giovedì 28 maggio 2026

28.05 BEATO LUIGI BIRAGHI SACERDOTE, FONDATORE

BEATO LUIGI BIRAGHI SACERDOTE

Luigi Biraghi, sacerdote milanese dell’Ottocento, fu uomo di profonda cultura e intensa vita spirituale. Dopo una solida formazione e l’ordinazione nel 1825, si dedicò all’insegnamento nei seminari e alla direzione spirituale dei giovani chierici, trasmettendo loro l’amore totale per Cristo. Stimato anche dall’Ambrosiana e dal Papa Pio IX, fu mediatore in delicate tensioni ecclesiali e apprezzato studioso di sant’Ambrogio.

Accanto all’attività accademica, maturò una forte sensibilità educativa che lo portò a collaborare con Marina Videmari per la nascita delle Suore di Santa Marcellina, dedicate all’educazione cristiana e culturale delle giovani, soprattutto borghesi e povere. L’istituto si sviluppò rapidamente, ottenendo il riconoscimento ecclesiale nel 1852.

La sua opera nacque da un profondo discernimento spirituale, vissuto tra preghiera, ascolto e difficoltà concrete della storia. Non fu un progetto immediato, ma una maturazione lenta e obbediente alla Provvidenza. Biraghi unì sempre fede e intelligenza, mostrando che la cultura può diventare servizio al Vangelo.

Negli ultimi anni si dedicò totalmente alla guida spirituale delle suore e alla formazione delle anime, fino alla morte avvenuta nel 1879 a Milano. La sua eredità continua oggi nelle comunità educative da lui ispirate e nell’opera delle Marcelline, ancora presenti in diversi Paesi.

La sua figura resta attuale perché unisce contemplazione e azione, studio e servizio. In lui emerge una Chiesa che educa attraverso la pazienza e la cura delle persone. Il suo carisma invita a non separare mai fede e responsabilità culturale. La sua paternità spirituale continua attraverso generazioni di educatori e religiose. Il suo esempio mostra che la vera fecondità nasce dall’obbedienza quotidiana. È un invito a vivere la missione come dono e non come possesso. E ricorda che ogni opera buona nasce da un cuore radicato in Dio.


Per noi oggi:

1. La santità passa dalle relazioni quotidiane - Biraghi ci ricorda che la vita spirituale non si separa dalle persone concrete che abbiamo accanto: studenti, famiglie, comunità. La domanda è semplice ma esigente: sto vivendo le mie relazioni come luogo di crescita o solo di passaggio?

2. Il discernimento richiede pazienza e fedeltà - Le opere di Dio non nascono dall’urgenza, ma dalla perseveranza. Oggi siamo spesso tentati di cambiare tutto subito; invece il Vangelo chiede tempo, ascolto e continuità.

3. Educare è una forma alta di carità - Formare una persona significa aiutarla a diventare libera e capace di bene. Ogni gesto educativo, anche piccolo, può diventare un atto spirituale se nasce dall’amore e non dal controllo.

Vignate, Milano, 2 novembre 1801 – Milano, 11 agosto 1879

Monsignor Luigi Biraghi, sacerdote della diocesi di Milano, fu dotato di profonda spiritualità e vasta cultura, che profuse nei Seminari come insegnante e direttore spirituale. Fu consigliere dei suoi arcivescovi. Nominato dottore della Biblioteca Ambrosiana nel 1855, si dedicò a studi di storia ecclesiastica, di archeologia cristiana e di teologia. Nel difficile trapasso della Lombardia dall’Austria al Regno d’Italia, favorì il dialogo e la pacificazione. Per l’educazione cristiana delle giovani fondò l'Istituto delle Suore di Santa Marcellina, comunemente dette Marcelline. Morì a Milano l’11 agosto 1879, amorevolmente assistito e compianto dalle suore che aveva formato e guidato.

Teniamoci sempre innanzi agli occhi Gesù povero, afflitto, tradito, abbandonato, condannato, confitto alla Croce, teniamoci innanzi il Paradiso, ricco di ogni consolazione, e tutto ci parrà leggero.
 
NELLO STESSO GIORNO:
SAN LODOVICO PAVONI Sacerdote, Fondatore - BRESCIA
Brescia, 11 settembre 1784 - Saiano, Brescia, 1 aprile 1849
A Brescia, beato Ludovico Pavoni, sacerdote, che con grande sollecitudine si dedicò all’istruzione dei giovani più poveri, nell’intento soprattutto di educarli secondo i costumi cristiani e di avviarli a un mestiere, fondando per questo la Congregazione dei Figli di Maria Immacolata.

SANTISSIMA TRINITÀ

SANTISSIMA TRINITÀ 

La solennità della Santissima Trinità ci conduce al centro più profondo della fede cristiana: un solo Dio in tre Persone, Padre, Figlio e Spirito Santo. Questo mistero supera la capacità della ragione umana e resta il vertice della rivelazione divina.

I grandi Papi del Novecento hanno cercato di illuminarne il significato spirituale e concreto per la vita della Chiesa. Giovanni XXIII affermava che nella vita della Chiesa primeggia l’adorazione della Trinità Augusta, sorgente di ogni preghiera e di ogni liturgia.

Paolo VI definiva la festa della Trinità come la festa di Dio stesso, uno nell’essenza e trino nelle Persone, nel cui nome siamo stati battezzati e resi partecipi della vita divina. La Trinità rivela che Dio è soprattutto amore, origine e compimento della storia umana. Tuttavia l’uomo moderno fatica ad accogliere il mistero, perché desidera spiegare tutto solo con la ragione e spesso rifiuta ciò che supera la comprensione immediata. Paolo VI osservava che la crisi della fede nasce anche dal rifiuto del mistero e dalla pretesa di bastare a sé stessi.

Giovanni Paolo II, contemplando il mistero trinitario dopo l’attentato subito, invitava i credenti a restare attoniti e adoranti davanti alla grandezza di Dio. Egli collegava la Trinità al mistero dell’Incarnazione, mostrando come Dio si sia avvicinato concretamente all’uomo attraverso Maria e Gesù Cristo. Nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo Dio non resta lontano, ma entra nella storia umana per salvarla.

Benedetto XVI ha poi presentato la Trinità come il mistero dell’amore infinito: il Padre è amore, il Figlio è amore, lo Spirito Santo è amore. Dio non vive in una solitudine chiusa, ma in una relazione eterna di dono reciproco. Tutto il creato porta impressa questa logica dell’amore e della relazione: dall’universo immenso fino alle più piccole creature. Ogni cosa nasce dall’amore, tende all’amore ed è sostenuta dall’amore di Dio.

La Trinità allora non è una teoria astratta, ma il modello della comunione vera, della famiglia, della Chiesa e delle relazioni umane. Credere nella Trinità significa vivere nell’amore, imparare la comunione e riconoscere che nessuno si salva da solo.

Nel segno della croce che compiamo ogni giorno è racchiusa tutta la nostra fede: il Padre che crea, il Figlio che salva e lo Spirito Santo che dona vita nuova.

Per noi oggi:

  1. Crediamo in un Dio che è comunione perfetta, ma spesso viviamo relazioni segnate da orgoglio, divisione e individualismo.
    Se Dio è relazione d’amore, perché facciamo così fatica ad amarci davvero?

  2. L’uomo moderno vuole spiegare tutto e controllare tutto, ma rifiuta il mistero di Dio.
    Non rischiamo anche noi di vivere una fede superficiale, accettando solo ciò che comprendiamo?

  3. Nel segno della croce professiamo ogni giorno la Trinità, spesso però senza pensarci davvero.
    Quel gesto è ancora una scelta di fede o è diventato soltanto un’abitudine vuota?

 

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mercoledì 27 maggio 2026

27.05.2026 - 1Pt 1,18-25 - Mc 10,32-45 Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo - 1Pt 1,18-25

Carissimi, voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.
Dopo aver purificato le vostre anime con l’obbedienza alla verità per amarvi sinceramente come fratelli, amatevi intensamente, di vero cuore, gli uni gli altri, rigenerati non da un seme corruttibile ma incorruttibile, per mezzo della parola di Dio viva ed eterna. Perché ogni carne è come l’erba
e tutta la sua gloria come un fiore di campo.
L’erba inaridisce, i fiori cadono,
ma la parola del Signore rimane in eterno.
E questa è la parola del Vangelo che vi è stato annunciato.
1. Noi non siamo stati liberati a prezzo di cose effimere come argento o oro, noi siamo stati liberati dalla condotta sbagliata, ereditata dai nostri padri, GRAZIE AL SANGUE PREZIOSO DI CRISTO che è l'unico Agnello senza difetti e senza macchia: IL VERO AGNELLO DI DIO.

2. Cristo come agnello è stato prestabilito fin dall'inizio, prima della fondazione del mondo, ma SI È MANIFESTATO ADESSO CON LA SUA RISURREZIONE. Noi lo abbiamo pienamente conosciuto. Tutto questo ci è stato rivelato. Cristo è morto, è risuscitato, ed è stato glorificato, AFFINCHÉ LA NOSTRA FEDE E LA NOSTRA SPERANZA SIANO IN DIO.

3. Allora, come dobbiamo vivere? Se riflettiamo sulla grandezza del prezzo che Dio ha pagato per riscattarci: il suo sangue. Se riflettiamo su come vivevamo: nel peccato. Se riflettiamo sulla speranza che ci è stata donata: la vita eterna, non possiamo fare altro che ESSERE SANTI IN TUTTA LA NOSTRA CONDOTTA. Viviamo santamente, per poter rendere gloria a Dio per mezzo Gesù Cristo nostro Signore! Amen! 

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 10,32-45

In quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti.
Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».
Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Gesù insiste nell’annuncio della sua passione, morte e risurrezione. E anche gli apostoli insistono nella strada del loro orgoglio. Propongono un’altra strada, non quella di Gesù. È la strada di chi, magari senza nemmeno rendersene conto, “usa” il Signore per promuovere sé stesso; di chi cerca i propri interessi e non quelli di Cristo“. E’ possibile seguire Gesù arrivando ad accettare di ‘bere il suo calice’ e ad essere battezzati con il suo battesimo di croce e risurrezione, solo quando ci si lascia vincere dalla sua attrattiva. Gesù ci prende in disparte, si confida con noi come amici e ci apre la strada. Conquistati dal suo amore, possiamo donare la vita a vantaggi di ‘molti’.

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Gesù spiega ai dodici, persone sgomente ed impaurite, il "finale" della storia: la sua passione, morte e resurrezione. E Giacomo e Giovanni gli chiedono «pieni poteri». Non sembra un dialogo tra sordi?

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27.05 SANT'AGOSTINO DI CANTERBURY - VESCOVO

SANT’AGOSTINO DI CANTERBURY 

Sant’Agostino di Canterbury nacque nel VI secolo e fu priore del monastero di Sant’Andrea al Celio, a Roma. La sua vita cambiò quando Papa Gregorio I gli affidò una missione difficile e rischiosa: riportare il Vangelo nell’antica Britannia, dove dopo le invasioni dei Sassoni il cristianesimo era quasi scomparso. Agostino partì insieme a quaranta monaci benedettini, ma durante il viaggio la paura prese il sopravvento. I racconti sulla violenza dei Sassoni spaventarono il gruppo al punto che Agostino tornò a Roma per chiedere al Papa di rinunciare alla missione. Gregorio Magno però lo incoraggiò a non arrendersi e a fidarsi della forza di Dio più che delle proprie paure. Così Agostino riprese il cammino e raggiunse l’isola di Thanet, in Inghilterra. Lì incontrò il re del Kent, Etelberto del Kent, che grazie anche all’influenza della moglie cristiana Berta era già aperto alla fede. Agostino e i suoi monaci si presentarono al sovrano portando una croce d’argento e l’immagine di Cristo, pregando per la salvezza di quel popolo. Il re concesse loro di predicare e nel giro di poco tempo ricevette il Battesimo insieme a migliaia di sudditi. Da quel momento iniziò una grande opera di evangelizzazione che riportò il cristianesimo in quelle terre. Agostino stabilì la sua sede a Canterbury, dove fondò l’abbazia che ancora oggi porta il suo nome, diventando il primo arcivescovo e primate d’Inghilterra. Con il sostegno costante di Gregorio Magno continuarono ad arrivare altri missionari, tra cui San Mellito e San Giusto di Canterbury, che aiutarono nella diffusione del Vangelo. La missione non fu semplice: difficoltà, incomprensioni e ostilità non mancarono, ma Agostino rimase fedele al compito ricevuto. Morì nel 604 quando ormai la rinascita cristiana dell’Inghilterra era ben avviata. La sua vita ricorda che l’evangelizzazione nasce dalla fiducia in Dio e dal coraggio di uscire dalle proprie sicurezze. Sant’Agostino di Canterbury insegna che la fede non può restare chiusa nei monasteri o nelle chiese, ma deve raggiungere le persone, anche quando il terreno sembra difficile o ostile. In un tempo in cui molti vivono lontani da Dio, il suo esempio invita ancora oggi a non scoraggiarsi e a testimoniare il Vangelo con perseveranza, pazienza e speranza.

Per noi oggi:

  1. Agostino aveva paura della missione, ma non si è fermato davanti alle difficoltà.
    Noi oggi quanto facilmente rinunciamo alla fede appena incontriamo ostacoli o incomprensioni?

  2. Lui ha lasciato la sicurezza del monastero per annunciare Cristo a chi non lo conosceva.
    La nostra fede resta chiusa dentro le chiese o sappiamo portarla nella vita concreta di ogni giorno?

  3. Migliaia di persone si convertirono grazie alla testimonianza semplice e coraggiosa di pochi monaci.
    Noi siamo ancora testimoni credibili del Vangelo oppure cristiani solo per abitudine?

m. 26 maggio 604

Sant’Agostino, vescovo di Canterbury in Inghilterra, che fu mandato dal papa san Gregorio Magno insieme ad altri monaci a predicare la parola di Dio agli Angli: accolto con benevolenza da Edilberto re del Kent, imitò la vita apostolica della Chiesa delle origini, convertì il re e molti altri alla fede cristiana e istituì in questa terra numerose sedi episcopali. Morì il 26 maggio.

"Ognuno di noi cammina con la stessa probabilità di cadere".

NELLO STESSO GIORNO:
SAN LODOVICO PAVONI Sacerdote, Fondatore - MILANO
Brescia, 11 settembre 1784 - Saiano, Brescia, 1 aprile 1849
A Brescia, beato Ludovico Pavoni, sacerdote, che con grande sollecitudine si dedicò all’istruzione dei giovani più poveri, nell’intento soprattutto di educarli secondo i costumi cristiani e di avviarli a un mestiere, fondando per questo la Congregazione dei Figli di Maria Immacolata.


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MARIA: IL SÌ CHE HA CAMBIATO IL MONDO.

MARIA: IL SÌ CHE HA CAMBIATO IL MONDO.

Maria di Nazaret è la creatura pienamente realizzata, la donna più vera, perché in lei il progetto di Dio si compie senza ombre né contraddizioni. Maria è il volto dell’umanità così come Dio l’ha pensata fin dall’eternità: santa, immacolata, capace di riflettere pienamente la sua grazia. In lei la verità coincide con il disegno divino, non con l’immagine che l’uomo costruisce di sé sotto le ideologie del tempo. Per questo è la donna più autentica, perché la sua identità nasce dal pensiero di Dio e non dalle definizioni umane.

In Maria risplende la bontà totale, senza egoismi nascosti, e la bellezza senza ombre, quella che ogni artista e poeta cerca senza mai raggiungerla. Pur appartenendo alla nostra storia ferita dal peccato, è stata redenta in modo radicale fin dal concepimento, colmata di grazia fin dal primo istante. Tutto inizia con il suo fiat, un sì breve ma immenso, che apre una storia di salvezza e di dolore.

Quel sì non è ingenuo: Maria intuisce che ogni dono grande comporta una prova grande. Accetta il mistero senza conoscere ancora i dettagli della sofferenza, ma si affida totalmente al progetto di Dio. Il parto nella povertà, l’esilio in Egitto, la vita nascosta di Nazaret e soprattutto la parola di Simeone preparano il suo cuore alla prova suprema.

La spada annunciata cresce dentro di lei come attesa silenziosa. Gli anni le insegnano l’obbedienza attraverso il dolore, fino a renderla capace di restare salda nel momento decisivo. Sul Calvario, mentre gli apostoli si nascondono, Maria resta in piedi accanto al Figlio crocifisso. Non fugge, non si sottrae, non distoglie lo sguardo.

Partecipa interiormente a ogni tormento di Cristo, come se ogni ferita del Figlio attraversasse anche il suo cuore. In lei si raccolgono tutte le sofferenze del mondo e tutta l’umanità ferita trova un volto. Così Maria diventa immagine della creatura redenta e della Chiesa che resta fedele fino alla croce.

Per noi oggi:

  1. Se la nostra verità non coincide con ciò che scegliamo ma con ciò che Dio ha pensato per noi, allora molte identità moderne rischiano di essere solo costruzioni fragili.

  2. Se il sì autentico comporta sacrificio, forse oggi diciamo troppi sì superficiali e troppo pochi sì che cambiano davvero la vita.

  3. Maria resta sotto la croce quando tutti fuggono: forse la crisi della fede non nasce dal dubbio, ma dalla paura di restare quando amare costa.

 

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martedì 26 maggio 2026

26.05.2026 - 1Pt 1,10-16 - Mc 10,28-31 - Riceverete in questo tempo cento volte tanto insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo - 1Pt 1,10-16

Carissimi, sulla salvezza indagarono e scrutarono i profeti, che preannunciavano la grazia a voi destinata; essi cercavano di sapere quale momento o quali circostanze indicasse lo Spirito di Cristo che era in loro, quando prediceva le sofferenze destinate a Cristo e le glorie che le avrebbero seguite. A loro fu rivelato che, non per se stessi, ma per voi erano servitori di quelle cose che ora vi sono annunciate per mezzo di coloro che vi hanno portato il Vangelo mediante lo Spirito Santo, mandato dal cielo: cose nelle quali gli angeli desiderano fissare lo sguardo.
Perciò, cingendo i fianchi della vostra mente e restando sobri, ponete tutta la vostra speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si manifesterà. Come figli obbedienti, non conformatevi ai desideri di un tempo, quando eravate nell’ignoranza, ma, come il Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta. Poiché sta scritto: «Sarete santi, perché io sono santo».
1. LA VOLONTÀ DI DIO NON SI COMPIE IN TEMPI BREVI, MA NEI SECOLI CHE VERRANNO, tutti i profeti hanno parlato per noi, non per loro. Le cose preannunziate dai profeti si sono tutte compiute in Cristo Gesù. CRISTO È IL COMPIMENTO di ogni parola pronunziata da Dio lungo tutto il corso dell’Antico Testamento.

2. “PERCIÒ CINGENDO I FIANCHI DELLA VOSTRA MENTE” ossia vigilando sulla vostra mente siate DISPOSTI AD abbandonare il vostro modo di pensare, a lasciare i vostri progetti, ad accettare una paziente trasformazione delle vostre categorie e dei vostri giudizi di un tempo, PER CONFORMARSI ALLA VITA NUOVA DONO DI COLUI CHE CI HA CHIAMATI. Così che possiate tenere fissi gli occhi sulla GTAZIA che vi sarà data.

3. In modo da DIVENTARE SANTI: «Sarete santi, perché io sono santo». La chiesa, nuovo popolo di Dio, sottratta al mondo e appartiene a Dio, PARTECIPA DELLA SANTITÀ DI DIO, ed è perciò Santa. I Cristiani hanno una particolare vocazione: quella di ESSERE NEL MONDO, MA DI NON ESSERE DEL MONDO. 

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 10,28-31

In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

 

Il giovane ricco se ne è andato, ma noi?’. La risposta di Gesù è chiara: ‘Io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato tutto senza ricevere tutto’. ‘Ecco, noi abbiamo lasciato tutto’. ‘Riceverete tutto’, con quella misura traboccante con la quale Dio dà i suoi doni. Riceverete tutto. Il Signore non sa dare meno di tutto. Quando Lui dona qualcosa dona sé stesso, che è tutto.
In più persecuzioni e vita eterna. Questa è la strada di quello che vuole andare dietro a Gesù, perché è la strada che ha fatto Lui: Lui è stato perseguitato! E’ la strada dell’abbassamento.

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Il centuplo quaggiù. In termini di relazioni innanzitutto, ma anche di persecuzioni. E' strana la “contabilità” di Gesù, che poi insiste nel rovesciamento ultimi/primi. Conviene essere gli ultimi?

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26.05 SAN FILIPPO NERI SACERDOTE

SAN FILIPPO NERI 

San Filippo Neri nacque a Firenze nel 1515 e fin da giovane mostrò un carattere allegro, sensibile e profondamente aperto a Dio. Rimasto presto senza madre, crebbe con una grande passione per la preghiera e la lettura spirituale. Arrivato a Roma da semplice pellegrino nel 1534, vi rimase per tutta la vita, diventando uno dei santi più amati della città. Nei primi anni visse da laico dedicandosi ai poveri, agli ammalati e alla contemplazione nelle catacombe. Proprio durante una preghiera nelle Catacombe di San Sebastiano, nella Pentecoste del 1544, visse una straordinaria esperienza mistica: il suo cuore fu così infiammato dall’amore dello Spirito Santo che il petto si dilatò fisicamente. Da quel momento Filippo comprese che la sua missione sarebbe stata portare le persone a Dio attraverso la gioia, l’amicizia e la misericordia. Pur vivendo austeramente, non mostrava mai tristezza. Amava scherzare, usare battute semplici e avvicinare soprattutto i giovani con simpatia e umanità. Diceva spesso: “State buoni, se potete”, ricordando che la santità nasce dalla semplicità quotidiana e dalla lotta concreta contro il peccato. Dopo essere diventato sacerdote a trentacinque anni, passava ore in confessionale ascoltando e accompagnando le persone con pazienza straordinaria. Per lui ogni anima era preziosa e andava accolta senza durezza ma con carità autentica. Fondò così la Congregazione dell’Oratorio, coinvolgendo giovani e adulti nella preghiera, nella lettura della Bibbia e nella vita comunitaria. Attraverso l’allegria riusciva a trasmettere una fede profonda e concreta. Non cercò mai potere o prestigio: quando Papa Clemente VIII voleva nominarlo cardinale, Filippo rispose semplicemente: “Paradiso, Paradiso”. Questa era la sua unica vera ambizione. Con il celebre Giro delle Sette Chiese riportò tanti romani alla preghiera e alla conversione, trasformando momenti di disordine e superficialità in occasioni di fede e fraternità. La sua vita dimostra che si può essere profondamente spirituali senza perdere il sorriso, e che la santità non consiste nell’apparire perfetti ma nel lasciarsi trasformare dall’amore di Dio. In un tempo spesso segnato da tensioni, rigidità e individualismo, San Filippo Neri continua a ricordare che il Vangelo si annuncia anche con la gioia, la vicinanza e la capacità di accogliere gli altri con cuore semplice.

Per noi oggi:

  1. San Filippo Neri attirava le persone a Dio con la gioia e l’umanità, non con la rigidità.
    La nostra fede oggi trasmette davvero speranza oppure rischia di allontanare con freddezza e giudizi?

  2. Filippo passava ore ad ascoltare e confessare le persone senza stancarsi mai.
    Noi sappiamo ancora ascoltare qualcuno davvero o viviamo sempre di fretta e distratti?

  3. Lui desiderava soltanto il Paradiso e non cercava prestigio o carriera.
    Quanto spazio occupano invece nella nostra vita l’apparenza, il successo e il bisogno di essere approvati?

Firenze, 1515 - Roma, 26 maggio 1595

Memoria di san Filippo Neri, sacerdote, che, adoperandosi per allontanare i giovani dal male, fondò a Roma un oratorio, nel quale si eseguivano letture spirituali, canti e opere di carità; rifulse per il suo amore verso il prossimo, la semplicità evangelica, la letizia d’animo, lo zelo esemplare e il fervore nel servire Dio. 

Chi vuole altra cosa che non sia Cristo, non sa quello che si voglia. Chi dimanda altra cosa che non sia Cristo, non sa quello che dimanda. Chi opera e non per Cristo, non sa quello che si faccia.
PATRONO: GIOVANI

NELLO STESSO GIORNO:
SANTA MARIA DEL FONTE presso Caravaggio
Caravaggio (Bergamo), 26 maggio 1432
Santa Maria del Fonte o Nostra Signora di Caravaggio, è il titolo attribuito alla Madonna in seguito all'apparizione che, secondo la tradizione cattolica, sarebbe avvenuta il 26 maggio 1432 nelle campagne circostanti Caravaggio, in Lombardia.

 

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LA VERA FORZA NON È COLPIRE: È RESTARE UMANI DOPO ESSERE STATI COLPITI.

LA VERA FORZA NON È COLPIRE: È RESTARE UMANI DOPO ESSERE STATI COLPITI.

La storia di Davide è il racconto di una ferita che non riguarda solo il corpo, ma l’intera identità di una persona.
Una notte qualunque a Milano diventa il confine tra il prima e il dopo. Un ragazzo di ventidue anni, pieno di vita, sport, amicizie e sogni, si ritrova improvvisamente in ospedale.
Il suo corpo ricorda il colpo anche quando la mente non riesce a ricordare tutto. La coltellata non ha colpito solo il fianco, ma il suo futuro. Le gambe che correvano, saltavano, ballavano, ora non rispondono più come prima. Il trauma non è solo fisico: è paura, disorientamento, perdita di sé.
Nei giorni in terapia intensiva scopre quanto la vita sia fragile e non garantita. Ogni gesto che prima era normale diventa una conquista lenta e dolorosa. Muoversi, stare in piedi, persino sentire il proprio corpo diventano battaglie quotidiane.
Eppure la parte più sconvolgente non è il dolore, ma la sua risposta al male. Davide non sceglie la vendetta, non cerca di restituire odio. Guarda i suoi aggressori e vede ragazzi persi, non mostri. Riconosce la loro responsabilità senza cancellarne l’umanità.
Questo non riduce il male subito, ma rende più grande la sua libertà interiore. La sua forza non è eroismo, ma l’assenza di alternative: o reagire o crollare. La riabilitazione diventa una scuola di resistenza e di fede. Il corpo non guarisce da solo: deve imparare strade nuove.
Anche l’anima deve imparare a vivere in un corpo cambiato.
La lettera diventa un atto di verità, non di pietismo. Racconta che la violenza distrugge più vite di quelle che colpisce direttamente. Famiglia, amici, medici: tutti portano il peso di una ferita condivisa.
E nel perdono di Davide emerge una domanda: come restare umani quando il mondo non lo è?

Per noi oggi:

  1. Una società che produce ragazzi capaci di accoltellare per gioco non ha solo un problema di sicurezza, ma di educazione al valore della vita. La violenza dei giovani è spesso il riflesso del vuoto degli adulti.
  1. Il perdono di Davide mette in crisi tutti noi: chi non ha subito nulla spesso odia più di chi è stato ferito. Forse il vero paralizzato non è chi perde l’uso delle gambe, ma chi perde la capacità di compassione.
  1. Ci indigniamo per il fatto di cronaca e poi continuiamo a vivere come se nulla fosse. Il rischio è che il male ci scandalizzi solo finché non tocca il nostro corpo o la nostra casa.

 

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lunedì 25 maggio 2026

25.05.2026 - Gen 3,9-15.20 - Gv 19,25-34 - Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!

Dal libro della Gènesi - Gen 3,9-15.20

[Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero,] il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».
Allora il Signore Dio disse al serpente:
«Poiché hai fatto questo,
maledetto tu fra tutto il bestiame
e fra tutti gli animali selvatici!
Sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.
Io porrò inimicizia fra te e la donna,
fra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno».
L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.
1. La storia dell'umanità inizia con un UOMO DISOBBEDIENTE. Proprio perché ha disobbedito L’UOMO HA PAURA DI DIO, teme la punizione, SCAPPA, SI NASCONDE, SI SCOPRE FRAGILE, DEBOLE E NUDO. E Dio lo va a cercare: “DOVE SEI?” È la domanda che Dio rivolge anche a NOI oggi...

2. DIO ENTRA NON PER PUNIRE MA PER LIBERARE L’UOMO DAL PECCATO. Qui abbiamo il primo annuncio della salvezza. DIO PROMETTE DI METTERE INIMICIZIA TRA IL SERPENTE E LA DONNA. Il serpente è il male, la ribellione è l'immagine dell'autonomia etica, dell'Indipendenza dell'uomo da Dio. E la donna è la MADRE dell'umanità è l'umanità stessa. Dio promette di METTERE INIMICIZIA FRA IL MALE E L'UMANITÀ mette dentro Ciascuna persona umana il senso di rifiuto del male. POSSIAMO RIFIUTIAMO IL MALE…

3. LA STIRPE DELLA DONNA (=il seme della donna) SCHIACCERÀ LA TESTA AL SERPENTE. IL SEME DELLA DONNA È IL MESSIA è colui che nascerà senza concorso d’uomo. Il Messia, il Cristo vince definitivamente il male. L’OBBEDIENTE HA VINTO LA DISOBBEDIENZA DI ADAMO. ADERIAMO AL SIGNORE…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 19,25-34
In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.

 

Oggi, lunedì dopo Pentecoste, facciamo memoria di Maria Madre della Chiesa. La Chiesa, nata dall’effusione dello Spirito, può specchiarsi in Maria e riconoscere che la maternità che è chiamata a vivere debba sempre essere modellata su di lei.  
Dio non ha fatto a meno della Madre: a maggior ragione ne abbiamo bisogno noi. Gesù stesso ce l’ha data, non in un momento qualsiasi, ma dalla croce: «Ecco tua madre!» ha detto al discepolo, ad ogni discepolo. La Madonna non è un optional: va accolta nella vita. È la Regina della pace, che vince il male e conduce sulle vie del bene, che riporta l’unità tra i figli, che educa alla compassione. Abbiamo una madre, una madre che è con noi, ci protegge, che ci accompagna, che ci aiuta, anche nei tempi difficili, nei momenti brutti della vita.

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Gesù ha sete. Quando incontra la Samaritana le chiede da bere. E anche ora, sulla croce, fa lo stesso. Svela all'uomo il mistero dell'uomo. Gli uomini hanno sete. Ma quale acqua stanno cercando?

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25.05 SANTA MARIA MADDALENA DE' PAZZI VERGINE

SANTA MARIA MADDALENA DE' PAZZI 

Santa Maria Maddalena de' Pazzi, nata a Firenze nel 1566 con il nome di Caterina de’ Pazzi, apparteneva a una delle famiglie più nobili della città dominata dai Medici. Cresciuta in un ambiente ricco e prestigioso, comprese però molto presto che il vero tesoro non era il potere umano ma l’incontro profondo con Dio. Fin da bambina mostrò un’intensa vita spirituale e un forte amore per la preghiera. A soli sedici anni entrò nel Monastero di Santa Maria degli Angeli prendendo il nome di Maria Maddalena. La sua vita religiosa fu subito segnata dalla sofferenza fisica: una grave malattia le impediva perfino di stare sdraiata e pronunciò i voti seduta davanti all’altare della Vergine. In quel periodo iniziò a vivere profonde esperienze mistiche che le consorelle trascrissero in diversi manoscritti. Nei suoi colloqui spirituali emerge soprattutto l’invito ad amare Cristo crocifisso e a ricambiare il suo amore infinito per l’umanità. Tuttavia la santa non visse soltanto momenti di consolazione. Dal 1586 attraversò anni di intensa aridità spirituale, sentendosi abbandonata da Dio e combattuta da prove interiori durissime. Proprio dentro quella sofferenza maturò però un forte desiderio di rinnovamento della Chiesa. Scrisse lettere al Papa, ai cardinali e ai vescovi chiedendo una vera conversione spirituale e denunciando la tiepidità di tanti cristiani. Con coraggio affermava di parlare “per essere sposa e non serva” di Dio, vivendo con Lui un rapporto d’amore autentico e totale. Terminato il tempo della prova, si dedicò alla formazione delle novizie e ripeteva continuamente: “Venite ad amare l’Amore!”. Per lei il cristianesimo non era un insieme di regole fredde, ma una relazione viva e appassionata con Dio. Gli ultimi anni furono segnati dalla tubercolosi e da sofferenze molto pesanti, vissute però con abbandono e fiducia totale nel Signore. Morì a soli quarantuno anni nel 1607, ma la sua fama di santità si diffuse rapidamente. Fu beatificata da Papa Urbano VIII e canonizzata da Papa Clemente IX nel 1669. Ancora oggi il suo corpo incorrotto riposa nel monastero di Careggi a Firenze. La sua testimonianza ricorda che la vera santità nasce dall’amore e che anche le prove più dure possono diventare luogo di incontro con Dio. In un mondo spesso distratto e superficiale, Maria Maddalena de’ Pazzi continua a insegnare che il cuore umano trova pace solo quando si lascia consumare dall’amore di Dio.

Per noi oggi:

  1. Maria Maddalena de’ Pazzi cercava Dio nel silenzio e nella preghiera profonda.
    Noi oggi sappiamo ancora fermarci davanti a Dio oppure viviamo continuamente distratti e pieni di rumore?

  2. La santa denunciava la tiepidità dei cristiani del suo tempo con grande coraggio.
    Anche la nostra fede rischia forse di essere abitudine, senza passione e senza vero amore per Cristo?

  3. Lei ha vissuto malattia, aridità e sofferenza senza smettere di fidarsi di Dio.
    Noi invece, davanti alle prime difficoltà, quanto facilmente perdiamo speranza e fede?

Firenze, 2 aprile 1566 - 25 maggio 1607

Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, vergine dell’Ordine delle Carmelitane, che a Firenze in Cristo condusse una vita nascosta di preghiera e di abnegazione, pregò ardentemente per la riforma della Chiesa e, arricchita da Dio di doni straordinari, fu per le consorelle insigne guida verso la perfezione.

“Dio solo vi basti, non vi preoccupate più dei parenti ne di qualunque altra cosa terrena; vi assicuro che troverete in Dio ogni vero bene e sarete appagata in ogni vostro desiderio”.

NELLO STESSO GIORNO:
SAN BEDA DETTO IL VENERABILE Sacerdote e dottore della Chiesa
Monkton in Jarrow (Inghilterra) 672-673 - Jarrow, 25 maggio 735
San Beda il Venerabile, sacerdote e dottore della Chiesa, che, servo di Cristo dall’età di otto anni, trascorse tutta la sua vita nel monastero di Jarrow nella Northumbria in Inghilterra, dedito alla meditazione e alla spiegazione delle Scritture; tra l’osservanza della disciplina monastica e l’esercizio quotidiano del canto in chiesa, sempre gli fu dolce imparare, insegnare e scrivere.

SAN GREGORIO VII Papa
Soana, Grosseto, ca. 1020 - Salerno, 25 maggio 1085
San Gregorio VII, papa, che, portando il nome di Ildebrando, condusse dapprima la vita monastica e con la sua attività diplomatica aiutò molto i pontefici del suo tempo nella riforma della Chiesa; salito alla cattedra di Pietro, rivendicò con grande autorità e forza d’animo la libertà della Chiesa dal potere secolare e difese strenuamente la santità del sacerdozio; per tutto questo, costretto ad abbandonare Roma, morì in esilio a Salerno.

SAN DIONIGI, vescovo - MILANO
n. Alessandria d’Egitto fine del II sec. - + Cappadocia 264
A Milano, commemorazione di san Dionigi, vescovo, che per la sua retta fede fu relegato dall’imperatore ariano Costanzo in Armenia, dove concluse la sua vita insignito del giusto titolo di martire.


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domenica 24 maggio 2026

At 2,1-11 - 1Cor 12,3-7.12-13 - Gv 20,19-23 - DOMENICA DI PENTECOSTE - MESSA DEL GIORNO (ANNO A)

DOMENICA DI PENTECOSTE - MESSA DEL GIORNO (ANNO A)

Domenica 24 Maggio 2026
Dagli Atti degli Apostoli - At 2,1-11
 
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

1. Lo Spirito Santo è lo Spirito di Cristo ed è la Persona divina che diffonde nel mondo LA POSSIBILITÀ DI IMITARE CRISTO, DANDO CRISTO AL MONDO E FACENDOLO VIVERE IN NOI.

2. I discepoli erano tutti insieme nello stesso luogo, giunto il giorno di Pentecoste, avvennero dei fenomeni teofanici (vento, fuoco, come al Sinai) cioè manifestatori di Dio. TUTTI FURONO COLMATI DI SPIRITO SANTO. Adesso LO SPIRITO COMPIE LA LEGGE che era stata data, li rende CAPACI DI VIVERLA NELLA REALTÀ.

3. GLI APOSTOLI DIVENTANO CORAGGIOSI, CAPACI DI TESTIMONIARE quello che è successo a Gesù. Sono capiti in tutte le lingue, è l'inizio di una apertura universale. Gli ascoltatori sentono e capiscono quello che Pietro intende dire ED È LO SPIRITO, L'AMORE DI DIO CHE RENDE POSSIBILE LA COMUNICAZIONE, è iniziata l'evangelizzazione…

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Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 12,3-7.12-13
 
Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo.
Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.
Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

1. L’Apostolo Paolo dice che solo sotto l'azione dello Spirito Santo noi possiamo fare la professione di fede e dire: “Gesù è il Signore”. ARRIVIAMO A CREDERE PERCHÉ LO SPIRITO CI HA APERTO IL CUORE, ci ha dato la capacità di riconoscere in Gesù il Signore. Invochiamolo ogni giorno.

2. Con un’abile formula trinitaria l'apostolo presenta DIVERSITÀ E UNITÀ: diversi Carismi, uno solo è lo Spirito - diversi ministeri, uno solo è il Signore Gesù - diverse attività, uno solo è Dio il Padre. TRE PERSONE DIVINE SONO UN'UNICA REALTÀ, ORIGINE DI TUTTA LA MOLTEPLICITÀ DEI CARISMI DEI MINISTERI E DELLE ATTIVITÀ: è Dio che opera tutto in tutti E A CIASCUNO È DATA UNA MANIFESTAZIONE PARTICOLARE dello Spirito per l'utilità.

3. Lo Spirito da a ciascuno dei doni per l'utilità. QUELLO CHE LO SPIRITO DONA CI SERVE PER VIVERE E PER VIVERE BENE. Come in un corpo ogni elemento collabora con gli altri, tutti siamo stati battezzati in un unico spirito, tutti ci siamo dissetati da un solo spirito, e LO SPIRITO COMPIE LA PASQUA DI CRISTO e nella nostra vita L'EFFICACIA DELLA PASQUA È REALIZZATA DAL DONO DELLO SPIRITO SANTO.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 20,19-23
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

1. “PACE A VOI” GESÙ RISORTO È LA NOSTRA PACE: PACE con Dio, PACE con gli uomini, PACE con il creato, PACE con se stessi. Infatti Gesù risorto ha vinto ciò che è causa della disarmonia di tutto: il male, il peccato. ACCOGLIAMO GESÙ NELLA NOSTRA VITA...
2. “SOFFIÒ E DISSE LORO: RICEVETE LO SPIRITO SANTO”. Gesù ripete lo stesso gesto del Creatore quando creò la persona. E’ LO SPIRITO SANTO IL LIEVITO NECESSARIO PERCHÉ L’UOMO SIA UNA NUOVA CREATURA e nello stesso tempo costruttore di vita. INVOCHIAMOLO OGNI GIORNO!!
3. “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati” A tutti noi dà il potere di perdonare. RIUSCIREMO TUTTI A DONARE IL PERDONO A COLORO CHE CI HANNO OFFESO, grazie alla Luce dello Spirito Santo, Spirito di Dio, che è Amore. CHI POSSO PERDONARE OGGI?
BUONA DOMENICA DI PENTECOSTE...

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SPIRITO SANTO

"Lo Spirito Santo è il principio divino animatore della Chiesa. È vivificante. È unificante. È illuminante. È operante. È consolante. È santificante, in una parola: conferisce alla Chiesa questa prerogativa, d'essere santa". Per questo è vitale, per una autentica vita cristiana, invocare lo Spirito Santo. Invochiamolo spesso, perché scenda in noi ad istruirci sulle verità divine; infonda in noi le sue virtù; ci doni la gioia della sua vivificante presenza...

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LECTIO DIVINA - DOMENICA DI PENTECOSTE (ANNO A)

OMELIA -  DOMENICA DI PENTECOSTE (ANNO A)


Gv 14,15-20 - RITO AMBROSIANO - DOMENICA DI PENTECOSTE

RITO AMBROSIANO
DOMENICA DI PENTECOSTE
Domenica 24 maggio 2026
Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 14,15-20

 + Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 14,15-20

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi».

1. “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”. L'AMORE per una persona, e anche per il Signore, si dimostra NON CON LE PAROLE, MA CON I FATTI. Ne consegue il DESIDERIO DI LEGARE LA NOSTRA VITA A GESÙ e, attraverso di Lui, al Padre. VOGLIAMO ESSERE SUOI AMICI NON A PAROLE, MA "NEI FATTI E NELLA VERITÀ"!
2. Per realizzare questo desiderio Gesù promette l'effusione dello Spirito Santo ai suoi discepoli. PROPRIO GRAZIE ALLO SPIRITO SANTO, TUTTI POSSIAMO VIVERE LA STESSA VITA DI GESÙ. Lo Spirito CI INSEGNA OGNI COSA, ANZI L'UNICA COSA INDISPENSABILE: amare come ama Dio. PREGHIAMOLO OGNI GIORNO: VIENI SANTO SPIRITO...
3. "Non vi lascerò orfani". LA PRESENZA DI CRISTO IN ME È GIÀ DATA, È DENTRO, È INDISSOLUBILE, fontana che non verrà mai meno. "Io vivo e voi vivrete" la missione di Gesù è dare vita ed è anche la nostra missione: ESSERE TUTTI NELLA VITA DATORI DI VITA. PORTIAMO VITA...
BUONA DOMENICA...

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