mercoledì 7 gennaio 2026

07.01.2026 - 1Gv 3,22-4,6 - Mt 4,12-17.23-25 - Il regno dei cieli è vicino.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo - 1Gv 3,22-4,6

Carissimi, qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da Dio, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.
Carissimi, non prestate fede ad ogni spirito, ma mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono venuti nel mondo. In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio. Questo è lo spirito dell’anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo.
Voi siete da Dio, figlioli, e avete vinto costoro, perché colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo. Essi sono del mondo, perciò insegnano cose del mondo e il mondo li ascolta. Noi siamo da Dio: chi conosce Dio ascolta noi; chi non è da Dio non ci ascolta. Da questo noi distinguiamo lo spirito della verità e lo spirito dell’errore.
1. Le caratteristiche di una comunità cristiana sono: LA FEDE IN GESÙ CRISTO, L’AMORE RECIPROCO DEI FRATELLI E LA FEDELTÀ AI COMANDAMENTI DI DIO. Abbiamo lo Spirito di Dio che ci unisce a Lui e Lui a noi… Rimaniamo in Dio…

2. Nella comunità cristiana il CRITERIO PER DISCERNERE TRA LO SPIRITO DI DIO E LO SPIRITO DEL MONDO è dato dalla capacità di fare una profonda confessione di fede in Cristo Signore “venuto nella carne”. CHI ESCLUDE CRISTO DAL PIANO DI DIO E DALLA PROPRIA VITA QUOTIDIANA HA LO SPIRITO DELL’ANTICRISTO; accoglie il messaggio dei falsi profeti che operano nel mondo. GESÙ È IL CENTRO, IL FINE DELL’UOMO, NONCHÉ DI TUTTA LA STORIA UMANA…

3. I CRISTIANI SONO DI DIO e la fede ricevuta da Cristo è più potente di satana. La fede del cristiano è ADESIONE all’insegnamento della comunità ecclesiale, dove c’è lo Spirito di Dio che BISOGNA ASCOLTARE E TESTIMONIARE...

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 4,12-17.23-25

In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.
“Gesù ci dice che il regno dei cieli è vicino, che Dio è vicino. Ecco la novità, il primo messaggio: Dio non è lontano, Colui che abita i cieli è sceso in terra, si è fatto uomo. Ha tolto le barriere, ha azzerato le distanze.”. “Con la predicazione Egli annuncia il Regno di Dio e con le guarigioni dimostra che esso è vicino, che il Regno di Dio è in mezzo a noi. Gesù è colui che attira moltitudini da ogni parte, segno che il suo messaggio risponde a un profondo bisogno di salvezza. Lasciati attrarre…

 

07.01 SAN RAIMONDO DE PENYAFORT

SAN RAIMONDO DI PEÑAFORT

San Raimondo di Peñafort (c. 1175-1275), catalano di nobile famiglia, visse quasi un secolo lasciando un’impronta decisiva sulla Chiesa medievale. Fin da giovane si dedicò allo studio, insegnando logica e retorica a Barcellona prima di trasferirsi a Bologna per approfondire il diritto canonico. Qui maturò una fede più profonda grazie all’incontro con il beato Reginaldo da Bologna, che contribuì alla scelta di Raimondo di entrare tra i Domenicani verso i 47 anni, dopo essere stato canonico della cattedrale di Barcellona.

 Il suo zelo apostolico e la sua visione concreta emersero subito. Nel 1223 incoraggiò san Pietro Nolasco a fondare l’Ordine della Mercede, dedicato al riscatto dei cristiani schiavi dei musulmani durante la Reconquista, mostrando la sua sensibilità verso i perseguitati e gli emarginati. In campo teologico e pastorale scrisse una delle opere più importanti per i confessori medievali, la Summa de casibus poenitentiae, un manuale che affrontava i principali nodi morali e disciplinari.

 La sua competenza giuridica e la sua santità attirarono l’attenzione di papa Gregorio nono, che gli affidò l’impresa monumentale di raccogliere e ordinare le decretali pontificie. Il risultato fu il Liber Extra, promulgato nel 1234 e destinato a rimanere un pilastro del diritto canonico fino al 1917. Questa opera rese Raimondo uno dei maggiori giuristi del Medioevo e un punto di riferimento per secoli.

 Nel 1238 venne eletto maestro generale dei Domenicani, terzo successore di san Domenico. Visitò personalmente numerosi conventi e avviò un aggiornamento delle costituzioni dell’Ordine, pur lasciando l’incarico dopo soli due anni per ragioni di salute e umiltà. Ma il suo cuore rimase profondamente missionario: desiderava che ebrei e musulmani conoscessero Cristo. Per questo fondò scuole di ebraico e arabo e spinse san Tommaso d’Aquino a comporre un’opera che aiutasse i missionari a dialogare con intelligenza e profondità con i non cristiani. Da questo invito nacque la Summa contra Gentiles, uno dei testi apologetici più importanti della storia.

 San Raimondo unì in modo esemplare studio, preghiera e missione. La sua vita dimostra come la verità, quando è amata e compresa, diventa sempre un dono per la Chiesa e per il mondo. È patrono dei giuristi e dei canonisti.

 

PER NOI OGGI

 Il sapere ci evangelizza o ci gonfia? Raimondo studiava per servire Cristo; oggi, usiamo le nostre competenze per il Vangelo o per la nostra immagine?

 Evitiamo i “territori difficili”? Lui voleva portare Cristo a ebrei e musulmani. Noi, a chi preferiamo non annunciare nulla per quieto vivere?

 Abbiamo ancora il coraggio della chiarezza? Raimondo ordinò il diritto canonico e chiese a Tommaso una risposta forte alle obiezioni dei non cristiani. Noi siamo capaci di difendere la verità senza paura?


San Raimondo nasce nel 1175 a Peñafort, in Catalogna. La sua è una ricca famiglia nobile. Studia a Barcellona filosofia e retorica, poi si trasferisce a Bologna dove si laurea in legge diventando professore di Diritto canonico. Qualche anno dopo, il vescovo di Barcellona Berengario IV, in viaggio in Italia, gli propone  di diventare professore presso il Seminario che vuole istituire nella sua diocesi. Raimondo torna dunque in Catalogna e, quattro anni più tardi, nel 1222, si fa domenicano. Un anno più tardi, con l’aiuto del futuro santo Pietro Nolasco, fonda l’“Ordine dei Mercedari”, con l’obiettivo di riscattare gli schiavi cristiani e scrive un libro-guida per i sacerdoti confessori.

NELLO STESSO GIORNO:
S.CRISPINO I, Vescovo di Pavia
† Pavia, 466
Secondo Ennodio, vescovo di Pavia agli inizi del VI secolo e autore della vita di sant'Epifanio, Crispino esercitava già l'incarico di vescovo a Pavia quando conferì il lettorato a Epifanio a 8 anni, ossia nel 446 circa. Crispino prese parte al concilio indetto probabilmente a Milano dal vescovo Eusebio, nell'estate del 451, e sottoscrisse al sesto posto la lettera sinodale con la quale i vescovi italiani condannavano l'archimandrita Eutiche e professavano le due nature distinte nell'unica persona di Cristo, Figlio di Dio. Ennodio riferisce ancora che Crispino nel 456 circa ordinò Epifanio suddiacono e due anni dopo diacono, affidandogli contestualmente degli incarichi sempre più importanti e delicati; infine lo scelse come suo successore sulla cattedra di Pavia, ottenendone l'approvazione da Rusticio, vir illustris di Milano. Secondo Ennodio, Crispino morì otto anni dopo aver ordinato diacono Epifanio, cioè nel 466 circa. Fu sepolto nella chiesa di Santa Maria Maggiore, che aveva contribuito ad edificare.

 

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martedì 6 gennaio 2026

Is 60,1-6 - Ef 3,2-3.5-6 - Mt 2,1-12 - EPIFANIA DEL SIGNORE

EPIFANIA DEL SIGNORE

Martedì 06 Gennaio 2026
Dal libro del profeta Isaìa - Is 60,1-6
Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce,
la gloria del Signore brilla sopra di te.
Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra,
nebbia fitta avvolge i popoli;
ma su di te risplende il Signore,
la sua gloria appare su di te.
Cammineranno le genti alla tua luce,
i re allo splendore del tuo sorgere.
Alza gli occhi intorno e guarda:
tutti costoro si sono radunati, vengono a te.
I tuoi figli vengono da lontano,
le tue figlie sono portate in braccio.
Allora guarderai e sarai raggiante,
palpiterà e si dilaterà il tuo cuore,
perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te,
verrà a te la ricchezza delle genti.
Uno stuolo di cammelli ti invaderà,
dromedari di Màdian e di Efa,
tutti verranno da Saba, portando oro e incenso
e proclamando le glorie del Signore.

1. Il profeta sacerdote si rivolge alla città di Gerusalemme: “Alzati rivestiti di luce perché viene la tua luce”. L'ABITO DELLA LUCE COINCIDE CON IL SIGNORE CHE DIVENTA IL NOSTRO ABITO, LA NOSTRA ABITUDINE. Noi ci rivestiamo di Lui, assumiamo la sua mentalità che diventa la nostra abitudine. Pensare come il Signore, vedere come il Signore perché Lui è la luce che ci fa vedere le realtà.

2. CAMMINERANNO LE GENTI ALLA TUA LUCE. Alza gli occhi intorno e guarda tutti costoro vengono a Te. Tutte le ricchezze dei popoli TUTTO IL BENE CHE C'È NEL MONDO VERRÀ PORTATO A TE. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, tutte le ricchezze dei popoli sono state portate nella Chiesa…

3. È sorta su di noi la luce, ci ha rivestito di luce, NOI POSSIAMO FAR LUCE AGLI ALTRI. La Chiesa è il corpo di Cristo illuminato da Cristo. L'EPIFANIA DEL SIGNORE È NELLA NOSTRA COMUNITÀ, È LA NOSTRA POVERA REALTÀ UMANA CHE RIFLETTE LA LUCE DEL SIGNORE. Dio ci ha visitato, ha acceso una luce per noi che ci ha fatto diventare luce. Rimaniamo nella luce del Signore, diventiamo sempre di più luce…

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Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 3,2-3.5-6
 
Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero.
Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

1. Paolo ha ricevuto il Vangelo in modo tutto speciale. Per rivelazione ha conosciuto il mistero. COSA INTENDIAMO PER MISTERO? UNA REALTÀ SEGRETA E NASCOSTA, CHE PERÒ È STATA RIVELATA. Si tratta del progetto salvifico di Dio, la realizzazione del Suo DESIDERIO DI SALVEZZA PER TUTTE LE GENTI. 

2. Il mistero era nascosto e solo con Gesù si è manifestato e GRAZIE ALLO SPIRITO SANTO CONTINUA A ESSERE RIVELATO AGLI APOSTOLI E AI PROFETI, cioè coloro che sono chiamati a diffonderlo in tutto il mondo. Preghiamo per loro…

3. L'elemento fondamentale di questo mistero è che tutti popoli sono chiamati ad essere il popolo eletto. Quindi condividono la STESSA EREDITÀ (la salvezza), formano lo STESSO CORPO (la Chiesa) e grazie all'ascolto e all'accoglienza del Vangelo RICEVERANNO LA REALIZZAZIONE DI TUTTE LE PROMESSE di Dio. CRISTO È IL CENTRO VERSO CUI CONVERGE TUTTA LA STORIA, sia quella del popolo eletto, sia quella degli altri popoli. CHE LO SIA ANCHE NELLA NOSTRA VITA…

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✠ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

1. UOMINI CERCATORI: i Magi che vengono dall’Oriente sono uomini ATTENTI AL DESIDERIO CHE MUOVE IL CUORE, pronti a osservare i segni e disposti a percorrere tutto il cammino fino alla scoperta definitiva. TU CHI CERCHI? DA CHI SEI GUIDATO?

2. UOMINI INTELLIGENTI, SCALTRI, GENEROSI: INTELLIGENTI nell’interpretare i segni, in cammino verso la verità, SCALTRI nel superare gli inganni, SEMPLICI E GENEROSI nel deporre l’anima ai piedi della Verità incontrata. Hanno incontrato la gioia della vita. NON TI ARRENDERE ALLE DIFFICOLTÀ…

3. UOMINI CHE ADORANO GESÙ E OFFRONO DONI PROFETICI: oro, incenso e mirra. L'ORO riconosce nel Bambino un re, L'INCENSO fa intravedere in Gesù la Sua divinità, LA MIRRA riconosce in Gesù l'uomo mortale e profetizza il suo sacrificio sulla croce. OGGI FERMIAMOCI AD ADORARE IL BAMBINO GESÙ...

BUONA EPIFANIA

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EPIFANIA

L'Epifania ci invita ad alzarci e a guardare in alto, come i Magi che seguirono la stella fino a Cristo. Oggi, troppo spesso, lo sguardo è basso, perso negli schermi o nella rassegnazione. Guardare in alto significa risollevarsi, ritrovare speranza e bellezza, come scriveva Anna Frank: finché possiamo contemplare il cielo, possiamo ritrovare purezza e felicità. Alziamo gli occhi e lasciamoci guidare dalla luce verso la Verità.

 MAGOI

Con il temine Magi, Maghi (gr. magoi) a quel tempo si indicavano gli ingannatori, i corruttori. I maghi erano pagani e fra i pagani loro erano i più pagani. La magia era un'attività condannata dalla Bibbia e vista con severità dalla prima comunità cristiana. Luca sa tutto questo e per questo mette la sorpresa: "Ecco alcuni maghi". La loro presenza ci dice che "Non c'è nessuna persona al mondo, qualunque sia la sua condotta e il suo comportamento, che si possa sentire esclusa dall'amore di Dio". ECCO la novità!

I MAGI

Non è facile adorare il Bambino di Betlemme, adorare questo Dio, la cui divinità non appare trionfante. Vuol dire accogliere la grandezza di Dio, che si manifesta nella piccolezza. I magi si abbassano di fronte all’inaudita logica di Dio, accolgono il Signore non come lo immaginavano, ma così com’è, piccolo e povero. La loro prostrazione è il segno di chi mette da parte le proprie idee e fa spazio a Dio. Ci vuole umiltà!

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LECTIO DIVINA - EPIFANIA DEL SIGNORE

OMELIA - EPIFANIA DEL SIGNORE

 

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06.01 EPIFANIA DEL SIGNORE

L’EPIFANIA DEL SIGNORE

L’Epifania del Signore celebra la manifestazione di Gesù alle genti, rappresentate dai Magi, dopo che i pastori — i più umili del popolo eletto — erano stati i primi a contemplarlo. Con questo evento, insegna sant’Agostino, il Salvatore inizia a mostrarsi ai pagani, preannunciando la vocazione universale alla salvezza nella Chiesa.

 I Magi, sapienti persiani della casta sacerdotale zoroastriana, riconobbero nel sorgere di una stella un segno straordinario. Senza esitazione affrontarono un lungo viaggio alla ricerca della Verità fatta carne. La loro gioia alla vista della stella che li guidava a Betlemme era il frutto di un cuore aperto alla rivelazione. Entrati nella casa, trovarono il Bambino con Maria, e lo adorarono offrendo tre doni dal profondo significato messianico: l’oro per la regalità di Gesù, l’incenso per la sua divinità e il suo sacerdozio, la mirra per preannunciare la sua Passione e morte redentrice. Sant’Antonio di Padova vede in questi doni anche l’itinerario del vero penitente: l’oro della povertà, l’incenso della preghiera devota, la mirra della sofferenza offerta con amore.

 La grandezza dell’Epifania sta nel modo sorprendente con cui Dio sceglie di manifestarsi: attraverso l’umiltà. San Leone Magno sottolinea come i Magi non abbiano trovato un re glorioso o un taumaturgo, ma un Bambino fragile e silenzioso, affidato alla Madre. La vittoria di Cristo sul male è iniziata nell’umiltà della grotta ed è stata consumata nell’umiltà della croce.

 In questa solennità la Chiesa celebra anche la Giornata dell’infanzia missionaria, istituita da Pio dodicesimo nel 1950 sull’esempio del vescovo Charles de Forbin-Janson. Mosso dalle richieste dei missionari in Cina, egli lanciò l’appello “I bambini aiutano i bambini”, coinvolgendo i piccoli cristiani nella preghiera, nei sacrifici e nella raccolta di offerte per sostenere i coetanei più poveri e diffondere il Vangelo. Questa intuizione, sostenuta dalla beata Pauline Jaricot, continua ancora oggi a generare educazione, evangelizzazione e solidarietà nei luoghi di missione.

 L’Epifania, dunque, non è solo memoria di un fatto passato: è chiamata attuale a lasciarsi guidare dalla “stella” della fede, a riconoscere Cristo presente nell’umiltà e a diventare, come i Magi e come i piccoli missionari, annunciatori del suo amore.

 

PER NOI OGGI

 Che cosa adoriamo davvero? I Magi si prostrano davanti a un Dio che si fa piccolo. Noi, davanti a chi o a cosa ci inginocchiamo nella vita quotidiana?

 Siamo disposti a cambiare strada? I Magi, dopo aver incontrato Gesù, “per un’altra via fecero ritorno”. Quali vie dobbiamo abbandonare dopo aver riconosciuto Cristo?

 Crediamo ancora nella forza dell’umiltà? Dio si manifesta come un Bambino, non come un potente. Viviamo questa logica o continuiamo a cercare riconoscimenti, gloria e controllo?


Solennità dell’Epifania del Signore, nella quale si venera la triplice manifestazione del grande Dio e Signore nostro Gesù Cristo: a Betlemme, Gesù bambino fu adorato dai magi; nel Giordano, battezzato da Giovanni, fu unto dallo Spirito Santo e chiamato Figlio da Dio Padre; a Cana di Galilea, alla festa di nozze, mutando l’acqua in vino nuovo, manifestò la sua gloria.
ANNUNZIO DEL GIORNO DELLA PASQUA (2026)

 

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lunedì 5 gennaio 2026

05.01.2026 - 1Gv 3,11-21 - Gv 1,43-51 - Tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo - 1Gv 3,11-21

Figlioli, questo è il messaggio che avete udito da principio: che ci amiamo gli uni gli altri. Non come Caino, che era dal Maligno e uccise suo fratello. E per quale motivo l’uccise? Perché le sue opere erano malvagie, mentre quelle di suo fratello erano giuste.
Non meravigliatevi, fratelli, se il mondo vi odia. Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida ha più la vita eterna che dimora in lui.
In questo abbiamo conosciuto l’amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli. Ma se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l’amore di Dio? Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità.
In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio.
1. AMORE E ODIO: l’odio è il segno che questo mondo è caduto nella morte ed è causa della propria rovina, l’amore per i fratelli ci inserisce nel regno della vita; per questo fine Gesù ha dato la sua suprema prova di amore.

2. L’amore che Cristo ci ha dimostrato sulla croce deve spingerci a vivere anche la forma più alta dell’amore: L’AMATEVI L’UN L’ALTRO COME IO VI HO AMATO, e nella vita pratica a rammentare che L’AMORE SENZA LE OPERE È MORTO.

3. IL DONARE PARTE DEI NOSTRI BENI RIMANE SEMPRE UN OBBLIGO per coloro che si sono messi fiduciosi alla sequela di Gesù, certi che “DIO È PIÙ GRANDE DEL NOSTRO CUORE”. L’amore vero cerca costantemente il fratello…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 1,43-51

In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

 

«Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?» (Gv 1,46). Forse, in molte parti del mondo, noi stessi parliamo ancora così, quando sentiamo il nome di qualche luogo periferico di una grande città. Ebbene, proprio da lì, da quella periferia del grande Impero, è iniziata la storia più santa e più buona, quella di Gesù tra gli uomini! E lì si trovava questa famiglia.
Comprendere i piani di Dio non è facile. In realtà i problemi che abbiamo nel comprendere la volontà di Dio sono dati dalla sproporzione che c'è tra il poco che chiediamo e il tanto che vuole darci Dio. A Natanaele, che si stupisce del fatto che Gesù gli ha detto di averlo visto sotto l'albero di fichi, il Signore risponde che gli farà vedere cose più grandi. Così dobbiamo capire che il bene del Paradiso, promesso da Dio a chi Gli è fedele, è infinitamente superiore ad ogni nostra umana richiesta. Fidarsi di Lui è il compimento dei nostri desideri anche se facciamo fatica a capire.

 

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05.01 SAN GIOVANNI NEPOMUCENO NEUMANN

SAN GIOVANNI NEPOMUCENO NEUMANN

San Giovanni Nepomuceno Neumann nacque il 28 marzo 1811 a Prachatitz, in Boemia, allora territorio dell’Impero austriaco. Entrato in seminario nel 1831, maturò durante gli studi una forte vocazione missionaria. Poiché il vescovo locale, a causa dell’eccesso di clero, rimandava la sua ordinazione, il giovane Giovanni accettò il suggerimento del direttore spirituale e si offrì per le missioni negli Stati Uniti, dove la Chiesa aveva urgente bisogno di sacerdoti. Lasciò la sua terra nel febbraio 1836 come semplice chierico; giunto a New York, il vescovo Giovanni Dubois lo ordinò diacono il 24 giugno e sacerdote il giorno dopo.

 Mandato subito nel nord della diocesi per seguire i coloni della zona delle cascate del Niagara, Neumann affrontò condizioni dure e ostili. Pur accolto bene dai contadini, subì opposizioni da parte degli amministratori locali e di gruppi protestanti. Rispose con instancabile zelo pastorale: si prese cura dei poveri, migliorò le chiese, sostenne le scuole e visitò senza posa le comunità più isolate. Nel 1840 entrò nella Congregazione del Santissimo Redentore, fondata da sant’Alfonso Maria de’ Liguori. Dopo la professione religiosa nel 1842, gli fu affidato il compito di visitare regolarmente numerose stazioni missionarie. Servì poi come superiore della casa redentorista di Pittsburg, parroco e infine, dal 1851 al 1852, rettore della chiesa di Sant’Alfonso a Baltimora.

 In quegli anni venne nominato vescovo di Filadelfia. La sua amministrazione episcopale fu segnata da un’energia straordinaria e da una visione organizzativa moderna: visitò scuole, ospedali, asili, orfanotrofi, prigioni e comunità religiose. Fondò ben 80 nuove chiese e istituì l'opera delle Quarantore in ognuna di esse. Ma il suo contributo più grande riguardò l’istruzione cattolica: le scuole parrocchiali passarono da due a cento, strutturate con un modello didattico ed economico così preciso ed efficiente da diventare la base delle future scuole cattoliche negli Stati Uniti.

 Attento anche ai bisogni sociali, fondò la Congregazione delle Suore del Terz’Ordine di San Francesco per sostenere orfanotrofi e ospedali. Il 5 gennaio 1860 morì improvvisamente per un infarto, consumato dalle fatiche del ministero. Fu beatificato da Paolo sesto nel 1963 e canonizzato dallo stesso Papa il 19 giugno 1977.

 San Giovanni Neumann rimane un esempio luminoso di missionario, organizzatore, uomo di fede concreta, capace di unire spiritualità profonda e sorprendente efficienza pastorale.

 

PER NOI OGGI

 La nostra fede costruisce qualcosa di reale? Neumann non si limitò a “fare il prete”: fondò scuole, chiese, strutture. La sua vita ci chiede se la nostra fede produce frutti concreti o resta solo buona volontà.

 Siamo disposti a lasciare le nostre sicurezze per rispondere a una chiamata più grande? Mentre molti cercano comodità e stabilità, Neumann partì senza garanzie: solo per servire. Una sfida radicale alla nostra paura di rischiare per il Vangelo.

 Ci prendiamo cura delle periferie o scegliamo solo ciò che è facile? Il santo vescovo dedicò il meglio delle sue energie ai luoghi più poveri e dimenticati. Oggi, nelle nostre comunità, quali periferie stiamo ignorando?


Sacerdote boemo vissuto negli Stati Uniti (1811-1860), svolge il suo ministero tra i poveri e i migranti, dormendo e mangiando poco. Entra tra i Redentoristi e viene nominato vescovo di Filadelfia dove costruisce chiese e scuole, soprattutto nelle periferie. Scrive un catechismo per i giovani.  

domenica 4 gennaio 2026

Sir 24,1-4.12-16 - Ef 1,3-6.15-18 - Gv 1,1-18 - II DOMENICA DOPO NATALE

II DOMENICA DOPO NATALE

Domenica 04 Gennaio 2026
Dal libro del Siràcide - Sir 24,1-4.12-16
 
La sapienza fa il proprio elogio,
in Dio trova il proprio vanto,
in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria.
Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca,
dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria,
in mezzo al suo popolo viene esaltata,
nella santa assemblea viene ammirata,
nella moltitudine degli eletti trova la sua lode
e tra i benedetti è benedetta, mentre dice:
«Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine,
colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda
e mi disse: “Fissa la tenda in Giacobbe
e prendi eredità in Israele,
affonda le tue radici tra i miei eletti” .
Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato,
per tutta l’eternità non verrò meno.
Nella tenda santa davanti a lui ho officiato
e così mi sono stabilita in Sion.
Nella città che egli ama mi ha fatto abitare
e in Gerusalemme è il mio potere.
Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso,
nella porzione del Signore è la mia eredità,
nell’assemblea dei santi ho preso dimora».

1. Il Siracide presenta la Sapienza come una Signora che parla ed elogia sé stessa. LA SAPIENZA TROVA IL PROPRIO VANTO IN DIO e in mezzo al suo popolo proclama la propria gloria. IL NOSTRO VANTO È IN DIO…

2. Dice di essere USCITA DALLA BOCCA DELL'ALTISSIMO E DI AVERE COPERTO LA TERRA come una nube. Dio parlando all'inizio della creazione ha fatto USCIRE DA SÉ LA PAROLA, ha generato il Verbo che come una NUBE HA COPERTO LA TERRA. La nube è immagine dello Spirito che copre e feconda. 

3. Dio ha creato tutto con la Parola. HA POSTO DIMORA IN ISRAELE. Il Signore abita in mezzo a noi ha piantato la tenda in Israele cioè HA CONDIVISO LA VICENDA DEL POPOLO in previsione di condividere totalmente l'esperienza umana. LA CHIESA DEI SANTI È LA DIMORA DELLA SAPIENZA…

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Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 1,3-6.15-18
 
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
Perciò anch’io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.

1. L’INNO DI BENEDIZIONE È UN RENDIMENTO DI GRAZIE AL BENE RICEVUTO; presenta una serie di benedizioni, le quali esprimono l’immensa ricchezza del dono che Dio ha comunicato all’uomo da lui stesso benedetto.

2. OGGETTO DELL’INNO È LA CELEBRAZIONE DEL PIANO SALVIFICO DI DIO, che ha il suo compimento supremo in Cristo Gesù. Il disegno salvifico è la volontà di Dio di donare all’umanità l’adozione filiale in Cristo. SIAMO FIGLI, CHIAMATI A VIVERE UN’ESISTENZA SANTA E IMMACOLATA NELLA CARITÀ. Una vita nell’amore…

3. Paolo aveva udito della loro fede e del loro amore verso tutti i santi, ringrazia Dio e prega che Dio possa DARE A QUESTI CREDENTI LO SPIRITO DI SAPIENZA E DI RIVELAZIONE NELLA CONOSCENZA DI GESÙ CRISTO e che illumini gli occhi della loro mente. ABBIAMO BISOGNO DELLA SAPIENZA DI DIO che ci faccia assaporare il senso nuovo, vero della nostra esistenza…

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✠ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 1,1-18
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

1. «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio». "IN PRINCIPIO", VERSO IL "PER SEMPRE". Siamo raggiunti dall'Amore che ci alimenta PER SEMPRE... ACCOGLIAMO IL VERBO...

2. «A quanti l'hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio». Il potere, una energia, una vitalità, una forza: CRISTO NASCE PERCHÉ IO NASCA. NASCA NUOVO E DIVERSO. NASCA DALL'ALTO. Dio non può che generare Figli di Dio. SIAMO FIGLI DI DIO... FAI SCELTE DA FIGLIO DI DIO…

3. «E il Verbo si fece carne». Il Verbo “diventa” carne, non si accontenta di “apparire” nella fragilità delle sue creature, ma CONDIVIDE LA LORO FRAGILITÀ. Ogni carne, ogni uomo VIENE DALLA PAROLA; a sua volta la PAROLA È VITA E LUCE di ogni carne... FAI SPAZIO ALLA PAROLA...

BUONA DOMENICA...

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LA LUCE

«Veniva nel mondo la luce vera, eppure il mondo non lo riconobbe…» Ti prego: Guidami, Luce gentile, attraverso l'oscurità che mi circonda; un passo alla volta mi sarà sufficiente. Ho cercato di scegliere da solo il mio cammino, ma ora confido in Te. La tua forza mi ha sempre sostenuto e mi condurrà ancora, fino a rivedere i volti amati nel chiarore del mattino. Sii Tu la mia guida!  Amen.

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LECTIO DIVINA - II DOMENICA DOPO NATALE

OMELIA - II DOMENICA DOPO NATALE


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Lc 4,14-22 - RITO AMBROSIANO - DOMENICA DOPO L'OTTAVA DEL NATALE DEL SIGNORE

RITO AMBROSIANO
DOMENICA DOPO L'OTTAVA DEL NATALE DEL SIGNORE
Domenica 04 Gennaio 2026
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 4,14-22
In quel tempo. Il Signore Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca.
1. GESÙ nella sinagoga a Nazareth SI RIVELA PER QUELLO CHE È: l'inviato dal Padre per annunciare la Buona Notizia ai poveri, proclamare la libertà ai prigionieri, restituire la vista ai ciechi e la libertà agli oppressi. “GESÙ” VUOL DIRE IN EBRAICO: «DIO SALVA». REALMENTE, FIDATI...

2. Gesù collega la profezia di Isaia alla sua stessa persona. OGGI QUELLA PAROLA SI COMPIE NELLA SUA VITA! È Lui il pieno di Spirito, il consacrato, chiamato a portare il lieto annuncio, a guarire e liberare, a proclamare la grazia di Dio. ANCHE NOI SIAMO CHIAMATI A SCOPRIRE COME LA PAROLA SI INCARNA NELL'OGGI DELLA NOSTRA VITA…

3. "Tutti erano MERAVIGLIATI delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca", PAROLE DOLCI per chi desidera conoscere la verità ma per chi chiude il suo cuore e rifiuta la verità, la PAROLA DI DIO DIVENTA DURA, AMARA E INACCETTABILE. DIPENDE DA NOSTRO ATTEGGIAMENTO NEI SUOI CONFRONTI. A NOI LA SCELTA...

BUONA DOMENICA...

 

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04.01 SANT' ANGELA DA FOLIGNO

SANT’ANGELA DA FOLIGNO

Sant’Angela da Foligno (1248-1309), grande mistica umbra vissuta poco dopo san Francesco d’Assisi, è una delle figure spirituali più potenti del Medioevo. Cresciuta in un ambiente agiato, visse a lungo nella mondanità, immersa in peccati e compromessi, come ricorda il Memoriale redatto dal suo confessore.

 Il primo insegnamento della sua vita è l’importanza di una confessione ben fatta: tentò di confessarsi, ma la vergogna le impedì di dire tutto, lasciandola nel tormento. Solo dopo una fervida preghiera a san Francesco – che le apparve in sogno – riuscì a confessare pienamente il suo passato e iniziò così la sua vera conversione.

 Dal 1285 in poi Angela intraprese una vita di penitenza, distacco e preghiera continua, non senza incomprensioni familiari. Nel giro di breve tempo perse madre, marito e figli: anziché indurla alla disperazione, questi lutti la spinsero a donarsi totalmente a Dio entrando nel Terzo Ordine Francescano. Seguendo l’esempio di altre mistiche del tempo, come santa Margherita da Cortona, passava lunghi momenti davanti al Crocifisso, meditando sulla Passione.

 L’apice della sua esperienza spirituale avvenne nel 1291 durante un pellegrinaggio ad Assisi: ebbe prima una profonda conversazione interiore con lo Spirito Santo e poi una manifestazione luminosa e indescrivibile della Trinità, che le fece esclamare: «Amore non conosciuto, perché?». Questa esperienza mistica, insieme a molte altre, confluisce nel suo Memoriale, che descrive in trenta passi il cammino dell’anima verso l’unione con Dio attraverso rinuncia, superamento delle tentazioni, meditazione dei misteri di Cristo ed esperienza dell’Eucaristia. L’iniziativa è sempre di Dio, ma l’anima deve essere libera, umile e desiderosa di Lui.

 Chiamata «Maestra dei teologi» per la profondità delle sue intuizioni contemplative, Angela divenne guida di un gruppo di “filioli” che si radunavano attorno a lei per essere introdotti nella via di Cristo. Beatificata nel 1693 e venerata a lungo con culto spontaneo, è stata canonizzata per equipollenza nel 2013 da papa Francesco. È patrona delle vedove e di chi vive tentazioni di natura sessuale, segno della potenza rigeneratrice della grazia.

 

Per noi oggi

 La conversione non è per i “giusti”, ma per chi trova il coraggio di dire la verità. Angela ha scoperto Dio solo quando ha smesso di mentire a se stessa. Forse anche noi viviamo anni di confessioni “a metà”, senza affrontare ciò che ci tiene schiavi.

 Le crisi e i lutti non sono per distruggerci, ma per aprirci all’essenziale. La perdita di tutti gli affetti non ha frantumato Angela: l’ha liberata. Oggi invece l’istinto è riempire il vuoto con distrazioni, non con Dio.

 Non c’è vera vita spirituale senza rinuncia concreta. Angela è diventata mistica non perché “sentiva” Dio, ma perché ha rinunciato a ciò che la dominava. Noi invece pretendiamo esperienze forti senza cambiare niente nella nostra vita quotidiana.


A Foligno in Umbria, beata Angela, che, morti il marito e i figli, seguendo le orme di san Francesco, si diede completamente a Dio e affidò alla propria autobiografia le sue profonde esperienze di vita mistica.


sabato 3 gennaio 2026

03.01.2026 - 1Gv 2,29-3,6 - Gv 1,29-34 - Ecco l'agnello di Dio.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo - 1Gv 2,29-3,6

Figlioli, se sapete che Dio è giusto, sappiate anche che chiunque opera la giustizia, è stato generato da lui.
Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.
Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.
Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro. Chiunque commette il peccato, commette anche l’iniquità, perché il peccato è l’iniquità. Voi sapete che egli si manifestò per togliere i peccati e che in lui non vi è peccato. Chiunque rimane in lui non pecca; chiunque pecca non l’ha visto né l’ha conosciuto.
1. CRISTO è giusto, senza peccato, fu sottomesso alla volontà del Padre, È MODELLO del cristiano. IL FEDELE OPERA NELLA GIUSTIZIA IN QUANTO È FIGLIO DI DIO. L’agire cristiano dimostra la nuova nascita. SIAMO FIGLI, SALVATI DAL PADRE CHE CI AMA E CHE CI DÀ FIDUCIA.

2. La situazione del cristiano ha due aspetti: - VIVE IN CONTINUA TENSIONE VERSO LA PERFETTA COMUNIONE CON DIO che si realizzerà nella vita futura. - È NELLA POSSIBILITÀ DI PECCARE. Il Padre non lo toglie dal pericolo del “peccato” e lo impegna a una SCELTA CONTINUA DI LIBERTÀ tra il bene e il male.

3. IL MONDO CHE RIFIUTA DIO con il peccato, disprezza e non capisce Cristo, agisce contro la legge e SI OPPONE al regno messianico. CHI INVECE ADERISCE AL SIGNORE, TRAE DA CRISTO LA FORZA PER SUPERARE IL MALE E VINCERE.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 1,29-34
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo". E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

LO CONOSCO?
«lo non lo conoscevo...». Ma «lo conosco Cristo?». Noi conosciamo Cristo? Molte volte la nostra conoscenza è abbastanza superficiale. Abbiamo «una infarinatura di tutto, una conoscenza di niente» San Girolamo diceva che «l'ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo». Non basta possedere una Bibbia, bisogna leggerla; non basta leggere la Bibbia, bisogna comprenderla; non basta comprendere la Bibbia, bisogna viverla! Solo così potremo dire di conoscere Cristo! Buon cammino!

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Il peccato dei lupi viene tolto dall'Agnello. L'agnello è più forte del lupo ma noi crediamo alle apparenze e pensiamo che se diventiamo lupi vinciamo e invece non è meglio homo homini agnus?

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