sabato 13 giugno 2026

13.06.2026 - Is 61,9-11 - Lc 2,41-51 - Tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo.

Dal libro del profeta Isaìa - Is 61,9-11

Sarà famosa tra le genti la loro stirpe,
la loro discendenza in mezzo ai popoli.
Coloro che li vedranno riconosceranno
che essi sono la stirpe benedetta dal Signore.
Io gioisco pienamente nel Signore,
la mia anima esulta nel mio Dio,
perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza,
mi ha avvolto con il mantello della giustizia,
come uno sposo si mette il diadema
e come una sposa si adorna di gioielli.
Poiché, come la terra produce i suoi germogli
e come un giardino fa germogliare i suoi semi,
così il Signore Dio farà germogliare la giustizia
e la lode davanti a tutte le genti.
1. Il profeta descrive il popolo eletto da Dio. ESSO È DISTINTO DA TUTTI ed è riconosciuto per ciò che ha avuto in dono: La GRAZIA SOVRABBONDANTE DI DIO. Il suo vivere è fatto di GIUSTIZIA perché in esso è DIMOSTRATO ED È MANIFESTATO CHI È COLUI che l’ha eletto.

2. Il motivo di TANTA GIOIA è un'avvenenza nuova che il Signore ci conferisce, espressa attraverso l'immagine di vesti nuove, di un mantello, di gioielli e di un diadema, TUTTI SIMBOLI DELLA VERA BELLEZZA CHE IL SIGNORE CI DONA, VALE A DIRE LA GRAZIA. La grazia ci rende “graziosi”.

3. Altra immagine, indicata dal profeta, pone l’attenzione sul germogliare. La metafora è invito a scorgere che IL TEMPO NUOVO È SOLO L’INIZIO; È ANNUNCIATO IN ‘GERME’, MA ESSO È DESTINATO A CRESCERE e a portare il frutto della benedizione e della lode a tutti i popoli. QUANTO IL SIGNORE HA FATTO PER ISRAELE DIVENTA SEGNO DI BENEDIZIONE E PROMESSA DI SALVEZZA PER TUTTI I POPOLI. 

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 2,41-51

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore.

I genitori trovano Gesù nel tempio tra i saggi, dialoga con loro e MOSTRA UNA SAGGEZZA STUPEFACENTE. I bambini, se li ascoltiamo, hanno intuizioni che ci lasciano sbalorditi. 
Gesù afferma che deve "ESSERE" NELLE COSE DEL PADRE SUO. L'essere diviene autentico SOLO IN RELAZIONE CON DIO. Siamo veramente noi stessi quando coltiviamo la relazione con il Signore. E LA VITA DIVENTA MENO ANGOSCIANTE...
In più la RELAZIONE CON DIO PERMETTE A GESÙ DI TORNARE A NAZARET restando sottomesso ai genitori, riconoscendone la loro autorità. Non ha alcun bisogno di fare il ribelle! SE SO CHI SONO IO IN DIO, POSSO ACCOGLIERE CHI SEI TU...

 

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13.06 - SANT' ANTONIO DI PADOVA

SANT' ANTONIO DI PADOVA
Nato a Lisbona nel 1195 con il nome di Fernando, Sant’Antonio proveniva da una famiglia benestante e profondamente cristiana. A quindici anni entrò tra i Canonici regolari della Santa Croce desideroso di dedicarsi totalmente a Dio. Nel monastero di Coimbra approfondì lo studio della Bibbia e dei Padri della Chiesa mostrando grande intelligenza spirituale. La vista delle salme dei primi martiri francescani uccisi in Marocco accese in lui il desiderio della missione e del martirio. Lasciò così gli agostiniani ed entrò tra i francescani assumendo il nome di Antonio in onore di sant’Antonio Abate. Partì missionario per il Marocco ma una grave malattia gli impedì di continuare la missione. Durante il viaggio di ritorno una tempesta lo spinse fino in Sicilia, cambiando completamente il corso della sua vita. Nel 1221 partecipò ad Assisi al celebre “Capitolo delle Stuoie” guidato da San Francesco d’Assisi. Per molto tempo visse nascosto e umile svolgendo lavori semplici, digiuni e intensa preghiera. La sua straordinaria capacità di predicare emerse improvvisamente durante una celebrazione sacerdotale a Forlì. Da quel momento i superiori lo inviarono a predicare nell’Italia settentrionale e poi in Francia contro le eresie. Univa fermezza nella verità e dolcezza d’animo, tanto da essere chiamato “martello degli eretici”. Operò numerosi miracoli e tra i più famosi vi è quello della mula che si inginocchiò davanti all’Eucaristia. San Francesco lo stimava profondamente e gli affidò l’insegnamento della teologia ai frati francescani. Antonio dedicava lunghe ore alla predicazione e all’ascolto delle confessioni attirando immense folle di fedeli. Nei suoi Sermoni spiegò con profondità il mistero di Cristo e l’amore verso la Vergine Maria, definita “Capolavoro dell’Altissimo”. Gregorio IX rimase colpito dalla sua sapienza chiamandolo “Arca della Testimonianza” e “Scrigno delle Scritture”. Morì il 13 giugno 1231 pronunciando le parole: “Vedo il mio Signore”. Fu canonizzato da Papa Gregorio IX appena 352 giorni dopo la morte, nel processo di canonizzazione più veloce della storia. Ancora oggi Sant’Antonio è uno dei santi più amati al mondo, invocato specialmente dai poveri e da chi cerca ciò che ha perduto. per noi oggi 1. Oggi molti cercano cultura e conoscenza senza cercare Dio. Sant’Antonio insegna che la vera sapienza nasce dalla preghiera e dall’umiltà. 2. La società moderna parla tanto di libertà ma spesso rifiuta la verità. Antonio invece univa misericordia e fermezza senza piegare il Vangelo alle mode del tempo. 3. Molti desiderano miracoli ma pochi sono disposti a convertirsi davvero. Il santo ricorda che il miracolo più grande è un cuore che ritorna a Cristo.
Lisbona, Portogallo, c. 1195 - Padova, 13 giugno 1231

venerdì 12 giugno 2026

Dt 7,6-11 - 1Gv 4,7-16 - Mt 11,25-30 - SACRATISSIMO CUORE DI GESU' (ANNO A)

SACRATISSIMO CUORE DI GESU' (ANNO A)

 Venerdì  12 giugno 2026

Dal libro del Deuteronòmio - Dt 7,6-11
 
Mosè parlò al popolo dicendo:
«Tu sei un popolo consacrato al Signore, tuo Dio: il Signore, tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo popolo particolare fra tutti i popoli che sono sulla terra.
Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli – siete infatti il più piccolo di tutti i popoli –, ma perché il Signore vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri: il Signore vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha riscattati liberandovi dalla condizione servile, dalla mano del faraone, re d’Egitto.
Riconosci dunque il Signore, tuo Dio: egli è Dio, il Dio fedele, che mantiene l’alleanza e la bontà per mille generazioni, con coloro che lo amano e osservano i suoi comandamenti; ma ripaga direttamente coloro che lo odiano, facendoli perire; non concede una dilazione a chi lo odia, ma lo ripaga direttamente.
Osserverai, dunque, mettendoli in pratica, i comandi, le leggi e le norme che oggi ti prescrivo».

1. Israele è un popolo consacrato al Signore, suo Dio.  LUI È COSA SANTA, SPECIALE, PARTICOLARE, DIFFERENTE da tutti gli altri popoli. Questo NON PER SUO MERITO, ma perché il Signore LO HA VISTO, LO HA AMATO E LO AMA.  È L’AMORE DEL SIGNORE E IL GIURAMENTO fatto dal Signore, la verità del suo essere, del suo operare, della sua stessa vita.

2. Israele è invitato a RICONOSCERE il Signore, suo Dio. DIO È FEDELE. È fedele perché mantiene ogni Parola. QUANTO IL SIGNORE DICE LO ATTUA, LO COMPIE, LO PORTA A REALIZZAZIONE.

3. Come Dio è grande verso coloro che lo amano, così anche ripaga direttamente coloro che lo odiano, facendoli perire.  IL MALE FATTO A DIO SI FA MALE, si trasforma in male contro colui che lo compie. Mentre il bene è per mille generazioni… È COSA GIUSTA CHE ISRAELE OSSERVI E METTA IN PRATICA i comandi, le leggi e le norme che oggi il Signore gli prescrive per mezzo di Mosè.

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Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo - 1Gv 4,7-16

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui.
In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha donato il suo Spirito.
E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi.
Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.
1. Chi desidera conoscere Dio, DEVE vivere l’amore fraterno perché l’amore è da Dio e Dio è amore. IL MODO DI AMARE DI DIO È IL FIGLIO. Non lo ha risparmiato e lo ha mandato nel mondo per salvare il mondo. IL FIGLIO AMA “I FIGLI” e, per far crescere il bene e la vita vera, PRENDE SU DI SÉ E ANNIENTA I PECCATI.
2. NOI POSSIAMO VEDERE E CONOSCERE DIO perché abbiamo dalla nostra parte la mediazione del Figlio e dello Spirito Santo. NELL’AMORE CHE ABBIAMO RICEVUTO DA DIO – che è amore – NOI ABBIAMO CONOSCIUTO LUI e abbiamo compreso che POSSIAMO/DOBBIAMO AMARE I FRATELLI.
3. Il Figlio che i discepoli hanno visto si fa accessibile anche a noi ed è il fondamento della vita cristiana. TUTTA LA VITA CRISTIANA HA UN FONDAMENTALE INSOSTITUIBILE CHE È CRISTO. Ora Giovanni ci dice che CONFESSARLO NELLA FEDE SIGNIFICA RIMANERE NELL’AMORE E CONOSCERE DIO.

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Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 11,25-30

In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». 

1. DIO HA UN CUORE. Un cuore grande come quello di Dio, manifestato nel cuore umano del Figlio fatto uomo. FA INNAMORARE…
2. Gesù accoglie quanti sono stanchi della vita e oppressi da ogni male, fisico e morale. ACCOGLIE TE, portando il nostro peso e scambiandolo con il suo, che allora diventa dolce e leggero. LASCIATI CONTAGIARE DALLA SUA UMILTÀ E MITEZZA…
3. GESÙ CI APRE ALLA SUA AMICIZIA, ci fa entrare nella sua compagnia. DOMANDIAMO CHE IL NOSTRO CUORE ASSOMIGLI AL SUO, per condividere con i fratelli la vita e il suo peso…
BUONA SOLENNITA DEL SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ...

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Gesù innalza un inno di benedizione al Padre suo, attraverso il quale rivela tutta l'azione salvifica di Dio e di Cristo. L'uomo è libero: i piccoli si lasciano coinvolgere dal dono di Dio che è Gesù, credono alla sua parola e alle sue opere, colgono in lui la rivelazione del Padre, mentre è precluso per i dotti e i sapienti a causa della loro inconsistenza.

Anche per noi è necessario andare da Gesù "Venite a me" rinunciando alla volontà propria per obbedire alla volontà del Signore («prendete il mio giogo»).  E' necessario imparare da Gesù sapendo che il riposo, la pienezza di vita la troviamo solo nel Signore («troverete ristoro per la vostra vita»). Coraggio!

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LECTIO DIVINA - SACRATISSIMO CUORE DI GESU' (ANNO A)

OMELIA - SACRATISSIMO CUORE DI GESU' (ANNO A)


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Mt 11,25-30 - RITO AMBROSIANO - SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ

RITO AMBROSIANO
SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ
Venerdì 12 giugno 2026

+ Lettura del Vangelo secondo Matteo 11,25-30

In quel tempo il Signore Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e “troverete ristoro per la vostra vita”. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
1. DIO HA UN CUORE. Un cuore grande come quello di Dio, manifestato nel cuore umano del Figlio fatto uomo. FA INNAMORARE…
2. Gesù accoglie quanti sono stanchi della vita e oppressi da ogni male, fisico e morale. ACCOGLIE TE, portando il nostro peso e scambiandolo con il suo, che allora diventa dolce e leggero. LASCIATI CONTAGIARE DALLA SUA UMILTÀ E MITEZZA…
3. GESÙ CI APRE ALLA SUA AMICIZIA, ci fa entrare nella sua compagnia. DOMANDIAMO CHE IL NOSTRO CUORE ASSOMIGLI AL SUO, per condividere con i fratelli la vita e il suo peso…
BUONA SOLENNITA DEL SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ...
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12.06 - SAN GASPARE LUIGI BERTONI

SAN GASPARE LUIGI BERTONI
Nato a Verona nel 1777, San Gaspare Bertoni visse fin da giovane esperienze dolorose che segnarono profondamente la sua vita. La morte della sorellina e la separazione dei genitori lo portarono a maturare una fede forte e una grande sensibilità verso chi soffriva. Durante le guerre napoleoniche si dedicò con generosità all’assistenza dei malati e dei feriti, insegnando anche il Catechismo. Ordinato sacerdote nel 1800, divenne presto un punto di riferimento spirituale per molti giovani veronesi. Nel 1802 fondò il suo primo oratorio mariano presso la parrocchia di San Paolo. Qui educava i ragazzi alla fede cristiana, al valore della Messa, alla preghiera e alla responsabilità nel lavoro. Univa l’allegria alla profondità spirituale, convinto che la gioia autentica nasce dall’incontro con Cristo. Nel 1808 divenne direttore spirituale delle Figlie della Carità fondate da Santa Maddalena di Canossa. Successivamente guidò anche il seminario di Verona formando sacerdoti alla preghiera e alla santità di vita. Combatteva la superficialità spirituale e invitava tutti a fidarsi pienamente della Provvidenza divina. Nel 1816 fondò la congregazione dei Missionari Apostolici, poi chiamati Stimmatini, al servizio dei vescovi e dell’evangelizzazione. Il suo motto era “Andate e insegnate nella diocesi e nel mondo”, segno del suo grande zelo missionario. Negli ultimi dieci anni fu costretto a letto da una grave malattia che chiamava “scuola di Dio”. Pur sofferente continuò a guidare spiritualmente sacerdoti, giovani e persone semplici che cercavano in lui consiglio e conforto. Accettò il dolore come partecipazione alla croce di Cristo offrendo tutto per la conversione dei peccatori. Tra coloro che lo incontrarono vi furono anche San Daniele Comboni e il beato Antonio Rosmini. Morì nel 1853 lasciando un’eredità spirituale fondata sulla preghiera, la formazione cristiana e l’offerta delle sofferenze. per noi oggi 1. Oggi molti giovani ricevono istruzione ma poca formazione spirituale e morale. San Gaspare ricorda che senza valori profondi il cuore resta fragile e disorientato. 2. La società moderna considera la sofferenza solo come qualcosa da eliminare. Lui invece la chiamava “scuola di Dio” capace di purificare e far crescere l’anima. 3. Molti cercano felicità immediata evitando sacrifici e responsabilità. San Gaspare insegnava che la vera gioia nasce dal dono di sé e dall’incontro con Cristo.
Verona, 9 ottobre 1777 - Verona, 12 giugno 1853

DIO NON SI RASSEGNA - SACRO CUORE

DIO NON SI RASSEGNA

Il 12 giugno la Chiesa celebra il Sacro Cuore di Gesù, non come semplice devozione, ma come memoria viva dell’amore di Dio per l’umanità. Contemplando il costato trafitto di Cristo comprendiamo il mistero di un Dio che dona tutto sé stesso. Dal suo cuore aperto sgorgano sangue e acqua, segni della vita nuova che nasce nel battesimo e si nutre nell’Eucaristia.

La parabola della pecorella perduta rivela il volto del Buon Pastore, immagine concreta della tenerezza divina. Gesù ci mostra che per Dio ogni persona conta infinitamente. La logica del Regno supera i calcoli umani: l’uno vale quanto i novantanove. Dio non si rassegna alla perdita di nessuno e cerca instancabilmente chi si è smarrito. Questa ricerca è mossa da una misericordia ostinata, capace di attraversare ogni distanza. Quando ritrova la pecora, il cielo esplode di gioia, perché la conversione di uno solo è festa per Dio.

Il Cuore di Cristo è anche scuola di ascolto, perché Gesù vive in continua obbedienza al Padre. È luogo di lotta interiore, come nel Getsemani, dove l’obbedienza vince sulla paura. È soprattutto luogo di abbandono fiducioso, espresso nel grido: “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”. Infine è scuola di mitezza e umiltà, modello per ogni discepolo.

Gesù invita: “Venite a me”, chiamandoci a riconoscere il nostro bisogno di Lui. Dice: “Prendete il mio giogo”, insegnandoci a portare la vita insieme a Lui. E ancora: “Imparate da me”, perché solo nel suo cuore troviamo il vero ristoro. Il cristiano è chiamato a diventare riflesso di questo amore nelle relazioni quotidiane.

Contemplare il Sacro Cuore significa imparare a vivere di compassione, servizio e donazione. Solo chi ama davvero entra nella logica di Dio. Nel Cuore di Gesù troviamo il luogo dove appoggiare la nostra vita e imparare il linguaggio della speranza.

Per noi oggi

  1. Corriamo dietro a mille sicurezze, ma forse Dio ci sta cercando proprio là dove ci siamo smarriti.
    La vera domanda è: vogliamo davvero lasciarci ritrovare?

  2. Cerchiamo un cristianesimo comodo, ma il Cuore trafitto di Cristo parla di croce e dono totale.
    Senza sacrificio, la fede rischia di restare solo teoria.

  3. Parliamo di amore, ma fatichiamo a perdonare e a donarci davvero.
    Forse il problema non è conoscere Gesù, ma avere il coraggio di assomigliargli.

 

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giovedì 11 giugno 2026

11.06.2026 - At 11,21-26;13,1-3 - Mt 10,7-13 - Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Dagli Atti degli Apostoli - At 11,21-26;13,1-3

In quei giorni, [in Antiòchia], un grande numero credette e si convertì al Signore. Questa notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, e mandarono Bàrnaba ad Antiòchia.
Quando questi giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore, da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede. E una folla considerevole fu aggiunta al Signore.
Bàrnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Saulo: lo trovò e lo condusse ad Antiòchia. Rimasero insieme un anno intero in quella Chiesa e istruirono molta gente. Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani.
C’erano nella Chiesa di Antiòchia profeti e maestri: Bàrnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirene, Manaèn, compagno d’infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo. Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: «Riservate per me Bàrnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati». Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono.
1. Ad Antiochia nasce una comunità Cristiana fatta di Greci non più di Giudei. GLI APOSTOLI MANDANO BARNABA PER CONTROLLARE. Barnaba è un discepolo affidabile. L'esperienza e la valutazione di Barnaba sono estremamente positive. LA GRAZIA DI DIO LÌ STA LAVORANDO E CHIEDE FEDELTÀ, fedeltà allo Spirito che anche ad Antiochia STA PORTANDO VITA NUOVA.

2. BARNABA POI VA A CERCARE SAULO. Lui stesso lo aveva allontanato da Gerusalemme per evitargli i problemi che sorgevano a causa della sua storia e della sua esuberanza. BARNABA COMPRENDE CHE ANTIOCHIA È IL POSTO GIUSTO PER SAULO. Barnaba è un vero talent scout vocazionale.

3. C’erano nella Chiesa di Antiòchia profeti e maestri. LA CHIESA SI REGGE SU UNA MOLTITUDINE DI MINISTERI E DI CARISMI. E mentre la comunità è in comunione con il suo Signore, il suo Signore entra in comunione con la Comunità. «Riservate per me Bàrnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati». LA COMUNITÀ OBBEDISCE allo Spirito Santo digiunando e imponendo loro le mani. NEI MISSIONARI CHE PARTONO È LA STESSA COMUNITÀ CHE VA IN MISSIONE.

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Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 10,7-13
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi».

I discepoli in missione confidano nell'aiuto della Provvidenza e così possono proclamare il regno dei cieli con un distacco assoluto. Distacco non facile perché è sempre forte la tentazione di mercificare il servizio e il rapporto con Dio. Il Vangelo è chiaro:  “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro”. Servite e date gratis quello che gratis avete ricevuto. Questo è lo stile del cristiano!
Nello svolgere la missione a voi affidata vedrete anche dei miracoli,  la forza di Gesù vi accompagnerà in ogni istante e così la sua grazia. Sappiate anche che l’annuncio del regno non sarà accolto facilmente e sarà anche rifiutato. Ciò non vi toglierà la pace. 

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Pochi elementi: la strada, la vicinanza, la gratuità. E il saluto benedicente, che invoca la pace. Basterebbe attenersi a questo “programma”. Ma quanta libertà e quanto coraggio sono necessari?

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11.06 - SAN BARNABA APOSTOLO

 

SAN BARNABA APOSTOLO
San Barnaba, pur non appartenendo ai Dodici apostoli, fu sempre venerato dalla Chiesa come vero apostolo del Vangelo. Negli Atti degli Apostoli viene chiamato apostolo accanto a san Paolo per il ruolo decisivo avuto nella Chiesa nascente. Era originario di Cipro, apparteneva alla tribù dei leviti e il suo vero nome era Giuseppe. Gli apostoli lo soprannominarono Barnaba, che significa “figlio dell’esortazione”, per la sua capacità di incoraggiare e sostenere gli altri. Mosso da grande carità vendette un suo campo e consegnò il ricavato agli apostoli per aiutare la comunità cristiana. Secondo la tradizione fu tra i settantadue discepoli inviati da Gesù ad annunciare il Regno di Dio. Dopo la conversione di Paolo fu proprio Barnaba ad accoglierlo e presentarlo agli apostoli quando tutti diffidavano dell’ex persecutore. Grazie alla sua fiducia Paolo poté essere accolto nella comunità cristiana di Gerusalemme. Quando ad Antiochia molti pagani si convertirono al cristianesimo, Barnaba venne inviato a sostenere quella giovane Chiesa. Vedendo l’opera della grazia di Dio esortava tutti a perseverare con cuore saldo nella fede. Andò poi a cercare Paolo e insieme predicarono ad Antiochia per un intero anno. Fu proprio ad Antiochia che per la prima volta i discepoli di Gesù vennero chiamati “cristiani”. Durante una carestia Barnaba e Paolo portarono aiuti concreti ai fratelli più poveri della Giudea. Spinti dallo Spirito Santo partirono poi per i grandi viaggi missionari annunciando Cristo in molte città dell’Asia Minore. A Listra assistettero alla guarigione miracolosa di un uomo paralizzato e dovettero impedire alla folla di adorarli come divinità. Parteciparono al Concilio di Gerusalemme sostenendo che i pagani convertiti non dovessero essere obbligati alla circoncisione. Successivamente Barnaba si separò da Paolo a causa di un dissidio riguardante Marco, suo cugino. Nonostante il contrasto, tra loro avvenne poi una riconciliazione fraterna. Secondo la tradizione Barnaba evangelizzò Roma e fondò la Chiesa di Milano diventandone il primo vescovo. Morì martire a Salamina, nella sua terra di Cipro, lapidato mentre annunciava il Vangelo di Cristo. La sua vita dimostra che la Chiesa cresce grazie a uomini capaci di fidarsi di Dio e di credere nel cambiamento degli altri. per noi oggi 1. Barnaba accolse Paolo quando tutti lo temevano e lo giudicavano per il suo passato. Oggi invece molti condannano le persone senza lasciare spazio alla conversione. 2. La prima comunità cristiana condivideva beni e aiuti concreti con i poveri. La società moderna parla spesso di solidarietà ma vive nell’individualismo. 3. Barnaba dedicò tutta la vita ad annunciare Cristo senza cercare fama personale. Oggi persino il bene rischia di essere fatto solo per apparire davanti agli altri.
Primo secolo dopo Cristo

IL RACCONTO DEL VANGELO DEL SACRATISSIMO CUORE DI GESU' - Mt 11,25-30

IL RACCONTO DEL VANGELO DEL SACRATISSIMO CUORE DI GESU' - Mt 11,25-30

Chiara Corbella Petrillo era una giovane donna romana. Sposata, due figli morti poco dopo la nascita a causa di gravi malformazioni, poi una gravidanza durante la quale le fu diagnosticato un tumore aggressivo. I medici le proposero cure immediate che avrebbero compromesso il bambino. Scelse di aspettare, per permettere al figlio di nascere. Soffrì moltissimo, e morì a 28 anni. Chi la incontrava negli ultimi mesi raccontava un fatto quasi inspiegabile: il suo volto conservava una pace disarmante. Non negava il dolore, non recitava ottimismo. Diceva: “Dio non toglie mai nulla, se non per dare di più”.

Questo è il Vangelo vissuto. Chiara non era “forte” secondo il mondo. Era una donna segnata dalla prova. Ma aveva preso sul serio quell’invito di Gesù: venire a Lui. E in quella compagnia il peso non scompariva, ma diventava portabile. Il giogo era dolce non perché la croce fosse meno dura, ma perché era portata insieme.

Gesù dice anche: “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore”. È una frase scandalosa per la mentalità attuale. Ci insegnano a imporsi, a vincere, a prevalere. Gesù propone il contrario: la mitezza. Non debolezza, ma forza che non ha bisogno di schiacciare. Umiltà non come svalutarsi, ma vivere nella verità. Il mite è chi sa di essere amato e quindi non deve dimostrare continuamente il proprio valore.

Il Vangelo aggiunge un dettaglio decisivo: queste cose sono rivelate ai piccoli. Non ai sapienti che pensano di sapere già, ma a chi si lascia sorprendere. I piccoli sono quelli che hanno ancora fame, quelli che non si bastano. Il rischio oggi è credersi autosufficienti: pieni di informazioni, ma incapaci di fiducia. Possiamo sapere tutto di Dio e non lasciarci mai toccare dal suo cuore.

Il Sacratissimo Cuore di Gesù ci ricorda una verità semplice e radicale: Dio ha un cuore. Non è un’idea, non è un principio astratto. Si commuove, cerca, consola, chiama. E chiede una cosa sola: entrare nella sua amicizia. Chi vi entra scopre che il riposo non è assenza di problemi, ma presenza di Cristo dentro i problemi. Come per Chiara, il dolore resta reale, ma non è più l’ultima parola. L’ultima parola è l’amore che sostiene.

Per noi oggi

  1. Molti cercano pace eliminando il peso; Gesù propone di portarlo con Lui.
    Forse siamo stanchi non per il peso, ma perché vogliamo portarlo da soli.

  2. Ammiriamo il Cuore di Gesù, ma evitiamo di vivere come Lui.
    La devozione senza imitazione rischia di restare solo emozione religiosa.

  3. Ci sentiamo adulti perché controlliamo tutto.
    Per Dio, forse maturità è tornare piccoli abbastanza da fidarsi davvero.

 

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mercoledì 10 giugno 2026

10.06.2026 - 1 Re 18,20-39 - Mt 5,17-19 - Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.

Dal primo libro dei Re - 1 Re 18,20-39

In quei giorni, [il re] Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti [di Baal] sul monte Carmelo. Elìa si accostò a tutto il popolo e disse: «Fino a quando salterete da una parte all'altra? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!». Il popolo non gli rispose nulla.
Elìa disse ancora al popolo: «Io sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. Ci vengano dati due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l'altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Invocherete il nome del vostro dio e io invocherò il nome del Signore. Il dio che risponderà col fuoco è Dio!». Tutto il popolo rispose: «La proposta è buona!».
Elìa disse ai profeti di Baal: «Sceglietevi il giovenco e fate voi per primi, perché voi siete più numerosi. Invocate il nome del vostro dio, ma senza appiccare il fuoco». Quelli presero il giovenco che spettava loro, lo prepararono e invocarono il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: «Baal, rispondici!». Ma non vi fu voce, né chi rispondesse. Quelli continuavano a saltellare da una parte all'altra intorno all'altare che avevano eretto.
Venuto mezzogiorno, Elìa cominciò a beffarsi di loro dicendo: «Gridate a gran voce, perché è un dio! È occupato, è in affari o è in viaggio; forse dorme, ma si sveglierà». Gridarono a gran voce e si fecero incisioni, secondo il loro costume, con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue. Passato il mezzogiorno, quelli ancora agirono da profeti fino al momento dell'offerta del sacrificio, ma non vi fu né voce né risposta né un segno d'attenzione.
Elìa disse a tutto il popolo: «Avvicinatevi a me!». Tutto il popolo si avvicinò a lui e riparò l'altare del Signore che era stato demolito. Elìa prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei figli di Giacobbe, al quale era stata rivolta questa parola del Signore: «Israele sarà il tuo nome». Con le pietre eresse un altare nel nome del Signore; scavò intorno all'altare un canaletto, della capacità di circa due sea di seme. Dispose la legna, squartò il giovenco e lo pose sulla legna. Quindi disse: «Riempite quattro anfore d'acqua e versatele sull'olocausto e sulla legna!». Ed essi lo fecero. Egli disse: «Fatelo di nuovo!». Ed essi ripeterono il gesto. Disse ancora: «Fatelo per la terza volta!». Lo fecero per la terza volta. L'acqua scorreva intorno all'altare; anche il canaletto si riempì d'acqua.
Al momento dell'offerta del sacrificio si avvicinò il profeta Elìa e disse: «Signore, Dio di Abramo, di Isacco e d'Israele, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose sulla tua parola. Rispondimi, Signore, rispondimi, e questo popolo sappia che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore!».
Cadde il fuoco del Signore e consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l'acqua del canaletto. A tal vista, tutto il popolo cadde con la faccia a terra e disse: «Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!».
1. IL POPOLO DEVE TORNARE A CREDERE NEL VERO DIO, DEVE NUOVAMENTE CONVERTIRSI. Elia è colui che li aiuta nel riconoscere il vero Dio. Elia propone una sfida pubblica contro i profeti di Baal – il culto cananeo così affascinante per Israele – per definire la verità su Dio.

2. Il Signore risponde alla semplice richiesta di Elia, non ha bisogno di strane danze, di strani rituali, risponde ad Elia che gli chiede un segno. IL DIO D’ISRAELE È UN DIO VIVO E RISPONDE ALLE INVOCAZIONI DEI SUOI FEDELI. 

3. Il linguaggio è crudo e violento; la sfida si concluderà con il massacro dei profeti di Baal ad opera del popolo, puniti per la loro falsa fede. IL PRODIGIO HA COME SCOPO LA CONVERSIONE DEL POPOLO. Convertirsi vuol dire cambiare occhi, mente e cuore, VUOL DIRE VIVERE IN MODO NUOVO. Impariamo a riconoscere l’azione di Dio nei prodigi piccoli e grandi che accadono nella nostra vita!

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 5,17-19
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

 

Gesù non è venuto per abolire quanto Dio ha detto e fatto per tutto il corso dell’Antico Testamento attraverso la Legge o i Profeti. Lui è venuto per dare compimento, realizzazione, pienezza di verità e di carità alla Legge e ai Profeti. 
Dare il compimento alla Legge e ai Profeti ha un solo significato: dare al mondo intero la conoscenza perfettissima della verità e della volontà di Dio, verità e volontà che Dio ha iniziato a manifestare nell’Antico Testamento, ma che ancora non aveva portato a pienezza di rivelazione e di compimento. Tutto l’Antico Testamento trova la sua perfetta realizzazione nel Nuovo, in Cristo Gesù.

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Abbiamo paura che qualcuno ci tolga la Legge, le regole. Gesù “compie” la Legge senza abolirla e ci inquieta, come se un genitore avesse paura dei propri figli... E infatti non accade spesso così?

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10.06 - SAN LANDERICO DI PARIGI

SAN LANDERICO DI PARIGI
Nato nel VII secolo, San Landerico visse in un’epoca segnata da carestie, malattie ed epidemie frequenti. Prima di diventare vescovo operò alla corte merovingia come referendario occupandosi anche di questioni giuridiche e amministrative. Intorno al 650 venne nominato vescovo di Parigi succedendo ad Audoberto. Da pastore comprese immediatamente le sofferenze della popolazione colpita dalla fame e dalla povertà. Nel 651 la città di Parigi attraversava una grave carestia e molti poveri rischiavano di morire senza aiuti. Landerico vendette i suoi beni personali per acquistare pane da distribuire ai bisognosi. La sua carità non si limitava all’elemosina ma cercava soluzioni concrete e durature. Per questo fondò l’Hôtel-Dieu, il primo ospedale di Parigi e il più antico ospedale del mondo ancora oggi in funzione. Il suo obiettivo era riunire malati e poveri sotto uno stesso tetto per garantire cure più adeguate e limitare il contagio delle epidemie. Nell’assistenza ai malati venne aiutato da monache e nobili cristiane che offrivano cibo, medicine e conforto spirituale. L’Hôtel-Dieu divenne nei secoli un simbolo della carità cristiana verso gli ultimi e i sofferenti. San Landerico sostenne anche la crescita della vita monastica e firmò documenti importanti a favore dell’Abbazia di Saint-Denis. A lui viene attribuita inoltre la costruzione della chiesa di San Germano d’Auxerre, importante luogo spirituale per la Francia. Visse il ministero episcopale con spirito di servizio, mettendo i poveri al centro della sua missione pastorale. Morì intorno al 656 e venne sepolto nella chiesa di San Germano d’Auxerre dove ancora oggi è ricordato con venerazione. Durante la Rivoluzione francese molte sue reliquie furono disperse dalla violenza anticristiana dell’epoca. La memoria di San Landerico continua però a vivere attraverso le opere di carità e assistenza nate dal suo esempio. La sua vita insegna che la fede cristiana diventa credibile quando si trasforma in servizio concreto verso chi soffre. per noi oggi 1. Molti parlano di solidarietà ma pochi sono disposti a sacrificare davvero qualcosa per gli altri. San Landerico vendette tutto ciò che possedeva pur di sfamare i poveri. 2. La società moderna possiede grandi mezzi sanitari ma spesso dimentica la compassione umana. Il santo ricorda che curare una persona significa prendersi cura anche della sua dignità. 3.Oggi si teme il dolore e si tende a evitare chi soffre. San Landerico invece vide nei malati il volto stesso di Cristo da servire.
† 656/7 circa

NELLO STESSO GIORNO:

SAN PANTALEONE Medico e martire - Patrono della Città e della Diocesi di CREMA

m. 305 c.

Pantaleone nacque nella seconda metà del III secolo a Nicomedia, nell’odierna Turchia. Diventerà successivamente medico e sarà perseguitato dall'imperatore di Costantinopoli Galerio per la sua adesione alla fede cristiana. Fu condannato a morte nel 305: gli furono inchiodate le braccia sulla testa, che poi il boia gli mozzò. È il patrono di medici (insieme ai santi Cosma e Damiano) e delle ostetriche. Viene considerato uno dei quattordici santi ausiliatori (viene invocato contro le infermità di consunzione).

 

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martedì 9 giugno 2026

09.06.2026 - 1Re 17,7-16 - Mt 5,13-16 - Voi siete la luce del mondo

Dal primo libro dei Re - 1Re 17,7-16

In quei giorni, il torrente [nei cui pressi Elìa si era nascosto] si seccò, perché non era piovuto sulla terra. Fu rivolta a lui la parola del Signore: «Àlzati, va' a Sarèpta di Sidone; ecco, io là ho dato ordine a una vedova di sostenerti». Egli si alzò e andò a Sarèpta.
Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po' d'acqua in un vaso, perché io possa bere». Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po' d'olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo». Elìa le disse: «Non temere; va' a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d'Israele: "La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra"».
Quella andò e fece come aveva detto Elìa; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elìa.

1. DIO SCEGLIE UNA VEDOVA STRANIERA. Elia, profeta del popolo eletto, viene nutrito non da un potente ma da una donna senza risorse, fuori dai confini religiosi. FORSE DIO AMA SCONFINARE PROPRIO DOVE NOI METTIAMO I CONFINI: la fede vera nasce dall’inedito, non dall’appartenenza.

2. “PRIMA PERÒ PREPARA UNA FOCACCIA PER ME”. Elia chiede a una vedova di condividere il suo ultimo pasto. Umanamente scandaloso, ma spiritualmente rivelatore: LA BENEDIZIONE NASCE DAL RISCHIO DELLA CONDIVISIONE. Quando tutto sembra finito, la generosità diventa la porta del miracolo.

3. LA GIARA NON SI SVUOTA, MA NON SI RIEMPIE NEANCHE. Dio non trasforma la vedova in ricca, le dà solo il necessario per il giorno. FORSE IL VERO MIRACOLO NON È L’ABBONDANZA, MA LA FEDELTÀ QUOTIDIANA DELLA PROVVIDENZA: vivere di poco, ma senza paura.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 5,13-16

 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

 

Il discepolo è costituito da Gesù sale della terra, cioè sapienza, verità per i suoi fratelli che sono nel mondo. Il discepolo è posto da Gesù tra gli uomini per dare loro il sapore, il gusto di Dio.
Il discepolo di Gesù è luce del mondo. Questa la sua nuova essenza. Da tenebra è stato fatto luce nel Signore. La luce del cristiano è la sua nuova vita che vive tra gli uomini. Vita veramente diversa fatta di verità e di carità, di compassione e di misericordia, di perdono e di pietà verso tutti.

 

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09.06 - SANT' EFREM

SANT' EFREM
Nato intorno al 306 a Nisibi, nell’antica Mesopotamia, Sant’Efrem visse in un tempo segnato da persecuzioni, eresie e profonde tensioni religiose. Cresciuto in una famiglia cristiana, ricevette una formazione spirituale sotto la guida di san Giacomo di Nisibi, grande vescovo e difensore della fede. Divenne uno dei più importanti scrittori della tradizione siriaca e fu chiamato “Dottore dei Siri”. Pur essendo diacono, esercitò un’enorme influenza spirituale attraverso la predicazione, la catechesi e gli scritti teologici. La sua caratteristica principale fu quella di unire teologia e poesia in modo unico e affascinante. Gli antichi attribuirono a lui milioni di versi e per la musicalità dei suoi scritti lo soprannominarono “cetra dello Spirito Santo”. Scrisse commenti biblici, inni, omelie e testi contro le eresie che minacciavano la fede cristiana. Usava il canto e la poesia per trasmettere il Vangelo al popolo semplice e per contrastare gli errori dottrinali. A lui viene fatta risalire l’invenzione del canto antifonale poi diffuso nella liturgia della Chiesa. Quando Nisibi passò sotto il dominio persiano nel 363, Efrem si trasferì a Edessa continuando la sua missione spirituale. Condusse una vita austera fatta di preghiera, digiuno e servizio verso i poveri. Durante una grave carestia organizzò aiuti concreti per i bisognosi offrendo cibo, conforto e assistenza. Per Efrem la teologia non era semplice studio intellettuale ma contemplazione viva del mistero di Dio. Le sue opere sul mistero eucaristico sono ricche di immagini poetiche profonde e luminose. Cantò con straordinario amore la Vergine Maria, esaltandola come Madre di Dio e mediatrice presso il Figlio. La sua spiritualità univa fede, bellezza, liturgia e adorazione in un’unica esperienza di incontro con Dio. Morì nel 373 lasciando alla Chiesa un patrimonio immenso di sapienza spirituale e poesia sacra. Nel 1920 Papa Benedetto XV lo proclamò Dottore della Chiesa riconoscendo il valore universale del suo insegnamento. Ancora oggi Sant’Efrem insegna che la fede cristiana non parla solo alla mente ma anche al cuore attraverso la bellezza. per noi oggi 1. Viviamo in un tempo pieno di parole vuote e comunicazione superficiale. Sant’Efrem ricorda che la vera parola nasce dal silenzio, dalla preghiera e dalla contemplazione. 2. Oggi arte e musica vengono spesso separate dalla dimensione spirituale. Efrem dimostra invece che la bellezza autentica conduce l’uomo verso Dio. 3. Molti conoscono informazioni religiose ma pochi trasformano la fede in vita concreta. Sant’Efrem insegna che teologia, preghiera e carità devono camminare insieme.
Nisibi, attuale Nizip in Turchia, c. 306 - Edessa, Siria (attualmente Turchia), 9 giugno 373

NELLO STESSO GIORNO:

BEATO MOSÈ TOVINI SACERDOTE
Cividate Camuno, Brescia, 27 dicembre 1877 – Brescia, 28 gennaio 1930

Monsignor Mosè Tovini, sacerdote diocesano di Brescia, fu dichiarato “venerabile” il 12 aprile 2003 ed il miracolo per la sua beatificazione è stato riconosciuto il 19 dicembre 2005. E' stato dichiarato "beato" il 17 settembre 2006 nella cattedrale di Brescia.

 

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