martedì 30 dicembre 2025

NON ASPETTARE TEMPI MIGLIORI: COSTRUISCILI.

NON ASPETTARE TEMPI MIGLIORI: COSTRUISCILI.

Jeff, un libanese di 37 anni emigrato in Australia dopo essere sopravvissuto alla devastante esplosione del porto di Beirut del 4 agosto 2020. Quel giorno, mentre lavorava ai silos del porto, si era momentaneamente allontanato per mangiare; al suo ritorno trovò i colleghi “a pezzi”. La tragedia, che causò 220 morti e migliaia di feriti, lo segnò profondamente. Incapace di ricostruirsi in patria, tre anni dopo decise di partire, cercando altrove stabilità, sicurezza e un futuro migliore.

 La visita in Libano di Papa Leone XIV diventa però per Jeff un momento di svolta. Appena saputo del viaggio apostolico, lascia il lavoro a Sydney e torna in Libano per tre mesi, spinto dal desiderio di ritrovare la famiglia, la fede e un senso di appartenenza. Durante l’incontro con quasi 15.000 giovani a Bkerké, Jeff ritrova una speranza che credeva perduta: “Essere qui mi riempie di pace”, confessa.

 Il discorso del Papa alle autorità libanesi lo tocca in modo speciale: Leone XIV richiama il coraggio di chi sceglie di restare e invita la diaspora a non abbandonare la propria terra. Jeff si sente interpellato direttamente: sa che il Libano è segnato da crisi economica, instabilità politica e dalla paura costante della guerra, ma sente anche che “questa è la mia terra, la Terra dei Cedri”. Intuisce che non esiste “il momento perfetto” per tornare, ma che il futuro del Paese dipende anche da scelte personali come la sua.

 Il viaggio diventa così un confronto interiore tra identità, speranza e responsabilità. Jeff sogna di rimettere radici: lavorare, sposarsi, vivere nel suo Paese. È una voce simbolica della diaspora cristiana libanese, combattuta tra fuga e fedeltà.

La sua storia mostra come, persino dopo il trauma, il legame con la propria terra possa riemergere con forza—specialmente quando alimentato da un messaggio di fede e da un richiamo spirituale che invita non solo a ricordare il passato, ma a contribuire attivamente alla rinascita del Libano.

 

PER NOI OGGI

 1. La diaspora non è solo una fuga individuale: è un’emorragia collettiva. Ogni giovane che parte – come Jeff – lascia un vuoto che indebolisce il futuro del Paese d’origine.

 2. Aspettare che la realtà migliori prima di impegnarsi è un alibi travestito da prudenza. Il Libano (come molti contesti in crisi) non si ricostruirà finché tutti aspettano “il momento giusto”.

 3. L’identità è più forte della sicurezza. Nonostante il trauma, Jeff è attratto dal Libano più di quanto l’Australia possa rassicurarlo: spesso fuggiamo, ma non smettiamo mai di appartenere.

 

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domenica 28 dicembre 2025

Sir 3,3-7.14-17 - Col 3,12-21 - Mt 2,13-15.19-23 - SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (ANNO A)

SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (ANNO A)

Domenica 28 dicembre 2025

Dal libro del Siràcide - Sir 3,3-7.14-17

Il Signore ha glorificato il padre al di sopra dei figli
e ha stabilito il diritto della madre sulla prole.
Chi onora il padre espìa i peccati e li eviterà
e la sua preghiera quotidiana sarà esaudita.
Chi onora sua madre è come chi accumula tesori.
Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli
e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera.
Chi glorifica il padre vivrà a lungo,
chi obbedisce al Signore darà consolazione alla madre.
Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia,
non contristarlo durante la sua vita.
Sii indulgente, anche se perde il senno,
e non disprezzarlo, mentre tu sei nel pieno vigore.
L’opera buona verso il padre non sarà dimenticata,
otterrà il perdono dei peccati, rinnoverà la tua casa.
1. È IL SIGNORE che ha glorificato il padre ponendolo al di sopra dei figli. È SEMPRE IL SIGNORE che ha stabilito il diritto della madre sulla prole. Padre e madre sono stati costituiti da Dio PER INSEGNARE AI FIGLI LA VIA DELLA SAPIENZA.

2. Qual è il primo onore che un figlio deve dare al Padre? Quello DI ASCOLTARLO, RISPETTANDO IL RUOLO CHE IL SIGNORE GLI HA AFFIDATO. La madre è posta sullo stesso piano del padre. L’onore che va al padre deve andare anche alla madre.

3. Figlio, SOCCORRI TUO PADRE NELLA VECCHIAIA, non contristarlo durante la sua vita. Sii INDULGENTE, ANCHE SE PERDE IL SENNO. Mai il Signore dimenticherà una sola opera buona verso il padre, verso la madre. L’opera buona CI OTTERRÀ IL PERDONO DEI PECCATI, RINNOVERÀ LA NOSTRA CASA.

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési - Col 3,12-21

Fratelli, scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro.
Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie!
La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori. E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre.
Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino.
1. Il cristiano dice san Paolo deve rivestirsi di cinque “virtù”: MISERICORDIA, BONTÀ, UMILTÀ, MANSUETUDINE, PAZIENZA. Sono le virtù che rievocano l’agire di Dio nei confronti di Israele e che ora diventano aspetti dell’amore DA VIVERE ESEMPLARMENTE NELLE RELAZIONI FRATERNE nella comunità.
2. Tuttavia, la virtù che ASSOMMA tutte le altre, le UNISCE come in un fascio, le CONSOLIDA in un “vincolo” infrangibile, PORTANDOLE TUTTE ALLA PERFEZIONE, è la “CARITÀ”. L’Apostolo infatti raccomanda che “AL DI SOPRA DI TUTTO POI VI SIA LA CARITÀ, CHE È IL VINCOLO DI PERFEZIONE”…
3. La Parola deve “DIMORARE” tra i cristiani in tutta la sua ricchezza. E “TUTTO quello che fate in parole ed opere, TUTTO si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre”. La Parola fa della famiglia un luogo di amore, rispetto e cura.

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✠ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 2,13-15.19-23
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».
Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

1. Giuseppe ‘prende il bambino e sua madre’. Maria e Giuseppe si MUOVONO INSIEME IN ARMONIA sulle scelte da fare. Qual è il loro segreto? Hanno uno STESSO PUNTO DI RIFERIMENTO: realizzare i sogni d Dio. Ascoltano la voce del Signore e si lasciano guidare... VALE ANCHE PER LA TUA FAMIGLIA...

2. «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». NUOVO ESODO DALLA SCHIAVITÙ ALLA LIBERTÀ. Gesù ci fa uscire dalla terra dei potenti, degli idoli per farci entrare nel suo Regno di amore infinito. GESÙ CHIAMA ANCHE TE...

3. GIUSEPPE VERO PADRE anche se non gli ha dato la vita biologica: HA FATTO CRESCERE E DIVENTARE UOMO GESÙ COMUNICANDOGLI I VALORI. Nel messaggio di Gesù leggiamo i valori che ha appreso osservando la vita di Giuseppe e Maria. NON ABDICHIAMO IL RUOLO DEL PADRE...

BUONA SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE...

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LECTIO DIVINA - SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (ANNO A)

OMELIA - SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (ANNO A)


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Mt 2,13b-18 - RITO AMBROSIANO - IV GIORNO DELL’OTTAVA DI NATALE - Festa dei Santi Innocenti Martiri

 RITO AMBROSIANO

IV GIORNO DELL’OTTAVA DI NATALE - Festa dei Santi Innocenti Martiri
Domenica 28 Dicembre 2025

✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 2, 13b-18

In quel tempo. Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più».

 

1. Il grido di Rachele è il GRIDO DI TUTTE LE MADRI E DI TUTTI GLI INNOCENTI DI OGNI TEMPO. Non è solo un ricordo lontano: è la voce che attraversa la storia e chiede giustizia, pace e conversione. La senti?

2. Erode è l’immagine di un POTERE FRAGILE E CRUDELE, che teme la vita e per paura la distrugge. Ogni volta che la sete di dominio prende il sopravvento, la storia si riempie di vittime innocenti. Il potere uccide, l’amore custodisce.

3. Erode non sa “stare al gioco”: prende tutto come una minaccia. IL VANGELO CI PROVOCA A SCEGLIERE UN ALTRO STILE, FATTO DI ONESTÀ, CORAGGIO E FIDUCIA: saper sorridere, accogliere la vita e non lasciarsi dominare dalla paura. Chi ama non distrugge, costruisce.

sabato 27 dicembre 2025

27.12.2025 - 1Gv 1,1-4 - Gv 20,2-8 - L'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.

 

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo - 1Gv 1,1-4

Figlioli miei, quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita – la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi –, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena.
1. Giovanni non ha alcun dubbio sulla verità assoluta e della sua esperienza di fede in Gesù Cristo. “..abbiamo udito.. abbiamo veduto con i nostri occhi.. contemplammo.. le nostre mani toccarono..”. Giovanni ha avuto un CONTATTO PRIVILEGIATO CON IL “VERBO DELLA VITA”, cioè con Gesù, Figlio dell’uomo e Figlio di Dio! È IL NOSTRO TESTIMONE!

2. La vita divina, nella persona fisica di Gesù, GIOVANNI DICHIARA DI AVERLA VEDUTA, E DI CIÒ EGLI DÀ TESTIMONIANZA E L’ANNUNCIA. Attraverso la testimonianza e l’annuncio, quell’esperienza assolutamente privilegiata di incontro e di conoscenza del Padre DIVENTA ESPERIENZA NOSTRA per la “COMUNIONE” tra Giovanni e noi: ENTRANDO IN COMUNIONE CON GIOVANNI, ENTRIAMO NELLA COMUNIONE CHE GIOVANNI HA “CON IL PADRE E CON IL FIGLIO SUO GESÙ CRISTO”...

3. È adesso il MOMENTO DI SPERIMENTARE LA COMUNIONE con un Padre amorevole e con il Figlio suo, nostro fratello in tutto… Adesso è l’occasione per FAR RIFIORIRE QUELLA “GIOIA PIENA”. Purtroppo, NOI siamo più preoccupati della dottrina, che nel fare l’esperienza del Padre (=ascoltare, vedere, toccare…)... ADESSO PUOI...

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 20,2-8

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala corse e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario -  che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.
“Nel brano del Vangelo di oggi, Giovanni ci racconta quella mattina inimmaginabile che ha cambiato per sempre la storia dell’umanità. I discepoli di Gesù corrono perché hanno ricevuto la notizia che il corpo di Gesù è sparito dalla tomba. Forse si riaccende in loro la speranza di rivedere il volto del Signore! Quella mattina ha cambiato la storia.
L’ora in cui la morte sembrava trionfare, l’ora della sconfitta di Gesù diventa l’alba del primo giorno dopo il sabato. Gesù ha vinto, Gesù è vivo, Gesù è risorto!
Ogni luogo in cui la vita è oppressa, ogni spazio in cui dominano violenza, guerra, miseria, là dove l’uomo è umiliato e calpestato, in quel luogo può ancora riaccendersi una speranza di vita“.

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«L’uomo è colui che si trattiene» (Albert Camus).
Giovanni arriva prima ma non entra, attende Pietro. Follia pura, come ha fatto a trattenere la curiosità? Quale forza aveva nel cuore per resistere?

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giovedì 25 dicembre 2025

Lc 2,1-14 - RITO AMBROSIANO - NATALE DEL SIGNORE - Messa del Giorno

RITO AMBROSIANO

NATALE DEL SIGNORE - Messa del Giorno
Natale, 25 dicembre 2025
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 2,1-14
In quei giorni. Un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
1. IL CENSIMENTO...
IN QUESTA CORNICE NASCE GESÙ: NON IN UN MONDO IDEALE, ma in una storia difficile. UNA STORIA però IN MANO A DIO. È LUI IL REGISTA che FA NASCERE IL MESSIA A BETLEMME, NELLA CITTÀ DI DAVIDE, SECONDO LE PROFEZIE. SIAMO IN BUONE MANI!

2. LA NASCITA…
Due righe appena per la nascita di Gesù. Non si sprecano parole, non ci sono effetti speciali. Maria e Giuseppe non contano nulla rispetto ad Augusto, ma è ATTRAVERSO DI LORO CHE DIO RINNOVA IL MONDO. SIAMO STRUMENTI DI DIO...

3.L’ANNUNCIO DELL’ANGELO AI PASTORI…
Con Gesù, la presenza di Dio non è racchiusa in un tempio, ma RAGGIUNGE L’UOMO NEL SUO QUOTIDIANO, nel suo lavoro, nella sua notte. Nel Bambino, Dio raggiunge il nostro oggi, la sua salvezza si rende presente per noi… LASCIAMOCI TOCCARE DAL BAMBINO GESÙ...

BUON NATALE...
 

mercoledì 24 dicembre 2025

Gv 1,9-14 - RITO AMBROSIANO - NATALE DEL SIGNORE - Messa della Notte

RITO AMBROSIANO

NATALE DEL SIGNORE - Messa della Notte
Natale, 25 dicembre 2025
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 1,9-14
In quel tempo. Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato il potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
1. DIO ENTRA IN QUELLO STESSO MONDO CHE HA CREATO, PER ESSERE LUCE E VITA, per insegnare ad amare amando per primo, per dare a tutti la possibilità di vivere senza mezze misure. LA BELLA NOTIZIA DEL NATALE!

2. SE LO ACCOGLIAMO DIVENTIAMO "FIGLI DI DIO". Si diventa, si cresce come figli di Dio, con la nostra CORRISPONDENZA al suo dono, VIVENDO LA SUA VOLONTÀ che è tutta concentrata nel COMANDAMENTO DELL’AMORE: amore verso Dio e amore verso i prossimi. SI LO VOGLIO...

3. "E il VERBO SI FECE CARNE e venne ad abitare in mezzo a noi; e NOI ABBIAMO CONTEMPLATO LA SUA GLORIA" la gloria" divina che traspare nel Figlio è MANIFESTAZIONE DI AMORE INARRIVABILE verso il Padre e verso gli uomini: un AMORE DI PURA OFFERTA, che non arretra davanti al proprio annientamento, al dono della sua stessa vita. IMPARIAMO LA CONTEMPLAZIONE, FERMIAMOCI DAVANTI AL PRESEPIO...

BUON NATALE...
 
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lunedì 22 dicembre 2025

NON ASCOLTI DIO, SUBISCI IL MONDO.

NON ASCOLTI DIO, SUBISCI IL MONDO.

Nei racconti di Giovannino Guareschi, don Camillo dialoga con il Cristo crocifisso nella sua parrocchia. Per molti sembra solo un espediente narrativo o teatrale, ma in realtà è il cuore del messaggio: la fede non è un’idea astratta, ma una presenza viva, reale, che accompagna ogni scelta quotidiana. Don Camillo non si limita a obbedire ai superiori ecclesiastici o a seguire dogmi: confronta tutto con il Crocifisso, sfogandosi, discutendo, quasi litigando, per poi accettare la correzione con ironia e umiltà.

 In un’Italia divisa dagli anni Cinquanta tra ideologie contrapposte, questo dialogo intimo diventa un modello di intelligenza relazionale: permette di vedere l’altro senza ridurlo ai propri pregiudizi, di perdonare i nemici, di cercare il bene anche dove la politica o le appartenenze partigiane lo impedirebbero. Solo dialogando con la verità profonda, don Camillo impara a curare il “suo mondo piccolo”, a dare speranza e responsabilità a chi sembra insignificante, a costruire il bene comune.

 Guareschi ci invita a riflettere: quante volte riduciamo la nostra vita e quella degli altri a schemi ideologici, senza ascoltare la voce che ci corregge e ci sostiene? Il Cristo di don Camillo non ordina, non impone: accompagna, apre, invita a ricominciare. È un invito provocatorio: e se la tua fede non fosse una pratica quotidiana, concreta e dialogica, ma solo una parola vuota? E se perdessimo la capacità di confrontarci con la verità, dentro e fuori di noi, rischiamo di perdere non solo Dio, ma anche l’umanità che ci circonda.

 Il dialogo tra don Camillo e Cristo è quindi paradigma universale: per vivere autenticamente, per costruire il bene comune, per non ridurre la vita alle contrapposizioni o al comando di uomini soli, dobbiamo imparare a dialogare con ciò che è più grande di noi, e con la coscienza che ci accompagna ogni giorno. In un mondo che non ascolta più, questo dialogo è un monito, e al tempo stesso un esempio concreto: la fede si misura nelle scelte, nella responsabilità verso gli altri, nella capacità di ricominciare sempre.

 Infatti la fede non si esaurisce nei dogmi o nelle regole, ma si realizza nella relazione personale con Cristo, nella quotidiana cura dell’altro e nella capacità di perdono.

Come don Camillo, ogni cristiano è chiamato a riconoscere la presenza viva di Dio nella propria vita, a lasciarsi correggere dall’amore divino e a diventare testimone della speranza anche nei contesti più fragili o conflittuali. La vera coerenza cristiana nasce dall’incontro tra la croce e la vita concreta, dove la misericordia diventa azione e la fede si manifesta nella responsabilità verso tutti.

 

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domenica 21 dicembre 2025

Is 7,10-14 - Rm 1,1-7 - Mt 1,18-24 - IV DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A)

IV DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A)

Domenica 21 Dicembre 2025

 Dal libro del profeta Isaìa - Is 7,10-14

In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: «Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto».
Ma Acaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore».
Allora Isaìa disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».
1. Acaz rifiuta di chiedere al Signore perché NON SI RITIENE DEGNO DI AVANZARE RICHIESTE. Acaz è un ORGOGLIOSO, mascherato da umile, che dice: NON LO MERITO E QUINDI LO RIFIUTO. Il vero umile avrebbe detto: lo ricevo in dono quindi grazie!

2. Tuttavia il SIGNORE È BUONO E NON SI ARRENDE, continua a persuadere il re, tramite Isaia, affinché accetti il dono. Isaia gli preannunzia profeticamente la nascita dell’Emmanuele, del Dio-con-noi, attraverso il SEGNO, DATO GRATUITAMENTE DAL SIGNORE, DEL PARTO DI UNA VERGINE.

3. IL PIANO DI DIO SI REALIZZA nonostante l’incredulità di Acaz. Per dimostrare che è Lui a condurre avanti tutto, il Signore dà un segno.

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 1,1-7

Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio – che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore; per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli, per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome, e tra queste siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo –, a tutti quelli che sono a Roma, amati da Dio e santi per chiamata, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo!
1. Paolo si presenta ai cristiani di Roma in modo preciso e approfondito. Si definisce SERVO DI GESÙ CRISTO… APOSTOLO PERCHÉ PORTI IL SUO MESSAGGIO DI SALVEZZA. Servo e apostolo del Vangelo per chiamata ed elezione di Dio, non per una sua scelta personale.

2. Paolo presenta con essenzialità il CONTENUTO CENTRALE DEL VANGELO. Le due dimensioni di Cristo: PIENAMENTE UOMO: ebreo, discendente di Davide, fragile e mortale; - FIGLIO DI DIO: costituito Signore con la risurrezione dai morti, potente e immortale. Gesù Cristo vero Dio e vero uomo.

3. Dalla fede in Cristo uomo-Dio NASCE LA MISSIONE, l’impegno di Paolo ad essere apostolo dei pagani, per annunciare loro che SOLO IN GESÙ CRISTO C’È SALVEZZA e che TUTTI SONO CHIAMATI A VIVERE COME LUI HA INSEGNATO.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 1,18-24
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

 

1. Dio interviene nella vita di Giuseppe in modo inaspettato: "Maria si trovò incinta per opera di Spirito Santo”. Giuseppe, uomo “giusto”, ACCOGLIE la novità, FIDANDOSI di Dio attraverso le parole dell’angelo. Storia di una CHIAMATA… DIO INTERVIENE… ASCOLTALO E FIDATI…

2. Giuseppe è maestro nel modo di affrontare le decisioni: mostra buon senso, prudenza, soffre ad accettare l’imprevisto, ma si rende DISPONIBILE ad accogliere la Parola di Dio… DISPONIBILITÀ È ASSUNZIONE DI RESPONSABILITÀ… E Tu sei disponibile?

3. Quante volte diciamo nella preghiera” Signore, io avrei deciso di fare così e così, ma qual è la tua volontà?”. CREDIAMO, MA FIDARSI È DIFFICILE, soprattutto quando ci capita qualcosa che sconvolge i nostri piani e i nostri progetti. CIASCUNO NELLA VITA HA UN COMPITO, UNA MISSIONE; NESSUNO DEVE FARSI DA PARTE, NESSUNO È DIMENTICATO DA DIO! La piccola storia di Giuseppe entra nella storia grande di Dio…

BUONA DOMENICA DI AVVENTO...

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IMPREVISTO

Accettiamo Dio finché tutto va secondo i nostri piani ... ma appena ci sconvolge, lo chiamiamo "problema". La fede inizia davvero quando smettiamo di pretendere spiegazioni e iniziamo a fidarci. Chi non si rende disponibile a Dio si rende disponibile al proprio ego. La missione non si scopre aspettando segni speciali: si scopre dicendo finalmente “eccomi".

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LECTIO DIVINA - IV DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A)

OMELIA - IV DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A)


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Lc 1,26-38a - RITO AMBROSIANO - VI DOMENICA DI AVVENTO – Domenica dell’Incarnazione.

RITO AMBROSIANO

VI DOMENICA DI AVVENTO – Domenica dell’Incarnazione.
Domenica 21 Dicembre 2025
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 1,26-38a
In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
1. DIO IN PERIFERIA... DIO CON I POVERI...
La salvezza è giunta a noi attraverso il “sì” di una umile ragazza di un piccolo paese sperduto nella periferia di un grande impero. DIO ENTRA NEL MONDO ATTRAVERSO UNA POVERA FAMIGLIA. “Per questo desidero una CHIESA POVERA PER I POVERI. Essi hanno molto da insegnarci”.

2. CONCEPIRAI UN FIGLIO, LO DARAI ALLA LUCE… – IL DIO DELLA VITA... Maria ASCOLTA la Parola, l’ACCOGLIE e GENERA il Figlio di Dio. “GENERARE” Cristo in noi e negli altri: sarà questa la missione della Chiesa. APRIAMOCI ALL’AZIONE DELLO SPIRITO...

3. L'ANGELO SI ALLONTANÒ DA LEI – DIO CI CHIEDE FEDELTÀ
Maria resta sola col suo “SÌ” DA RIPETERE OGNI GIORNO. “Spesso è facile dire “sì”, ma poi non si riesce a ripetere questo “sì” ogni giorno. E mi domando: sono un cristiano “a singhiozzo”, o sono un cristiano sempre? LA FEDE È FEDELTÀ DEFINITIVA, COME QUELLA DI MARIA.

BUONA DOMENICA…

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sabato 20 dicembre 2025

20.12.2025 - Is 7,10-14 - Lc 1,26-38 - Ecco, concepirai e darai alla luce un figlio.

 

Dal libro del profeta Isaìa - Is 7,10-14

In quei giorni, il Signore parlò ad Àcaz: «Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto».
Ma Àcaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore».
Allora Isaìa disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».
1. Acaz rifiuta di chiedere al Signore perché NON SI RITIENE DEGNO DI AVANZARE RICHIESTE. Acaz è un ORGOGLIOSO, mascherato da umile, che dice: NON LO MERITO E QUINDI LO RIFIUTO. Il vero umile avrebbe detto: lo ricevo in dono quindi grazie!

2. Tuttavia il SIGNORE È BUONO E NON SI ARRENDE, continua a persuadere il re, tramite Isaia, affinché accetti il dono. Isaia gli preannunzia profeticamente la nascita dell’Emmanuele, del Dio-con-noi, attraverso il SEGNO, DATO GRATUITAMENTE DAL SIGNORE, DEL PARTO DI UNA VERGINE.

3. IL PIANO DI DIO SI REALIZZA nonostante l’incredulità di Acaz. Per dimostrare che è Lui a condurre avanti tutto, il Signore dà un segno.

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 1,26-38
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

 

Dio stesso è Colui che prende l’iniziativa e sceglie di inserirsi, come ha fatto con Maria, nelle nostre case, nelle nostre lotte quotidiane, colme di ansie e insieme di desideri. Ed è proprio all’interno delle nostre città, delle nostre scuole, delle piazze e degli ospedali che si compie l’annuncio più bello che possiamo ascoltare: «Rallegrati, il Signore è con te!». Davvero il Signore è con te! Ci crediamo? Accogliamo il fatto che lui … si fa presente?
“Concepirai" … con la forza dello Spirito, e non con la tua, con la forza di Dio darai fecondità alla tua vita, ai tuoi gesti, alle tue parole. Generi vita per te e per altri. Come Maria vogliamo dire:  “Ecco, sono la serva del Signore … “, sono tua e collaboro in obbedienza a te, alle tue parole. Collaborare è ascoltare, accogliere, fidarsi della parola, obbedire ad essa. E sarai beato e sarai felice...

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Rallégrati!" E' il primo messaggio che arriva da Dio. E il secondo è "non temere!"
Gioia anziché paura. Dio conosce il cuore degli uomini. Noi conosciamo il nostro cuore e quello degli altri?

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giovedì 18 dicembre 2025

IL GUSTO DELLA SAPIENZA

IL GUSTO DELLA SAPIENZA

 «Il termine sapiente deriva da sapore, perché come il gusto serve a distinguere il sapore dei cibi, così il sapiente è in grado di discernere le cose fatue da quelle pregevoli, il male dal bene» scrive sant’Antonio nei suoi Sermoni. Una riflessione che sorprende per la sua semplicità e profondità.

 Siamo abituati a dire con leggerezza: “Mi piace, non mi piace”. Per il cibo nessuno ci giudica: i gusti, si dice, non si discutono. Ma quando si tratta della vita, delle scelte morali, delle relazioni, la questione si fa più delicata. Anche qui, ci ricorda sant’Antonio, entra in gioco il gusto: un senso interiore che ci aiuta a percepire se ciò che stiamo per compiere porta vita o distruzione, gioia o amarezza.

 Discernere non è sempre facile. Ci sono norme, esperienze, insegnamenti che ci guidano. Ma c’è anche una sorta di “palato dell’anima”, una sensibilità che riconosce il bene come gradevole e il male come amaro. Spesso, però, trascuriamo questa dimensione, convinti che il pensiero razionale sia sufficiente. Eppure, come nell’arte, non basta la tecnica: occorre gusto.

 Ci sono persone che smarriscono questo senso, preoccupate solo di se stesse, prigioniere della propria vanità. In loro il gusto interiore sembra assente, e tutto diventa strumento di autoaffermazione. Ma per chi mantiene un cuore semplice e aperto, il gusto della sapienza è una bussola preziosa: ci permette di avvertire quasi istintivamente ciò che costruisce e ciò che distrugge.

 La sapienza, ci insegna la Bibbia, non è un sapere astratto, ma la capacità di vivere bene. È dono di Dio e frutto dello Spirito Santo. Sant’Antonio ci ricorda che questa sapienza è legata al “gusto”: un discernimento che nasce dal cuore e non solo dalla mente.

 San Paolo parla di «discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto» (Rm 12,2). È un esercizio di gusto spirituale: imparare ad assaporare il bene, a riconoscerlo, a sceglierlo. Come dice il salmo: «Gustate e vedete com’è buono il Signore» (Sal 34,9).

 Per questo il cristiano è chiamato a coltivare il buon gusto del cuore: lasciarsi guidare dallo Spirito, allenare i sensi interiori, educarsi a preferire ciò che dà vita. È un’arte, quella del discernimento, che rende la vita non solo corretta, ma bella. Come un capolavoro che si compone pennellata dopo pennellata, scelta dopo scelta.

 

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martedì 16 dicembre 2025

SANTA MONICA

SANTA MONICA

Modello di donna credente e madre instancabile, santa Monica (331–387) nacque a Tagaste, in Numidia, in una famiglia cristiana berbera. Fin da giovane si distinse per intelligenza vivace e profonda sensibilità spirituale, qualità che seppe coniugare con un carattere forte e determinato. Sposata con Patrizio, funzionario municipale pagano dal temperamento irascibile, seppe conquistarlo alla fede cattolica con la pazienza, l’amore e la preghiera costante: il marito ricevette il battesimo poco prima di morire.

 Rimasta vedova a 39 anni, Monica si dedicò interamente ai suoi tre figli, tra i quali Agostino, destinato a diventare vescovo di Ippona e Padre della Chiesa. Ma proprio lui fu la sua croce: intelligente e brillante, Agostino si allontanò dalla Chiesa, aderì al manicheismo e visse in concubinato, diventando padre del piccolo Adeodato. Per Monica fu un dolore immenso: inizialmente non lo accolse in casa, sdegnata per le sue scelte, ma ben presto comprese che la via della fede non è mai quella del rifiuto, bensì della perseveranza.

 Lacrime e preghiere furono il suo linguaggio quotidiano davanti a Dio. Le Confessioni di Agostino ci raccontano come Monica pregasse senza tregua per la conversione del figlio, con una certezza che le derivava da un “sogno consolatore”: nel cuore della madre si radicò la convinzione che «il figlio di tante lacrime non poteva perire». Questa certezza le diede la forza di attendere i tempi di Dio, senza disperare.

 Quando Agostino, fuggito a Roma e poi trasferitosi a Milano, si accostò a sant’Ambrogio e cominciò ad aprirsi alla verità, Monica seppe mantenere una calma fiducia: non esultò in maniera disordinata, ma accolse i segni della grazia con pacatezza, dicendo: «Credo in Cristo che prima di migrare da questo mondo ti avrò veduto cattolico convinto».

 La sua fede fu premiata: Agostino si convertì, ricevette il battesimo e intraprese il cammino che lo avrebbe reso uno dei più grandi santi e dottori della Chiesa. Pochi mesi dopo, Monica morì serenamente a Ostia, certa che la sua missione di madre fosse compiuta.

 Santa Monica ci ricorda che la maternità non è solo biologica, ma è vocazione spirituale. Lei non smise mai di intercedere per Agostino, credendo con fiducia che Dio avrebbe compiuto l’opera. La sua vita è testimonianza di una verità sempre attuale: la preghiera perseverante di una madre ha una forza che nessun peccato può spegnere.

 Nel nostro tempo, in cui molti genitori si sentono impotenti davanti agli smarrimenti dei figli, Monica insegna a non arrendersi. L’amore cristiano non giudica, ma accompagna, piange e attende con fiducia i tempi di Dio. Così la sua storia diventa un messaggio di speranza: non c’è cuore troppo lontano che la grazia non possa raggiungere, se sostenuto da lacrime e preghiere che salgono al cielo.

 

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