giovedì 29 febbraio 2024

29.02 SANT' AUGUSTO CHAPDELAINE

Nella città di Xilinxian nella provincia del Guangxi in Cina, sant’Agostino Chapdelaine, sacerdote della Società per le Missioni Estere di Parigi e martire, che, arrestato dai soldati insieme a molti neofiti per avere per primo seminato la fede cristiana in questa regione, colpito da trecento frustate e costretto in una piccola gabbia, morì infine decapitato.

 

📲 I MIEI SOCIAL:


È SEMPRE POSSIBILE RICOMINCIARE…

È SEMPRE POSSIBILE RICOMINCIARE…

Ascoltando il Vangelo di domenica prossima, vien voglia di compiacersi e felicitarsi con Cristo per il gesto che sta facendo. Finalmente, finalmente Gesù ci insegna a fare piazza pulita di tutte le storture e deformazioni che si fanno in nome della fede e della carità. Magari riferendosi a tariffe per servizi religiosi, matrimoni, funerali, celebrazione di Messe, vendita di medaglie, candele e roba varia. “Dio non ha nulla a che vedere con i soldi”, ha detto Papa Francesco denunciando la deriva affaristica della Chiesa. Ma se ci fermassimo solo a questo avremmo una visione riduttiva e strumentale del gesto di Gesù. C’è anche e soprattutto il mercanteggiare e il negoziare con il Signore. E questo riguarda tutti e ognuno di noi. 
Accade che andiamo in Chiesa per sentirsi a posto con la coscienza, ascoltiamo la Messa perché c’è un preciso comandamento: questo non è altro che mercanteggiare con Dio. È come dire: “Io ho fatto la mia parte, sono a posto, esco da Messa e torno a fare quello che sempre faccio nel bene e nel male”. Non va bene! Bisogna cambiare mentalità, bisogna convertirsi. Dio non accetta il culto di chi non vuole cambiare, di chi non si impegna, di chi calpesta la giustizia, calunnia il prossimo e inganna i propri simili. Andiamo in Chiesa per prendere coscienza delle nostre responsabilità. La Parola di Dio deve toccare il nostro cuore e il nostro agire.
Una religiosità autentica consiste nel modificare la condotta, e non nel moltiplicare le invocazioni e aumentare le offerte. L'alternativa al Tempio "covo di briganti" è la “Chiesa aperta”, non certo a persone perfette, ma a persone che desiderano vivere nella fedeltà, nella coerenza e nella semplicità, e che non ricercano un Dio "complice" disposto a chiudere gli occhi su certe faccende, ma uno che guida, orienta su una strada di rettitudine e di giustizia.
La Quaresima è un invito alla purificazione ma non al perfezionismo. Dio sa bene cosa c’è nel cuore di ognuno di noi, e conosce di prima mano i grovigli che noi uomini e donne di ogni tempo siamo in grado di creare con le nostre fragilità e incoerenze, e con la tanta rumorosa confusione. 
E Gesù ci incoraggia a credere che è sempre possibile ricominciare, nonostante e attraverso le tante mercanzie buone e meno buone che ognuno di noi si ritrova nel cuore. Il Maestro che ci insegna il rifiuto radicale all’egoismo e al disordine, allo stesso tempo ci promette che «in tre giorni farà risorgere» tutto il bene che c’è nel nostro cuore che, anche se a volte è un mercato, resta sempre la «casa del Padre mio». 

 

📲 I MIEI SOCIAL:

mercoledì 28 febbraio 2024

28.02.2024 - Ger 18,18-20 - Mt 20,17-28 - Lo condanneranno a morte.

Dal libro del profeta Geremìa - Ger 18,18-20

[I nemici del profeta] dissero: «Venite e tramiamo insidie contro Geremìa, perché la legge non verrà meno ai sacerdoti né il consiglio ai saggi né la parola ai profeti. Venite, ostacoliamolo quando parla, non badiamo a tutte le sue parole».
Prestami ascolto, Signore,
e odi la voce di chi è in lite con me.
Si rende forse male per bene?
Hanno scavato per me una fossa.
Ricòrdati quando mi presentavo a te,
per parlare in loro favore,
per stornare da loro la tua ira.
1. In Geremia possiamo vedere la figura del profeta che viene perseguitato dai nemici, che riceve il "male" per il "bene" che compie. I nemici non solo RIFIUTANO LA SUA PREDICAZIONE MA ADDIRITTURA LA GIUDICANO SUPERFLUA perché essi PRETENDONO DI CONOSCERE già quale sia la volontà di Dio a motivo della loro pratica cultuale e per l'incarico di interpreti della Legge. 

2. Il profeta GEREMIA SA BENE CHE NON È STATO LUI A SCEGLIERE DI ESSERE PROFETA. Geremia comprende che NON PUÒ CEDERE AI NEMICI che non cessano di tendergli insidie. 

3. Per questo si rivolge al Signore e, con la familiarità del credente, gli ricorda il tempo in cui intercedeva per quanti ora gli sono nemici. GEREMIA CHIEDE L’AIUTO DI DIO DAVANTI ALLA FATICA DELLA SUA VOCAZIONE. Chiediamo anche noi la forza al Signore, per continuare a comunicare il suo amore e il suo perdono…

------------------------------------------------------

+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 20,17-28
In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».
Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di' che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno».
Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Tiriamo sempre da un’altra parte: per i nostri figli, come la madre di Giovanni e Giacomo, o per noi stessi. Anche quando affermiamo di voler seguire Gesù, rischiamo di aver in mente un’altra cosa: il nostro comodo, un vantaggio per noi o per le persone che amiamo. Ma questo non è ancora il bene vero che il cuore attende. A poco a poco ci viene donato di guardare e seguire Gesù senza pretese, andando per la via che Egli ci mostra. Se dovremo bere qualche calice amaro, sarà ancora per un di più di amore e di pace. Domandiamo di amare e servire – in famiglia o nel lavoro, nella Chiesa o nella società – con cuore libero e grato.
Il criterio della grandezza e del primato secondo Dio non è il dominio, ma il servizio, e il servire è l’unica maniera che un cristiano conosce per regnare, perché solo chi sceglie di servire mostra di essere davvero libero.

------------------------------------

La logica di Gesù è il rovesciamento di quella umana: servizio anziché potere. Noi invece chiediamo potere e siamo pronti a scavalcare i fratelli per averlo. Cos'è che ci attira nel potere?

------------------------------------

 

📲 I MIEI SOCIAL:

martedì 27 febbraio 2024

EROISMO SILENZIOSO…

EROISMO SILENZIOSO…
La storia di Fidélio è un racconto toccante di sacrificio e fedeltà al servizio della Patria, con risvolti tragici e un finale che evoca un profondo senso di devozione religiosa. Nonostante la sua morte avvenuta undici anni fa, la memoria di questo soldato sconosciuto merita di essere onorata e ricordata.
Fidélio, il Sergente Maggiore, ha dimostrato un coraggio straordinario nel decidere di arruolarsi nuovamente nell'esercito francese per partecipare all'operazione di liberazione di Denis Allex. Operazione avvenuta senza successo a Bulo Marer, nel Basso Scebeli, in Somalia, per salvare l'ostaggio francese Denis Allex dall'organizzazione militante islamica al -Shabaab. In risposta a questa operazione, Allex fu giustiziato e nello scontro a fuoco rimasero uccisi due commando francesi, 17 militanti islamici e almeno otto civili.
Denis Allex ha potuto sapere prima di morire di non essere stato abbandonato dalla famiglia: "Li sentiva arrivare, sapeva che erano lì per lui". Verso le 5 del mattino, il Presidente Francese François Hollande fu informato del fallimento. Confiderà ai giornalisti: “Questa operazione doveva essere decisa? SÌ. Me ne sono assunto la responsabilità. La famiglia di Allex, quelli dei due uccisi per andarlo a prendere, il reggimento, mi hanno detto tutti: "Era nostro dovere andarlo a prendere". Erano passati tre anni e mezzo, dovevamo andare».
La morte di Fidélio ha segnato un momento cruciale per la Francia. Un uomo che ha sacrificato la propria vita per un compagno d'armi e che indossava con fierezza la sua croce cristiana, nonostante le beffe dei terroristi. Ricorda il passo del Vangelo: «Non c'è amore più grande che dare la vita per coloro che ami». (Gv 15,13 )
La sua storia dimostra l'importanza della dedizione al dovere e della lealtà verso i compagni, valori che vanno oltre il proprio benessere personale. La sua morte atroce, mostrata al mondo intero dagli Shebab, evidenzia il suo coraggio e la sua volontà di portare la sua croce in missione.
Nonostante le circostanze tragiche e il silenzio ufficiale che ha circondato la sua morte, Fidélio incarna il significato profondo del sacrificio, simboleggiato dalla croce cristiana che ha indossato. La sua fedeltà al servizio, al compagno d'armi e al suo Dio crocifisso è un esempio di coraggio e devozione che meritano di essere riconosciuti e rispettati.
La storia di Fidélio ci invita a riflettere sull'eroismo silenzioso di molti individui che sacrificano le proprie vite per il bene degli altri. Il suo nome e il suo sacrificio dovrebbero essere commemorati come un simbolo di dedizione, coraggio e fedeltà alla Patria.

 

📲 I MIEI SOCIAL:


domenica 25 febbraio 2024

Gen 22,1-2.9.10-13.15-18 - Rm 8,31-34 - Mc 9,2-10- II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)

II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)

Domenica 25 Febbraio 2024
Dal libro della Gènesi - Gen 22,1-2.9.10-13.15-18
 
In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».

1. DIO NON VUOLE LA MORTE, NON VUOLE SACRIFICI UMANI, non vuole quel tipo di culto cruento, sanguinario, violento. Purtroppo in tutte le culture GLI UOMINI HANNO ATTRIBUITO A DIO UNA MENTALITÀ VIOLENTA e lo presentano come vendicatore che punisce, che uccide, E GLI UOMINI A NOME DI DIO SI FANNO PROMOTORI DI MORTE, DI VENDETTA DI UCCISIONE. Che errore!

2. ABRAMO PENSA DI OFFRIRE IL FIGLIO A DIO COME UN ATTO RELIGIOSO ALTISSIMO, di sofferenza, sacrificando ciò che più gli sta a cuore: il figlio. Ma nel momento in cui Abramo alza la mano con il coltello per uccidere il FIGLIO, il Signore dall'alto LO BLOCCA e gli dice: "NON È QUESTO CHE VOGLIO! VEDO CHE TU TI FIDI DI ME MA NON VOGLIO LA MORTE MA LA VITA!" 

3. IO TI HO DATO QUESTO FIGLIO PER LA VITA perché tu abbia una discendenza numerosa come le stelle del cielo.  DIO BANDISCE OGNI SACRIFICIO UMANO, OGNI VIOLENZA RELIGIOSA: non è la morte, non è l'uccisione, non è la violenza del sacrificio che risolve il problema del peccato.

--------------------------------------------------

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 8,31-34
 
Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?
Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!

1. San Paolo dice che Dio Padre non ha risparmiato il proprio figlio ma LO HA CONSEGNATO PER TUTTI NOI. Dio ha fermato la mano di Abramo ma ha lasciato che il figlio Gesù andasse fino in fondo nell'offerta totale della propria vita. Perché?

2. Perché? Perché QUELLA È L'UNICA MORTE CHE REDIME CHE SALVA ma NON è voluta da Dio, sono gli uomini, alcuni uomini malvagi che hanno voluto la morte di Gesù e Gesù l'ha affrontata. Si è consegnato per la nostra salvezza. Chi ci condannerà?

3. Gesù non voleva la morte, Dio non vuole la morte ma Gesù voleva ESSERE FEDELE, VOLEVA DIMOSTRARE UN AMORE GRANDE CAPACE DI DARE TUTTO COMPRESA LA VITA PER AMORE DEGLI UOMINI. Ora Gesù è nella gloria e intercede per noi. Quindi non possiamo temere nessuna condanna.

-------------------------------------------

✠ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 9,2-10

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

 

1. “Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli”. Gesù ci porta a contemplare un panorama bellissimo: l'uomo trasfigurato. QUANTE VOLTE NELLA NOSTRA VITA GESÙ CI HA CHIAMATI, INVITATI A SALIRE SULLA MONTAGNA? Ci chiama ogni volta che preghiamo insieme, ogni volta che nella fatica ci affidiamo a Lui, ogni volta che amiamo i "piccoli", Lui si Trasfigura e ci dona la sua Luce. RISPONDIAMO ALLA SUA CHIAMATA..

2. “QUESTI È IL FIGLIO MIO, L’AMATO, ASCOLTATELO!” No, non è possibile restare sul monte, anche se è forte la tentazione di chiudersi nella tenda. SCENDIAMO CON GESÙ e proviamo a testimoniare la luce (l'amore di Dio che è dono totale di sè) nei luoghi che frequentiamo quotidianamente, proviamo a perdonare, proviamo ad amare come Gesù. PROVIAMO...

3. Se ti lascerai guidare in questo modo, avrai la grazia di vivere tante altre trasfigurazioni, tanti momenti in cui GESÙ TI SI RIVELERÀ IN TUTTO IL SUO LUMINOSO AMORE. E avrai una gioia nuova, un nuovo significato per la vita. E lo vorrai trasmette agli altri. È QUELLO CHE VOGLIO FARE ANCH’IO!
BUONA DOMENICA...

--------------------------------------------------

LA LUCE

La scena della trasfigurazione ci invita a non chiudere mai gli occhi sul dramma umano ma cercare sempre e comunque una luce da spartire insieme, fuori dalle nostre capanne. È così che si possono guardare gli eventi con gli occhi di Dio. La luce è Cristo che ci chiede di seguirlo sulla via della croce e della risurrezione. Vivere nella luce di Cristo significa ardere e risplendere per gli altri…

--------------------------------------------------

OMELIA - II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)

giovedì 22 febbraio 2024

VOGLIA DI TRASFIGURAZIONE…

VOGLIA DI TRASFIGURAZIONE…

Camminando con Gesù saliamo sul monte della trasfigurazione. Salire sul monte è un liberarsi dal peso della vita quotidiana, è un respirare nell’aria pura. Il monte offre il panorama dell’ampiezza della creazione e della sua bellezza. Il monte ci dà elevatezza interiore e ci permette di intuire il Creatore. La storia sacra aggiunge a queste considerazioni l’esperienza del Dio che parla. Mosè ed Elia avevano potuto ricevere la rivelazione di Dio sul monte; ora sul monte Tabor sono a colloquio con Colui che è la rivelazione di Dio in persona.
Il Vangelo di questa domenica ci presenta il fatto della Trasfigurazione di Cristo. È un evento che ha segnato la vita non solo di Gesù, ma anche di Pietro, Giacomo e Giovanni, e deve segnare la nostra esistenza. Il contesto è di preghiera, sul monte Tabor. Si tratta di un momento molto particolare e privilegiato. È rivelazione della divinità di Gesù. È un momento di luce che Gesù ha voluto per preparare i suoi discepoli alla passione e, quindi anche noi perché arriviamo preparati al Venerdì santo. Anche noi dobbiamo entrare nel mistero della Trasfigurazione, farlo nostro. Non dobbiamo solo contemplare Cristo radioso, ma diventare ciò che contempliamo.
Il primo modo di partecipare al dono soprannaturale della Trasfigurazione è dare spazio alla preghiera e all’ascolto della Parola di Dio, è fissare il nostro sguardo sull’Ostia consacrata. Inoltre, soprattutto in questo tempo di Quaresima, è rispondere all’invito divino della penitenza con qualche atto volontario di mortificazione, al di fuori delle rinunce imposte dal peso della vita quotidiana.
Un altro modo di vivere il mistero della Trasfigurazione è quello di immaginarci la scena, come il Vangelo ce la descrive, e immedesimarsi in uno dei tre apostoli che hanno accompagnato Gesù sul monte Tabor: “E fu trasfigurato davanti a loro (i tre apostoli: Pietro, Giacomo e Giovanni): il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce” (Mt 17,1-2). Pietro, Giacomo e Giovanni (e noi con loro), contemplando la divinità del Signore, sono preparati ad affrontare lo scandalo della croce, come è cantato in un antico inno: “Sul monte ti sei trasfigurato e i tuoi discepoli, per quanto ne erano capaci, hanno contemplato la tua gloria, affinché, vedendoti crocifisso, comprendessero che la tua passione era volontaria e annunciassero al mondo che tu sei veramente lo splendore del Padre”.
 
Il Vangelo prosegue narrando che, accanto a Gesù trasfigurato, “apparvero Mosè ed Elia che conversavano con lui” (Mt 17,3). Pietro, estasiato, esclamò: “Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia” (Mt 17,4). È facile dire con Pietro: “Signore, è bello per noi essere qui!”. Più difficile è arrivare a dire come lo scrittore cattolico britannico Chesterton, accanto ad un amico morente, contemplando il suo viso pallido della morte: “Era bello per me essere lì!”. 
Ricordo un episodio raccontato da P. Alex Zanotelli capitato nella baraccopoli di Korogocho a Nairobi. Quando chiese ad una giovane donna, che stava morendo di AIDS, chi fosse Dio per lei, dopo qualche momento di silenzio gli rispose: “Dio sono io!”. 
È questa la meta e la missione del cristiano: riconoscere e testimoniare la Bellezza di Dio nelle realtà, anche drammatiche, della vita.

 

📲 I MIEI SOCIAL:

martedì 20 febbraio 2024

TRASFORMARE UNA SITUAZIONE DI MALE IN UNA OCCASIONE ...

TRASFORMARE UNA SITUAZIONE DI MALE IN UNA OCCASIONE ...

Il missionario tedesco Hans-Joachim Lohre è stato rapito il 22 novembre 2022 a Bamako, in Mali, da jihadisti associati al Gruppo di sostegno all'Islam collegato ad al-Qaeda. Dopo 370 giorni di prigionia, è stato rilasciato nel novembre 2023. Il giorno del rapimento, mentre si preparava a celebrare la messa, è stato catturato da un gruppo armato. Durante la prigionia, padre Lohre è stato spogliato di tutti i suoi averi, compresi paramenti, materiale liturgico, la Bibbia e il rosario. Nonostante ciò, ha mantenuto la fede, affermando che, sebbene abbiano bruciato tutto, non possono toglierti la fede.

Il missionario ha vissuto la prigionia come un "tempo sabbatico": niente riunioni, niente lavoro, niente conferenze da organizzare, niente stress… e tanto tempo per pregare”, racconta con umorismo. Si è focalizzato sulla preghiera e sulla contemplazione. Pur consapevole che i sacerdoti in ostaggio spesso rimangono prigionieri per diversi anni, padre Lohre ha considerato il suo rilascio dopo un anno come un "miracolo". Si è affidato a Dio, prendendo ispirazione dalle parole della Genesi, dalla storia di Giuseppe.

Durante la prigionia, padre Lohre è stato informato che era stato rapito a causa della presenza di soldati tedeschi che aiutavano l'esercito maliano a Garo. Ha trascorso il tempo in diversi campi nel Sahel, in incontri con jihadisti "molto religiosi" che hanno cercato di convertirlo. Nonostante le divergenze di fede, ha ammirato la loro sincerità e difeso la sua fede senza compromessi.

Durante la prigionia, ha avuto accesso a cibo sufficiente, una radio per ascoltare la messa di Papa Francesco a Natale e altri eventi cattolici. La sua gioia più grande è stata quando ha sentito che musulmani e cristiani pregavano insieme per la sua liberazione. «Non mi sono mai sentito più missionario come in quel momento», confida emozionato. Padre Lohre ha trascorso le sue giornate in preghiera, celebrando una messa di oltre due ore ogni giorno, recitando il rosario a mezzogiorno e dedicando due ore alla meditazione contemplativa nel pomeriggio. Alla fine di dicembre, è stato affidato ai Tuareg e successivamente portato in una regione montuosa, dove ha trascorso il tempo dedicandosi completamente alla preghiera.

Il suo rilascio è avvenuto il 26 novembre 2023, e ora, in attesa di una nuova missione, padre Lohre si dice grato di aver potuto rivedere la madre e ringrazia coloro che lo hanno sostenuto con le loro preghiere. Nonostante la tristezza di non poter tornare in Mali, è pronto per un nuovo impegno missionario.

 

📲 I MIEI SOCIAL:

domenica 18 febbraio 2024

Gen 9,8-15 - 1Pt 3,18-22 - Mc 1,12-15 - I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)

I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)

Domenica 18 Febbraio 2024
Dal libro della Gènesi - Gen 9,8-15

Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e animali selvatici, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca, con tutti gli animali della terra. Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, né il diluvio devasterà più la terra».
Dio disse:
«Questo è il segno dell’alleanza,
che io pongo tra me e voi
e ogni essere vivente che è con voi,
per tutte le generazioni future.
Pongo il mio arco sulle nubi,
perché sia il segno dell’alleanza
tra me e la terra.
Quando ammasserò le nubi sulla terra
e apparirà l’arco sulle nubi,
ricorderò la mia alleanza
che è tra me e voi
e ogni essere che vive in ogni carne,
e non ci saranno più le acque per il diluvio,
per distruggere ogni carne».

1. Il libro della Genesi ci propone L'ALLEANZA CHE DIO HA FATTO CON NOÈ FINITO IL DILUVIO. Il Signore promette a Noè: “MAI PIÙ LA DISTRUZIONE” È un IMPEGNO UNILATERALE, cioè Dio solo prende su di sé l'impegno e come gesto simbolico evoca l'arco posto sulle nubi. “Eterna è la sua misericordia” …

2. L'arcobaleno è inteso come strumento militare, l'arco con cui Dio lancia frecce contro l'umanità. QUESTO ARCO VIENE RIPOSTO SOPRA LE NUBI. L’arco dell’arcobaleno è in una posizione tale che sembra tiri verso Dio, rivolge l'arma contro di sé. Dio promette di non fare guerra all'uomo NONOSTANTE l'uomo sia peccatore di non distruggerlo, SEMMAI PRENDE SU DI SÉ LE CONSEGUENZE DEL PECCATO UMANO. 

3. L’Alleanza: “IO – CON VOI – CON OGNI ESSERE VIVENTE – TRA ME E VOI E OGNI ESSERE VIVENTE – TRA ME E LA TERRA”. Come in un segno di croce, l’alleanza va in verticale (tra Cielo e terra) e in orizzontale coinvolgendo TUTTA la creazione E IN PARTICOLARE L’UOMO DOTATO DI LIBERTÀ E CHIAMATO A PRENDERSENE CURA E A SENTIRSENE RESPONSABILE. È un manto di benevolenza con cui Dio copre e protegge l’intero universo…

---------------------------------------------

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo - 1Pt 3,18-22
 
Carissimi, Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito. E nello spirito andò a portare l’annuncio anche alle anime prigioniere, che un tempo avevano rifiutato di credere, quando Dio, nella sua magnanimità, pazientava nei giorni di Noè, mentre si fabbricava l’arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate per mezzo dell’acqua.
Quest’acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi; non porta via la sporcizia del corpo, ma è invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza, in virtù della risurrezione di Gesù Cristo. Egli è alla destra di Dio, dopo essere salito al cielo e aver ottenuto la sovranità sugli angeli, i Principati e le Potenze.

1. Pietro vuole rivolgere ai CRISTIANI PERSEGUITATI un’esortazione che sia loro di consolazione. I cristiani ricordino che ATTRAVERSO LA PERSECUZIONE E LA MORTE È PASSATO PRIMA CRISTO e proprio attraverso di esse ci ha ricondotto a Dio.

2. Il Cristiano IN VIRTÙ DEL BATTESIMO PARTECIPA AL TRIONFO, ALLA VITTORIA DEL CRISTO RISORTO. Il battesimo È UN PASSAGGIO attraverso le acque che non porta all’annegamento, MA ALLA VITA AUTENTICA. Siamo tirati fuori, siamo rinati… Il battesimo è partecipare alla sua morte e risurrezione…

3. Cristo non ci ha lasciato solo un esempio da imitare, CI HA REDENTI, HA APERTO PER NOI UNA VIA NUOVA E SICURA CHE CI CONDUCE A DIO: questa è la consolazione per i cristiani di ogni tempo. SEGUIAMO LA VIA DEL SIGNORE…

------------------------------------------------------

✠ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 1,12-15

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

 

1. “Nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana” Gesù ha vissuto l’esperienza delle tentazioni, esperienza voluta fortemente dallo Spirito che “lo sospinse”. Per condividere la nostra umanità DOVEVA affrontare questa prova e superarla, PER ESSERE CON NOI ANCHE NELLE NOSTRE TENTAZIONI E DARCI LA FORZA DI VINCERLE. CI POSSIAMO FIDARE..

2. Ma QUALI SONO LE NOSTRE TENTAZIONI OGGI? La Tentazione nel credere che la vita di oggi abbia poco senso (e la butto via in cose futili), oppure l'essere troppo concentrarti su di sé (da non vedere il prossimo), oppure pensare che NON è più tempo di conversione (ormai sono fatto così, non si cambia più, ho il mio carattere, le mie abitudini), la tentazione di NON prendere sul serio le parole di Gesù: “Convertitevi e credete nel Vangelo”.

3. Quaresima E' tempo di PROVA (lotta contro il MALE) e di CONVERSIONE (ritorno a Dio), nel concreto quotidiano con fede e coraggio. Cerchiamo in questa settimana di ELIMINARE “una cattiva abitudine” e INTRODUCIAMO una nuova “buona abitudine”. A voi la scelta!
BUONA DOMENICA...

---------------------------------------------------

ANIMA

«Tutti vorrebbero guarire dai mali del corpo, ma non possono. Tutti potrebbero guarire dai mali dell’anima, ma non vogliono». La Quaresima ci offre un tempo favorevole per fare bella, nuova, anche l’anima. Accogliamo, quindi, l’invito di Gesù: «Convertitevi, e credete nel Vangelo». Pensiamo più spesso all’anima, perché «ogni anima che si eleva, eleva il mondo».

---------------------------------------------------

 OMELIA - I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)

venerdì 16 febbraio 2024

C’È CHI DICE “SI”, C’È CHI DICE “NO” … LE TENTAZIONI…

C’È CHI DICE “SI”, C’È CHI DICE “NO” … 

LE TENTAZIONI…

Nella debolezza delle tentazioni, che tutti prima e poi abbiamo non si deve commettere l’ingenuità di impelagarsi nel dialogo: occorre, invece, avere il coraggio della preghiera e chiedere perdono per rialzarci e andare avanti, con la certezza che la grazia ci aiuta a non nasconderci dal Signore. 
«Sia all’inizio della creazione, come all’inizio della ri-creazione, come primo evento c’è la tentazione»: «Adamo ed Eva erano nel paradiso terrestre con tutti i doni che Dio aveva dato, con il compito di fare, di custodire, di portare avanti il creato, e con l’amore. Con queste tre cose erano lì per fare la loro vita e proprio all’inizio viene la tentazione». Allo stesso modo, «la tentazione viene», sempre «all’inizio», quando «Gesù lascia Nazaret, si fa battezzare, va nel deserto a pregare per incominciare il compito che Dio gli aveva dato». Perciò «sia nella creazione sia nella ri-creazione c’è la tentazione».
Il testo biblico ci dice che «“il serpente era il più astuto”: il diavolo si fa vedere in forma di serpente attraente e con la sua astuzia cerca di ingannare: lui è specialista in questo, è il “padre della menzogna”, lo chiama così Gesù». Il diavolo «è un bugiardo, sa come ingannare, sa come truffare la gente». E così «il serpente circuì con la sua astuzia Eva: la fa sentire bene, le fa — per così dire — bere un po’ d’acqua sciropposa». Tanto che Eva «si sente bene, si fida, incomincia il dialogo e, passo dopo passo, la porta dove lui vuole».
Il diavolo prova a fare «lo stesso con Gesù nel deserto. Gli fa tre proposte, ma questo dialogo con Gesù finisce male per il diavolo: “Vattene, Satana!”». Invece «il dialogo con Eva non finisce bene per Eva: vince Satana».
«Quando il diavolo circuisce una persona lo fa con il dialogo, cerca di dialogare». È proprio quello che tenta di fare anche «con Gesù: “Tu hai fame, c’è una pietra, tu sei Dio, fa’ che questa sia pane! Tu sei venuto qui a salvarci tutti, una vita di fatica, di lavoro, ma vieni con me, andiamo al tempio e buttati senza paracadute: farai un bello spettacolo e tutta la gente crederà in te è tutto finito in una mezzoretta!”». Ma «Gesù non lo fa». E così alla fine il diavolo «fa vedere la vera faccia: “Vieni, vieni!”». E «gli fa vedere tutto il mondo e gli propone l’idolatria: “Adorami, io ti darò tutto questo!”».
Poniamo il nostro sguardo su Gesù che viene tentato: Gesù non dialoga con il diavolo, piuttosto «sente il diavolo e dà una risposta, ma che non è sua: prende la risposta dalla parola di Dio». E infatti «le tre risposte di Gesù al diavolo sono prese dalla Bibbia, dall’Antico testamento, dalla parola di Dio, perché col diavolo non si può dialogare».

Con Eva, invece, la tentazione del diavolo è andata in un altro modo. Era «ingenua» e all’inizio la situazione le «sembrava buona». Pensava «che si sarebbe trasformata in una dea, è il peccato di idolatria»: per questo «è andata avanti» con il dialogo. Ma è finita male, ci dice la Genesi: «Lei e il marito nudi, senza niente». La questione è che «il diavolo è un mal pagatore, non paga bene: è un truffatore, ti promette tutto e ti lascia nudo». Certo, anche «Gesù è finito nudo, ma sulla croce, per obbedienza al Padre: un’altra strada».
Dunque «il serpente, il diavolo è astuto: non si può dialogare col diavolo». Oltretutto «tutti noi sappiamo cosa sono le tentazioni, tutti sappiamo perché tutti ne abbiamo: tante tentazioni di vanità, di superbia, di cupidigia, di avarizia, tante!». Ma tutte «incominciano» quando ci diciamo: «ma, si può, si può...».
Proprio come avviene per Eva che si sente rassicurare dal serpente: «Ma no, non è vero che ti farà male questo frutto, mangialo, è buono, è poca cosa, nessuno se ne accorge, fai, fai!». E così, «a poco a poco, a poco a poco, si cade nel peccato, si cade nella tentazione».
«La Chiesa con la prima domenica di Quaresima ci insegna a non essere ingenui, per non dire sciocchi, ad avere gli occhi aperti e a chiedere aiuto al Signore perché da soli non possiamo». Evitiamo di fare l’esperienza di Adamo ed Eva che dovettero nascondersi dal Signore. Perché «la tentazione ti porta a nasconderti dal Signore e tu te ne vai con la tua colpa, col tuo peccato, con la tua tentazione, lontano dal Signore». A quel punto «ci vuole la grazia di Gesù per tornare e chiedere perdono, come ha fatto il figliol prodigo». Ecco perché «nella tentazione non si dialoga, si prega: “Aiuto, Signore, sono debole, non voglio nascondermi da te”».
Il Signore ci dia la grazia e ci accompagni in questo cammino e, se siamo ingannati per la nostra debolezza, nella tentazione ci dia il coraggio di alzarci e di andare avanti: per questo è venuto Gesù, per questo!.

 

📲 I MIEI SOCIAL:

martedì 13 febbraio 2024

13.02.2024 - Giac 1,12-18 - Mc 8,14-21 Guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode.

 

Dalla lettera di san Giacomo apostolo - Giac 1,12-18

Beato l’uomo che resiste alla tentazione perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano.
Nessuno, quando è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»; perché Dio non può essere tentato al male ed egli non tenta nessuno. Ciascuno piuttosto è tentato dalle proprie passioni, che lo attraggono e lo seducono; poi le passioni concepiscono e generano il peccato, e il peccato, una volta commesso, produce la morte.
Non ingannatevi, fratelli miei carissimi; ogni buon regalo e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre, creatore della luce: presso di lui non c’è variazione né ombra di cambiamento. Per sua volontà egli ci ha generati per mezzo della parola di verità, per essere una primizia delle sue creature.
1. LA TENTAZIONE NON VIENE DA DIO, perché Dio non ha nulla a che fare con il male, ma essa NASCE DALLE NOSTRE PASSIONI che concepiscono e generano il peccato, la RICERCA DEL BENE LONTANO DA DIO, l’affetto per ciò che ci separa da Dio e che noi riconosciamo come un bene per noi.

2. Allo stesso tempo NON SCORAGGIAMOCI PER LA NOSTRA FALLIBILE UMANITÀ, perché il Padre non pretende che riusciamo da soli a vincere la tentazione, altrimenti non ci avrebbe lasciato il suo Spirito. Il Creatore della luce illumina la nostra battaglia contro la tentazione. SCEGLIAMO QUOTIDIANAMENTE DI AFFIDARCI A LUI: Padre nostro, non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.

3. Attraverso LA FEDE nella Parola del Vangelo, noi SIAMO STATI GENERATI DALLO SPIRITO SANTO COME NUOVE CREATURE, è nato in noi l’uomo nuovo, tutto ad immagine di Cristo Gesù. SIAMO LE PRIMIZIE DELLE SUE CREATURE. Siamo resi partecipi della divina natura, della sua santità, della sua verità, del suo amore.

------------------------------------------------------

+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 8,14-21
In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.
Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».

 

Oggi contempliamo Gesù ancora dispiaciuto per l’incidente con quelli che, in malafede e per tentarlo, gli avevano chiesto un segno. Avverte i suoi discepoli per non correre il grave pericolo di lasciarsi prendere il cuore dallo stesso atteggiamento. Parla del "lievito dei farisei e di Erode", cioè il desiderio religioso di possedere Dio e il desiderio umano di avere il potere.
I discepoli invece, sono preoccupati dal fatto che non hanno sufficienti provviste per affrontare la traversata del mare di Galilea. Sono come accecati, al punto di non rendersi conto che Gesù è con loro. 
E Gesù li sollecita a ricordare quello che Dio ha fatto per loro. “Non vi ricordate?”, Li rimprovera per fargli capire che, con Gesù al loro fianco, non hanno nulla da temere. Se Gesù è nella loro vita, non ci sono preoccupazioni che tengano.

------------------------------

L'organo della vista è il cuore, quel cuore che spesso si indurisce e impedisce di vedere. Gesù vuole sciogliere questo cuore e ci mette in crisi con le sue domande. Chiediamoci: cosa indurisce il cuore?

------------------------------


📲 I MIEI SOCIAL:

QUARESIMA? “SI” E TI DICO IL PERCHÉ…

QUARESIMA? “SI” E TI DICO IL PERCHÉ…

La Chiesa ci ricorda che col mercoledì delle ceneri inizia un “tempo favorevole” per la nostra vita spirituale. Un tempo in cui, attraverso il digiuno, la preghiera e le opere di carità, ci possiamo preparare a celebrare «completamente rinnovati la Pasqua di Cristo».
È un tempo di grazia! Ma è ancora possibile, con la Tv satellitare e digitale, con il computer, con internet, con i miliardi di Sms, parlare e riproporre ancora la Quaresima?
Con forza polemica Voltaire gridava ai preti: «A chi predicate la Quaresima? Ai ricchi? Ma non la fanno mai! Ai poveri? Ma la fanno tutto l’anno!». Molti non amano sentir parlare di Quaresima. È una parola che evoca tristezza. «Hai una faccia da Quaresima», si dice da qualche parte! L’Istat fornisce una fotografia sconfortante dell’Italia: dieci milioni di famiglie vivono in condizioni di “disagio economico”; quattordici milioni di persone! Tantissime!
Ha ancora senso parlare a queste di digiuno, di penitenza, di mortificazione? Ma in questo “tempo favorevole” noi siamo invitati ad orientare la nostra vita verso la Pasqua. Tempo di conversione, di preghiera, di carità operosa, appunto verso chi ha meno. Un itinerario di quaranta giorni che non mortifica, ma spinge a scegliere il “di più”. A scegliere lo stile di vita più austero. A rinunciare alle troppe parole, al rumore, all’uso compulsivo del computer, all’invio di messaggini superflui!
La Quaresima torna per risvegliare le nostre coscienze. Per richiederci un intenso impegno spirituale, per radunare tutte le nostre energie, in vista di un profondo cambiamento del nostro modo di pensare, di parlare, di vivere.
Come dicevano i Padri della Chiesa: chi riesce in questa operazione è più grande di chi fa miracoli e risuscita un morto.

 

📲 I MIEI SOCIAL:

lunedì 12 febbraio 2024

12.02.2024 - Giac 1,1-11 - Mc 8,11-13 Perché questa generazione chiede un segno?

Dalla lettera di san Giacomo apostolo - Giac 1,1-11

Giacomo, servo di Dio e del Signore Gesù Cristo, alle dodici tribù che sono nella diaspora, salute.
Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la vostra fede, messa alla prova, produce pazienza. E la pazienza completi l’opera sua in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla.
Se qualcuno di voi è privo di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti con semplicità e senza condizioni, e gli sarà data. La domandi però con fede, senza esitare, perché chi esita somiglia all’onda del mare, mossa e agitata dal vento. Un uomo così non pensi di ricevere qualcosa dal Signore: è un indeciso, instabile in tutte le sue azioni.
Il fratello di umile condizione sia fiero di essere innalzato, il ricco, invece, di essere abbassato, perché come fiore d’erba passerà. Si leva il sole col suo ardore e fa seccare l’erba e il suo fiore cade, e la bellezza del suo aspetto svanisce. Così anche il ricco nelle sue imprese appassirà.
1. Il destinatario della lettera di Giacomo è un POPOLO DISPERSO, SPARPAGLIATO: non una comunità forte del vivere insieme, a stretto contatto, in una realtà solidale e a misura della propria fede. Giacomo parla a fedeli che CORRONO IL RISCHIO DI SENTIRSI SOLI, ABBANDONATI.

2. CIÒ CHE LI RENDE FRATELLI, OLTRE CHE VICINI, IN QUESTA DISTANZA È LA PREGHIERA - “domandare a Dio con fede” - che presuppone il SENTIRSI FIGLI DI UNO STESSO PADRE, nonché bisognosi. Eppure non se la passavano bene, la persecuzione era dietro l’angolo, e toccava i poveri come i ricchi.

3. LA FEDE ERA MESSA ALLA PROVA. La prima vera prova di fede sta sempre qui, nel CREDERE FERMAMENTE NELLA RESURREZIONE, che il Dio che preghiamo è qui vivo in mezzo a noi, che il Suo Spirito ci unisce al di là di tutte le distanze e ci dona la sapienza dei salvati. LA PROVA allora non è che un dono funzionale a riconoscerci tali, un TRAMPOLINO DI LANCIO PER LA NOSTRA FEDE.

--------------------------------------------------------

+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 8,11-13
In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno».
Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.

 

Ancora oggi diciamo che abbiamo bisogno di segni per vedere e per credere, e mentre domandiamo segni, non sappiamo riconoscere i segni che ci sono messi sotto gli occhi, come i farisei che non seppero riconoscere Gesù attraverso le sue parole e le sue opere.
Gesù avverte l’incomprensione e la chiusura dei farisei, che vanno da lui per metterlo alla prova. Egli non risponde alla loro provocazione, ma sta loro davanti nella verità e immediatezza della sua persona, in parole e azioni. Poi sguscia via e li lascia soli. Non potremo vedere e capire nulla del mistero di Dio se il cuore non si apre a lasciare spazio alla novità di una presenza che sorprende e convince anche solo con un sospiro.

-----------------------------

Le domande che fanno a Gesù sono trappole "per metterlo alla prova". Gesù risponde con altre domande, vere, in profondità, che "svelano i pensieri dei cuori": noi che tipo di domande facciamo?

-----------------------------


📲 I MIEI SOCIAL:

domenica 11 febbraio 2024

Lv 13,1-2.45-46 - 1Cor 10,31-11,1 - Mc 1,40-45 - VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Domenica 11 Febbraio 2024
Dal libro del Levìtico - Lv 13,1-2.45-46
 
Il Signore parlò a Mosè e ad Aronne e disse:
«Se qualcuno ha sulla pelle del corpo un tumore o una pustola o macchia bianca che faccia sospettare una piaga di lebbra, quel tale sarà condotto dal sacerdote Aronne o da qualcuno dei sacerdoti, suoi figli.
Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate e il capo scoperto; velato fino al labbro superiore, andrà gridando: “Impuro! Impuro!”.
Sarà impuro finché durerà in lui il male; è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento».

1. LA LEBBRA NON ERA UNA QUESTIONE SEMPLICEMENTE DI MALATTIA, la lebbra era considerata una punizione di Dio, e il lebbroso ritenuto contagioso veniva emarginato messo fuori dalla società era costretto a vivere da isolato. METTITI NEI SUOI PANNI…

2. Il libro del levitico è il testo che raccoglie le normative sacerdotali a proposito delle questioni di sacralità e di purità. Se uno ha una malattia alla pelle deve essere portato dal sacerdote, SE DIAGNOSTICAVA LEBBRA SCOMUNICAVA IL MALATO, LO MANDAVA FUORI DALLA COMUNITÀ. Qualora il malato guarisse per poter essere ammesso di nuovo dentro la società civile doveva ripresentarsi al sacerdote il quale doveva esaminare la pelle diagnosticare la guarigione e RIAMMETTERLO NELLA COMUNITÀ. 

3. Fra le cose che il lebbroso doveva fare c'era quello di VIVERE IN SOLITUDINE fuori dall'accampamento, VESTIRE CON STRACCI, COPRIRSI LA FACCIA e quando vedeva venire qualcuno verso di lui doveva Gridare: “SONO IMMONDO!”. ANCHE OGGI ESISTONO I LEBBROSI: SONO GLI AMMALATI, GLI ABITANTI DELLE BARACCOPOLI, I COLPITI DALL'ATTUALE PANDEMIA.

----------------------------------------------------

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 10,31-11,1
 
Fratelli, sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio.
Non siate motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di Dio; così come io mi sforzo di piacere a tutti in tutto, senza cercare il mio interesse ma quello di molti, perché giungano alla salvezza.
Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo.

1. La prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi, al capitolo 10 siamo nel blocco dedicato alla questione di coscienza delle carni sacrificate agli idoli…

2. Paolo tira le conclusioni dicendo: qualunque cosa facciate sia che mangiate sia che beviate FATE TUTTO PER LA GLORIA DI DIO. NON siate di scandalo, NON date cattivo esempio, NON fate inciampare le persone, FATE COME ME che cerco di piacere a tutto in tutti senza cercare il mio interesse CERCO L'INTERESSE DEI MOLTI PERCHÉ TUTTI ARRIVINO ALLA SALVEZZA…

3. Per poter accogliere tutti dobbiamo IMPARARE DA PAOLO COME PAOLO HA IMPARATO DA CRISTO ad essere accogliente, a integrare le persone, a non emarginarle, ad accogliere i lontani perché non ci siano più muri PERCHÉ CI SIA VERAMENTE UNA COMUNITÀ CRISTIANA…

 ----------------------------------------------------

✠ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 1,40-45

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.
1. E’ UN LEBBROSO, GESÙ, NON DOVRESTI TOCCARLO: a causa della sua malattia lo hanno buttato fuori dal villaggio e ora va ramingo in luoghi solitari. Perché Gesù non sei prudente? Lo sai bene che questa è una malattia terribile che devasta le membra, che sfigura i corpi rende impuro l'uomo e fa allontanare Dio? CHI SONO I LEBBROSI OGGI?
2. EPPURE, GESÙ, TU NON VUOI GUARIRLO A DISTANZA QUEST’UOMO CHE SI È MESSO IN GINOCCHIO, TU VUOI TOCCARLO. Anche se è pericoloso…. anche se è contagioso… perché è proprio per questo che ti sei fatto uomo, per rivelarci un DIO VICINO: vicino a chi soffre, vicino a chi è prigioniero del male, vicino a chi si sente abbattuto e solo. E NOI SIAMO VICINI ALL'UOMO....
3. Gesù a contatto con le malattie, con i mali più segreti e nascosti, con le realtà multiformi del peccato, offre una LIBERAZIONE INSPERATA, rischiando non solo il contagio, ma la tua stessa incolumità. Gesù ci mostra un DIO che è solo AMORE anche se non lo meritiamo. FA LO STESSO!
BUONA DOMENICA...

-------------------------------------------------------

MISERICORDIA

Gesù guarisce un lebbroso, cacciato lontano dalla società, emarginato, escluso; distrutto nell’anima e nel corpo. Gli ridona la sua dignità di uomo. Dio non rifiuta nessuno! La guarigione del lebbroso è stata interpretata, nella tradizione cristiana, come un segno della liberazione dalla lebbra del peccato. Ognuno di noi è impastato di peccato ma la misericordia di Dio è sempre superiore alla nostra colpa.

-------------------------------------------------------
OMELIA - VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)