lunedì 2 febbraio 2026

02.02 PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

La Presentazione del Signore, celebrata quaranta giorni dopo il Natale, conclude il ciclo natalizio e apre simbolicamente lo sguardo sul destino pasquale di Gesù. Maria e Giuseppe conducono il Bambino al tempio per adempiere la Legge di Mosè, ma soprattutto per l’incontro con il popolo credente, rappresentato da Simeone e Anna, figure dell’attesa perseverante e fiduciosa della salvezza.

Il brano evangelico di Luca (2,22-39) mostra come la salvezza, già annunciata ai pastori e ai Magi, venga ora riconosciuta nel cuore stesso di Israele. Tuttavia, questo riconoscimento non è trionfale: Simeone profetizza che Gesù sarà segno di contraddizione e annuncia a Maria una sofferenza che la coinvolgerà profondamente: una spada le trafiggerà l’anima. Fin dall’inizio, dunque, la luce portata da Cristo è inseparabile dalla croce.

Gesù appare come il vero Primogenito: mentre nella tradizione d’Israele i primogeniti venivano riscattati con un sacrificio simbolico, Lui sarà l’unico a non essere risparmiato. Obbediente alla volontà del Padre, offrirà se stesso per la liberazione definitiva dal peccato e dalla morte, realizzando pienamente l’antica promessa.

La profezia di Simeone fonda anche il legame profondo tra Maria e la missione redentrice del Figlio. La Madre partecipa al mistero della salvezza non come protagonista autonoma, ma in comunione totale con Cristo. Da qui nasce la riflessione teologica sul titolo di Corredentrice, che sottolinea la sua cooperazione unica e subordinata all’unico Redentore.

La festa, nata in Oriente come Hypapante (“Incontro”), mette al centro l’abbraccio tra Simeone e Gesù: l’uomo anziano può finalmente morire in pace perché ha visto la salvezza. In Occidente, la celebrazione si arricchisce della processione e della benedizione delle candele, segno di Cristo luce delle genti. Una luce che non elimina il dolore, ma lo attraversa e lo trasforma in speranza.

 

PER NOI OGGI

1.     Siamo ancora capaci di attendere?
Simeone e Anna riconoscono il Messia perché hanno consumato la vita nell’attesa. Noi, abituati all’immediato, sapremmo riconoscere Dio se si presentasse senza clamore?

2.     Vogliamo un Dio che illumina o un Dio che disturba?
Cristo è luce, ma anche segno di contraddizione. Accoglierlo significa accettare che metta in crisi le nostre sicurezze, non solo che consoli.

3.     Che cosa siamo disposti a offrire davvero?
Maria offre il Figlio, sapendo che non le verrà restituito. La fede non è trattenere Dio, ma consegnarlo — e consegnarsi — senza garanzie.

La festa odierna, chiamata popolarmente Candelora, ebbe origine in Oriente con il nome greco di Hypapante, che significa «Incontro», volendo qui rimarcare l’incontro nel tempio tra Simeone e Gesù Bambino, che il vecchio profeta prenderà tra le braccia e con la grazia dello Spirito Santo riconoscerà come il Messia atteso, elevando il suo bellissimo cantico.

 


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