domenica 12 luglio 2026

Is 55,10-11 - Rm 8,18-23 - Mt 13,1-23 - XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 12 Luglio 2026
Dal libro del profeta Isaìa Zc 9,9-10
 
Così dice il Signore:
«Come la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».

1. Isaia paragona la capacità della pioggia e della neve a quella della Parola di Dio. PIOGGIA E NEVE SONO UN BENE IRRINUNCIABILE PER LA TERRA che da loro viene irrigata e fecondata.

2. Così è della Parola di Dio. Tu non ne puoi fare a meno. Il progetto che Dio ha su di te si realizzerà NELLA MISURA DEL TUO ASCOLTARE ACCOGLIERE E TRADURRE IN VITA QUOTIDIANA la Parola di Dio.

3. Forse molti cristiani inacidiscono e appassiscono dentro il susseguirsi di giorni non irrorati né fecondati dalla PAROLA che VEICOLA A NOI GIORNALMENTE CIÒ CHE È ASSOLUTAMENTE NECESSARIO AL NOSTRO GERMOGLIARE E FIORIRE FRUTTIFICANDO IL BENE.

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani Rm 8,18-23
 
Fratelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

1. Paolo presenta la realtà del momento attuale in contrapposizione con la prospettiva eterna e futura. Adesso siamo in una situazione di sofferenza ma QUESTO NON È UN ARGOMENTO CONTRARIO ALLA GLORIA FUTURA che sarà rivelata in noi; ci è promessa una pienezza di vita. GIÀ e NON ANCORA della salvezza: già salvi ma non ancora pienamente.

2. La creazione stessa dice l'apostolo geme e soffre. Come una donna partoriente è segnata dal dolore nel momento grandioso del parto, la vita nasce dal dolore ma NEL MOMENTO IN CUI IL FIGLIO È NATO IL DOLORE È SUPERATO E C'È UNA GIOIA GRANDE PERCHÉ È NATA LA VITA. Apri il tuo orizzonte non fermarti solo al momento presente!

3. NOI che abbiamo le primizie dello Spirito dice l'apostolo GEMIAMO INTERIORMENTE ASPETTANDO L'ADOZIONE A FIGLI, cioè aspettando che si realizzi in pienezza quello che ci è già stato concesso: SIAMO GIÀ DIVENTATI FIGLI MA NON LO SIAMO ANCORA PIENAMENTE e nonostante le difficoltà del tempo presente tendiamo verso la pienezza futura verso il compimento. Buon cammino...

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 + Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 13,1-23

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
1. Gesù è uscito dal Padre, È VENUTO NEL MONDO PER PORTARE IL SEME DELLA PAROLA E PER FAR GERMOGLIARE IL REGNO DI DIO. La gente fa fatica a seguirlo e molti lo lasciano DA COSA DIPENDE QUESTO FALLIMENTO? Dal seminatore, dal seme oppure dal terreno dove il seme va a cadere? È SUL TERRENO CHE DOBBIAMO LAVORARE... Buon lavoro…
2. QUATTRO TERRENI PRESENTI IN NOI: 1. LA STRADA, un terreno duro: in un cuore duro e rigido il seme non entra. 2.  IL TERRENO ROCCIOSO CON POCA TERRA: un cuore che accoglie il seme ma non ha terra per le radici, muore. (è l’entusiasmo senza la fatica del quotidiano) 3.IL TERRENO SPINOSO: un cuore soffocato dalle preoccupazioni della vita, il seme muore (le spine non fanno entrare la luce per il seme) 4. IL TERRENO BUONO: il cuore bello che accoglie il seme e lo fa crescere (è la bella persona). TUTTO CIÒ È PRESENTE IN NOI!
3. Prendiamo COSCIENZA della nostra realtà NON SCORAGGIAMOCI LAVORIAMO i vari terreni che ci sono in noi RINNOVIAMO LA FIDUCIA nella forza del seme, e accadrà che quel seme produrrà in noi il 100, 60 e il 30. CORAGGIO…
BUONA DOMENICA...

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«Al cammello basta poco cibo. Egli lo conserva dentro di sé, finché non ritorna alla stalla, lo fa risalire in bocca, lo rumina fino a che non entra nelle sue ossa e nella sua carne. Il cavallo, invece, ha bisogno di una grande quantità di cibo; mangia ogni momento ed espelle subito quello che ha mangiato. Non imitiamo il cavallo, imitiamo invece il cammello: custodiamo il seme della Parola di Dio in noi perché porti frutto». 

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LECTIO DIVINA - XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

OMELIA - XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)



Lc 13,22-30 - RITO AMBROSIANO - DOMENICA VII DOPO PENTECOSTE

RITO AMBROSIANO
DOMENICA VII DOPO PENTECOSTE
Domenica 12 luglio 2026

 + Lettura del Vangelo secondo Luca 13,22-30

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».
1. SFORZATEVI DI ENTRARE PER LA PORTA STRETTA. Per la PORTA STRETTA entra «chi ha addosso l'odore delle pecore», l'operaio di Dio con le mani segnate dal lavoro, dal cuore buono. È LA PORTA DEL SERVIZIO…

2. MOLTI CERCHERANNO DI ENTRARE, MA NON CI RIUSCIRANNO. I MOLTI sono coloro che credono di avere addosso l'odore di Dio, presi tra incensi, riti e preghiere, e di questo si vantano. SONO DEGLI ILLUSI…

3. E quelli che bussano alla PORTA ORMAI CHIUSA sono coloro che hanno compiuto sì azioni per Dio, ma nessuna azione per i fratelli. NON BASTA MANGIARE GESÙ CHE È IL PANE, OCCORRE FARSI PANE. OGGI…

BUONA DOMENICA…

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12.07 - SAN GIOVANNI GUALBERTO

SAN GIOVANNI GUALBERTO
San Giovanni Gualberto (995-1073), nato nei dintorni di Firenze da famiglia nobile, è ricordato come uno dei grandi riformatori della Chiesa medievale. La tradizione racconta che, incontrato l’assassino di suo fratello, invece di vendicarsi scelse di perdonarlo, compiendo un gesto che cambiò la sua vita. Entrò nel monastero di San Miniato al Monte, ma ben presto ne uscì quando scoprì che l’abate aveva ottenuto la carica attraverso la simonia, cioè comprandola con il denaro. Assetato di autenticità evangelica, trascorse un periodo con gli eremiti di Camaldoli e successivamente si stabilì tra i boschi di Vallombrosa, dove fondò verso il 1038 la Congregazione benedettina vallombrosana. La nuova comunità si distingueva per la rigorosa vita comune, la povertà, la fedeltà alla Regola e il rifiuto di privilegi e protezioni umane. In un tempo in cui molti ecclesiastici erano coinvolti in interessi mondani, Giovanni Gualberto si fece promotore di una profonda riforma della Chiesa, combattendo la corruzione e richiamando tutti alla santità. I suoi monaci non rimasero chiusi nei monasteri, ma predicarono con coraggio per difendere la purezza della fede e la dignità del ministero sacerdotale. Collaborò con il movimento che preparò la grande riforma gregoriana e contribuì al rinnovamento del clero. La sua autorevolezza morale era così grande che i cittadini di Firenze affidavano ai suoi monaci compiti di grande responsabilità. Prima di morire nel monastero di Passignano, lasciò ai suoi figli spirituali un insegnamento centrato sul vincolo della carità, fondamento della vita cristiana. Canonizzato nel 1193, continua a essere esempio luminoso di amore alla verità, fedeltà alla Chiesa e coraggio evangelico. Nel 1951 fu proclamato patrono del Corpo Forestale Italiano, quasi a ricordare il profondo legame tra la sua esperienza spirituale e le foreste di Vallombrosa che custodirono la sua vocazione. Per noi oggi 1. San Giovanni Gualberto non si limitò a denunciare il male: ebbe il coraggio di cambiare vita. Noi siamo pronti a convertirci o preferiamo lamentarci senza agire? 2. In un mondo dove il compromesso è spesso considerato necessario, il santo ci ricorda che la verità non è negoziabile e che la coerenza ha sempre un prezzo. 3. Parlare di riforma della Chiesa è facile; vivere nella carità, nella povertà e nell’esempio personale è molto più difficile. Da dove stiamo iniziando noi?
Firenze, 985/995 - Passignano Val di Pesa (FI) 12 luglio 1073
   A Passignano in Toscana, san Giovanni Gualberto, abate, che, soldato fiorentino, perdonò per amore di Cristo l’uccisore di suo fratello e, vestito poi l’abito monastico, desideroso di condurre una vita di maggior rigore, gettò a Vallombrosa le fondamenta di una nuova famiglia monastica. 

 

NELLO STESSO GIORNO:

SANTI NABORE E FELICE MARTIRI

IV sec.

A Milano, santi Nábore e Felice, martiri, che, soldati provenienti dalla Mauritania, nell’odierna Algeria, si narra che abbiano patito a Lodi il martirio durante le persecuzioni e siano stati poi sepolti a Milano.

 

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sabato 11 luglio 2026

11.07.2026 - Pr 2,1-9 - Mt 19,27-29 - Voi che mi avete seguito, riceverete cento volte tanto.

Dal libro dei Proverbi - Pr 2,1-9

Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole
e custodirai in te i miei precetti,
tendendo il tuo orecchio alla sapienza,
inclinando il tuo cuore alla prudenza,
se appunto invocherai l'intelligenza
e rivolgerai la tua voce alla prudenza,
se la ricercherai come l'argento
e per averla scaverai come per i tesori,
allora comprenderai il timore del Signore
e troverai la conoscenza di Dio,
perché il Signore dà la sapienza,
dalla sua bocca escono scienza e prudenza.
Egli riserva ai giusti il successo,
è scudo a coloro che agiscono con rettitudine,
vegliando sui sentieri della giustizia
e proteggendo le vie dei suoi fedeli.
Allora comprenderai l'equità e la giustizia,
la rettitudine e tutte le vie del bene.
1. Il padre e la madre indicano al figlio il PRINCIPIO PRIMO DELLA SAPIENZA: STARE LONTANO DAI MALVAGI. Non percorrere le sue vie. Il figlio dovrà ACCOGLIERE le parole della sapienza che il padre e la madre gli rivolgono e CUSTODIRLE nel suo cuore e nella sua mente per tutta la vita.

Al figlio viene insegnato che L’INTELLIGENZA VA INVOCATA, VA CHIESTA. ANCHE LA PRUDENZA deve essere chiesta e invocata. Allora il figlio dovrà imparare ad ASCOLTARE, CUSTODIRE E PREGARE, ma non è sufficiente: LA SAPIENZA RICHIEDE UNA RICERCA CONTINUA, COSTANTE, ININTERROTTA.

Se il figlio sarà fedele a questo insegnamento che il padre gli sta porgendo, LUI COMPRENDERÀ IL TIMORE DEL SIGNORE E TROVERÀ LA CONOSCENZA DI DIO. Godrà dei frutti della Sapienza e comprenderà l’equità e la giustizia, la rettitudine e tutte le vie del bene.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 19,27-29

In quel tempo, Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».
Cosa ci guadagniamo a seguire Gesù? Nessuno fa nulla per nulla. Solo Dio dona gratuitamente, da cui la parola Grazia, cioè gratis. Gesù conosce bene il cuore dell'uomo e, sapendo questo nostro volere il contraccambio per quello che facciamo, promette di avere il centuplo quaggiù e la vita eterna nell'aldilà.
Ma cosa vuol dire “lasciare tutto”? Esattamente il contrario di tutto, ovvero, il superfluo; Gesù ci offre la libertà chiedendoci di staccarci da ciò che ci rende dipendenti, frustrati, affannati, felici a metà o addirittura infelici. Distingue i bisogni veri da quelli apparenti. Le rinunce di cui ci parla non sono misurabili, il guadagno ha un peso inestimabile nel cuore. Chiamasi vita eterna, cioè dare senso al mio vivere quotidiano.
Siate in pace, perché Gesù lo sa bene qual è il nostro vero bisogno. Non denaro, stima e conoscenze, ma, semplicemente, l’amore.

 

11.07 - SAN BENEDETTO DA NORCIA - PATRONO D'EUROPA

SAN BENEDETTO DA NORCIA - PATRONO D'EUROPA
San Benedetto da Norcia (480-547), proclamato Patrono d’Europa da Paolo VI, è una delle figure più luminose della storia cristiana. Nato in un’epoca segnata dalla caduta dell’Impero Romano e dalle invasioni barbariche, comprese fin da giovane che il senso della vita si trova nella ricerca di Dio. Lasciò Roma e i suoi studi per ritirarsi nella solitudine di Subiaco, dove maturò spiritualmente attraverso la preghiera, la penitenza e la lotta contro le tentazioni. Dopo anni di vita eremitica fondò numerosi monasteri, fino a stabilirsi a Montecassino, centro spirituale destinato a segnare la storia dell’Occidente. Qui scrisse la celebre Regola, fondata sull’equilibrio tra Ora et Labora, preghiera e lavoro, indicando una via concreta di santità. Per Benedetto ogni attività umana doveva essere orientata alla gloria di Dio, attraverso l’obbedienza, l’umiltà e la carità fraterna. I monasteri benedettini divennero luoghi di fede, cultura, accoglienza e promozione umana, contribuendo alla nascita della civiltà europea. In essi vennero custoditi manoscritti antichi, tramandate conoscenze e valorizzato il lavoro come partecipazione all’opera creatrice di Dio. Benedetto insegnò ai suoi monaci a vivere come una famiglia spirituale, fondata sul rispetto reciproco e sulla condivisione dei beni. La sua spiritualità mostrò che non esiste opposizione tra contemplazione e azione, ma che entrambe si illuminano reciprocamente quando sono vissute per amore del Signore. Attraverso la stabilità, la disciplina e la fedeltà quotidiana, il santo educò generazioni di uomini alla perseveranza nel bene. La sua Regola, ancora oggi seguita da migliaia di monaci e monache nel mondo, conserva una sorprendente attualità. Essa propone uno stile di vita equilibrato, capace di armonizzare interiorità, relazioni e responsabilità. La sua vita fu interamente guidata dalla sete di salvezza e dal desiderio di condurre le anime a Cristo. Ancora oggi il suo esempio richiama l’Europa alle sue radici cristiane e invita ogni credente a riscoprire il primato di Dio nella propria esistenza. Per noi oggi 1. Viviamo immersi nel rumore e nella fretta, ma San Benedetto ci ricorda che senza il silenzio non ascolteremo mai Dio né comprenderemo davvero noi stessi. 2. Oggi si esalta il successo personale; Benedetto insegna invece che la vera grandezza nasce dall’umiltà, dall’obbedienza e dal servizio agli altri. 3. L’Europa cerca spesso il proprio futuro dimenticando le sue radici cristiane: senza radici solide, però, nessun albero può continuare a dare frutti.
Norcia (Perugia), ca. 480 - Montecassino (Frosinone), 21 marzo 543/560
   Memoria di san Benedetto, abate, che, nato a Norcia in Umbria ed educato a Roma, iniziò a condurre vita eremitica nella regione di Subiaco, raccogliendo intorno a sé molti discepoli; spostatosi poi a Cassino, fondò qui il celebre monastero e scrisse la regola, che tanto si diffuse in ogni luogo da meritargli il titolo di patriarca dei monaci in Occidente.

 

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venerdì 10 luglio 2026

10.07.2026 - Os 14,2-10 - Mt 10,16-23 - Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro.

Dal libro del profeta Osèa - Os 14,2-10

Così dice il Signore:
«Torna, Israele, al Signore, tuo Dio,
poiché hai inciampato nella tua iniquità.
Preparate le parole da dire
e tornate al Signore;
ditegli: “Togli ogni iniquità,
accetta ciò che è bene:
non offerta di tori immolati,
ma la lode delle nostre labbra.
Assur non ci salverà,
non cavalcheremo più su cavalli,
né chiameremo più “dio nostro”
l’opera delle nostre mani,
perché presso di te l’orfano trova misericordia”.
Io li guarirò dalla loro infedeltà,
li amerò profondamente,
poiché la mia ira si è allontanata da loro.
Sarò come rugiada per Israele;
fiorirà come un giglio
e metterà radici come un albero del Libano,
si spanderanno i suoi germogli
e avrà la bellezza dell’olivo
e la fragranza del Libano.
Ritorneranno a sedersi alla mia ombra,
faranno rivivere il grano,
fioriranno come le vigne,
saranno famosi come il vino del Libano.
Che ho ancora in comune con gli ìdoli, o Èfraim?
Io l’esaudisco e veglio su di lui;
io sono come un cipresso sempre verde,
il tuo frutto è opera mia.
Chi è saggio comprenda queste cose,
chi ha intelligenza le comprenda;
poiché rette sono le vie del Signore,
i giusti camminano in esse,
mentre i malvagi v’inciampano».

1. Osea chiede al popolo del Signore di ritornare al suo Dio. OSEA AFFERMA CHIARAMENTE CHE NON C'È DA ATTENDERSI SALVEZZA DA IDOLI CREATI DAGLI UOMINI. Osea presta la sua voce al vero Dio che si rivela manifestando la sua grande misericordia.

2. Il Signore, padre di infinita misericordia, È PRONTO AD ACCOGLIERE L’ORFANO che volge gli occhi a Lui, è PRONTO AL PERDONO, alla grande misericordia. E così facendo l’uomo NON È PIÙ ORFANO, RITORNA AD ESSERE FIGLIO, diviene essere profondamente AMATO e viene GUARITO dalla sua infedeltà.

3. Dice anche che il Signore VUOLE AGGIUNGERE AL PERDONO LA GUARIGIONE.  In Lui VENIAMO GUARITI DALLE NOSTRE FERITE E POSSIAMO REALIZZARE LA NOSTRA VITA IN PIENEZZA. E Dio veglia su di noi. Possiamo vivere sereni, tranquilli; SIAMO NELLO SGUARDO AMOREVOLE DI DIO. 

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 10,16-23
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo».

 

“Nel momento in cui accogliamo lo Spirito Santo e lo ospitiamo nel nostro cuore, Lui opera la nostra santificazione. Ci rende sensibili alla sua voce e orienta i nostri pensieri, i nostri sentimenti e le nostre intenzioni secondo il cuore di Dio. Nello stesso tempo, ci spinge sempre più a rivolgere lo sguardo interiore su Gesù, come modello del nostro modo di agire e di relazionarci con Dio Padre e con i fratelli.
Nell’intimità con Dio e nell’ascolto della sua Parola, pian piano mettiamo da parte la nostra logica personale, dettata il più delle volte dalle nostre chiusure, dai nostri pregiudizi e dalle nostre ambizioni, e impariamo a chiedere consiglio al Signore Tutto ciò è possibile solo se noi diamo spazio allo Spirito, se noi cerchiamo tempi di meditazione e di silenzio in modo che lo Spirito ci possa consigliare. E dare spazio è pregare.

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La missione è libera e liberante ma anche inquietante, paurosa per noi pecore circondate dai lupi. Ma anche qui libertà (dal proprio ego): non preoccupatevi di cosa dire... «infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro». Ce la facciamo a metterci a tacere?

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10.07 - SANTE RUFINA E SECONDA

SANTE RUFINA E SECONDA
Le sante Rufina e Seconda furono due giovani sorelle romane vissute nel III secolo durante le persecuzioni contro i cristiani. Erano state promesse in spose a due giovani che inizialmente condividevano la loro stessa fede. Quando però l'imperatore Valeriano scatenò la persecuzione, i loro fidanzati rinnegarono Cristo per paura e cercarono di convincere anche le due giovani ad abiurare. Rufina e Seconda rifiutarono con decisione ogni compromesso. Scelsero di mettere Dio al primo posto, rinunciando perfino al matrimonio pur di restare fedeli al Vangelo. Consacrarono così la loro verginità a Cristo e affrontarono con coraggio le conseguenze della loro scelta. Denunciate proprio dai loro ex promessi sposi, furono arrestate e condotte davanti alle autorità romane. Subirono interrogatori, minacce e torture, ma non cedettero mai. La loro forza non veniva dalle proprie capacità, ma dalla certezza che nulla vale più dell'amicizia con Cristo. Alla fine furono condannate a morte. Rufina venne decapitata, mentre Seconda fu uccisa a colpi di bastone. I loro corpi furono abbandonati in un bosco, ma una nobile donna romana, convertita grazie alla loro intercessione, diede loro degna sepoltura. Ben presto il loro culto si diffuse tra i fedeli e sul luogo della sepoltura sorse una basilica dedicata alle due martiri. La Chiesa ha sempre venerato queste giovani come esempio di fedeltà, coraggio, purezza e amore senza compromessi per Cristo. La loro vita ricorda che la santità non dipende dall'età o dalle circostanze, ma dalla disponibilità a scegliere Dio sopra ogni altra cosa. Ancora oggi Rufina e Seconda parlano ai cristiani chiamati a testimoniare la fede in un mondo che spesso invita al compromesso. Per noi oggi 1. Molti sacrificano la fede per conservare relazioni, consensi o vantaggi. Rufina e Seconda ci chiedono: chi viene davvero al primo posto nella nostra vita? 2. Viviamo nell'epoca del compromesso, dove tutto sembra negoziabile. Le due martiri ricordano che esistono valori per cui vale la pena perdere tutto. 3. I loro fidanzati scelsero la sicurezza, loro scelsero Cristo. Quando la fede costa qualcosa, da che parte ci schieriamo noi?
† Roma, 260 ca.
   Le informazioni sul martirio di Rufina e Seconda sono concordi. Condannate, sotto Valeriano e Gallieno, dal prefetto Giunio Donato, furono martirizzate a Roma al decimo miglio della via Cornelia. La tradizione le vuole sorelle che, fidanzate a due giovani cristiani divenuti apostati, si votarono alla verginità. Non essendo riusciti con ogni sforzo ad indurle all'apostasia e al matrimonio, i due giovani le denunciarono.


IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 13,1-23

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 13, 1-23

Nel Vangelo della parabola del seminatore, Gesù non si concentra tanto sul seme, che è sempre buono, ma sul terreno che lo accoglie. Il problema non è Dio che smette di parlare, ma il nostro cuore che a volte si indurisce, si distrae o si stanca. Dentro di noi convivono tutti e quattro i terreni: la strada dura, il terreno sassoso, quello pieno di spine e anche la terra buona. La domanda è: quale terreno stiamo coltivando oggi?

Una storia vera che illumina questo Vangelo è quella di Nelson Mandela. Dopo 27 anni di carcere, avrebbe avuto tutte le ragioni per diventare un uomo pieno di odio. Il carcere avrebbe potuto rendere il suo cuore una strada dura o un terreno pieno di spine. Invece accadde qualcosa di straordinario: Mandela custodì dentro di sé un piccolo seme, quello del perdono e della riconciliazione. Quando uscì dal carcere, non cercò vendetta contro chi lo aveva umiliato, ma lavorò per unire un Paese diviso. Diceva: “Il rancore è come bere veleno sperando che muoia l’altro”. Come ha fatto? Non è stato un miracolo improvviso. È stato il lavoro quotidiano sul terreno del cuore. Mandela ha lottato contro le pietre della rabbia, ha strappato le spine dell’odio, ha impedito alla durezza di prendere il sopravvento. Così il seme ha portato frutto: non solo nella sua vita, ma nella storia del mondo. Anche noi spesso viviamo come il terreno sassoso: ci entusiasmiamo facilmente, ma molliamo appena arriva una fatica. Oppure siamo terreno spinoso: pieni di notifiche, ansie, corse, soldi, apparenze… e la Parola non trova spazio. Gesù però non ci condanna: ci invita a lavorare il terreno. La terra buona non nasce perfetta: viene coltivata. Bellissima allora l’immagine del cammello: custodire la Parola, ruminarla, tenerla dentro finché diventa carne della nostra vita. Oggi invece rischiamo di vivere da “cavalli”: ascoltiamo tutto e non tratteniamo nulla. Mille parole entrano nelle orecchie, ma poche arrivano al cuore.   Per noi oggi 1.     Abbiamo il cuore pieno di contenuti… ma vuoto di silenzio. Ascoltiamo podcast, video, social, notizie continue, ma quanta Parola di Dio resta davvero dentro di noi? 2.     Molti vogliono risultati immediati, pochi accettano il tempo delle radici. Senza preghiera quotidiana, fedeltà e pazienza, il primo sole brucia tutto.
3.     Le spine moderne hanno nomi precisi: ansia, immagine, denaro, telefono. Non sempre il male ci distrugge con grandi peccati: spesso ci soffoca lentamente con troppe distrazioni.

 

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giovedì 9 luglio 2026

09.07.2026 - Os 11,1-4.8c-9 - Mt 10,7-15 - Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Dal libro del profeta Osèa - Os 11,1-4.8c-9

Così dice il Signore:
«Quando Israele era fanciullo,
io l'ho amato
e dall'Egitto ho chiamato mio figlio.
Ma più li chiamavo,
più si allontanavano da me;
immolavano vittime ai Baal,
agli idoli bruciavano incensi.
A Èfraim io insegnavo a camminare
tenendolo per mano,
ma essi non compresero
che avevo cura di loro.
Io li traevo con legami di bontà,
con vincoli d'amore,
ero per loro come chi solleva
un bimbo alla sua guancia,
mi chinavo su di lui
per dargli da mangiare.
Il mio cuore si commuove dentro di me,
il mio intimo freme di compassione.
Non darò sfogo all'ardore della mia ira,
non tornerò a distruggere Èfraim,
perché sono Dio e non uomo;
sono il Santo in mezzo a te
e non verrò da te nella mia ira».
1. Osea ci rivela il VOLTO DI UN DIO CHE È PADRE ED EDUCATORE, che insegna a camminare tenendo per mano il suo popolo. Che attrae verso di sé Israele con legami di bontà, ma DEVE FARE I CONTI CON LA RIBELLIONE E IL RIFIUTO.
2. Di fronte a questo rifiuto la reazione del Signore è una PROFONDA COMMOZIONE che porta Dio a rinunciare alla punizione e alla vendetta e a MANIFESTARE IL SUO ESSERE DIO ATTRAVERSO LA CORREZIONE E L’AMORE.
3. «PERCHÉ SONO DIO E NON UOMO». L’uomo è una figura debole ed incostante, che si fa trascinare dall’ira, Dio è una madre che non abbandona mai i suoi figli, amorevole, pronta a sorregge, aiutare, accogliere, perdonare, salvare, CON UNA FEDELTÀ CHE SORPASSA IMMENSAMENTE QUELLA DEGLI UOMINI, PER APRIRSI A DIMENSIONI DI ETERNITÀ.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 10,7-15

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».

Il Signore, per evidenziare che tutto è Grazia di Dio, consiglia agli apostoli di non confidare solo sulle sicurezze materiali. Inoltre non vanno valutati con parametri umani i risultati della missione.  Tutto è grazia (gratis).
Questo episodio evangelico riguarda anche noi, e non solo gli apostoli.
Un cristiano che non sente il bisogno di annunciare il Vangelo, di annunciare Gesù, non è un buon cristiano. Il suo compito è di annunciare il Vangelo, poi per la conversione sarà Dio a toccare il cuore degli uomini con la sua Grazia.
E lo stile del cristiano è lo stile del missionario: uno stile povero di mezzi. Il Maestro ci vuole liberi e leggeri, senza appoggi e senza favori, sicuri solo dell’amore di Lui che ci invia, forti solo della sua parola che vanno ad annunciare. 

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Gesù spiega la missione dei Dodici, che siamo noi. E innanzitutto chiede che «Entrando nella casa, rivolgetele il saluto». Tutta la spiegazione è così, leggera e libera, invita alla dimenticanza di sé. Perché «gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». Chi può portare un giogo così leggero?

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09.07 - SANTA VERONICA GIULIANI

SANTA VERONICA GIULIANI
Santa Veronica Giuliani nacque a Mercatello sul Metauro nel 1660 con il nome di Orsola. Fin da piccolissima manifestò una straordinaria familiarità con Gesù e con la Madonna, vivendo esperienze spirituali che stupivano chiunque la incontrasse. Rimasta presto orfana della madre, ricevette come speciale eredità spirituale la devozione al Sacro Cuore di Gesù. Crescendo sviluppò un amore ardente per la preghiera, l'Eucaristia e la Passione di Cristo. Fin da bambina desiderava condividere le sofferenze del Signore e offriva piccoli sacrifici per amore suo. A diciassette anni entrò tra le Cappuccine di Città di Castello assumendo il nome di Veronica. Da quel momento la sua vita fu segnata da straordinarie grazie mistiche, visioni, estasi e profonde esperienze di unione con Dio. Per obbedienza scrisse un immenso Diario di oltre ventimila pagine, una delle più importanti testimonianze della mistica cristiana. Veronica desiderava soltanto amare Cristo e partecipare alla sua opera di redenzione. Nel 1697 ricevette le stimmate, portando nel proprio corpo i segni della Passione. Le sue sofferenze furono accompagnate da grandi prove interiori e da dure incomprensioni. Le autorità ecclesiastiche la sottoposero a verifiche severe, privandola di incarichi, della comunione e della vita comunitaria. Veronica accettò tutto con straordinaria obbedienza, senza ribellione e senza lamentele. Il suo amore per Cristo si traduceva in continua intercessione per i peccatori, per le anime del Purgatorio, per i sacerdoti e per tutta la Chiesa. Si considerava una mediatrice chiamata a offrire la propria vita per la salvezza degli altri. Divenuta badessa, guidò la comunità con sapienza e carità. Morì il 9 luglio 1727, lasciando una luminosa testimonianza di fede, umiltà, sacrificio e amore crocifisso. Ancora oggi è una delle figure più alte della spiritualità cattolica e una maestra del cammino verso la santità. Per noi oggi 1. Viviamo in una società che fugge ogni sofferenza. Veronica ci provoca: sappiamo ancora offrire qualcosa per amore di Dio e per il bene degli altri? 2. Cerchiamo continuamente approvazione e riconoscimento. Lei accettò umiliazioni, sospetti e incomprensioni pur di restare fedele a Cristo. 3. Molti pregano per ottenere grazie; Veronica pregava per salvare anime. La nostra fede è centrata sui nostri bisogni o sul Regno di Dio?
Mercatello, Urbino, 27 dicembre 1660 - Città di Castello, 9 luglio 1727
   A Città di Castello in Umbria, santa Veronica Giuliani, badessa dell’Ordine delle Clarisse Cappuccine, che, ricca di carismi spirituali, corrispose nel corpo e nell’anima alla passione di Cristo e fu per questo posta sotto custodia per cinquanta giorni, offrendo un mirabile modello di pazienza e di obbedienza

NELLO STESSO GIORNO:

SANTI MARTIRI CINESI (Agostino Zhao Rong e 119 Compagni)

† dal 1648 al 1930

Santi Agostino Zhao Rong, sacerdote, Pietro Sans i Jordá, vescovo, e compagni, martiri, che in varie epoche e luoghi della Cina testimoniarono coraggiosamente il Vangelo di Cristo con la parola e con la vita e, caduti vittime di persecuzioni per aver predicato o professato la fede, furono ristorati al glorioso banchetto del cielo.

BEATO MOSÈ TOVINI Sacerdote - BRESCIA

Cividate Camuno, Brescia, 27 dicembre 1877 – Brescia, 28 gennaio 1930

Professore in Seminario, nel 1905 Mosè Tovini entra nella Congregazione dei sacerdoti oblati. Il suo stile era fatto di puntualità, preparazione seria, chiarezza, discrezione,
obbedienza assoluta alle direttive della Chiesa, del Papa, del Vescovo. La sua vita fu caratterizzata dall’umiltà e dalla mitezza. Nel 1926 Mosè Tovini fu chiamato all’incarico di Rettore del Seminario; si presentò ai chierici parlando dei tre candori che devono riempire il cuore del candidato al sacerdozio: l’Eucaristia, la Vergine Immacolata e il Papa.

BEATO GIOVANNI CACCIAFRONTE de Sordi Vescovo e martire - MANTOVA

Cremona, 1125 ca. – Vicenza, 16 marzo 1181

A Vicenza, beato Giovanni Sordi o Cacciafronte, vescovo e martire, che, dapprima abate, fu condannato all’esilio per la sua fedeltà al papa; eletto poi vescovo di Mantova e trasferito infine alla sede di Vicenza, morì per la libertà della Chiesa trafitto con la spada da un sicario.

 

DIETRO OGNI SCHERMO C’È UNA PERSONA, NON UN BERSAGLIO.

DIETRO OGNI SCHERMO C’È UNA PERSONA, NON UN BERSAGLIO.


Un giovane sacerdote, proprio nel giorno delle sue ordinazioni, si ritrova a leggere sui social un commento carico di odio e accuse ingiuste, che lo etichettano come parte di una presunta “corruzione” della Chiesa. Il messaggio lo colpisce profondamente perché arriva nel momento che dovrebbe essere il più felice della sua vita vocazionale. Nella sua risposta pubblica, il prete racconta lo shock di essere giudicato senza essere conosciuto, solo per il fatto di essere un sacerdote. Sottolinea come l’hejt online trasformi persone reali in bersagli anonimi e disumanizzati. Il suo testo mette a confronto la sua esperienza personale con gli stereotipi sociali sulla Chiesa. Ricorda che dietro ogni vocazione ci sono storie di vita, famiglia, fragilità e scelta personale. Denuncia la generalizzazione che associa ogni sacerdote ai crimini di alcuni individui. La sua risposta non è solo difensiva, ma anche profondamente emotiva e riflessiva. Egli invita a pensare prima di scrivere un commento distruttivo sui social. Sottolinea che la parola digitale può diventare una forma di violenza reale. Racconta il senso di isolamento che si prova quando l’odio arriva proprio nel momento della gioia. Richiama il valore della dignità umana al di là delle opinioni religiose. Il sacerdote afferma di non essere un simbolo astratto, ma una persona in carne e ossa. Critica la cultura del giudizio immediato e dell’etichetta facile. Il suo messaggio diventa una denuncia della polarizzazione sociale contemporanea. Invita implicitamente a distinguere tra critica legittima e odio gratuito. Ribadisce che il male non si combatte con altro male, ma con la consapevolezza. I commenti online generano sofferenza psicologica. Mostra come i social possano amplificare la distanza tra persone e realtà. Alla fine emerge una domanda morale: cosa stiamo diventando nel nostro modo di comunicare?
Il sacerdote non risponde con vendetta, ma con una forma di testimonianza personale. Il suo gesto diventa un appello a recuperare il rispetto reciproco. E lascia aperta la riflessione sul confine tra libertà di espressione e responsabilità.
PER NOI OGGI: 1. L’odio online non nasce solo da “cattiveria”, ma da una normalizzazione del giudizio disumano: se diventa routine, smettiamo di riconoscerlo come violenza. 2. Forse il problema non è solo chi scrive commenti d’odio, ma una società che premia la reazione immediata e punisce la riflessione lenta.
3. Se bastano pochi secondi per distruggere la dignità di una persona, allora la vera domanda è: quanto vale davvero la nostra libertà digitale?

 

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mercoledì 8 luglio 2026

08.07.2026 - Os 10,1-3.7-8.12 - Mt 10,1-7 - Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d'Israele.

Dal libro del profeta Osèa - Os 10,1-3.7-8.12

Vite rigogliosa era Israele, che dava sempre il suo frutto; ma più abbondante era il suo frutto, più moltiplicava gli altari; più ricca era la terra, più belle faceva le sue stele. Il loro cuore è falso; orbene, sconteranno la pena! Egli stesso demolirà i loro altari, distruggerà le loro stele. Allora diranno: «Non abbiamo più re, perché non rispettiamo il Signore. Ma anche il re, che cosa potrebbe fare per noi?». Perirà Samarìa con il suo re, come un fuscello sull'acqua. Le alture dell'iniquità, peccato d'Israele, saranno distrutte, spine e cardi cresceranno sui loro altari; diranno ai monti: «Copriteci» e ai colli: «Cadete su di noi». Seminate per voi secondo giustizia e mieterete secondo bontà; dissodatevi un campo nuovo, perché è tempo di cercare il Signore, finché egli venga e diffonda su di voi la giustizia.
1. GLI EBREI DEL TEMPO DI OSÈA AVEVANO TRADITO IL DIO d’Israele iniziando ad adorare le divinità dei popoli pagani da cui erano circondati. E Osèa profetizzava una distruzione imminente, spine e rovi che avrebbero avvolto gli altari, monti che crollano su un POPOLO DISPERATO E SOLO. 
2. OSÈA ESORTA I FIGLI D’ISRAELE A “SEMINARE SECONDO GIUSTIZIA”, cioè a comportarsi secondo la volontà divina espressa nella legge, PROMETTE UN NUOVO RACCOLTO invitando a dissodare un campo nuovo. È CHIARA LA VOLONTÀ DEL SIGNORE DI RECUPERARE IL RAPPORTO CON IL PROPRIO POPOLO E CON NOI. 
3. Nonostante il nostro tradimento il Signore ci viene a cercare per darci una nuova pienezza in Lui. OCCORRE CREARE LE CONDIZIONI NECESSARIE PERCHÉ LO POSSIAMO RE-INCONTRARE, occorre preparare un cuore nuovo, pronto per la semina, aperto; occorre solo prepararsi ad accoglierlo E LUI TORNERÀ, IN ETERNO.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 10,1-7

In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».

 

Gesù chiamò a sé dodici discepoli a cui dette il potere sui demoni per scacciarli e li inviò in primo luogo agli israeliti per annunciare loro che il regno dei cieli è vicino. 
I dodici Apostoli  hanno avuto la grazia di incontrare Gesù, hanno fissato il suo volto, hanno ascoltato la sua voce, hanno visto i suoi prodigi. L’incontro personale con il Signore, tempo di grazia e di salvezza, comporta la missione: «Strada facendo – li esorta Gesù – predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino». Incontro e missione non vanno separati.
Questo incontro personale con Gesù Cristo è possibile anche per noi, che siamo suoi discepoli. Protesi alla ricerca del volto del Signore, lo possiamo riconoscere nel volto dei poveri, degli ammalati, degli abbandonati e degli esclusi che Dio pone sul nostro cammino. E questo incontro diventa anche per noi tempo di grazia e di salvezza, investendoci della stessa missione affidata agli Apostoli: annunciare il Regno di Dio, un Dio vicino...

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Ecco i magnifici dodici, con la missione di predicare «che il regno dei cieli è vicino». È il Vangelo, la bella notizia, affidata a chi lo tradirà (già viene detto), e gli altri lo hanno abbandonato e rinnegato. A chi assomigliano tanto tanto questi dodici?

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08.07 - SANTI AQUILA E PRISCILLA

SANTI AQUILA E PRISCILLA
I santi Aquila e Priscilla sono una delle più belle coppie della Chiesa nascente. Sposi uniti nell'amore, nella fede e nella missione, collaborarono strettamente con san Paolo nell'annuncio del Vangelo. Costretti a lasciare Roma a causa dell'editto dell'imperatore Claudio, si trasferirono a Corinto dove accolsero Paolo nella loro casa. Condividevano lo stesso lavoro di fabbricanti di tende e la stessa passione per Cristo. La loro abitazione divenne un luogo di incontro, di preghiera, di ascolto della Parola e di celebrazione dell'Eucaristia. Furono tra i protagonisti delle prime comunità cristiane, mettendo a disposizione tempo, energie e beni per il Regno di Dio. Successivamente si trasferirono a Efeso, dove continuarono il loro prezioso servizio apostolico. Qui aiutarono sant'Apollo, uomo colto e fervente, a comprendere più profondamente il messaggio cristiano. Con discrezione e sapienza contribuirono alla crescita della Chiesa. San Paolo li definisce suoi "collaboratori in Cristo Gesù" e ricorda che rischiarono la vita per salvarlo. Ovunque andarono portarono con sé il Vangelo, trasformando la loro casa in una vera chiesa domestica. Il loro matrimonio fu una strada concreta di santificazione, vissuta nel lavoro quotidiano, nell'ospitalità e nella testimonianza. Non furono apostoli nel senso stretto del termine, ma la loro fedeltà rese possibile la diffusione della fede in molte città. La loro storia mostra il ruolo fondamentale dei laici nella missione della Chiesa. Aquila e Priscilla insegnano che la santità non è riservata a pochi, ma può fiorire nella vita familiare quando Cristo è posto al centro. La loro eredità continua ancora oggi a illuminare il cammino delle famiglie cristiane. Per noi oggi Molte famiglie condividono la stessa casa, ma non la stessa fede. La nostra abitazione è solo un luogo dove si vive o anche un luogo dove si incontra Dio? 2. Aquila e Priscilla evangelizzavano lavorando. Noi separiamo spesso fede e vita quotidiana: il Vangelo entra davvero nel nostro lavoro e nelle nostre relazioni? 3. Aspettiamo sempre che siano altri a fare qualcosa per la Chiesa. Questi due sposi ricordano che ogni battezzato è chiamato a essere missionario, qui e ora.
I secolo
   Commemorazione dei santi Aquila e Prisca o Priscilla, coniugi, che, collaboratori di san Paolo, accoglievano in casa loro la Chiesa e per salvare l’Apostolo rischiarono la loro stessa vita.