sabato 31 maggio 2025

31.05.2025 - Sof 3,14-18 - Lc 1,39-56 - Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili.

Dal libro del profeta Sofonìa - Sof 3,14-18

Rallégrati, figlia di Sion,
grida di gioia, Israele,
esulta e acclama con tutto il cuore,
figlia di Gerusalemme!
Il Signore ha revocato la tua condanna,
ha disperso il tuo nemico.
Re d’Israele è il Signore in mezzo a te,
tu non temerai più alcuna sventura.
In quel giorno si dirà a Gerusalemme:
«Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!
Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te
è un salvatore potente.
Gioirà per te,
ti rinnoverà con il suo amore,
esulterà per te con grida di gioia».
1. Sofonia, profeta del 600 a. C., in un momento in cui profeti, re, sacerdoti sono venuti meno al loro compito, SOFONIA SI RIVOLGE VERSO I POVERI DI CUORE, coloro che NON si affidano alle proprie forze, MA mettono la loro fiducia in Dio. E fanno bene…

2. Il profeta concluse le sue profezie prospettando un futuro all'insegna della gioia. Gerusalemme si scopre perdonata, "Il Signore ha revocato la tua condanna", e può sperimentare la misericordia e la bontà del Signore… SARÀ DIO STESSO A RINNOVARTI CON IL SUO AMORE!

3. Dunque in quei giorni si dirà: "Non temere Sion non lasciarti cadere le braccia. Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un Salvatore potente". DIO ABITA IN SENO AL SUO POPOLO, COMBATTE A FAVORE DEL SUO POPOLO. La gioia a cui Gerusalemme è invitata è la gioia di una CITTÀ LIBERATA DALLA PAURA.

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+ Dal Vangelo secondo Luca Lc 1,39-56
In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

 

La festa della visitazione della Beata Vergine Maria ci ricorda che  tutto è dono gratuito di Dio, tutto è grazia, tutto è dono del suo amore per noi […] Di fronte all’amore, di fronte alla misericordia, alla grazia divina riversata nei nostri cuori, la conseguenza che s’impone è una sola: la gratuità. Nessuno di noi può comperare la salvezza! La salvezza è un dono gratuito del Signore, un dono gratuito di Dio che viene in noi e abita in noi. Come abbiamo ricevuto gratuitamente, così gratuitamente siamo chiamati a dare, ad imitazione di Maria, che, subito dopo aver accolto l’annuncio dell’Angelo, va a condividere il dono della fecondità con la parente Elisabetta”.

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Il Magnificat, il canto dell’umiltà. L’umile Maria magnifica il Signore. Per magnificare (gli altri) si deve essere umili. Di cosa abbiamo così paura da non riuscire (quasi) mai a farlo?

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giovedì 29 maggio 2025

29.05.2025 - At 18,1-8 - Gv 16,16-20 - Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.

Dagli Atti degli Apostoli - At 18,1-8

In quei giorni, Paolo lasciò Atene e si recò a Corìnto. Qui trovò un Giudeo di nome Aquila, nativo del Ponto, arrivato poco prima dall’Italia, con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei.
Paolo si recò da loro e, poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì in casa loro e lavorava. Di mestiere, infatti, erano fabbricanti di tende. Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci.
Quando Sila e Timòteo giunsero dalla Macedònia, Paolo cominciò a dedicarsi tutto alla Parola, testimoniando davanti ai Giudei che Gesù è il Cristo. Ma, poiché essi si opponevano e lanciavano ingiurie, egli, scuotendosi le vesti, disse: «Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente. D’ora in poi me ne andrò dai pagani».
Se ne andò di là ed entrò nella casa di un tale, di nome Tizio Giusto, uno che venerava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga. Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e molti dei Corìnzi, ascoltando Paolo, credevano e si facevano battezzare.

1. Paolo, stanco, deluso, amareggiato anche per le persecuzioni, i fallimenti, arriva a Corinto. Corinto è una città portuale, malfamata, di basso livello, dove gran parte della popolazione vive di espedienti. A Corinto, differentemente da Atene PAOLO VIVE UN SUCCESSONE. Il Vangelo viene accolto!

2. IL SIGNORE NON HA ABBANDONATO PAOLO. Una coppia di sposi, Aquila e Priscilla, lo accoglie e lo assume come dipendente. A Corinto arriva anche Sila e Timoteo che lavorando possono lasciare Paolo tutto dedito alla predicazione. Il Vangelo viene annunciato!

3. In Sinagoga Paolo non riesce ad avere successo. Rompe con quelli della sinagoga. IL CAPO DELLA SINAGOGA RITIENE CHE PAOLO ABBIA RAGIONE e crede in Gesù come Messia, lo considera Signore di tutta la sua famiglia. MOLTI DEI CORINZI UDENDO PAOLO CREDEVANO E SI FACEVANO BATTEZZARE.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 16,16-20
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete».
Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».

 

Gesù profetizza ai suoi discepoli, prima la sua Passione e Morte, eventi che porteranno tristezza, ma profetizza anche la Risurrezione e l’Ascensione, eventi che trasformeranno il dolore precedente in gioia. Queste parole di Gesù ci siano di conforto nei nostri momenti difficili, affinché con fiducia sappiamo che essi sono passeggeri e che prima o poi si trasformeranno in gioia eterna. 
Essere coraggiosi nella sofferenza è pensare che dopo viene il Signore, dopo viene la gioia, dopo il buio arriva il sole. Il Signore dia a tutti noi questa gioia in speranza. E il segno, che noi abbiamo di questa gioia in speranza, è la pace. Il Signore ti dia pace!

 

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SYLVESTER STALLONE: L’EROE CHE HA TROVATO DIO

SYLVESTER STALLONE: L’EROE CHE HA TROVATO DIO – DOMANDE SCOMODE SULLA FEDE, IL DOLORE E IL SUCCESSO.

Chi avrebbe mai pensato che dietro i muscoli, i pugni e lo sguardo impenetrabile di Rambo o Rocky si nascondesse un uomo alla ricerca di Dio? È possibile che l’icona di Hollywood più rude degli anni ’80 e ’90 abbia fatto della fede il motore della sua esistenza negli anni della maturità? E cosa ci racconta questa trasformazione spirituale sull’uomo che per decenni ha rappresentato la forza bruta sul grande schermo?

 Perché proprio Sylvester Stallone? Perché un uomo idolatrato per la sua virilità, i suoi combattimenti epici e le frasi taglienti, dovrebbe oggi parlare apertamente di Chiesa, perdono e fiducia in Dio? È solo strategia d'immagine o c’è qualcosa di autentico in questo ritorno alla fede?

 

Rocky Balboa: un pugile o un profeta?

 

Chi è davvero Rocky Balboa? Un pugile di periferia o il simbolo di una lotta spirituale? È possibile che Stallone abbia creato, più o meno consapevolmente, un personaggio capace di riflettere la propria sete di senso e la fatica di stare al mondo? Se è vero che Rocky “vuole seguire Gesù” come dice lo stesso attore, siamo disposti noi, spettatori, ad accettare che dietro a una saga di boxe si nasconda un cammino di fede?

E se Rocky fosse molto più di un film sullo sport? Se fosse un Vangelo moderno, con guantoni e sudore, ma animato da ideali profondamente cristiani come il perdono, l’amicizia, il sacrificio per gli altri? Cosa succede quando il cinema di intrattenimento diventa occasione di risveglio interiore?

 

Il prezzo del successo: Hollywood salva o smarrisce?

 

Che ne è stato del giovane Sylvester, cresciuto in una famiglia cattolica, e poi travolto dal mondo dorato di Hollywood? È inevitabile perdere sé stessi inseguendo la fama, o si può sopravvivere senza vendere l’anima? Stallone lo dice chiaramente: per anni è stato lontano dalla fede. Ma quanto costa questo allontanamento? E, soprattutto, chi paga il prezzo più alto: lui stesso, la sua famiglia o quel pubblico che lo ha messo sul piedistallo?

 È quando tutto sembra crollare – una figlia gravemente malata, un figlio perduto troppo presto – che si aprono le domande più urgenti. Dov’era Dio? E perché ha permesso il dolore? O forse, proprio in quelle crepe si fa spazio la grazia? Se lo chiede Stallone, ma possiamo evitarlo noi?

 

“Ho dato tutto a Dio”: parole vere o solo consolazione?

 

Cosa significa davvero affidarsi a Dio? È una fuga dal fallimento o una presa di coscienza radicale? Quando Stallone afferma “Ho dato tutto a Dio e ho avuto fiducia”, sta raccontando una fede maturata nel crogiolo della sofferenza o semplicemente cercando una pace interiore a cui tutti, prima o poi, aneliamo? E noi, nelle nostre crisi, sapremmo fare lo stesso?

 Non è forse sorprendente che proprio un uomo abituato a lottare con i pugni oggi riconosca che la forza più grande è quella che viene dalla fede? Che lo stesso Stallone dichiari di sentirsi più libero e meno sotto pressione “quando è in Chiesa”? Possiamo imparare qualcosa, noi che spesso affidiamo la nostra felicità a ciò che passa?

 

Un papa fan di Rambo? E se fosse più che una battuta?

 

Che significato ha l’incontro tra Stallone e Papa Francesco? È solo un evento da rotocalco, o è il segno che anche le star sono pellegrini in cerca di luce? Quando il Papa dice di essere un fan dei suoi film, sta solo elogiando l’attore o riconoscendo che persino la cultura pop può contenere semi di Vangelo?

 E se fosse vero che ogni persona, anche chi sembra lontano, può essere raggiunta dallo sguardo misericordioso di Dio? Chi siamo noi per dubitare del cambiamento del cuore di qualcuno, solo perché è famoso o ha fatto scelte discutibili in passato?

 

Una fede da combattente

 

Stallone ha detto: “Questa è la strada che voglio seguire fino alla fine.” Ma quanti sono disposti, oggi, a dire lo stesso? A vivere una fede radicata, profonda, quotidiana, senza vergognarsi di sembrare deboli? È possibile essere forti e credenti, virili e umili, potenti e pieni di misericordia?

 E tu, credi davvero che chi si è smarrito possa ritrovare la strada? Che un uomo plasmato da Hollywood possa essere toccato dalla grazia? Che dietro un eroe d’azione si nasconda un cuore che ha finalmente trovato pace?

 

Il messaggio che ci interroga

 

Alla fine, la storia di Sylvester Stallone ci obbliga a guardarci dentro. Non solo perché è un uomo che ha cambiato, ma perché ci mostra che il cambiamento è possibile per tutti. Ci sfida a riscoprire le nostre radici, a non vergognarci della fede, a credere nella forza del perdono e della fiducia.

La domanda vera non è se Sylvester Stallone sia davvero cambiato. La domanda è: noi ci crediamo ancora, che Dio può cambiare la nostra vita? Oppure abbiamo smesso di provarci?

 

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martedì 27 maggio 2025

LA CASA MADRE DELLA GIOIA: UTOPIA EDUCATIVA O SEGNO CONCRETO DI SPERANZA?

LA CASA MADRE DELLA GIOIA: UTOPIA EDUCATIVA O SEGNO CONCRETO DI SPERANZA?

Che cosa vuol dire davvero offrire una “seconda possibilità”? È possibile rieducare chi ha sbagliato, o è più comodo etichettarlo per sempre? E poi, ha senso parlare di redenzione in una società che spesso preferisce condannare anziché comprendere?

 A Comiso, in provincia di Ragusa, un piccolo centro nato dalla spiritualità della Comunità Nuovi Orizzonti, fondata da Chiara Amirante, sta provando a rispondere a queste domande con i fatti. La Casa Madre della Gioia, oggi accoglienza per minori autori di reato, non è semplicemente un luogo in cui “scontare” una pena, ma un ambiente che tenta di restituire futuro. Ma può davvero una casa, per quanto ben gestita, scalfire il peso delle ferite, delle marginalità, della diffidenza?

 All’inizio quella villetta, donata nel 2017 dalla professoressa Maria Ferlisi, era destinata ad altro: ritiri spirituali, incontri, formazione al carisma di Nuovi Orizzonti. Poi la svolta: prendersi cura di adolescenti “difficili”, spesso dimenticati o giudicati. Ma chi sono davvero questi ragazzi? Sono criminali in miniatura o vittime di un contesto che non ha mai offerto loro alternative?

 Il direttore Enrico Massari, insieme al personale e ai volontari, ha deciso di affrontare una sfida educativa che pochi avrebbero accettato: accogliere chi ha infranto la legge, accompagnarlo, e – soprattutto – crederci. Ma come si costruisce fiducia con chi ha imparato a sopravvivere diffidando degli adulti? Come si parla d’amore a chi ha conosciuto solo l’abbandono?

 

Rieducare o punire?

 

È qui il nodo: la giustizia minorile dovrebbe rieducare, ma lo fa davvero se si limita a rinchiudere? La Casa Madre della Gioia propone un modello diverso, che ruota intorno a una parola ormai rara: relazione. Qui non si impongono dogmi religiosi, ma si testimonia uno stile di vita evangelico fatto di ascolto, perdono, pazienza. È sufficiente questo per scardinare modelli devianti radicati da anni? E se non è sufficiente, vale comunque la pena tentare?

 I ragazzi partecipano a tutto: cucinano, puliscono, vanno a scuola, fanno attività di gruppo. Qualcuno si apre, altri resistono. Qualcuno reclama più tempo per parlare con i propri genitori, altri preferiscono isolarsi. E qui un’altra domanda brucia: è giusto “imporre” la convivenza e le regole a giovani che non hanno scelto di essere lì? È giusto chiedere collaborazione a chi ha vissuto sempre sulla difensiva?

 

Il pregiudizio: chi sbaglia è perduto?

 

Uno degli ospiti lo dice chiaramente: “Non tutti meritano la seconda possibilità”. Affermazione dura, quasi spietata. Ma non è, forse, lo specchio di ciò che molti pensano senza avere il coraggio di ammetterlo? L’idea che esistano persone “perdute” per natura, impossibili da recuperare, è ancora viva nella nostra cultura. Ma chi siamo noi per stabilire chi può redimersi?

 I volontari di Nuovi Orizzonti scelgono di credere che il cambiamento sia possibile. Anche quando tutto rema contro. Anche quando la delusione arriva. Perché l’alternativa è rassegnarsi. Ma è accettabile questa resa, soprattutto davanti a vite così giovani?

 

Un territorio che lotta con il cuore

 

A rendere tutto più difficile è il contesto. Siamo nel Sud profondo, dove le infrastrutture sono carenti, le istituzioni spesso assenti, e l’orizzonte per tanti giovani si restringe a un vicolo cieco. Allora viene da chiedersi: lo Stato dov’è? È giusto che siano solo realtà come questa a farsi carico del disagio giovanile? E se queste realtà non ci fossero, che ne sarebbe di questi ragazzi?

 La risposta, per la Casa Madre della Gioia, è chiara: non ci si può voltare dall’altra parte. Con l’aiuto dell’Ufficio di servizio sociale per i minorenni, si sperimentano percorsi nuovi: la via Francigena, la vela intorno alla Sicilia. Esperienze che cambiano lo sguardo. Ma sono eccezioni o possono diventare modello?

 

La libertà è il vero obiettivo

 

Maria Capozzo, operatrice, lo dice con parole semplici: “I ragazzi che arrivano mancano del bene più grande: la libertà”. Non quella fisica, ma quella interiore, quella che ti consente di scegliere il bene anche quando sei ferito. Come si dona questa libertà? Come si insegna a viverla a chi ha sempre vissuto tra mancanza e rabbia?

 Non c’è ricetta magica. Ma forse questa piccola casa a Comiso, in mezzo a mille limiti, sta dicendo qualcosa di grande: che ogni vita può essere salvata. Non tutte lo saranno. Ma questo non ci esonera dal provarci. Perché, alla fine, la domanda più provocatoria non è per i ragazzi. È per noi: crediamo ancora che l’amore possa cambiare il mondo, o abbiamo smesso di provarci?

domenica 25 maggio 2025

At 15,1-2.22-29 - Ap 21,10-14.22-23 - Gv 14,23-29 - VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)

VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)

Domenica 25 Maggio 2025
Dagli Atti degli Apostoli - At 15,1-2.22-29
In quei giorni, alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: «Se non vi fate circoncidere secondo l’usanza di Mosè, non potete essere salvati».
Poiché Paolo e Bàrnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione.
Agli apostoli e agli anziani, con tutta la Chiesa, parve bene allora di scegliere alcuni di loro e di inviarli ad Antiòchia insieme a Paolo e Bàrnaba: Giuda, chiamato Barsabba, e Sila, uomini di grande autorità tra i fratelli. E inviarono tramite loro questo scritto: «Gli apostoli e gli anziani, vostri fratelli, ai fratelli di Antiòchia, di Siria e di Cilìcia, che provengono dai pagani, salute! Abbiamo saputo che alcuni di noi, ai quali non avevamo dato nessun incarico, sono venuti a turbarvi con discorsi che hanno sconvolto i vostri animi. Ci è parso bene perciò, tutti d’accordo, di scegliere alcune persone e inviarle a voi insieme ai nostri carissimi Bàrnaba e Paolo, uomini che hanno rischiato la loro vita per il nome del nostro Signore Gesù Cristo. Abbiamo dunque mandato Giuda e Sila, che vi riferiranno anch’essi, a voce, queste stesse cose. È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenersi dalle carni offerte agl’idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime. Farete cosa buona a stare lontani da queste cose. State bene!».
1. Gli atti degli apostoli ci presentano un momento di crisi della prima comunità Cristiana. Sono passati circa vent'anni dalla morte e risurrezione di Gesù e quel gruppo delle origini è diventato molto più grande, si è allargato in molte regioni, HA RAGGIUNTO TANTE PERSONE DIVERSE. MOLTI NON EBREI HANNO ADERITO AL VANGELO CHE FARE CON COSTORO? Le crisi sono inevitabili e necessarie…

2. Alcuni conservatori giudaizzanti pensano che SIA NECESSARIO PASSARE ATTRAVERSO LA LEGGE DI MOSÈ per diventare Cristiani, Paolo e Barnaba sono di avviso diverso: ACCOGLIERE IL CRISTO È SUFFICIENTE per la salvezza. Ci vuole umiltà…

3. Paolo e Barnaba in Concilio raccontano agli apostoli di Gerusalemme la loro esperienza missionaria, RACCONTANO GLI EPISODI CAPITATI IN QUEGLI ANNI in cui hanno annunciato il Vangelo a degli stranieri. Alla fine la comunità Cristiana di Gerusalemme matura una scelta: LA SALVEZZA È PER TUTTI, NON BISOGNA DIVENTARE EBREI PER ESSERE CRISTIANI, OGNI UOMO CHE ACCETTA IL CRISTO PUÒ ESSERE SALVATO. L’agire di Dio ci precede…

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Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo - Ap 21,10-14.22-23
L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino.
È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte.
Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.
In essa non vidi alcun tempio:
il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello
sono il suo tempio.
La città non ha bisogno della luce del sole,
né della luce della luna:
la gloria di Dio la illumina
e la sua lampada è l’Agnello.
1. Giovanni guidato da un angelo su un alto Monte vede la Gerusalemme Santa scendere dal cielo da parte di Dio, scende quindi sulla terra, È UNA REALTÀ CHE VIENE DA DIO MA ADESSO APPARTIENE A QUESTA TERRA.
 
2. La città santa è CIRCONDATA DA GRANDI MURA, CON 12 PORTE. Le porte sono disposte tre per lato verso i quattro punti cardinali, SONO APERTE SEMPRE GIORNO E NOTTE. Le mura della città poggiano su 12 BASAMENTI e queste basi solide delle porte recano i nomi dei 12 apostoli dell'agnello. Ogni chiesa dedicata ha all'interno 12 croci…

3. La Nuova Gerusalemme non ha tempio, perché? PERCHÉ IL SIGNORE DIO E L'AGNELLO SONO IL SUO TEMPIO. La Nuova Gerusalemme non ha bisogno di luce di sole, perché? PERCHÉ LA GLORIA DI DIO LA ILLUMINA LA LUCERNA DELLA NUOVA GERUSALEMME È L'AGNELLO, l’agnello è il sole, l'agnello è il tempio, il Cristo risorto è il nostro tempio è la nostra luce, oggi e per sempre!

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 14,23-29
In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».
1. Dio vuole abitare con Te. FAI LA TUA SCELTA: UNISCI LA TUA VITA A QUELLA DI GESÙ. Questo cammino COMINCIA con l’amore a Gesù, PROCEDE con l’osservanza della sua parola, CRESCE con il dono dello Spirito, nella Chiesa. METTICI ENTUSIASMO...

2. Nel nome di Gesù, Dio Padre ci dona lo Spirito Santo, chiamato ‘PARÀCLITO’ (colui che ci sta vicino), che VIENE A MUOVERCI dalla profondità stessa della nostra persona e Ci Conduce progressivamente alla pienezza della verità e della pace. CI DONA LA PACE DI DIO. NE ABBIAMO BISOGNO!

3. “Vado e tornerò da voi”. GESÙ TORNA CON UN'ESISTENZA DIVERSA, DILATATA (cadono i limiti dell'incarnazione - spazio temporali) GESÙ È PRESENTE E VIVO in ogni momento e in ogni contesto. Viene da risorto, RALLEGRIAMOCI E RINGRAZIAMO, non siamo soli!

BUONA DOMENICA...

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SE UNO MI AMA

Amare nel Vangelo non è l'emozione che intenerisce, la passione che divora, lo slancio che fa sconfinare. Amare si traduce sempre con un verbo: dare, «non c'è amore più grande che dare la propria vita» (Gv 15,13). SI TRATTA DI DARE TEMPO E CUORE A DIO E FARGLI SPAZIO...

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LECTIO DIVINA - VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)

OMELIA - VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)


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Gv 16,12-22 RITO AMBROSIANO - VI DOMENICA DI PASQUA

RITO AMBROSIANO
VI DOMENICA DI PASQUA
Domenica 25 Maggio 2025
+ Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 16,12-22
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.
Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete». Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia».

1. L'immagine del parto: SOLO GESÙ POTEVA PARAGONARE LA SUA MORTE AD UNA NASCITA. In quei momenti la tristezza dei discepoli era giustificabile ma essi lo avrebbero rivisto e sarebbero stati nella gioia. GESÙ È VIVO, HA MANTENUTO LA PROMESSA!...

2. Cosa ne sarebbe stato di loro a quel punto? Sarebbero di nuovo piombati nella tristezza? No, perché Gesù aveva PROMESSO LORO LO SPIRITO SANTO, LO SPIRITO DELLA VERITÀ, e lo Spirito Santo, avrebbe dato loro una gioia duratura e li avrebbe consolati dell’assenza fisica di Gesù. INVOCHIAMOLO OGNI GIORNO... VIENI SANTO SPIRITO...

3. Se oggi ti trovi in una situazione di sofferenza, AFFIDATI AL SIGNORE E RICORDATI che, proprio come dopo le doglie del parto c’è la gioia che segue la nascita di un bambino. LA GIOIA CRISTIANA È LA CERTEZZA CHE DIO CI AMA E CI PROTEGGE, nonostante le nostre debolezze e le avversità che ci colpiscono. AFFIDATI A LUI…

BUONA DOMENICA...

 

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giovedì 22 maggio 2025

CHE PADRE SEI?

CHE PADRE SEI?

In un post di Instagram pubblicato il 29 aprile, Tony Parker ha dichiarato il suo amore paterno per il figlio Josh in occasione del suo undicesimo compleanno.

 Il 29 aprile è stato un giorno molto speciale per Tony Parker. Il suo figlio maggiore Josh ha festeggiato il suo undicesimo compleanno. L'opportunità per il giocatore di basket di fama mondiale di condividere adorabili foto con suo figlio. In un post pubblicato sul suo account Instagram, accompagnato da alcune immagini che lo ritraggono insieme al figlio, Tony Parker ha rivolto a Josh una bellissima dichiarazione piena di tenerezza. "La vita è preziosa, grazie per farmi sorridere ogni giorno!" scrisse, dopo averle augurato buon compleanno.

 Un messaggio che mostra ancora una volta il lato paterno del cestista e il suo desiderio di condividere momenti preziosi con i suoi figli. Infatti, pur concentrandosi sulla sua carriera professionale, Tony Parker attribuisce grande importanza soprattutto allo sviluppo personale dei suoi figli, Josh e Liam, di 9 anni. "I miei sogni riguardano soprattutto i miei figli, che siano felici e sani", confidò a Le Figaro nel 2024 .

 

COMMENTO:

 

Il post pubblicato da Tony Parker il 29 aprile, in occasione dell’undicesimo compleanno del figlio Josh, ci ricorda che, anche dietro alle più grandi carriere, ci sono cuori che battono per cose semplici, profonde, essenziali. “La vita è preziosa, grazie per farmi sorridere ogni giorno!”: poche parole, ma cariche di autenticità e di quella tenerezza che solo un padre sa esprimere, quando guarda crescere la vita che ha contribuito a generare.

 In un mondo dove spesso la visibilità si misura in trofei, successi e riconoscimenti pubblici, Tony Parker mostra che il vero trionfo è quello silenzioso dell’intimità familiare, del tempo speso con i figli, degli abbracci che non finiscono in prima pagina, ma che restano incisi nell’anima. Le foto condivise con Josh sono lo specchio di un rapporto costruito con amore e dedizione, nonostante i mille impegni e le pressioni di una vita pubblica.

 Colpisce, nella dichiarazione del campione, la priorità data non alla carriera ma alla felicità e alla salute dei figli. “I miei sogni riguardano soprattutto i miei figli”: in queste parole si riflette la maturità di un uomo che ha saputo spostare il baricentro della propria esistenza, mettendo al centro ciò che conta davvero. È una testimonianza preziosa in tempi in cui si è spesso tentati di correre senza fermarsi, di dimostrare senza ascoltare.

 Josh e Liam non cresceranno solo con l’immagine di un padre vincente sul parquet, ma con quella di un uomo presente, coinvolto, innamorato del loro sorriso. Un padre che sa riconoscere che ogni giorno passato insieme è un dono, un’occasione per costruire legami che nessuna medaglia potrà mai eguagliare.

 In fondo, la grandezza non è solo nei numeri o nei record, ma nella capacità di amare senza riserve. E Tony Parker, con la semplicità di un post, ci ricorda che il vero campione è colui che riesce a vincere ogni giorno… nel cuore di chi ama.

 

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martedì 20 maggio 2025

DIVENTA SCARAFAGGIO E VEDRAI DIO

DIVENTA SCARAFAGGIO E VEDRAI DIO

Chi non teme di farsi piccolo come uno scarafaggio, abbandonandosi nelle mani di Dio, può cogliere, grazie al potere dell’attenzione, la grandezza nascosta del mondo.

L’uomo, invece, spesso sminuisce ciò che ha intorno, disprezza sé stesso e si rifugia nell’orgoglio, nei ruoli, nel controllo sugli altri, per non soccombere alla disperazione. Eppure, nel profondo, aspira ad essere autentico, a vivere con umiltà, anche se la paura e la mancanza di fiducia lo fanno inciampare. Come scrive Georges Bernanos, l’orgoglioso che ha assaggiato l’umiltà corrotta sperimenta un vuoto che nulla può colmare.

La nostra epoca fatica a comprendere l’umiltà, una virtù che, per i pagani antichi, era sinonimo di debolezza. Nietzsche stesso la considerava la maschera del risentimento. Ma l’umiltà, in realtà, è una forza interiore: non significa sentirsi inutili, ma essere radicati in qualcosa di più grande. È la virtù che nasce dalla sicurezza di essere amati e custoditi da Dio. Chi è umile non ha bisogno di affermarsi con violenza, perché sa già di avere un posto nel mondo, senza doverlo strappare.

 Molti vizi nascono da virtù impazzite. L’orgoglio può nascondersi dietro maschere di giustizia o purezza, come accadde con il Terrore della Rivoluzione francese. Anche le idee più elevate, se svuotate dell’umiltà, si trasformano in strumenti di dominio. Charles Péguy ammoniva contro l’orgoglio freddo delle dottrine che non sanno più farsi carne.

 Eppure, quando l’uomo riscopre l’amore, l’umiltà rinasce in lui naturalmente. Il cuore che ama davvero non ha bisogno di farsi notare: serve in silenzio, con gioia. Chesterton osservava che l’umiltà è un dono cristiano, una lente attraverso cui vedere la realtà in tutta la sua profondità. Anche chi non conosce il Vangelo può viverla, ma spesso solo come eccezione in un mondo che la disprezza.

 L’umiltà ci libera da noi stessi e ci apre al mistero dell’altro. Disprezzare lo scarabeo o il mendicante significa chiudersi al mondo che essi rappresentano. Chi vuole conoscere davvero — come l’entomologo che studia gli insetti — deve chinarsi, abbassarsi, rinunciare al proprio "gigantismo". Così ha fatto Cristo: si è fatto servo, si è abbassato fino alla nostra condizione per innalzarci con la sua umiltà.

 Chi è umile vede cose che agli altri sfuggono. I bambini, nella loro semplicità, lo sanno fare: trasformano una stanza in un castello, un insetto in un drago. Vedono con l’attenzione, non con la presunzione. E così, l’umiltà diventa una forma di conoscenza e di preghiera. Simone Weil scriveva che “l’attenzione assolutamente pura è preghiera” e che essa dissolve il male dentro di noi.

 L’orgoglio, invece, restringe il cuore. L’anima vanitosa si ritira nella povertà del proprio ego, mentre l’anima umile si arricchisce di ogni cosa. Chi vuole lasciare un segno nel mondo distruggendo gli altri, perde occasioni preziose. Intanto, lo scarabeo porta avanti con pazienza il suo compito, senza volere altro, né più, di ciò per cui è stato creato.

 Cristo risorto continua a lavarci i piedi, aspettando che impariamo da Lui la via della terra. L’umiltà è la via della verità, della gioia e della bellezza, a patto che sappiamo tornare piccoli, per riconoscere nell’ordinario lo straordinario che Dio ha nascosto per chi sa davvero vedere. 

 

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domenica 18 maggio 2025

At 14,21-27 - Ap 21,1-5 - Gv 13,31-35 - V DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)

V DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)

Domenica 18 Maggio 2025 
Dagli Atti degli Apostoli - At 14,21-27
In quei giorni, Paolo e Bàrnaba ritornarono a Listra, Icònio e Antiòchia, confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede «perché – dicevano – dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni».
Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani e, dopo avere pregato e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto. Attraversata poi la Pisìdia, raggiunsero la Panfìlia e, dopo avere proclamato la Parola a Perge, scesero ad Attàlia; di qui fecero vela per Antiòchia, là dove erano stati affidati alla grazia di Dio per l’opera che avevano compiuto.
Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede.
1. Paolo e Barnaba nel loro primo viaggio missionario danno origine a varie comunità Cristiane, “PIANTANO LA CHIESA”. E delle piccole comunità Cristiane vengono ORGANIZZATE perché possano vivere nel tempo.

2. In ogni Chiesa Paolo e Barnaba DESIGNARONO PER I CRISTIANI ALCUNI ANZIANI (=presbiteri, preti). Dopo aver pregato e digiunato LI AFFIDARONO AL SIGNORE nel quale avevano creduto. Compiono il gesto dell’imposizione delle mani, e con una preghiera, LI ORDINANO preti. Istituiscono il ministero presbiterale in ogni città. Ogni prete CONTINUA L'OPERA degli apostoli e TIENE IN VITA COME RESPONSABILE quella comunità.
 
3. Terminato il primo viaggio, Paolo e Barnaba tornano alla Chiesa madre di Antiochia e li raccontano tutto quello che hanno vissuto. Raccontano come Dio aveva operato per mezzo di loro E COME AVEVA APERTO LA PORTA DELLA FEDE anche ai pagani… E QUANDO LA PORTA È APERTA È POSSIBILE ENTRARE E INCONTRARE IL SIGNORE.

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Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo - Ap 21,1-5

Io, Giovanni, vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più.
E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva:
«Ecco la tenda di Dio con gli uomini!
Egli abiterà con loro
ed essi saranno suoi popoli
ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio.
E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi
e non vi sarà più la morte
né lutto né lamento né affanno,
perché le cose di prima sono passate».
E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose».
1. Giovanni presenta la Gerusalemme Celeste che SCENDE DAL CIELO SULLA TERRA. La realtà nuova di Dio scende sulla terra. È la DESCRIZIONE DI UN NUOVO MONDO: il cielo è sceso sulla terra, l’umanità è redenta.

2. Una voce potente, che veniva dal trono diceva: ECCO LA TENDA che Dio ha messo con gli uomini. La Gerusalemme Celeste è l'abitazione di Dio. Dio abiterà con loro ed essi saranno “suoi popoli”. Non suo popolo ma “suoi popoli” al plurale: restano i popoli che DIVENTANO PERÒ TUTTI LEGATI ALL’UNICO SIGNORE in un vincolo matrimoniale. Tutti i popoli FINALMENTE sono entrati in comunione con Dio.

3. E sarà l’amore grande di Dio, il suo Agape, che asciugherà ogni lacrima dai nostri occhi e supererà il lamento, l’affanno, PERCHÉ LE COSE DI PRIMA SONO PASSATE ECCO DICE IL SIGNORE “IO FACCIO NUOVE TUTTE LE COSE”. È la novità di Pasqua: se uno è in Cristo è una creazione nuova…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 13,31-33a.34-35
Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».
1. Siamo nel cenacolo all'ultima cena. Giuda esce per consegnare il Maestro. Durante la cena Gesù fa un lungo discorso (ultime parole, testamento). Parla della "GLORIA". Gesù in croce avrebbe GLORIFICATO DIO MOSTRANDO IL SUO AMORE VERSO L’UMANITÀ, RIVELANDO IL VERO VOLTO DEL PADRE che è amore INCONDIZIONATO. LA GLORIA NON È LA FAMA MA IL PESO SPECIFICO, il peso rilevante del Signore nella mia vita… QUANTO PESA IN ME? QUANTA GLORIA?

2. Gesù ci lascia la sua eredità: il COMANDAMENTO "NUOVO": “Amatevi gli uni gli altri COME io ho amato voi”. Egli offre una MISURA CONCRETA, un modo sul quale specchiarsi, e insieme UN’ORIGINE E UNA FONTE. Non è solo un buon esempio, ma una GRAZIA DONATA. Chiediamo a Dio ogni giorno questa “GRAZIA” DI AMARE COME LUI….

3. Un amore così è il SEGNO CHE IDENTIFICA I DISCEPOLI e diventa quindi una TESTIMONIANZA CHE RIMANDA A LUI. Un amore così manifesta la ‘GLORIA DI DIO’. La vocazione di ogni Cristiano: è AMARE COME GESÙ HA AMATO… Impossibile? NO con la GRAZIA di DIO…

BUONA DOMENICA... 

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IL PESO

Diciamo di credere… ma quanto pesa davvero Dio nella nostra vita? Parliamo d’amore… ma amiamo come Gesù o come ci viene comodo? Ci chiamiamo discepoli… ma chi ci riconosce come tali? Forse non ci manca la fede… ci manca il coraggio di viverla fino in fondo. Non basta dirsi cristiani. Occorre portare il peso dell’amore di Cristo.

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LECTIO DIVINA -  V DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)

OMELIA -  V DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)



Gv 13,31-35 RITO AMBROSIANO - V DOMENICA DI PASQUA

RITO AMBROSIANO

V DOMENICA DI PASQUA
Domenica 18 Maggio 2025

+ Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 13, 31b-35
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

 

1. LA GLORIA, CIOÈ LO SPLENDORE DELLA PERSONA AVVIENE PER GESÙ NEI GIORNI DELLA PASQUA.  L' "ora" della croce è l' "ora" della massima manifestazione della verità: DIO È AMORE... QUAL È LA TUA GLORIA?

2. Cristo ci affida una missione: che ci AMIAMO GLI UNI GLI ALTRI. Questo è L’ANTICIPO di paradiso da vivere, ed è anche L’INIZIO della nostra realizzazione umana. Se ci amiamo come Lui ci ha amato e ci ama, allora SIAMO SEGNO DI LUI. Ricorda il "COME"...

3. Sappiamo bene quanto sia difficile vivere questa missione! Eppure Gesù ha potuto pronunciare quelle parole proprio perché È LUI A DARCI NON SOLO L'ESEMPIO, MA LA POSSIBILITÀ E LA FORZA DI AMARE COSÌ. Il mondo non ha che DUE DESTINI: AMARSI O SCOMPARIRE. Fai la tua scelta...

BUONA DOMENICA...

 

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