domenica 12 aprile 2026

At 2,42-47 - 1Pt 1,3-9 - Gv 20,19-31 - II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia (ANNO A)

 II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia (ANNO A)

Domenica 12 Aprile 2026

Dagli Atti degli Apostoli - At 2,42-47

[Quelli che erano stati battezzati] erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.
Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.
Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.
Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.
1. Gli Atti degli Apostoli narrano i primi passi della Comunità Cristiana delle origini. Quattro sono gli elementi caratteristici: l'insegnamento degli Apostoli, la comunione, lo spezzare il pane e le preghiere. QUATTRO ELEMENTI CHE DEVONO CARATTERIZZARE OGNI ALTRA COMUNITÀ CRISTIANA…

2. L'insegnamento degli Apostoli: L'ADESIONE COSTANTE ALLA DOTTRINA INSEGNATA DAGLI APOSTOLI è fondamentale, come lo è la PERSEVERANZA NELLA COMUNIONE, nella comunione dei beni per poter aiutare i bisognosi. ADESIONE E CONDIVISIONE... Ci sei?

3. La frazione del pane: il gesto che caratterizza l'Eucaristia. QUEL PANE È IL CORPO DI CRISTO CHE VIENE SPEZZATO, DATO PER AMORE E DISTRIBUITO ALLA COMUNITÀ. Non solo a Natale e Pasqua!  Infine la PERSEVERANZA NELLA PREGHIERA. La Comunità si trova INSIEME per pregare, per orientare tutta la vita al Signore. C’è da riflettere!

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Dalla prima lettera di san Pietro apostolo - 1Pt 1,3-9

Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell’ultimo tempo.
Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco – torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime.
1. San Pietro inizia la lettera benedicendo Dio che ha voluto la nostra salvezza. CHI NON BENEDICE IL SIGNORE NON SA COSA IL SIGNORE HA FATTO DI LUI, HA FATTO PER LUI. Davvero ci aspetta una salvezza, davvero ci aspetta un’eredità incorruttibile, davvero la nostra fede può sostituire la preziosità dell’oro…

2. Perciò “siete ricolmi di gioia”. LA GIOIA DEL CRISTIANO NASCE DALLA SUA FEDE: DIO È PIÙ POTENTE DEL MALE. Nessuno può impedire a Dio di realizzare le sue promesse. Perciò CONSERVATE la gioia anche nelle afflizioni e nelle prove di cui è costellata la vostra vita.

3. Gesù Cristo è la fonte unica e vera della nostra fede, ma anche la fonte unica e vera della nostra gioia. Quando Cristo è fonte di gioia per noi? È FONTE DI VERA GIOIA QUANDO LO SI AMA. Chi ama veramente Cristo è nella gioia.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

 

1. “PACE A VOI” GESÙ RISORTO È LA NOSTRA PACE: PACE con Dio, PACE con gli uomini, PACE con il creato, PACE con se stessi. Infatti Gesù risorto ha vinto ciò che è causa della disarmonia di tutto: il male, il peccato. ACCOGLIAMO GESÙ NELLA NOSTRA VITA...
2. “SOFFIÒ E DISSE LORO: RICEVETE LO SPIRITO SANTO”. Gesù ripete lo stesso gesto del Creatore quando creò la persona. E’ LO SPIRITO SANTO IL LIEVITO NECESSARIO PERCHÉ L’UOMO SIA UNA NUOVA CREATURA e nello stesso tempo costruttore di vita. INVOCHIAMOLO OGNI GIORNO!!
3. "METTI QUI IL TUO DITO E GUARDA LE MIE MANI; TENDI LA TUA MANO E METTILA NEL MIO FIANCO". Gesù REALIZZA il desiderio di Tommaso e invita noi tutti a TENERE LO SGUARDO SULLE MANI E SUL COSTATO DI GESÙ. E' un invito che ogni domenica ci viene fatto: TENERE LO SGUARDO SULLE MANI E SUL COSTATO DI GESÙ... FACCIAMO ATTENZIONE...
BUONA DOMENICA DI PASQUA ...

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LECTIO DIVINA - II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia (ANNO A)

OMELIA -  II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia (ANNO A)


Gv 20,19-31 - RITO AMBROSIANO - II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia

RITO AMBROSIANO
II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia
Domenica 12 Aprile 2026
Gv 20,19-31 Otto giorni dopo venne Gesù. 

+ Lettura del Vangelo secondo Giovanni 20, 19-31

In quel tempo. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
1. “PACE A VOI” GESÙ RISORTO È LA NOSTRA PACE: PACE con Dio, PACE con gli uomini, PACE con il creato, PACE con se stessi. Infatti Gesù risorto ha vinto ciò che è causa della disarmonia di tutto: il male, il peccato. ACCOGLIAMO GESÙ NELLA NOSTRA VITA...
2. “SOFFIÒ E DISSE LORO: RICEVETE LO SPIRITO SANTO”. Gesù ripete lo stesso gesto del Creatore quando creò la persona. E’ LO SPIRITO SANTO IL LIEVITO NECESSARIO PERCHÉ L’UOMO SIA UNA NUOVA CREATURA e nello stesso tempo costruttore di vita. INVOCHIAMOLO OGNI GIORNO!!
3. "METTI QUI IL TUO DITO E GUARDA LE MIE MANI; TENDI LA TUA MANO E METTILA NEL MIO FIANCO". Gesù REALIZZA il desiderio di Tommaso e invita noi tutti a TENERE LO SGUARDO SULLE MANI E SUL COSTATO DI GESÙ. E' un invito che ogni domenica ci viene fatto: TENERE LO SGUARDO SULLE MANI E SUL COSTATO DI GESÙ... FACCIAMO ATTENZIONE...
BUONA DOMENICA DI PASQUA...

12.04 SANTA TERESA DI GESÙ DELLE ANDE

SANTA TERESA DE LOS ANDES

Teresa de Los Andes, al secolo Juana Enriqueta Josefina Fernández Solar, nacque il 13 luglio 1900 a Santiago del Cile. In famiglia era chiamata affettuosamente Juanita. Crebbe in una famiglia cristiana con una buona situazione economica e ricevette un’educazione religiosa sincera. Frequentò il collegio delle Suore del Sacro Cuore, dove mostrò grande intelligenza e sensibilità.

Fin da bambina sentì una forte attrazione verso Dio. Raccontò che già a sei anni cominciò a rivolgere il suo cuore completamente a Gesù. Durante la preparazione alla Prima Comunione decise di migliorare il suo carattere, combattendo i difetti come l’orgoglio e l’egoismo. Con impegno e preghiera riuscì a trasformarsi profondamente.

Dopo aver ricevuto l’Eucaristia iniziò una intensa vita di preghiera e sentì una grande amicizia con Gesù. A quattordici anni comprese chiaramente la sua vocazione: diventare carmelitana scalza. Nel 1919 entrò nel monastero dello Spirito Santo a Los Andes.

Il 14 ottobre dello stesso anno ricevette l’abito religioso e prese il nome di Teresa di Gesù. Nel monastero visse una vita intensa di preghiera, sacrificio e amore per Dio.

Nel 1920 si ammalò gravemente di tifo. Il 7 aprile emise la professione religiosa in punto di morte e il 12 aprile 1920 morì a soli 19 anni.

La sua vita, breve ma intensa, fu un esempio di fede, amore e dedizione totale a Dio. Fu beatificata nel 1987 da Giovanni Paolo II ed è considerata la prima santa del Cile.

 

Per noi oggi

1.     La santità non è riservata a pochi eroi spirituali. Teresa dimostra che anche un giovane può vivere il Vangelo in modo radicale.

2.     La felicità non dipende dalla durata della vita, ma dalla sua profondità. Teresa visse solo 19 anni, ma lasciò un segno spirituale che continua ancora oggi.

3.     Il vero cambiamento inizia dentro di noi. Teresa non cercò di cambiare il mondo con grandi azioni, ma trasformò prima il suo cuore attraverso l’amore per Dio.

Santiago del Cile, 13 luglio 1900 -
Los Andes, Cile, 12 aprile 1920

 

NELLO STESSO GIORNO: 

SAN ZENO (ZENONE) DI VERONA VESCOVO

Mauritania, IV secolo – Verona, 12 aprile 372

Proveniente dall'Africa, forse dalla Mauritania, dal 362 alla morte fu vescovo di Verona, dove fondò la prima chiesa. Dovette confrontarsi con il paganesimo e l'arianesimo, che confutò nei suoi discorsi. Preoccupazione primaria di Zeno fu quella di confermare e rinforzare clero e popolo nella vita della fede, soprattutto con l'esempio della sua carità, dell'umiltà, della povertà e della generosità verso i bisognosi.


SAN DAMIANO DI PAVIA VESCOVO

m. 12 aprile 710/711

Nacque in Oriente nella seconda metà del secolo VII. Presbitero della Chiesa milanese, compose l’epistola sulla fede cattolica contro l’eresia monotelita, che il concilio di Milano del 679 inviò all’Imperatore Costantino Pogonato. Eletto vescovo di Pavia, rifulse per ardore apostolico e si adoperò per la conversione dei Longobardi, ancora pagani o ariani. Spese gli anni del suo episcopato per ricomporre lo scisma di Aquileia, detto “dei tre capitoli”, che grazie a lui ebbe fine nel Concilio di Pavia del 698.

 

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DOMENICA DELLA DIVINA MISERICORDIA e come pregare la Coroncina

DOMENICA DELLA DIVINA MISERICORDIA e come pregare la Coroncina

 
Il 22 febbraio 1931 Gesù apparve a santa Faustina in veste bianca, mano destra benedicente e sinistra sul petto da cui uscivano due raggi, comunicandole il desiderio di istituire la festa della Misericordia la prima domenica dopo Pasqua e chiedendole di dipingere un’immagine con la scritta «Gesù confido in Te», promettendo salvezza a chi l’avrebbe venerata. Apparve altre volte per spiegare la festa.

La domenica post-Pasqua lega Redenzione e Misericordia, evidenziata dalla novena che inizia il Venerdì Santo, elargendo grazie di ogni genere. Gesù ricordò che le anime periscono per rifiuto del Suo amore, offrendo con la festa una grande possibilità di salvezza. Chi riceve degnamente Eucaristia e confessione ottiene perdono totale delle colpe e delle pene, doni paragonabili a un «secondo Battesimo». Beato Michele Sopocko aiutò Faustina a diffondere la devozione, mentre Eugenio Kazimirowski dipinse la prima immagine, esposta nel 1935 alla Porta dell’Aurora a Vilnius. Nel 1943 Adolf Hyla realizzò la versione più diffusa oggi e il quadro originale fu salvato dai fedeli durante il regime comunista, permettendo alla devozione di radicarsi fino all’istituzionalizzazione da san Giovanni Paolo II nel 2000. La Domenica della Divina Misericordia offre perdono e speranza universale. Ogni anima può invocare il perdono di Dio e sperimentare la misericordia nella vita quotidiana. La celebrazione invita a un incontro sincero con Gesù attraverso confessione, Comunione e adorazione, mentre i raggi dell’immagine simboleggiano il sangue e l’acqua scaturiti dal Suo cuore. Nessuno è escluso dalla Misericordia divina e l’Eucaristia apre tutti i canali delle grazie divine. Gesù difende l’anima fedele fino all’ora della morte, e la vera bellezza dell’immagine è nella grazia di Dio, non nella perfezione artistica. La festa invita a riflettere sul nostro rapporto con il perdono e sull’amore che doniamo agli altri, sfidandoci a fidarci pienamente e a riconoscere la Sua presenza, celebrando un nuovo inizio e una rinascita spirituale aperta a tutti.   Per noi oggi:   1.     Stiamo davvero affidando le nostre paure e i nostri fallimenti alla Misericordia o ci ostiniamo a giudicare noi stessi? 2.     La fede è un atto di fiducia totale: siamo disposti a sperimentare il perdono senza riserve?
3. La vera bellezza non sta nei gesti esteriori, ma nella grazia che trasformiamo in vita quotidiana: la viviamo davvero?


Come pregare la Corona alla Divina Misericordia

1. Si usi una normale corona del Rosario:

Si inizia col Segno della Croce

La preghiera viene fatta nell'Ora della Misericordia (tre pomeridiane):

Si recita:

Gesù, Tu sei appena morto e già una sorgente di vita è sgorgata per le anime. O sorgente di vita, incomprensibile misericordia di Dio, avvolgi il mondo intero e riversati su di noi. O Sangue ed Acqua che scaturisci dal Cuore di Gesù, come sorgente di misericordia per noi, confido in Te.

Segue:

Padre Nostro

Ave Maria

Simbolo degli Apostoli (o Credo)

Utilizzando il rosario:

Su ogni grano maggiore del Rosario, in luogo del consueto Padre Nostro, si dica:

Eterno Padre, Ti offro il Corpo e il Sangue, l’anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Signore nostro Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.

Su ogni grano minore, in luogo dell'Ave Maria, si dica:

Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.

Alla fine della corona si ripeta per tre volte:

Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero.

poi:

Dio, Padre Misericordioso, che hai rivelato il Tuo amore nel Figlio Tuo Gesù Cristo, e l'hai riversato su di noi nello Spirito Santo Consolatore, Ti affidiamo oggi i destini del mondo e di ogni uomo. Chinati su di noi peccatori, risana la nostra debolezza, sconfiggi ogni male, fa' che tutti gli abitanti della terra sperimentino la Tua Misericordia, affinché in Te, Dio Uno e Trino, trovino sempre la fonte della speranza. Eterno Padre, per la dolorosa Passione e la Resurrezione del Tuo Figlio, abbi misericordia di noi e del mondo intero. Amen.

O Sangue e Acqua, che scaturisti dal Cuore di Gesù come sorgente di misericordia per noi, confido in Te!

Gesù, confido in Te!

 

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sabato 11 aprile 2026

11.04.2026 - At 4,13-21 - Mc 16,9-15 - Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo.

Dagli Atti degli Apostoli - At 4,13-21

In quei giorni, i capi, gli anziani e gli scribi, vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione, rimanevano stupiti e li riconoscevano come quelli che erano stati con Gesù. Vedendo poi in piedi, vicino a loro, l’uomo che era stato guarito, non sapevano che cosa replicare.
Li fecero uscire dal sinedrio e si misero a consultarsi fra loro dicendo: «Che cosa dobbiamo fare a questi uomini? Un segno evidente è avvenuto per opera loro; esso è diventato talmente noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme che non possiamo negarlo. Ma perché non si divulghi maggiormente tra il popolo, proibiamo loro con minacce di parlare ancora ad alcuno in quel nome».
Li richiamarono e ordinarono loro di non parlare in alcun modo né di insegnare nel nome di Gesù. Ma Pietro e Giovanni replicarono: «Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi. Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato».
Quelli allora, dopo averli ulteriormente minacciati, non trovando in che modo poterli punire, li lasciarono andare a causa del popolo, perché tutti glorificavano Dio per l’accaduto.
1. GLI APOSTOLI PARLANO CON “PARRESIA”, con schiettezza, con libertà, con sicurezza, liberamente non hanno paura, non fanno calcoli. LE AUTORITÀ VOGLIONO PROIBIRE L'ANNUNCIO, VOGLIONO TAPPARGLI LA BOCCA.  NON vogliono che l’annuncio che fu di Gesù continui a risuonare in Gerusalemme…

2. Gli apostoli rispondono: Voi ci date l’ordine di tacere, da Gesù abbiamo ricevuto un altro ordine, contrario. A CHI DEI DUE DOBBIAMO DARE RETTA? SI OBBEDISCE A DIO e non agli uomini. Ecco la grande conclusione: NON POSSIAMO TACERE QUELLO CHE ABBIAMO VISTO E ASCOLTATO…

3. LA TESTIMONIANZA CRISTIANA NASCE DALL'ESPERIENZA di aver visto, aver ascoltato, aver incontrato Gesù Cristo. DALL'ESPERIENZA NASCE IL DESIDERIO, la necessità di annunciarlo, di portarlo fuori. Non possiamo tacere la nostra esperienza, fa parte della nostra persona, siamo stati LIBERATI NON POTETE BLOCCARCI…

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 16,9-15
Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.
Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch'essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.
Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».

 

Gesù rimprovera i discepoli perché “non avevano creduto, si erano ostinati a non  credere a quelli che lo avevano visto risuscitato. Noi che non abbiamo visto il risorto siamo chiamati, non a ragionare, ma a credere a quelli che lo hanno visto risorto, la cui testimonianza è nelle Scritture. Non avvenga  che anche voi (come quegli undici) non accogliate l’annuncio della risurrezione.
Da allora è comandato ai discepoli di andare nel mondo ad annunciare la risurrezione. La fede, o è missionaria o non è fede. La fede non è una cosa soltanto per me, perché io cresca con la fede: la fede va trasmessa, va offerta, soprattutto con la testimonianza: “Andate, che la gente veda come vivete”. La fede è sociale, è per tutti: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura.

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Gesù torna dai suoi amici, quelli che lo avevano tradito, rinnegato, abbandonato. E frainteso. E che non credono nemmeno ora, al punto che li deve rimproverare. Quanto amore ha per noi Gesù?

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11.04 SANTA GEMMA GALGANI

SANTA GEMMA GALGANI

Gemma Galgani nacque il 12 marzo 1878 a Camigliano, vicino a Lucca. Fin da piccola la sua vita fu segnata dal dolore: a soli sette anni perse la madre. Negli anni successivi morirono anche il fratello Gino, che era seminarista, e il padre. La famiglia cadde in gravi difficoltà economiche e Gemma fu accolta da una zia.

Anche la sua salute era molto fragile. Si ammalò di osteite alle vertebre lombari e di otite mastoidea, malattie che la costrinsero a letto per mesi quasi paralizzata. Durante questo periodo lesse la vita di Gabriele dell’Addolorata, che la colpì profondamente e rafforzò la sua fede.

Gemma pregò con una novena Margherita Maria Alacoque e nel 1899 guarì, fatto che molti considerarono miracoloso. La giovane desiderava diventare suora, ma non le fu possibile entrare in convento. Nonostante questo continuò a vivere una profonda vita spirituale dedicata a Gesù.

L’8 giugno 1899 ricevette le stimmate, che si ripetevano periodicamente dal giovedì sera al venerdì pomeriggio. Alcune persone dubitarono di questi fenomeni, ma il passionista Germano Ruoppolo difese l’autenticità della sua esperienza mistica.

Gemma raccontò nei suoi scritti dialoghi spirituali con Gesù, la Madonna, l’angelo custode e con san Gabriele dell’Addolorata. Negli ultimi anni visse a Lucca nella casa della famiglia Giannini, che la accolse con affetto.

Nel 1902 si ammalò di tisi e morì l’11 aprile 1903, il Sabato Santo, mentre le campane annunciavano la Risurrezione di Cristo. In seguito fu proclamata beata da Pio XI e canonizzata nel 1940 da Pio XII.

 

Per noi oggi

1.     La sofferenza non distrugge necessariamente la vita: può trasformarla. In un mondo che fugge il dolore a ogni costo, la storia di Gemma suggerisce che la sofferenza può diventare un luogo di senso e di fede.

2.     La santità non richiede condizioni perfette. Gemma non poté entrare in convento e visse malattia, povertà e incomprensioni: eppure proprio lì maturò una spiritualità straordinaria.

3.     La vera rivoluzione spirituale è personale. Se, come scrisse Gemma, gli uomini cercassero davvero di conoscere e amare Dio, il cambiamento del mondo inizierebbe prima di tutto dal cuore di ciascuno.

Verona, 1 marzo 1774 - 10 aprile 1835





 

venerdì 10 aprile 2026

10.04.2026 - At 4,1-12 - Gv 21,1-14 - Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce.

Dagli Atti degli Apostoli - At 4,1-12

In quei giorni, Pietro e Giovanni stavano parlando al popolo, [dopo la guarigione dello storpio,] quando sopraggiunsero i sacerdoti, il comandante delle guardie del tempio e i sadducèi, irritati per il fatto che essi insegnavano al popolo e annunciavano in Gesù la risurrezione dai morti. Li arrestarono e li misero in prigione fino al giorno dopo, dato che ormai era sera. Molti però di quelli che avevano ascoltato la Parola credettero e il numero degli uomini raggiunse circa i cinquemila.
Il giorno dopo si riunirono in Gerusalemme i loro capi, gli anziani e gli scribi, il sommo sacerdote Anna, Càifa, Giovanni, Alessandro e quanti appartenevano a famiglie di sommi sacerdoti. Li fecero comparire davanti a loro e si misero a interrogarli: «Con quale potere o in quale nome voi avete fatto questo?».
Allora Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato. Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati».
1. Arrestano gli apostoli e li mettono in prigione. Allora Pietro colmato di Spirito Santo da voce a Gesù Cristo. È IL CRISTO CHE PARLA ATTRAVERSO DI LUI e attraverso il suo Spirito Pietro continua l'opera di Gesù.

2. Voi vedete lo storpio guarito, sappiate che LA CAUSA È LA RISURREZIONE DI GESÙ CRISTO. Abbiamo agito nel nome di Gesù perché noi siamo uniti e Gesù Cristo. Voi lo avete crocifisso, Dio lo ha risuscitato dai morti. DIO HA CAPOVOLTO LA SITUAZIONE, Voi datori di morte, Dio datore di vita…

3. L'UNICO NOME CHE PORTA ALLA SALVEZZA È GESÙ CRISTO. Il nome di Gesù indica la persona, la sua opera soprattutto il mistero Pasquale di Morte e Resurrezione. IN NESSUN ALTRO NOME L'UOMO PUÒ TROVARE SALVEZZA, Gesù è la pietra fondamentale…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 21,1-14
In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete a da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po' del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

 

“Gettate la rete dal lato destro della barca e troverete pesci”. “Venite a magiare”. Questi due gesti di Gesù svelano che Gesù risorto è vivo e sta con loro, o meglio, è vivo per stare sempre con loro.
Anche oggi viene detto alla Chiesa e ai successori degli apostoli di prendere il largo nel mare della storia e di gettare le reti, per conquistare gli uomini al Vangelo, a Dio, a Cristo, alla vera vita. E ci viene detto anche di lasciarci chiamare da Lui per il pasto dell’Eucaristia. E' questo il compito della Chiesa, questi due gesti segnano quello che la Chiesa deve essere e segnano anche il cammino che deve fare per avere e donare la vita al mondo.

 

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10.04 SANTA MADDALENA DI CANOSSA

SANTA MADDALENA DI CANOSSA

Santa Maddalena di Canossa (1774 - 1835), terzogenita di una nobile famiglia veronese, rimase orfana del padre a cinque anni e quasi abbandonata dalla madre a sette. Durante l’adolescenza subì una grave malattia da cui guarì rafforzata nella sua vocazione alla vita verginale. Dopo brevi esperienze in monasteri carmelitani, comprese che la sua chiamata non era alla clausura, ma alle opere di carità. Recitando il Salmo 50, percepì il desiderio di istruire i giovani sulle verità di fede e si dedicò a raccogliere ragazze di strada e a visitare gli ammalati.

Dopo anni di difficoltà e spostamenti tra palazzo Canossa e varie abitazioni a Verona, nel 1808 riuscì a trasferirsi con le prime compagne al monastero dei Santi Giuseppe e Fidenzio, chiuso due anni prima dai decreti napoleonici. Qui ebbe inizio l’istituto delle Figlie della Carità, poi Canossiane, con lo scopo di educare i poveri, assistere gli infermi e diffondere la dottrina cristiana. Maddalena scrisse la Regola della congregazione, procurò catechismi e promosse il culto del Santissimo Sacramento, fondando case a Venezia, Milano, Bergamo e Trento.

La santa mantenne corrispondenza intensa con le religiose, circa 3.000 lettere, mostrando un profondo amore per la Chiesa e per la salvezza delle anime. Devotissima a Maria, indossava una medaglia con la Vergine Addolorata e simboli della Passione. Beatificata da Pio XII, fu proclamata santa nel 1988 da Giovanni Paolo II, che sottolineò come la sua vita fosse dominata da una carità ardente, sia verso Dio sia verso il prossimo, spinta fino all’estremo dono di sé.

 

Per noi oggi:

1.     Il servizio autentico nasce dall’ascolto della propria vocazione.
Maddalena scelse la strada meno comoda ma più vera, insegnando e curando gli ultimi.
Noi sappiamo riconoscere le chiamate profonde della nostra vita e agire senza paura?

2.    La carità richiede coraggio e ostinazione contro le resistenze sociali e culturali.
Per anni dovette negoziare con la famiglia e le autorità per fondare le sue case.
Quanto siamo disposti a lottare per il bene, anche quando la società ci contrasta?

3.     Educare è formare cuore e mente insieme.
Maddalena univa insegnamento religioso e cura dei poveri, trasmettendo valori vivi.
Oggi sappiamo trasmettere competenze senza dimenticare compassione, spiritualità e umanità?

Verona, 1 marzo 1774 - 10 aprile 1835


IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Gv 20,19-31

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Gv 20,19-31

Nel Vangelo di Giovanni, di domenica prossima i discepoli sono chiusi per paura. Porte serrate, cuore bloccato. Eppure Gesù entra lo stesso. Non rimprovera, ma offre pace. Non cancella le ferite, le mostra. È lì che nasce la fede, anche per Tommaso, il dubbioso che diventa il primo a dire: “Mio Signore e mio Dio”.

Questa dinamica si è vista anche nella vita di Chiara Corbella Petrillo. Giovane madre romana, ha perso due figli poco dopo la nascita. Poi, durante la terza gravidanza, scopre di avere un tumore aggressivo. Avrebbe potuto curarsi subito, ma sceglie di rimandare le terapie per proteggere il bambino.

Non è una storia “perfetta”: è una storia piena di dolore, di domande, di paura. Ma dentro quella ferita è accaduto qualcosa di sorprendente. Chiara non ha negato il dolore, lo ha attraversato con una pace che colpiva tutti. Diceva: “Dio non toglie nulla, dona tutto”.

Come Tommaso, anche lei ha “toccato” le ferite. Non per restare nel dubbio, ma per arrivare a una fede più vera. E chi l’ha incontrata racconta che, attraverso la sua vita, era impossibile non porsi una domanda: “Da dove viene questa pace?”.

Il Vangelo ci dice proprio questo: Gesù non entra quando sei forte, entra quando sei chiuso. Non ti chiede di non avere ferite, ma di non scappare da esse. Perché è lì che Lui si fa incontrare.


Per noi oggi

1.     Vuoi davvero incontrare Dio? Smetti di nascondere le tue ferite.

2.     Il problema non è dubitare, ma pretendere di credere senza lasciarsi toccare dentro.

3.     Le porte chiuse non fermano Gesù, ma possono bloccare te se non lo lasci entrare.

 

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giovedì 9 aprile 2026

09.04.2026 - At 3,11-26 - Lc 24,35-48 - Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno.

Dagli Atti degli Apostoli - At 3,11-26

In quei giorni, mentre lo storpio guarito tratteneva Pietro e Giovanni, tutto il popolo, fuori di sé per lo stupore, accorse verso di loro al portico detto di Salomone.
Vedendo ciò, Pietro disse al popolo: «Uomini d’Israele, perché vi meravigliate di questo e perché continuate a fissarci come se per nostro potere o per la nostra religiosità avessimo fatto camminare quest’uomo? Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino. Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni. E per la fede riposta in lui, il nome di Gesù ha dato vigore a quest’uomo che voi vedete e conoscete; la fede che viene da lui ha dato a quest’uomo la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi.
Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi. Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire. Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati e così possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore ed egli mandi colui che vi aveva destinato come Cristo, cioè Gesù. Bisogna che il cielo lo accolga fino ai tempi della ricostituzione di tutte le cose, delle quali Dio ha parlato per bocca dei suoi santi profeti fin dall’antichità. Mosè infatti disse: “Il Signore vostro Dio farà sorgere per voi, dai vostri fratelli, un profeta come me; voi lo ascolterete in tutto quello che egli vi dirà. E avverrà: chiunque non ascolterà quel profeta, sarà estirpato di mezzo al popolo”. E tutti i profeti, a cominciare da Samuèle e da quanti parlarono in seguito, annunciarono anch’essi questi giorni.
Voi siete i figli dei profeti e dell’alleanza che Dio stabilì con i vostri padri, quando disse ad Abramo: “Nella tua discendenza saranno benedette tutte le nazioni della terra”. Dio, dopo aver risuscitato il suo servo, l’ha mandato prima di tutto a voi per portarvi la benedizione, perché ciascuno di voi si allontani dalle sue iniquità».
1. Il paralitico può camminare perché GESÙ È RISORTO, È VIVO e noi Apostoli siamo uno strumento con cui il Cristo continua ad operare.

2. Voi avete sbagliato, avete commesso una grave colpa però si sono compiute le Scritture. IL PROGETTO DI DIO SI È REALIZZATO PIENAMENTE IN GESÙ CRISTO. Il progetto di Dio si è realizzato perché Dio ha voluto che si realizzasse malgrado la vostra colpa…

3. PIETRO INVITA I GIUDEI AD ACCOGLIERE IL MESSIA PER TROVARSI NELLA SUA FAMIGLIA AL MOMENTO OPPORTUNO. A voi, Giudei, è data PER PRIMI LA POSSIBILITÀ DI QUESTA BENEDIZIONE, con l’ampliamento a tutto l'universo intero. Il messaggio arriverà fino agli estremi confini della terra.

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 24,35-48
In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

 

Gesù è vivo, è risorto, difficile da credere. Si rischia di ridurlo a un fantasma o a una fantasia. Il Vangelo ci mostra invece Gesù nell'evidenza della sua carne crocifissa e gloriosa. Egli ci invita a guardare e toccare le sue ferite e a mangiare con lui. Si diventa cristiani solo sperimentando concretamente l’incontro con il Risorto.
E dopo aver aperto loro la mente per comprendere le Scritture, Gesù li invia in missione nel mondo a testimoniare tutto questo agli altri uomini. Il discepolo fedele per questo non può trattenere egoisticamente per sé tali doni: oltre a curare i corpi dei fratelli, i discepoli sono chiamati soprattutto a curare l’anima delle persone a cui sono inviati.

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Gesù appare, viene preso per un fantasma, chiede di mangiare. Sta in mezzo a noi e dona la pace. Essere concreti, stare tra le persone e operare per la pace: pronti per la missione?

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09.04 SANTA CASILDA DI TOLEDO

SANTA CASILDA

Santa Casilda, detta anche Casilla, nacque probabilmente nell’XI secolo, figlia dell’emiro di Toledo al-Mamun o, secondo altre fonti, del governatore di Cuenca, Ben Cannon. Educata nella religione musulmana, sin da giovane dimostrò grande compassione verso i cristiani imprigionati dal padre, aiutandoli segretamente.

Durante la dominazione araba in Spagna, Casilda si ammalò e, non confidando nei medici musulmani, intraprese un pellegrinaggio al santuario di San Vincenzo a Briviesca, celebre per le sue acque miracolose. Lì guarì e, profondamente colpita, decise di convertirsi al cristianesimo e vivere una vita solitaria e penitente vicino alla fonte, che in seguito prese il suo nome.

Si dice che visse molti anni, forse fino a cent’anni, e alla sua morte il corpo fu sepolto nella chiesa di San Vincenzo. Il culto di Casilda si sviluppò nel tempo, tanto che nel 1750 le sue reliquie furono traslate solennemente in un nuovo santuario. La sua festa liturgica si celebra il 9 aprile.

Santa Casilda è spesso raffigurata dagli artisti spagnoli del Seicento e Settecento – tra cui Murillo, Zurbarán e Bayeu y Subias – vestita con abiti sontuosi e regali, tipici della loro epoca, a sottolineare la nobiltà della sua origine e la santità della sua vita. La sua figura rimane esempio di fede, carità e coraggio nella scelta della propria vocazione religiosa, pur in un contesto di forte pressione culturale e religiosa.

 

Per noi oggi:

1.     Il coraggio di seguire la coscienza supera le convenzioni sociali e religiose.
Casilda abbandonò la fede dei genitori per vivere secondo la propria verità spirituale.
Oggi siamo pronti a difendere i nostri valori anche contro il conformismo dominante?

2.     La carità non conosce confini culturali o religiosi.
Aiutava segretamente i prigionieri cristiani pur essendo musulmana.
Quanto concretamente pratichiamo la solidarietà senza distinguere chi è “simile a noi” o diverso?

3.     La guarigione fisica può aprire a una trasformazione spirituale profonda.
La malattia e il pellegrinaggio condussero Casilda a una vita di penitenza e conversione.
Siamo capaci di trasformare le nostre difficoltà in occasione di crescita interiore e impegno verso gli altri?

Toledo-Briviesca (Spagna), secolo XI