martedì 29 aprile 2025

VIVERE (E MORIRE) PARTENDO DALLA RESURREZIONE

VIVERE (E MORIRE) PARTENDO DALLA RESURREZIONE

80 anni fa veniva giustiziato Dietrich Bonhoeffer, teologo protestante, pastore e patriota tedesco, con l'accusa di avere cospirato contro Hitler.

Il 9 aprile è l’ottantesimo anniversario della morte di Dietrich Bonhoeffer (1906-1945), giustiziato all’età di 39 anni nel lager di Flossenbürg, dopo due anni di dura prigionia per “complicità in alto tradimento della patria” e “demoralizzazione delle truppe e renitenza al servizio militare”. Rinchiuso dapprima nel carcere militare di Tegel (Berlino-Brandeburgo), dopo la scoperta della sua partecipazione al fallito attentato a Hitler del 20 luglio 1944 verrà condotto nel carcere della Gestapo in Prinz-Albrecht-Strasse. Da lì sarà trasferito nel febbraio 1945 nel lager di Buchenwald, poi a Regensburg, a Schönberg in Baviera, e infine a Flossenbürg, dove due settimane prima della liberazione del campo da parte alleata verrà impiccato insieme ad Hans Oster e all’ammiraglio Wilhelm Canaris.

 Quest’ultimo, a capo dell’Abwehr, il servizio segreto militare del Reich, insieme al colonnello Claus von Stauffenberg, cattolico, e ad Hans von Dohnányi aveva organizzato l’Operazione Valchiria, nella quale furono cooptati Dietrich Bonhoeffer e suo fratello Klaus, cognati di Dohnányi. Da quel momento, Bonhoeffer si impegna in un complesso esercizio di doppi giochi e di menzogne “per la verità”.

 L’Operazione Valchiria prevedeva un colpo di Stato a seguito dell’uccisione di Hitler con una bomba piazzata nella Wolfsschanze, la Tana del lupo, quartier generale del Führer a Rastenburg. Tuttavia la valigetta con l’ordigno, collocata sotto al tavolo da von Stauffenberg prima di allontanarsi con una scusa, restò lontana da Hitler e il tavolo gli fece da schermo nell’esplosione.

 In seguito al fallimento del 20 luglio, le speranze di liberazione dalla prigionia vennero meno. Già ben prima del suo arresto, Bonhoeffer aveva messo in conto la possibilità dell’estremo sacrificio, come aveva presentito nel 1942: “Finché non è giunta la sua ora, Cristo si è sottratto alla sofferenza; a quel punto però è andato liberamente incontro ad essa, l’ha affrontata e vinta. […] Noi non siamo Cristo, ma se vogliamo essere cristiani, dobbiamo condividere la sua grandezza di cuore nell’azione responsabile, che accetta liberamente l’ora e si espone al pericolo”.

 Ma che cosa aveva portato un pastore luterano e raffinato teologo a farsi protagonista della resistenza al regime nazista? Bonhoeffer fondò nel 1934 con Karl Barth una Chiesa confessante in aperta polemica con la subalternità al nazismo della Chiesa evangelica ufficiale. Nel 1939 decise di tornare in Germania, declinando un sicuro asilo a New York.

 Nel 1942, mentre la Gestapo era già sulle sue tracce, Bonhoeffer donò ad alcuni amici fidati un breve scritto a futura memoria, Dieci anni dopo, in cui riaffermava la responsabilità personale del cristiano dinanzi al mondo. Se si sfugge al confronto pubblico in nome di una “virtù privata”, si dovrà allora chiudere occhi e bocca davanti all’ingiustizia. Solo chi accetta la responsabilità dell’azione, nella fede e nel vincolo esclusivo a Dio, può “colpire in profondità e vincere il male”.

 Bonhoeffer sapeva che la libertà cristiana non significa evitare il peccato, ma assumersi il rischio dell’azione responsabile. L’Operazione Valchiria, tuttavia, fallì. Gli Alleati non credettero all’esistenza di una resistenza interna e la Gestapo scoprì la rete cospirativa, arrestando Bonhoeffer e il cognato von Dohnányi il 5 aprile 1943. La sua prigionia a Tegel rafforzò in lui la convinzione che Dio fosse presente nella storia e nel mondo, non in un al di là distante.

 Le Lettere alla fidanzata e gli scambi epistolari con l’amico Eberhard Bethge, raccolti in Resistenza e resa, documentano la tensione morale e la fede di Bonhoeffer, che spinse la sua teologia verso una radicale cristologia dell’incarnazione e della croce, sempre sotto il segno della risurrezione. Egli rifiutava un cristianesimo alienante e spiritualista, affermando invece: “Se la terra è stata fatta degna di sostenere i passi di Gesù Cristo, se è vissuto un uomo come Gesù, allora e solo allora per noi uomini vivere ha un senso”.

 Per Bonhoeffer, la fedeltà alla terra e la speranza della risurrezione non erano in contraddizione. “Solo quando si amano la vita e la terra al punto tale che sembra che con esse tutto sia perduto e finito, si può credere alla risurrezione dei morti e a un mondo nuovo”. La sua scelta di partecipare alla congiura contro Hitler non era dunque un tradimento, ma un atto di amore supremo per la vita stessa, in fedeltà a Cristo e alla sua chiamata.

 Bonhoeffer non cercava la morte, ma era disposto ad accoglierla se necessario, perché la sua fede non era una fuga dalla realtà, bensì un radicamento profondo in essa. Nella sua ultima lettera a Bethge, il 27 marzo 1944, scrisse: “Non è nell’ars moriendi, ma è dalla risurrezione di Cristo che può spirare nel mondo presente un nuovo vento purificatore. Vivere partendo dalla risurrezione: questo significa Pasqua”.

 Questa visione teologica ed esistenziale si riassume nella domanda guida della sua vita: “Chi è Cristo per noi oggi?” La risposta di Bonhoeffer colloca Cristo al centro della vita, non ai margini dell’esistenza umana. Il cristianesimo non è evasione dal mondo, ma impegno concreto nella storia, perché “Cristo al centro della vita” è la testimonianza che lascia ai cristiani di ogni tempo.

 Nel tempo del nichilismo nazista, Bonhoeffer testimoniò una fede che non si rifugiava in un “altrove” lontano, ma che si radicava nella responsabilità e nella speranza. Ancora oggi, la sua eredità ci interroga: “Chi è Cristo per noi oggi?”

 

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domenica 27 aprile 2025

At 5,12-16 - Ap 1,9-11.12-13.17-19 - Gv 20,19-31 - II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia (ANNO C)

II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia (C)

Domenica 27 Aprile 2025
Dagli Atti degli Apostoli - At 5,12-16
Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; nessuno degli altri osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava.
Sempre più, però, venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne, tanto che portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro.
Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti impuri, e tutti venivano guariti.
1. Il racconto degli Atti degli Apostoli ci presenta IL CAMMINO DELLA PAROLA, i primi passi degli Apostoli testimoni del Risorto. GUIDATI DALLO SPIRITO ANNUNCIANO L'OPERA DI GESÙ E LA CONTINUANO. Noi siamo inseriti in questo cammino…

2. Gli Apostoli erano dei veri taumaturghi tra il popolo. Erano molti i segni e i prodigi che avvenivano per opera loro. Dio concedeva di fare miracoli, segni e prodigi PER ATTRARRE MOLTI ALLA FEDE IN CRISTO GESÙ, IL NAZARENO. Le guarigioni fisiche rimandavano alla guarigione di tutta la persona: SEGNO DELLA LIBERAZIONE DAL PECCATO. Dio ci attrae…

3. UNA MOLTITUDINE DI UOMINI E DI DONNE venivano aggiunti al Signore, cioè alla comunità del Signore, alla sua Chiesa. Venivano AGGIUNTI AL SIGNORE, cioè al suo Corpo, essendo la Chiesa il Corpo di Cristo. LE CONVERSIONI SONO IL FRUTTO DELLA GRAZIA DI DIO CHE OPERA PER MEZZO DEGLI APOSTOLI. Dio ci inserisce nel suo corpo, la Chiesa…

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Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo - Ap 1,9-11.12-13.17-19
Io, Giovanni, vostro fratello e compagno nella tribolazione, nel regno e nella perseveranza in Gesù, mi trovavo nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù.
Fui preso dallo Spirito nel giorno del Signore e udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: «Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese».
Mi voltai per vedere la voce che parlava con me, e appena voltato vidi sette candelabri d’oro e, in mezzo ai candelabri, uno simile a un Figlio d’uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro.
Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la sua destra, disse: «Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi. Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle presenti e quelle che devono accadere in seguito».
1. Giovanni esiliato nell'isola di Patmos in un giorno di domenica, o del Signore, ha una visione, sente alle spalle una voce, si gira e VEDE IN FACCIA IL FIGLIO DELL'UOMO, IL SIGNORE RISORTO. È la Pasqua, Gesù è vivo!

2. Giovanni cadde a terra come morto, ma VIENE RISOLLEVATO: il Cristo Risorto, VIVO, gli pone una mano sulla spalla, lo incoraggia, e si presenta a Lui dicendogli: Non temere, Io sono il primo e l'ultimo, IO ERO MORTO MA ADESSO SONO IL VIVENTE. Gesù è vivo!

3. E prosegue: ho le chiavi del mondo dei morti e della morte, ADESSO COMANDO IO, di conseguenza TI DO L'INCARICO DI COMUNICARE alle comunità perseguitate e in crisi la rivelazione di Gesù Cristo. Cosa deve comunicare? Che Gesù è vivo, che il Signore REGGE LA STORIA e GARANTISCE LA SUA PRESENZA nonostante tutto.  È la buona notizia anche per noi che ne abbiamo bisogno!

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
1. “PACE A VOI” GESÙ RISORTO È LA NOSTRA PACE: PACE con Dio, PACE con gli uomini, PACE con il creato, PACE con se stessi. Infatti Gesù risorto ha vinto ciò che è causa della disarmonia di tutto: il male, il peccato. ACCOGLIAMO GESÙ NELLA NOSTRA VITA...
2. “SOFFIÒ E DISSE LORO: RICEVETE LO SPIRITO SANTO”. Gesù ripete lo stesso gesto del Creatore quando creò la persona. E’ LO SPIRITO SANTO IL LIEVITO NECESSARIO PERCHÉ L’UOMO SIA UNA NUOVA CREATURA e nello stesso tempo costruttore di vita. INVOCHIAMOLO OGNI GIORNO!!
3. "METTI QUI IL TUO DITO E GUARDA LE MIE MANI; TENDI LA TUA MANO E METTILA NEL MIO FIANCO". Gesù REALIZZA il desiderio di Tommaso e invita noi tutti a TENERE LO SGUARDO SULLE MANI E SUL COSTATO DI GESÙ. E' un invito che ogni domenica ci viene fatto: TENERE LO SGUARDO SULLE MANI E SUL COSTATO DI GESÙ... FACCIAMO ATTENZIONE...
BUONA DOMENICA DI PASQUA ...

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LECTIO DIVINA - II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia (ANNO C)

OMELIA - II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia (ANNO C)

giovedì 24 aprile 2025

STORIE DI RISURREZIONE: RI-SORGERE

STORIE DI RISURREZIONE: RI-SORGERE

La lotta contro il tumore, il pentimento dopo la violenza contro la moglie, la grande fuga verso Lima. Tutte vicende con lo sguardo rivolto a Gesù. Sono storie di risurrezione che si specchiano negli insegnamenti del Vangelo. In Ri-sorgere don Roberto Seregni racconta con passione alcune vicende che gli sono capitate da quando è missionario in Perù.

Cosa hanno in comune queste vicende? La speranza che attraverso l’incontro con Gesù possano volgere verso un esito positivo.

 

REBECA E LUIS

 «Ripenso agli occhi luminosi di Rebeca – spiega don Roberto – che contro tutto e tutti ha deciso di ricevere il battesimo cattolico. La sua serena determinazione è un piccolo miracolo, fiorito nel deserto dell’indifferenza».

«Ripenso a Luis – prosegue il sacerdote – che ogni sabato sera si ubriacava e picchiava sua moglie, dopo aver rinchiuso i figli nello sgabuzzino. È arrivato piangendo alla parrocchia dopo essersi accorto che la moglie e i figli sono ritornati sulle Ande e lo hanno lasciato solo con i suoi debiti».

«Ripenso – sottolinea – ai tanti compagni di viaggio che hanno dato carne e fatto vibrare la presenza di Gesù nella mia vita. Più di una volta mi sono reso conto che il missionario non è solo uno che deve annunciare Gesù, ma soprattutto uno che deve imparare a riconoscerlo».

 

GLI OCCHI DI ROSA

 Rosa è una bella ragazza di ventinove anni, con due figli, che vive in una casetta di legno e cartone a mezz’ora di jeep da Carabayllo. L’anno scorso Rosa scoprì di avere un tumore all’utero. All’ospedale statale le fissarono un esame più approfondito. Tempo di attesa: tredici mesi. Rosa non aveva alternative: aspettare e sperare che il tumore non la divorasse prima della biopsia.

 

Don Roberto va a trovarla insieme a Milagros, l’assistente sociale della parrocchia. Rosa è disperata. Dopo un’ora di conversazione, accetta di sottoporsi a una nuova visita al policlinico parrocchiale. Forse il tumore è davvero maligno, forse dovrà iniziare la chemioterapia, forse dovrà operarsi. Ma negli occhi di Rosa brilla una piccola luce, un frammento di dignità ritrovata, una scintilla di speranza.

 

IL CORAGGIO DI FELICITA

 Felicita ha ottantadue anni e tre denti. Vive in una casa con il tetto basso e pareti di colori sgargianti. Diciassette anni fa trovò davanti alla porta una bimba di pochi giorni, Stefany, abbandonata dalla madre. Da quel giorno l’ha cresciuta con amore, nonostante la paralisi cerebrale della piccola.

 

L’USCITA DALLA NOTTE

 Don Roberto conclude con una riflessione sulla notte e sul Vangelo di Nicodemo: «Ogni volta che lo leggo mi sembra di scorgere qualcosa di nuovo, che mi costringe a puntare lo sguardo sempre più lontano». Nicodemo – e tutti noi – possiamo lasciarci mettere in discussione da Gesù per uscire dalla notte, rinascere e camminare nella luce.

 

 Le storie raccontate da don Roberto Seregni non sono solo episodi di vita vissuta in una realtà lontana, ma risuonano profondamente anche nel nostro presente. La violenza domestica, la malattia, l’abbandono e la solitudine non conoscono confini geografici, ma trovano spazio in ogni società, compresa la nostra.

 Ciò che accomuna le vicende di Rebeca, Luis, Rosa e Felicita è la speranza che nasce dall’incontro con Gesù, una speranza che trasforma il dolore in rinascita. È un invito a guardare la nostra realtà con occhi nuovi, riconoscendo nelle difficoltà un’opportunità di crescita e di cambiamento.

 Oggi, in un mondo spesso segnato dall’individualismo e dalla disperazione, queste storie ci ricordano che la fede e la solidarietà possono riaccendere la luce anche nelle notti più oscure. Riconoscere l’altro, tendere la mano, offrire ascolto e sostegno: sono piccoli gesti che possono fare la differenza nella vita di chi è nel bisogno.

 Come Nicodemo, anche noi siamo chiamati a lasciarci interpellare dalla Parola, a uscire dalla notte dell’indifferenza e a camminare verso la luce della speranza.

 

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sabato 19 aprile 2025

Lc 24,1-12 - VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA (ANNO C)

 VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA

Sabato 19 Aprile 2025
In questa Veglia, vengono proposte nove letture, cioè sette dall’Antico e due (Epistola e Vangelo) dal Nuovo Testamento.
PRIMA LETTURA - Dal libro della Gènesi - Gn 1,1–2,2 - Dio vide tutto quello che aveva fatto: era cosa molto buona.

Nella prima lettura JHWH SI MANIFESTÒ AL MONDO ATTRAVERSO LA CREAZIONE. Dio crea il mondo in 7 giorni e 10 parole, che corrispondono a 10 opere distribuite nella settimana. "Se fu grande all'inizio la creazione del mondo, BEN PIÙ GRANDE NELLA PIENEZZA DEI TEMPI FU L'OPERA DELLA NOSTRA REDENZIONE". Il battesimo restaura nell'uomo peccatore l'immagine e la somiglianza di Dio che era stata deformata dalla disobbedienza.
In principio Dio creò il cielo e la terra. la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: giorno primo.
Dio disse: «Sia un firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
Dio disse: «le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un unico luogo e appaia l'asciutto». E così avvenne. Dio chiamò l'asciutto terra, mentre chiamò la massa delle acque mare. Dio vide che era cosa buona. Dio disse: «la terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che fanno sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie». E così avvenne. E la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
Dio disse: «Ci siano fonti di luce nel firmamento del cielo, per separare il giorno dalla notte; siano segni per le feste, per i giorni e per gli anni e siano fonti di luce nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne. E Dio fece le due fonti di luce grandi: la fonte di luce maggiore per governare il giorno e la fonte di luce minore per governare la notte, e le stelle. Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per governare il giorno e la notte e per separare la luce dalle tenebre. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: quarto giorno.
Dio disse: «le acque brùlichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brùlicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona. Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltìplichino sulla terra». E fu sera e fu mattina: quinto giorno.
Dio disse: «la terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici, secondo la loro specie». E così avvenne. Dio fece gli animali selvatici, secondo la loro specie, il bestiame, secondo la propria specie, e tutti i rettili del suolo, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona.
Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
E Dio creò l'uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò:
maschio e femmina li creò.
Dio li benedisse e Dio disse loro:
«Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra e soggiogatela,
dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente che striscia sulla terra».
Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.
Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro che aveva fatto.

SECONDA LETTURA - Dal libro della Gènesi - Gn 22,1-18 - Il sacrificio di Abramo, nostro padre nella fede.

La seconda lettura CONDANNA I SACRIFICI UMANI ed esalta L’OBBEDIENZA DI ABRAMO, maturata nei tre giorni di cammino silenzioso verso il monte, dove Dio “vede” e provvederà. Dio non ruba ma dona! È LA NOTTE DELLA FEDE E DELL’OBBEDIENZA, nella quale il Signore ci trasforma con la sua benedizione. 
In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va' nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
Abramo si alzò di buon mattino, sellò l'asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l'olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato. Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo. Allora Abramo disse ai suoi servi: «Fermatevi qui con l'asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi». Abramo prese la legna dell'olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutti e due insieme.
Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: «Padre mio!». Rispose: «Eccomi, figlio mio». Riprese: «Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov'è l'agnello per l'olocausto?». Abramo rispose: «Dio stesso si provvederà l'agnello per l'olocausto, figlio mio!». Proseguirono tutti e due insieme. Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l'altare, collocò la legna, legò suo figlio Isacco e lo depose sull'altare, sopra la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio.
Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». l'angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l'ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
Abramo chiamò quel luogo «Il Signore vede»; perciò oggi si dice: «Sul monte il Signore si fa vedere».
L'angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».

 

TERZA LETTURA - Dal libro dell’Esodo - Es 14,15–15,1 - Gli Israeliti camminarono sull’asciutto in mezzo al mare.

Nella terza lettura abbiamo l’episodio chiave della storia di Israele, in cui DIO MANIFESTA IL SUO VOLTO come liberatore e sovrano sulle forze oppressive della natura e dei popoli. LA SALVEZZA È OPERATA DA LUI, NON DA EROI. Mosè è il suo servitore. Israele nasce da Dio, non da potenze umane. 
In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all'asciutto. Ecco, io rendo ostinato il cuore degli Egiziani, così che entrino dietro di loro e io dimostri la mia gloria sul faraone e tutto il suo esercito, sui suoi carri e sui suoi cavalieri. Gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando dimostrerò la mia gloria contro il faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri».
L'angelo di Dio, che precedeva l'accampamento d'Israele, cambiò posto e passò indietro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò dietro. Andò a porsi tra l'accampamento degli Egiziani e quello d'Israele. la nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte; così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri durante tutta la notte.
Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore durante tutta la notte risospinse il mare con un forte vento d'oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. Gli Israeliti entrarono nel mare sull'asciutto, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra. Gli Egiziani li inseguirono, e tutti i cavalli del faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri entrarono dietro di loro in mezzo al mare.
Ma alla veglia del mattino il Signore, dalla colonna di fuoco e di nube, gettò uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise in rotta. Frenò le ruote dei loro carri, così che a stento riuscivano a spingerle. Allora gli Egiziani dissero: «Fuggiamo di fronte a Israele, perché il Signore combatte per loro contro gli Egiziani!».
Il Signore disse a Mosè: «Stendi la mano sul mare: le acque si riversino sugli Egiziani, sui loro carri e i loro cavalieri». Mosè stese la mano sul mare e il mare, sul far del mattino, tornò al suo livello consueto, mentre gli Egiziani, fuggendo, gli si dirigevano contro. Il Signore li travolse così in mezzo al mare. le acque ritornarono e sommersero i carri e i cavalieri di tutto l'esercito del faraone, che erano entrati nel mare dietro a Israele: non ne scampò neppure uno. Invece gli Israeliti avevano camminato sull'asciutto in mezzo al mare, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra.
In quel giorno il Signore salvò Israele dalla mano degli Egiziani, e Israele vide gli Egiziani morti sulla riva del mare; Israele vide la mano potente con la quale il Signore aveva agito contro l'Egitto, e il popolo temette il Signore e credette in lui e in Mosè suo servo.
Allora Mosè e gli Israeliti cantarono questo canto al Signore e dissero:

QUARTA LETTURA - Dal libro del profeta Isaia - Is 54,5-14 - Con affetto perenne il Signore, tuo redentore, ha avuto pietà di te.

La quarta lettura presenta LA NUOVA GERUSALEMME RICOSTRUITA COME LA SPOSA DI DIO; è il tema dell'alleanza rivelato in chiave di amore coniugale. Il ripudio è stato momentaneo, PREVALE L’AMORE. Dio promette l’Alleanza unilaterale, fondata nella sua fedeltà e misericordia. I monti possono tremare, e persino cambiare di posto, L’AMORE DI DIO NON VACILLERÀ.  
Tuo sposo è il tuo creatore,
Signore degli eserciti è il suo nome;
tuo redentore è il Santo d'Israele,
è chiamato Dio di tutta la terra.
Come una donna abbandonata
e con l'animo afflitto, ti ha richiamata il Signore.
Viene forse ripudiata la donna sposata in gioventù?
- dice il tuo Dio.
Per un breve istante ti ho abbandonata,
ma ti raccoglierò con immenso amore.
In un impeto di collera
ti ho nascosto per un poco il mio volto;
ma con affetto perenne
ho avuto pietà di te,
dice il tuo redentore, il Signore.
Ora è per me come ai giorni di Noè,
quando giurai che non avrei più riversato
le acque di Noè sulla terra;
così ora giuro di non più adirarmi con te
e di non più minacciarti.
Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero,
non si allontanerebbe da te il mio affetto,
né vacillerebbe la mia alleanza di pace,
dice il Signore che ti usa misericordia.
Afflitta, percossa dal turbine, sconsolata,
ecco io pongo sullo stibio le tue pietre
e sugli zaffìri pongo le tue fondamenta.
Farò di rubini la tua merlatura,
le tue porte saranno di berilli,
tutta la tua cinta sarà di pietre preziose.
Tutti i tuoi figli saranno discepoli del Signore,
grande sarà la prosperità dei tuoi figli;
sarai fondata sulla giustizia.
Tieniti lontana dall'oppressione, perché non dovrai temere,
dallo spavento, perché non ti si accosterà. 

QUINTA LETTURA - Dal libro del profeta Isaia - Is 55,1-11 - Venite a me, e vivrete; stabilirò per voi un’alleanza eterna.

La quinta lettura presenta IL BANCHETTO A CUI DIO INVITA, ove il nutrimento offerto è la sua PAROLA sotto le immagini dell'acqua e del pane. La Parola di Dio è PANE di VITA che ci SOSTIENE e ci IRROBUSTISCE. La veglia pasquale unisce il cibo della parola di Dio e il cibo dell'eucaristia; il tema dell'acqua richiama il sacramento del battesimo.
 Così dice il Signore:
«O voi tutti assetati, venite all'acqua,
voi che non avete denaro, venite;
comprate e mangiate; venite, comprate
senza denaro, senza pagare, vino e latte.
Perché spendete denaro per ciò che non è pane,
il vostro guadagno per ciò che non sazia?
Su, ascoltatemi e mangerete cose buone
e gusterete cibi succulenti.
Porgete l'orecchio e venite a me,
ascoltate e vivrete.
Io stabilirò per voi un'alleanza eterna,
i favori assicurati a Davide.
Ecco, l'ho costituito testimone fra i popoli,
principe e sovrano sulle nazioni.
Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi;
accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano
a causa del Signore, tuo Dio,
del Santo d'Israele, che ti onora.
Cercate il Signore, mentre si fa trovare,
invocàtelo, mentre è vicino.
l'empio abbandoni la sua via
e l'uomo iniquo i suoi pensieri;
ritorni al Signore che avrà misericordia di lui
e al nostro Dio che largamente perdona.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore.
Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.
Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata».

SESTA LETTURA - Dal libro del profeta Baruc - Bar 3,9-15.32–4,4 - Cammina allo splendore della luce del Signore. 

La sesta lettura insiste ancora sulle parole di Dio, contempla infatti LA SAPIENZA CONTENUTA NELLA RIVELAZIONE. L'autore si rivolge al popolo di Israele in esilio e lo esorta a cercare la sapienza che si trova nella rivelazione di Dio racchiusa nella legge. Abbandonare la Parola di Dio equivale ad abbandonare la fonte della Sapienza. CAMMINA ISRAELE, ALLO SPLENDORE DELLA SUA LUCE!
 Ascolta, Israele, i comandamenti della vita,
porgi l'orecchio per conoscere la prudenza.
Perché, Israele? Perché ti trovi in terra nemica
e sei diventato vecchio in terra straniera?
Perché ti sei contaminato con i morti
e sei nel numero di quelli che scendono negli inferi?
Tu hai abbandonato la fonte della sapienza!
Se tu avessi camminato nella via di Dio,
avresti abitato per sempre nella pace.
Impara dov'è la prudenza,
dov'è la forza, dov'è l'intelligenza,
per comprendere anche dov'è la longevità e la vita,
dov'è la luce degli occhi e la pace.
Ma chi ha scoperto la sua dimora,
chi è penetrato nei suoi tesori?
Ma colui che sa tutto, la conosce
e l'ha scrutata con la sua intelligenza,
colui che ha formato la terra per sempre
e l'ha riempita di quadrupedi,
colui che manda la luce ed essa corre,
l'ha chiamata, ed essa gli ha obbedito con tremore.
le stelle hanno brillato nei loro posti di guardia
e hanno gioito;
egli le ha chiamate ed hanno risposto: «Eccoci!»,
e hanno brillato di gioia per colui che le ha create.
Egli è il nostro Dio,
e nessun altro può essere confrontato con lui.
Egli ha scoperto ogni via della sapienza
e l'ha data a Giacobbe, suo servo,
a Israele, suo amato.
Per questo è apparsa sulla terra
e ha vissuto fra gli uomini.
Essa è il libro dei decreti di Dio
e la legge che sussiste in eterno;
tutti coloro che si attengono ad essa avranno la vita,
quanti l'abbandonano moriranno.
Ritorna, Giacobbe, e accoglila,
cammina allo splendore della sua luce.
Non dare a un altro la tua gloria
né i tuoi privilegi a una nazione straniera.
Beati siamo noi, o Israele,
perché ciò che piace a Dio è da noi conosciuto.
 
SETTIMA LETTURA - Dal libro del profeta Ezechiele - Ez 36,16-17a.18-28 - Vi aspergerò con acqua pura, e vi darò un cuore nuovo. 

La settima lettura parla dell'aspersione di acqua che purifica, del dono dello Spirito. Il profeta consola il suo popolo e gli promette e preannuncia un avvenire migliore; È LA PROMESSA DELLA NUOVA ALLEANZA. L'effetto di questa purificazione con acqua e del dono dello Spirito è l’interiorizzazione della legge di Dio. LE FORZE DELLA NOSTRA TRASFORMAZIONE PROVENGONO DAL “VENTO INTERIORE” DI DIO. Esso trasforma l’intimo della nostra persona.
 Mi fu rivolta questa parola del Signore:
«Figlio dell'uomo, la casa d'Israele, quando abitava la sua terra, la rese impura con la sua condotta e le sue azioni. Perciò ho riversato su di loro la mia ira per il sangue che avevano sparso nel paese e per gli idoli con i quali l'avevano contaminato. li ho dispersi fra le nazioni e sono stati dispersi in altri territori: li ho giudicati secondo la loro condotta e le loro azioni.
Giunsero fra le nazioni dove erano stati spinti e profanarono il mio nome santo, perché di loro si diceva: "Costoro sono il popolo del Signore e tuttavia sono stati scacciati dal suo paese". Ma io ho avuto riguardo del mio nome santo, che la casa d'Israele aveva profanato fra le nazioni presso le quali era giunta.
Perciò annuncia alla casa d'Israele: "Così dice il Signore Dio: Io agisco non per riguardo a voi, casa d'Israele, ma per amore del mio nome santo, che voi avete profanato fra le nazioni presso le quali siete giunti. Santificherò il mio nome grande, profanato fra le nazioni, profanato da voi in mezzo a loro. Allora le nazioni sapranno che io sono il Signore - oracolo del Signore Dio -, quando mostrerò la mia santità in voi davanti ai loro occhi.
Vi prenderò dalle nazioni, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne.
Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme. Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio».

EPISTOLA - Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 6,3-11 - Cristo risuscitato dai morti non muore più. 

Nell’epistola Paolo ci ricorda il DONO GRANDE CHE ABBIAMO RICEVUTO NEL BATTESIMO: “siamo stati sepolti insieme a Lui nella morte affinché, COME CRISTO fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, COSÌ ANCHE NOI possiamo camminare in una vita nuova”. Noi infatti partecipiamo alla sua vita di Risorto, che si attua gradualmente lungo il cammino. Così DIO PADRE CI INDIRIZZA A DIVENTARE CONFORMI ALL’IMMAGINE DEL FIGLIO SUO.
 Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte?
Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione.
Lo sappiamo: l'uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è liberato dal peccato.
Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 24,1-12

Il primo giorno della settimana, al mattino presto [le donne] si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù.
Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: "Bisogna che il Figlio dell'uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno"».
Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli.
Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l'accaduto. 

 

1. IL SIGNORE HA VINTO LA MORTE, È ANDATO OLTRE. Le donne e Pietro ‘ANDARONO AL SEPOLCRO’. A differenza degli Undici che NON si muovono e pensano che si tratti di un vaneggiamento. E' NECESSARIO UN ‘MOVIMENTO INTERIORE VERSO..’. Muoviamoci anche NOI, usciamo dai nostri dubbi...
2. “PERCHÉ CERCATE IL VIVENTE TRA I MORTI?… RICORDATEVI COME VI PARLÒ”. La RICERCA del Signore Gesù, il vivente è collegata alla MEMORIA delle sue parole e delle scritture. RICERCA E MEMORIA INSIEME...
3. “BISOGNAVA CHE IL FIGLIO DELL’UOMO FOSSE CONSEGNATO” Anche per noi. “BISOGNA” consegnarci umilmente agli altri. Morire per gli altri. LA VITA DONATA È VITA. Ciò che NON è amore viene distrutto. L'AMORE È DIVINO E NON VIENE DISTRUTTO. TI AUGURO DI VIVERE DONANDOTI...
BUONA VEGLIA PASQUALE...

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VEGLIA

Molti scrittori hanno evocato la bellezza delle notti illuminate dalle stelle. Invece le notti di guerra sono solcate da scie luminose di morte. In questa notte lasciamoci prendere per mano dalle donne del Vangelo, per scoprire con loro il sorgere della luce di Dio che brilla nelle tenebre del mondo. [Esse] vedono, ascoltano, annunciano: con queste tre azioni entriamo anche noi nella Pasqua del Signore.

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LECTIO DIVINA - VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA (ANNO C)

OMELIA - VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA (ANNO C)


venerdì 18 aprile 2025

L'INCONTRO CON CRISTO, UNO SGUARDO FULMINANTE

L'INCONTRO CON CRISTO, UNO SGUARDO FULMINANTE

Barabba, interpretato da Pietro Sarubbi ne “La Passione di Cristo di Mel Gibson”, è un uomo segnato dalla violenza e dalla prigionia, ormai ridotto a una bestia incapace di parlare, esprimendosi solo con sguardi e gesti feroci.

 Ma chi è Pietro Sarubbi? Pietro Sarubbi è un attore italiano che ha iniziato il suo percorso artistico nel teatro e, negli anni '80, è approdato in Rai con programmi come Portobello e Fantastico. Ha lavorato nel cabaret con Zelig e ha partecipato a sitcom di successo come Casa Vianello e Camera Cafè. La presenza fissa al Maurizio Costanzo Show gli ha dato notorietà, ma la svolta è arrivata con l'interpretazione di Barabba nel film La Passione di Cristo di Mel Gibson.

 L'attore ha raccontato il suo primo incontro con il regista, scoprendo che il suo personaggio non pronunciava battute. Inizialmente restio ad accettare il ruolo, poiché nel mondo del cinema più battute significano più guadagno, Sarubbi ha cambiato idea quando Gibson gli ha spiegato la profondità del personaggio. Barabba, in aramaico "figlio del padre", rappresentava un alter ego di Gesù, una figura messianica segnata dalla rabbia e dalla prigionia.

 Durante le riprese, Gibson ha imposto una regola particolare: nessun attore poteva incontrare Jim Caviezel, interprete di Gesù, prima delle scene cruciali. Questo per catturare reazioni autentiche. Sarubbi ha raccontato il momento della flagellazione di Cristo e il suo sguardo verso Maria, un attimo di forza e di struggente umanità.

 Il momento più sconvolgente è arrivato durante la scena della liberazione di Barabba. Mentre scendeva le scale verso la libertà, ha incrociato per la prima volta lo sguardo di Gesù. In quell'istante, ha sentito un'emozione travolgente e il set intero si è fermato. Quella sera, incapace di dormire, si è trovato in uno stato febbrile, perseguitato da quegli occhi pieni di amore. Dopo mesi di tormento interiore, ha trovato la risposta nella frase dell'enciclica Deus Caritas Est: "Il Signore sempre di nuovo ci viene incontro attraverso lo sguardo di uomini, con cui egli traspare". Da quel momento ha intrapreso un cammino di conversione, sposando la compagna con cui aveva quattro figli per poter accedere all'Eucaristia. Questa scelta gli è costata la carriera cinematografica, ma gli ha donato una nuova vita nella fede.

 Al termine dell'intervento, il direttore della Bussola, Riccardo Cascioli, ha consegnato a Sarubbi il premio Viva Maria per il suo talento artistico e il coraggio nella testimonianza della fede. Cascioli ha confermato l'importanza di eventi in presenza, non sostituibili da conferenze online. Solo dal vivo si possono cogliere le sfumature delle emozioni, dialogare con i relatori, visitare stand di libri e instaurare nuove amicizie. Il momento del pranzo ha ulteriormente rafforzato lo spirito di convivialità e conoscenza.

 I partecipanti hanno espresso grande soddisfazione, arricchiti da nuove conoscenze e da una forte motivazione di fede.

 La testimonianza di Pietro Sarubbi offre un messaggio potente per l’uomo contemporaneo, spesso alla ricerca di significato in un mondo dominato dall’apparenza e dal successo materiale. La sua esperienza dimostra come un incontro autentico, anche fugace, possa trasformare profondamente la vita, spingendo a riconsiderare le priorità e il senso dell’esistenza.

 In un’epoca in cui le relazioni sono spesso mediate da schermi e la fede sembra marginale, la storia di Sarubbi ci ricorda il valore dell’esperienza vissuta in prima persona, della ricerca interiore e del coraggio di seguire una chiamata più alta, anche a costo di sacrifici. Il suo cammino ci invita a non ignorare gli sguardi che possono cambiare la nostra vita e a riscoprire la bellezza di una fede vissuta con coerenza e autenticità.

 

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mercoledì 16 aprile 2025

IL TRIDUO PASQUALE: CUORE DELLA FEDE E TRIONFO DELLA RISURREZIONE.

IL TRIDUO PASQUALE: CUORE DELLA FEDE E TRIONFO DELLA RISURREZIONE.

Il Triduo pasquale, che è il fulcro dell'intero anno liturgico. Aiutati dai sacri riti del Giovedì Santo, del Venerdì Santo e della solenne Veglia Pasquale, rivivremo il mistero della passione, della morte e della risurrezione del Signore. Questi sono giorni atti a ridestare in noi un più vivo desiderio di aderire a Cristo e di seguirlo generosamente, consapevoli del fatto che Egli ci ha amati sino a dare la sua vita per noi.

 Cosa sono, in effetti, gli eventi che il Triduo santo ci ripropone, se non la manifestazione sublime di questo amore di Dio per l’uomo?

 Il Triduo pasquale si apre il Giovedì Santo, con la Messa vespertina in Cena Domini, anche se al mattino normalmente si tiene un’altra significativa celebrazione liturgica, la Messa del Crisma, durante la quale, raccolto attorno al Vescovo, l’intero presbiterio di ogni Diocesi rinnova le promesse sacerdotali, e partecipa alla benedizione degli oli dei catecumeni, dei malati e del Crisma.

 Oltre all’istituzione del Sacerdozio, in questo giorno santo si commemora l’offerta totale che Cristo ha fatto di Sé all’umanità nel sacramento dell’Eucaristia.

In quella stessa notte in cui fu tradito, Egli ci ha lasciato, come ricorda la Sacra Scrittura, il “comandamento nuovo” - “mandatum novum” - dell'amore fraterno compiendo il gesto toccante della lavanda dei piedi, che richiama l’umile servizio degli schiavi.

 Questa singolare giornata, evocatrice di grandi misteri, si chiude con l’Adorazione eucaristica, nel ricordo dell’agonia del Signore nell’orto del Getsemani.

Preso da grande angoscia, narra il Vangelo, Gesù chiese ai suoi di vegliare con Lui rimanendo in preghiera: “Restate qui e vegliate con me", ma i discepoli si addormentarono.

Ancora oggi il Signore dice a noi: “Restate e vegliate con me”. E vediamo come anche noi, discepoli di oggi, spesso dormiamo. Quella fu per Gesù l’ora dell’abbandono e della solitudine, a cui seguì, nel cuore della notte, l’arresto e l’inizio del doloroso cammino verso il Calvario. 

 Centrato sul mistero della Passione è il Venerdì Santo, giorno di digiuno e di penitenza, tutto orientato alla contemplazione di Cristo sulla Croce. Nelle chiese viene proclamato il racconto della Passione e risuonano le parole del profeta Zaccaria: “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto”.

E il Venerdì Santo anche noi vogliamo realmente volgere lo sguardo al cuore trafitto del Redentore, nel quale - scrive san Paolo - sono “nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza”, anzi “abita corporalmente tutta la pienezza della divinità”, per questo l’Apostolo può affermare con decisione di non voler sapere altro “se non Gesù Cristo e questi crocifisso”. E’ vero: la Croce rivela “l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità” – le dimensioni cosmiche, questo è il senso - di un amore che sorpassa ogni conoscenza – l’amore va oltre quanto si conosce - e ci ricolma “di tutta la pienezza di Dio”.Nel mistero del Crocifisso “si compie quel volgersi di Dio contro se stesso nel quale egli si dona per rialzare l’uomo e salvarlo – amore, questo, nella sua forma più radicale.La Croce di Cristo, scrive nel quinto secolo il Papa san Leone Magno, “è sorgente di tutte le benedizioni, e causa di tutte le grazie”. 

 

Nel Sabato Santo la Chiesa, unendosi spiritualmente a Maria, resta in preghiera presso il sepolcro, dove il corpo del Figlio di Dio giace inerte come in una condizione di riposo dopo l’opera creativa della redenzione, realizzata con la sua morte.

 A notte inoltrata inizierà la solenne Veglia pasquale, durante la quale in ogni Chiesa il canto gioioso del Gloria e dell’Alleluia pasquale si leverà dal cuore dei nuovi battezzati e dall’intera comunità cristiana, lieta perché Cristo è risorto e ha vinto la morte.  

 Per una proficua celebrazione della Pasqua, la Chiesa chiede ai fedeli di accostarsi in questi giorni al sacramento della Penitenza, che è come una specie di morte e di risurrezione per ognuno di noi.

Prepararsi alla Pasqua con una buona confessione resta un adempimento da valorizzare appieno, perché ci offre la possibilità di ricominciare di nuovo la nostra vita e di avere realmente un nuovo inizio nella gioia del Risorto e nella comunione del perdono datoci da Lui.

Consapevoli di essere peccatori, ma fiduciosi nella misericordia divina, lasciamoci riconciliare da Cristo per gustare più intensamente la gioia che Egli ci comunica con la sua risurrezione. Il perdono, che ci viene donato da Cristo nel sacramento della Penitenza, è sorgente di pace interiore ed esteriore e ci rende apostoli di pace in un mondo dove continuano purtroppo le divisioni, le sofferenze e i drammi dell’ingiustizia, dell’odio e della violenza, dell’incapacità di riconciliarsi per ricominciare di nuovo con un perdono sincero.

Noi sappiamo però che il male non ha l'ultima parola, perché a vincere è Cristo crocifisso e risorto e il suo trionfo si manifesta con la forza dell’amore misericordioso. La sua risurrezione ci dà questa certezza: nonostante tutta l’oscurità che vi è nel mondo, il male non ha l’ultima parola. Sorretti da questa certezza potremo con più coraggio ed entusiasmo impegnarci perché nasca un mondo più giusto. 

 Questo auspicio sia per tutti noi, prepariamoci con fede e devozione alle ormai prossime feste pasquali.

 Ci accompagni Maria Regina della Pace, dopo aver seguito il Figlio divino nell’ora della passione e della croce, ha condiviso il gaudio della sua risurrezione.

 

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domenica 13 aprile 2025

Is 50,4-7 - Fil 2,6-11 - Lc 22,14-23,56 - DOMENICA DELLE PALME (ANNO C)

 DOMENICA DELLE PALME (ANNO C)

Domenica 13 Aprile 2025
Dal libro del profeta Isaìa - Is 50,4-7
 
Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.

1. Il secondo Isaia ci presenta una misteriosa figura di un personaggio chiamato IL SERVO DEL SIGNORE. Possiamo ritenere che fosse il profeta stesso, quell’anonimo profeta che CONSOLÒ ISRAELE VERSO LA FINE DELL'ESILIO, poco prima che l'imperatore persiano Ciro liberasse gli esuli. QUESTO PROFETA SI CONSIDERÒ SERVO DEL SIGNORE CIOÈ SUO MINISTRO INCARICATO DI COMPIERE UN'OPERA DI LIBERAZIONE.

2. Il profeta però venne RIFIUTATO, CONTESTATO, UMILIATO, ADDIRITTURA SOPPRESSO. Perché? Probabilmente perché PARLAVA DI UN INTERVENTO LIBERATORE DI DIO. Ma per FEDELTÀ A DIO, il profeta NON SI TIRÒ INDIETRO, le prese ma NON SMISE DI PARLARE IN NOME DI DIO.

3. Quando ascoltiamo questo profeta, abbiamo l'impressione di sentire Gesù che parla. Eppure il profeta è un uomo vissuto 500 anni prima. È UN UOMO PROFETICO che annuncia LO STILE DEL FUTURO MESSIA. GESÙ HA REALIZZATO PIENAMENTE QUELLO STILE nella sua vita, nella sua missione, nella sofferenza con la sua morte di vittima perseguitata torturata, TUTTO PER AMORE DI DIO E PER LA SALVEZZA DELL’UMANITÀ.

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési - Fil 2,6-11
 
Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.

1. La lettera ai Filippesi ci propone il grande inno cristologico. Cristo Gesù, che è Dio, SI È ABBASSATO FINO IN FONDO, fino alla morte di croce, PER QUESTO DIO LO HA ESALTATO FINO AL VERTICE DELLA GLORIA. Gesù Cristo viene esaltato e CONDUCE NOI alla gloria.

2. Gesù, che DICE DI SÌ AL PROGETTO DEL PADRE e FA ESPERIENZA DELLA FATICA che questo comporta nel quotidiano per mettesi al servizio dell'uomo, è il modello del nostro cristianesimo, il MODELLO DEL SÌ AUTENTICO, senza riserve, che noi dobbiamo dire a Dio nel quotidiano.

3. Questo è lo stile del Messia: NOI PREDICHIAMO CRISTO CROCIFISSO, SAPIENZA DI DIO E POTENZA DI DIO. Seguiamo il Cristo fino alla Croce, FIDANDOCI DI LUI, sapendo che grazie a Lui non resteremo delusi.

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 ✠ Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Luca - Lc 22,14-23,56

 Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione

C Quando venne l’ora, [Gesù] prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». E, ricevuto un calice, rese grazie e disse:
X «Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio».
Fate questo in memoria di me
C Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo:
X «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me».
C E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo:
X «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi».
Guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito!
«Ma ecco, la mano di colui che mi tradisce è con me, sulla tavola. Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stabilito, ma guai a quell’uomo dal quale egli viene tradito!».
C Allora essi cominciarono a domandarsi l’un l’altro chi di loro avrebbe fatto questo.
Io sto in mezzo a voi come colui che serve
C E nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. Egli disse:
X «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno. E siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele.
Tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli
Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli».
C E Pietro gli disse:
A «Signore, con te sono pronto ad andare anche in prigione e alla morte».
C Gli rispose:
X «Pietro, io ti dico: oggi il gallo non canterà prima che tu, per tre volte, abbia negato di conoscermi».
Deve compiersi in me questa parola della Scrittura
C Poi disse loro: 
X «Quando vi ho mandato senza borsa, né sacca, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?».
C Risposero:
A «Nulla».
C Ed egli soggiunse:
X «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così chi ha una sacca; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché io vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: “E fu annoverato tra gli empi”. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo compimento».
C Ed essi dissero:
A «Signore, ecco qui due spade».
C Ma egli disse:
X «Basta!».
Entrato nella lotta, pregava più intensamente
Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro:
X «Pregate, per non entrare in tentazione».
C Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo:
X «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà».
C Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro:
X «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione».
Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?
C Mentre ancora egli parlava, ecco giungere una folla; colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, li precedeva e si avvicinò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse:
X «Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?».
C Allora quelli che erano con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero:
A «Signore, dobbiamo colpire con la spada?».
C E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio destro. Ma Gesù intervenne dicendo:
X «Lasciate! Basta così!».
C E, toccandogli l’orecchio, lo guarì. Poi Gesù disse a coloro che erano venuti contro di lui, capi dei sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani:
X «Come se fossi un ladro siete venuti con spade e bastoni. Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete mai messo le mani su di me; ma questa è l’ora vostra e il potere delle tenebre».
Uscito fuori, Pietro pianse amaramente
C Dopo averlo catturato, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. Avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno; anche Pietro sedette in mezzo a loro. Una giovane serva lo vide seduto vicino al fuoco e, guardandolo attentamente, disse:
A «Anche questi era con lui».
C Ma egli negò dicendo:
A «O donna, non lo conosco!».
C Poco dopo un altro lo vide e disse:
A «Anche tu sei uno di loro!».
C Ma Pietro rispose:
A «O uomo, non lo sono!».
C Passata circa un’ora, un altro insisteva:
A «In verità, anche questi era con lui; infatti è Galileo».
C Ma Pietro disse:
A «O uomo, non so quello che dici».
C E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.
Fa’ il profeta! Chi è che ti ha colpito?
C E intanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo deridevano e lo picchiavano, gli bendavano gli occhi e gli dicevano:
A «Fa’ il profeta! Chi è che ti ha colpito?».
C E molte altre cose dicevano contro di lui, insultandolo.
Lo condussero davanti al loro Sinedrio
C Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i capi dei sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al loro Sinedrio e gli dissero:
A «Se tu sei il Cristo, dillo a noi».
C Rispose loro: 
X «Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma d’ora in poi il Figlio dell’uomo siederà alla destra della potenza di Dio».
C Allora tutti dissero:
A «Tu dunque sei il Figlio di Dio?».
C Ed egli rispose loro: 
X «Voi stessi dite che io lo sono».
C E quelli dissero:
A «Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L’abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca».
Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna
[ Tutta l’assemblea si alzò; lo condussero da Pilato e cominciarono ad accusarlo:
A «Abbiamo trovato costui che metteva in agitazione il nostro popolo, impediva di pagare tributi a Cesare e affermava di essere Cristo re».
C Pilato allora lo interrogò:
A «Sei tu il re dei Giudei?».
C Ed egli rispose: 
X «Tu lo dici».
C Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla:
A «Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna».
C Ma essi insistevano dicendo:
A «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui».
C Udito ciò, Pilato domandò se quell’uomo era Galileo e, saputo che stava sotto l’autorità di Erode, lo rinviò a Erode, che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme.
Erode con i suoi soldati insulta Gesù
C Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto. Da molto tempo infatti desiderava vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò, facendogli molte domande, ma egli non gli rispose nulla. Erano presenti anche i capi dei sacerdoti e gli scribi, e insistevano nell’accusarlo. Allora anche Erode, con i suoi soldati, lo insultò, si fece beffe di lui, gli mise addosso una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia.
Pilato abbandona Gesù alla loro volontà
C Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro:
A «Mi avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà».
C Ma essi si misero a gridare tutti insieme:
A «Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!».
C Questi era stato messo in prigione per una rivolta, scoppiata in città, e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù.
A Ma essi urlavano: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!».
C Ed egli, per la terza volta, disse loro:
A «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà».
C Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere.
Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me
C Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: 
X «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».
C Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori.
Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno
C Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: 
X «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno».
C Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte.
Costui è il re dei Giudei
C Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo:
A «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
C Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano:
A «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso».
C Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Oggi con me sarai nel paradiso
C Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava:
A «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!».
C L’altro invece lo rimproverava dicendo:
A «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
C E disse:
A «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno».
C Gli rispose: 
X «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito
C Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: 
X «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.
(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

C Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo:
A «Veramente quest’uomo era giusto».
C Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo. ]
Giuseppe pone il corpo di Gesù in un sepolcro scavato nella roccia
C Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del Sinedrio, buono e giusto. Egli non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Era di Arimatèa, una città della Giudea, e aspettava il regno di Dio. Egli si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, nel quale nessuno era stato ancora sepolto. Era il giorno della Parascève e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto.

 

1. Entriamo nella Settimana santa da un'arcata di GIOIA E TRIONFO, con Gesù a dorso d’asino, acclamato da grandi e piccini. É un breve lampo. Pochi giorni dopo, LE STESSE PERSONE che lo avevano acclamato, chiederanno a gran voce la sua MORTE. ANCHE IL NOSTRO ENTUSIASMO È PASSEGGERO?

2. SUBITO IL VANGELO MOSTRA L’UOMO CONDANNATO E UCCISO. La sua vicenda si ripercuote nei nostri entusiasmi, egoismi e tradimenti. E' UNA PASSIONE "D'AMORE", IN LUI TROVIAMO "SOLO" AMORE E SALVEZZA. LEGGIAMO la Passione di Gesù, RILEGGIAMOLA con calma, REGALIAMOCI DEL TEMPO...

3. La memoria di Gesù che patisce e risorge ci conduce a RITROVARE NOI STESSI, cercare e trovare le ragioni di vita e di speranza. DIAMO SENSO ALLA NOSTRA VITA SEGUENDO IL SIGNORE GESÙ. Uniti a LUI abbiamo la vita, quella vera...

BUONA DOMENICA DELLE PALME...

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LA CROCE

Cristo ha scelto la croce per amore, un mistero che sfida ogni logica umana. Dio non è lontano dal dolore: è sulla croce, soffrendo con noi e per noi. Il cristianesimo è il passaggio dall’equilibrio umano allo squilibrio dell’amore divino. Meditiamo su questa verità nella Settimana Santa, per prepararci alla Pasqua. Accogliamo la croce con fede, per risorgere con Cristo! Amen…

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OMELIA - DOMENICA DELLE PALME (ANNO C)

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