene lontano dalle nostre vie come da cose impure.
Proclama beata la sorte finale dei giusti
e si vanta di avere Dio per padre.
Vediamo se le sue parole sono vere,
consideriamo ciò che gli accadrà alla fine.
Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto
e lo libererà dalle mani dei suoi avversari.
Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti,
per conoscere la sua mitezza
e saggiare il suo spirito di sopportazione.
Condanniamolo a una morte infamante,
perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà».
Hanno pensato così, ma si sono sbagliati;
la loro malizia li ha accecati.
Non conoscono i misteriosi segreti di Dio,
non sperano ricompensa per la rettitudine
né credono a un premio per una vita irreprensibile.
1. Gli empi, i ‘CATTIVI’ che perseguitano il giusto NON sono entità umane contro cui partire in un’improbabile crociata; SONO DENTRO DI NOI, combattono nelle nostre membra, VOGLIONO FARCI DEVIARE la direzione del bene…

2. Gli “empi” che vogliono apparire, vogliono emergere, vogliono dominare sugli altri, si sono sbagliati, la loro malizia li ha accecati. CI È GIOIOSAMENTE ANNUNCIATO CHE LI VINCEREMO, perché sono già stati vinti da quel Giusto che è morto e risorto per questo per noi…

3. Allora cresciamo come Figli di Dio sapendo che anche gli empi in un certo modo cooperano al bene, perché CI METTONO ALLA PROVA E PRODUCONO QUELLA “VIRTÙ PROVATA” che ci dà “speranza” e che – con essa – ci fa essere felici…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 7,1-2.10.25-30
In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov'è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercarono allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.

 

Bello vedere Gesù camminare quasi in incognito tra la folla. Poi la gente se ne accorge e commenta. Gesù, nel vivere la missione affidatagli dal Padre, sa bene che deve affrontare la fatica, il rifiuto, la persecuzione e la sconfitta. Un prezzo che, ieri come oggi, la profezia autentica è chiamata a pagare.
Il duro rifiuto, però, non scoraggia Gesù, né arresta il cammino e la fecondità della sua azione profetica. Egli va avanti per la sua strada, confidando nell’amore del Padre“.
Ogni cosa ha il suo tempo. Le cose non accadono quando lo si vuole ma solo quando è il tempo opportuno perché accadano. A noi è chiesto di vivere bene l’istante che ci è dato senza altra preoccupazione.

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Gesù parla liberamente. Ma non viene accolto, perchè “sappiamo di dov'è”. E' un modo per “uccidere” gli altri, dire che già sappiamo tutto di loro, per non ascoltarli. Allora a che serve parlare?

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04.04 SAN GAETANO CATANOSO

Chorio di San Lorenzo, Reggio Calabria, 14 febbraio 1879 - Reggio Calabria, 4 aprile 1963

 

NELLO STESSO GIORNO:
SANT' ISIDORO DI SIVIGLIA VESCOVO E DOTTORE DELLA CHIESA
560? - 4 aprile.636
Sant’Isidoro, vescovo e dottore della Chiesa, che, discepolo di suo fratello Leandro, gli succedette nella sede di Siviglia nell’Andalusia in Spagna; scrisse molte opere erudite, convocò e presiedette vari concili e si adoperò sapientemente per il bene della fede cattolica e per l’osservanza della disciplina ecclesiastica.

 

giovedì 3 aprile 2025

03.04.2025 - Es 32,7-14 - Gv 5,31-47 - Vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza.

Dal libro dell’Èsodo - Es 32,7-14

In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto, si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostràti dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: “Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto”».
Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervìce. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione».
Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si accenderà la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto con grande forza e con mano potente? Perché dovranno dire gli Egiziani: “Con malizia li ha fatti uscire, per farli perire tra le montagne e farli sparire dalla terra”? Desisti dall’ardore della tua ira e abbandona il proposito di fare del male al tuo popolo. Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: “Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti e la possederanno per sempre”».
Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.

1. Una dura constatazione: IL POPOLO SI È CORROTTO, PERVERTITO. Dio sembra chiedere, prima di procedere, il nullaosta di Mosè: «Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione. In questo modo DIO CREA UNO SPAZIO PER L’INTERCESSIONE, quasi volesse lasciarsi persuadere dal profeta.

2. L’intercessione di Mosè: riconosce che il popolo ha peccato, ma è il suo popolo. Mosè non giustifica Israele, non tenta di ridimensionare il suo peccato, ma FA LEVA SU DIO STESSO: CHIEDE A DIO DI CONTINUARE AD AGIRE DA DIO, di essere fedele a se stesso. E siccome Dio è anzitutto misericordia, MOSÈ LO INVITA A MANTENERE FEDE A TALE AMORE nei confronti del proprio popolo.

3. L’effetto delle parole di Mosè: Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo. La salvezza del popolo coincide con la “CONVERSIONE” DI DIO, con la decisione che Dio prende da sé stesso e su sé stesso. Il Signore sceglie di punire il male, ma di NON CHIUDERE ALLA SPERANZA CHE UN GIORNO I SUOI FIGLI POSSANO RITORNARE A LUI.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 5,31-47
In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C'è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce. Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita. Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l'amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall'unico Dio? Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

 

In un discorso serrato e deciso, Gesù ripropone il suo rapporto con il Padre. Il Padre è il suo testimone, che si manifesta attraverso le ‘opere’ che gli dona di compiere, ben superiori ad ogni capacità umana. La fede alla quale Gesù richiama i suoi interlocutori e noi stessi, non è astratta e senza conferme: si fonda invece su fatti accaduti, su azioni compiute da Cristo in modo palese: attraverso le opere del Figlio fatto uomo, Dio Padre si manifesta e si comunica.
Ma come spesso accade, si incomincia a camminare con l’entusiasmo di essere liberi, ma poi incominciano le lamentele e si vuole tornare indietro, e Gesù non viene accolto! Perché? Pur accadendo molte volte le cose davanti ai nostri occhi, ci è difficile accorgercene. Preferiamo il nostro pregiudizio alla nuda realtà. Facciamo resistenza alla novità. Apriamoci oggi alla conversione! 

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«Voi scrutate le Scritture...». Mentalità “estrattiva”: prendo dalla Bibbia la mia salvezza. Ma la Bibbia è tagliente, non si lascia prendere... forse meglio accogliere anziché prendere?

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03.04 SAN LUIGI SCROSOPPI

Udine, 4 agosto 1804 - 3 aprile 1884

NELLO STESSO GIORNO:
BEATO GANDOLFO DA BINASCO SACCHI SACERDOTE FRANCESCANO
Binasco, Milano, 1200 circa - Polizzi Generosa, Palermo, 3 aprile 1260
A Polizzi in Sicilia, beato Gandolfo da Binasco Sacchi, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che condusse un’austera vita di solitudine e percorse le regioni limitrofe per predicarvi la parola di Dio.

 

"MARTIRE NO, TESTIMONE SÌ".

"MARTIRE NO, TESTIMONE SÌ".

Il missionario Padre Gigi Maccalli, della Società Missioni Africane, racconta la sua esperienza in Africa, in particolare in Costa d'Avorio e Niger, dove ha vissuto a stretto contatto con la popolazione locale. In Niger, in un contesto prevalentemente musulmano, ha vissuto la missione come "pastorale della stuoia", cioè stare con la gente, condividere la loro vita e ascoltare.

Il 17 settembre 2018, viene rapito da jihadisti e portato nel deserto del Sahel, dove trascorre due anni e tre settimane in prigionia. Incatenato per lunghi periodi, vive momenti di solitudine, sofferenza e domande interiori, ma trova la forza di resistere attraverso la preghiera, l'affidamento a Maria e allo Spirito Santo, e la celebrazione della "Messa del deserto", offrendo il proprio corpo e cuore spezzato come sacrificio.

Durante la prigionia, preghiera e fede diventano il suo sostegno, permettendogli di sopravvivere e di perdonare i suoi persecutori. Il suo racconto è una testimonianza di resilienza, fede e speranza, mostrando come anche nelle situazioni più estreme si possa trovare un senso e una luce interiore.

Padre Gigi racconta la sua esperienza di prigionia nel deserto per 752 giorni, sottolineando come il silenzio e la preghiera del cuore siano stati la sua forza. Il silenzio, paragonato a un grembo che accoglie una nuova parola, è il luogo dove Dio si manifesta. Nel deserto, ha sperimentato un amore gratuito, come quello di Dio, che ama tutti senza distinzione.

Riflettendo sulla sua vita, ha capito l'importanza dell'essenziale: vivere la propria umanità pienamente, compiere gesti semplici di amore e misericordia, come toccare, stare, abbracciare. Il vero miracolo lo compie Dio.

 Non porta rancore per i suoi rapitori, ma solo una profonda tristezza nel vedere giovani sprecare la vita per la violenza. Ha scelto la via del perdono e del dialogo, rifiutando di rispondere con odio. Invita a "disarmare la parola", perché la violenza verbale genera violenza fisica.

Non traspare mai odio verso l'Islam, avendo amici musulmani che hanno pregato per lui. La missione oggi, più che "convertire", è "essere missione", vivere l'incontro e la fraternità, anche nei nostri quartieri e periferie.

Le stelle del deserto, simbolo di speranza, lo hanno sostenuto nella lunga prigionia, fino al giorno della liberazione, l'8 ottobre 2020. Al suo ritorno, Papa Francesco lo ha accolto dicendogli: "Martire no, testimone sì".

Oggi, Padre Gigi Maccalli continua a portare la sua testimonianza di fede, perdono e speranza, ricordando che la missione non è solo annuncio, ma soprattutto presenza e vicinanza. Il suo messaggio invita a costruire ponti di dialogo tra culture e religioni, scegliendo la via della fraternità invece che del conflitto.

In un mondo segnato da divisioni e violenze, la sua esperienza dimostra che il perdono è più forte dell’odio e che l’amore gratuito di Dio può illuminare anche le notti più oscure. Padre Gigi ci sprona a non chiuderci nella paura, ma a vivere con coraggio e apertura verso gli altri. La sua resilienza è un esempio di come la fede possa sostenere anche nelle prove più dure.

Ancora oggi, il suo cuore resta vicino ai popoli dell’Africa, ai poveri e agli ultimi, testimoniando che il Vangelo si vive prima di tutto nell’incontro. La sua storia è un richiamo a riscoprire l’essenziale e a non smettere mai di credere nella possibilità di un mondo più giusto. Invita tutti a “disarmare la parola” e a scegliere la pace nel quotidiano. La sua esperienza ci insegna che, nonostante il buio, la luce della speranza non si spegne mai.

 

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mercoledì 2 aprile 2025

02.04.2025 - Is 49,8-15 - Gv 5,17-30 - Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole.

Dal libro del profeta Isaìa - Is 49,8-15

Così dice il Signore:
«Al tempo della benevolenza ti ho risposto,
nel giorno della salvezza ti ho aiutato.
Ti ho formato e ti ho stabilito
come alleanza del popolo,
per far risorgere la terra,
per farti rioccupare l’eredità devastata,
per dire ai prigionieri: “Uscite”,
e a quelli che sono nelle tenebre: “Venite fuori”.
Essi pascoleranno lungo tutte le strade,
e su ogni altura troveranno pascoli.
Non avranno né fame né sete
e non li colpirà né l’arsura né il sole,
perché colui che ha misericordia di loro li guiderà,
li condurrà alle sorgenti d’acqua.
Io trasformerò i miei monti in strade
e le mie vie saranno elevate.
Ecco, questi vengono da lontano,
ed ecco, quelli vengono da settentrione e da occidente
e altri dalla regione di Sinìm».
Giubilate, o cieli,
rallégrati, o terra,
gridate di gioia, o monti,
perché il Signore consola il suo popolo
e ha misericordia dei suoi poveri.
Sion ha detto: «Il Signore mi ha abbandonato,
il Signore mi ha dimenticato».
Si dimentica forse una donna del suo bambino,
così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere?
Anche se costoro si dimenticassero,
io invece non ti dimenticherò mai.
1. «Al tempo della misericordia io ti ho ascoltato, nel giorno della salvezza ti ho aiutato. DIO USA SEMPRE LA MISERICORDIA, QUANDO PECCHIAMO. Guai se Dio non usasse la misericordia, non si salverebbe nessuno. DIO ASCOLTA LA NOSTRA PREGHIERA E NEL PERICOLO VIENE IN NOSTRO AIUTO.

2. DIO HA PIETÀ DEL PECCATORE: trepida per questo figlio, ha pietà di lui nel vederlo senza grazia, nel vedere che consuma la vita. Dio non solo ha pietà del peccatore, ma LO CONSOLA. LE AZIONI DELLA MISERICORDIA SONO QUATTRO: DIO ASCOLTA, AIUTA, HA PIETÀ E CONSOLA.

3. Ecco le azioni di Dio per salvarci: IO TI GUIDERÒ, TI CONDURRÒ, IO TI TRASFORMERÒ, IO TI PORTERÒ IN ALTO, IO NON TI DIMENTICHERÒ GIAMMAI. La salvezza che viene da Dio è per vincere le battaglie contro il peccato. Non siamo soli in questa battaglia, confida in Dio…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 5,17-30
In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch'io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l'ora - ed è questa - in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l'avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell'uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
Da me, io non posso far nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato».

 

Gesù è imperdonabile perché chiama Dio suo Padre. La fede è imparare la medesima parola.
Gesù fa quello che Dio fa. E che cosa fa il Padre? Non soltanto guarisce, ma “risuscita i morti” che vuol dire “dà la vita”. Qui si parla di una risurrezione “spirituale”, cioè vera, che mette in unione a Dio. I morti sono coloro che, non ascoltando la parola di Gesù (non credendo in lui) cadono sotto il giudizio di Dio, e così rimangono nei sepolcri. E Tu sei ancora nel sepolcro?
I guariti sono coloro che, ascoltando la voce del Figlio, non cadono sotto il giudizio di Dio, e così sono “passati da morte a vita”. La “risurrezione di vita” è la vita guarita, nuova dei credenti in Gesù. Tutto questo si realizza “ora”, ma solo come “segno”. La risurrezione piena si avrà nell’ultimo giorno (eskaton).

 

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02.04 SAN FRANCESCO DA PAOLA

Paola, Cosenza, 27 marzo 1416 - Plessis-les-Tours, Francia, 2 aprile 1507

 

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