lunedì 23 febbraio 2026

23.02 SAN POLICARPO

 

SAN POLICARPO

San Policarpo di Smirne (circa 69–155) è uno dei più importanti Padri apostolici, ponte vivente tra la generazione degli apostoli e la Chiesa dei secoli successivi. Fu discepolo di san Giovanni Evangelista, che lo convertì da ragazzo e lo consacrò vescovo di Smirne. La sua autorità spirituale era grande in tutto l’Oriente cristiano, e tra i suoi discepoli ci fu sant’Ireneo di Lione, che testimonia come Policarpo avesse conosciuto personalmente diversi testimoni del Signore.

Della sua produzione scritta resta soprattutto la Lettera ai Filippesi, prezioso documento della Chiesa primitiva, ricco di riferimenti biblici ed esortazioni alla perseveranza, all’umiltà, alla purezza della fede e alla fedeltà alla Tradizione apostolica. Policarpo fu amico di sant’Ignazio di Antiochia e condivise con lui la sollecitudine per l’unità della Chiesa.

Negli ultimi anni si recò a Roma per incontrare papa sant’Aniceto e discutere la data della Pasqua. Pur non raggiungendo un accordo, rimasero in piena comunione, mostrando che l’unità ecclesiale è più profonda delle divergenze disciplinari.

A Roma Policarpo contrastò anche le eresie diffuse da Marcione, che rifiutava l’Antico Testamento e mutilava il Nuovo secondo le proprie idee, negando la vera umanità sofferente di Cristo (docetismo). Alla sua richiesta di riconoscimento, Policarpo rispose con durezza profetica: «Riconosco che sei il primogenito di Satana», difendendo con forza la verità dell’incarnazione.

Il suo martirio, narrato nel Martyrium Polycarpi (uno dei più antichi racconti di martirio cristiano), avvenne verso il 155. Pur esortato a fuggire, accettò la persecuzione con pace. Quando fu arrestato, accolse i soldati con ospitalità e chiese solo tempo per pregare. Condotto allo stadio, rifiutò di abiurare e di maledire Cristo: «Da 86 anni lo servo e non mi ha fatto alcun male. Come potrei insultare il mio Re che mi ha salvato?».

Condannato al rogo, pregò ringraziando Dio di renderlo degno del martirio. Secondo i testimoni, le fiamme non lo toccarono, così fu ucciso con un colpo di pugnale. La sua morte fu vista come partecipazione al sacrificio di Cristo e sigillo supremo di una vita spesa per custodire la fede apostolica.

 

Per noi oggi

1. La verità cristiana non si adatta alle mode culturali. Policarpo rifiutò un “Vangelo su misura” come quello di Marcione. Anche oggi la tentazione è tagliare via le parti scomode della fede. 

2. Unità non significa uniformità. Con il papa non era d’accordo sulla data della Pasqua, ma rimase in comunione. Oggi spesso ci si divide per molto meno.

3. La fede vale più della vita… ma noi quanto siamo disposti a perdere? Per Policarpo Cristo non era un’idea, ma una relazione concreta e fedele. La sua domanda silenziosa a noi è: la mia fede reggerebbe davanti a una vera prova?

Memoria di san Policarpo, vescovo e martire, che è venerato come discepolo del beato apostolo Giovanni e ultimo testimone dell’epoca apostolica; sotto gli imperatori Marco Antonino e Lucio Aurelio Commodo, a Smirne in Asia, nell’odierna Turchia, nell’anfiteatro al cospetto del proconsole e di tutto il popolo, quasi nonagenario, fu dato al rogo, mentre rendeva grazie a Dio Padre per averlo ritenuto degno di essere annoverato tra i martiri e di prendere parte al calice di Cristo.

NELLO STESSO GIORNO:
BEATA GIOVANNINA FRANCHI Fondatrice - COMO
Como, 24 giugno 1807 - 23 febbraio 1872

Giovanna Franchi, detta Giovannina, fu una delle figlie di Giuseppe Franchi e Giuseppa Mazza. A sette anni, venne affidata al prestigioso educandato della Visitazione. Nel 1840, ormai trentatreenne, ricevette una proposta di matrimonio da un uomo più anziano di lei ma, a causa di una malattia, l'uomo morirà prima di sposarla. Nel 1853, morirono entrambi i genitori. Rimasta sola la donna decise di dedicarsi alla cura dei poveri. In seguito acquistò un edificio nella città di Como, nel povero quartiere di Cortesella dove fonda la congregazione delle Suore Infermiere dell'Addolorata. L'istituto assumerà sempre più la fisionomia di un ospizio di carità. Morì il 26 febbraio 1873 durante un'epidemia di Vaiolo forse infettata proprio da uno dei suoi assistiti. 

 

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