sabato 31 gennaio 2026

31.01.2026 - 2Sam 12,1-7.10-17 - Mc 4,35-41 - Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?

Dal secondo libro di Samuèle - 2Sam 12,1-7.10-17

In quei giorni, il Signore mandò il profeta Natan a Davide, e Natan andò da lui e gli disse: «Due uomini erano nella stessa città, uno ricco e l’altro povero. Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero, mentre il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina, che egli aveva comprato. Essa era vissuta e cresciuta insieme con lui e con i figli, mangiando del suo pane, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno. Era per lui come una figlia. Un viandante arrivò dall’uomo ricco e questi, evitando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso quanto era da servire al viaggiatore che era venuto da lui, prese la pecorella di quell’uomo povero e la servì all’uomo che era venuto da lui».
Davide si adirò contro quell’uomo e disse a Natan: «Per la vita del Signore, chi ha fatto questo è degno di morte. Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non averla evitata». Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell’uomo! Così dice il Signore, Dio d’Israele: “La spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Urìa l’Ittita”. Così dice il Signore: “Ecco, io sto per suscitare contro di te il male dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un altro, che giacerà con loro alla luce di questo sole. Poiché tu l’hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole”».
Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a Davide: «Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai. Tuttavia, poiché con quest’azione tu hai insultato il Signore, il figlio che ti è nato dovrà morire». Natan tornò a casa.
Il Signore dunque colpì il bambino che la moglie di Urìa aveva partorito a Davide e il bambino si ammalò gravemente. Davide allora fece suppliche a Dio per il bambino, si mise a digiunare e, quando rientrava per passare la notte, dormiva per terra. Gli anziani della sua casa insistevano presso di lui perché si alzasse da terra, ma egli non volle e non prese cibo con loro.
1. Vediamo il profeta Natan che va dal re Davide e gli racconta una storia. Gli presenta un caso giuridico e gli chiede di PRENDERE POSIZIONE COME RE-GIUDICE. La storia parla alla pancia di Davide, il re non si rende conto che la storia della pecora uccisa è una metafora del suo comportamento. Davide prende posizione in modo netto e inequivocabile. Dichiara che il ricco ha sbagliato ed è degno di morte. QUESTO È IL GIUDIZIO, QUESTO QUELLO CHE MERITA DAVIDE. 

2. Ecco la risposta di Davide a Natan: Ho peccato contro il Signore! FINALMENTE DAVIDE COMPRENDE IL MALE DA LUI FATTO contro il suo Signore.  E Natan dice a Davide: «IL SIGNORE HA RIMOSSO IL TUO PECCATO E TU NON MORIRAI». La pena di morte che gravava sulla tua persona è stata rimossa. Tu non morirai. DIO NON VUOLE LA MORTE! Rimane però la sentenza del profeta sulla sua casa che dovrà realizzarsi tutta.

3. IL FIGLIO CONCEPITO DA ADULTERIO E CHE ERA GIÀ NATO SARÀ PRESO DALLA MORTE. Davide allora fa suppliche a Dio per il bambino, prega, digiuna, mortifica il suo corpo. Vuole muovere il Signore a pietà. La sua speranza è vana perché LA PROFEZIA NON È CONDIZIONATA. È ASSOLUTA. Il figlio di Betsabea morirà, è lui l’anello più debole E SUI PIÙ FRAGILI SI RIVERSA IL MALE DI TUTTI.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 4,35-41
In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

 

La barca nella tempesta è una immagine efficace della Chiesa: una barca che deve affrontare le tempeste e talvolta sembra sul punto di essere travolta. Quello che la salva non sono le qualità e il coraggio dei suoi uomini, ma la fede, che permette di camminare anche nel buio, in mezzo alle difficoltà. La fede ci dà la sicurezza della presenza di Gesù sempre accanto, della sua mano che ci afferra per sottrarci al pericolo.
E anche se Gesù “dorme” non dobbiamo avere paura.  Ai discepoli, a noi Gesù dice: “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai“.
Il testo ci lascia con questa domanda: “Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?”. Domanda che non dobbiamo farci in modo retorico o devoto soltanto, ma in verità: Gesù va sempre “riconosciuto” … ogni giorno.

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Fede vs. paura, questa è l'alternativa, ci dice Gesù. Infatti la domanda dei discepoli è la domanda di ogni uomo: della mia vita e della mia morte, importa a Qualcuno?

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31.01 SAN GIOVANNI BOSCO

SAN GIOVANNI BOSCO

San Giovanni Bosco (1815-1888) fu sacerdote, educatore, scrittore ed editore, dotato di straordinari carismi mistici e di un’instancabile passione per la salvezza delle anime. Operò nel difficile contesto dell’Italia risorgimentale e anticattolica, mantenendo sempre fisso lo sguardo sull’eternità. Pio XI lo definì uno strumento provvidenziale di Dio per la restaurazione cristiana della società.

Nato a Castelnuovo d’Asti in una povera famiglia contadina, perse il padre a meno di due anni. La madre Margherita, donna di fede robusta, fu la sua prima grande educatrice. A nove anni ebbe il celebre sogno profetico: vide molti ragazzi che bestemmiavano e un uomo luminoso che si presentò come Gesù, affiancato da Maria, indicandogli la missione di trasformare quei giovani ribelli in agnelli mansueti con la carità e la scienza. Da allora sentì chiaramente la sua vocazione.

Per studiare dovette lavorare come garzone, fabbro, falegname, apprendendo mestieri che più tardi avrebbe insegnato ai ragazzi dell’oratorio. A Chieri fondò la “Società dell’Allegria”, usando giochi e acrobazie per attirare i coetanei alla vita cristiana. Fu determinante l’incontro con don Giuseppe Cafasso, che lo guidò al sacerdozio. Ordinato nel 1841, l’8 dicembre incontrò il giovane muratore Bartolomeo Garelli: da quel primo ragazzo povero e analfabeta nacque l’Oratorio di San Francesco di Sales.

Nel 1854 fondò la Società Salesiana per assicurare continuità alla sua opera educativa, fondata sull’ideale di formare “onesti cittadini e buoni cristiani”. Il suo sistema preventivo si basava su tre pilastri: ragione, religione e amorevolezza. Con santa Maria Domenica Mazzarello fondò nel 1872 le Figlie di Maria Ausiliatrice per le ragazze. Il motto era semplice: stare allegri e non fare peccati.

Difensore coraggioso della Chiesa, don Bosco fu protagonista di sogni profetici, come quello delle due colonne dell’Eucaristia e di Maria Ausiliatrice, e si oppose apertamente alle leggi anticlericali del nuovo Stato italiano. Intuì il potere educativo dei media e fondò case editrici e collane popolari. Taumaturgo, perseguitato e osteggiato, non smise mai di sacrificarsi per i suoi giovani. Poco prima di morire disse: “Ditelo ai miei ragazzi: li attendo tutti in Paradiso”.

 

PER NOI OGGI

1.     Educare è una missione, non un mestiere
Don Bosco non “gestiva” ragazzi: li amava come figli e dava la vita per loro.

2.     Allegria e santità non sono opposte
Il suo metodo ci sfida a mostrare che il cristianesimo non è tristezza, ma pienezza di vita.

3.     O ci giochiamo tutto per i giovani, o li perdiamo
In una società che li scarta, Don Bosco ci chiede ancora: chi si prenderà davvero cura di loro?

Memoria di san Giovanni Bosco, sacerdote: dopo una dura fanciullezza, ordinato sacerdote, dedicò tutte le sue forze all’educazione degli adolescenti, fondando la Società Salesiana e, con la collaborazione di santa Maria Domenica Mazzarello, l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, per la formazione della gioventù al lavoro e alla vita cristiana. In questo giorno a Torino, dopo aver compiuto molte opere, passò piamente al banchetto eterno.

venerdì 30 gennaio 2026

30.01.2026 - 2Sam 11,1-4.5-10.13-17 - Mc 4,26-34 L'uomo getta il seme e dorme; il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa.

Dal secondo libro di Samuèle - 2Sam 11,1-4.5-10.13-17

All’inizio dell’anno successivo, al tempo in cui i re sono soliti andare in guerra, Davide mandò Ioab con i suoi servitori e con tutto Israele a compiere devastazioni contro gli Ammoniti; posero l’assedio a Rabbà, mentre Davide rimaneva a Gerusalemme.
Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella d’aspetto. Davide mandò a informarsi sulla donna. Gli fu detto: «È Betsabea, figlia di Eliàm, moglie di Urìa l’Ittita». Allora Davide mandò messaggeri a prenderla.
La donna concepì e mandò ad annunciare a Davide: «Sono incinta». Allora Davide mandò a dire a Ioab: «Mandami Urìa l’Ittita». Ioab mandò Urìa da Davide. Arrivato Urìa, Davide gli chiese come stessero Ioab e la truppa e come andasse la guerra. Poi Davide disse a Urìa: «Scendi a casa tua e làvati i piedi». Urìa uscì dalla reggia e gli fu mandata dietro una porzione delle vivande del re. Ma Urìa dormì alla porta della reggia con tutti i servi del suo signore e non scese a casa sua. La cosa fu riferita a Davide: «Urìa non è sceso a casa sua».
Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé e lo fece ubriacare; la sera Urìa uscì per andarsene a dormire sul suo giaciglio con i servi del suo signore e non scese a casa sua.
La mattina dopo Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò per mano di Urìa. Nella lettera aveva scritto così: «Ponete Urìa sul fronte della battaglia più dura; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia». Allora Ioab, che assediava la città, pose Urìa nel luogo dove sapeva che c’erano uomini valorosi. Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab; caddero parecchi della truppa e dei servi di Davide e perì anche Urìa l’Ittita.
1. Mentre Israele compie devastazioni contro gli Ammoniti, Davide in un tardo pomeriggio si alza dal letto e va a passeggiare sulla terrazza. PERCHÉ MENTRE DOVREBBE ESSERE A GUIDARE IL SUO ESERCITO, DAVIDE INVECE SI PERMETTE DI RIMANERE ALLA REGGIA? Ed è proprio a quel punto, alzatosi, passeggiando sulla terrazza, che intravede Betsabea. 

2. Betsabea è la moglie di un valoroso comandante. Davide avrebbe dovuto girare immediatamente lo sguardo, invece indugia, la guarda, la desidera. ECCO DA DOVE NASCE TANTO MALE, DA PICCOLE SCIVOLATE. È al nostro posto che dobbiamo stare, contenendoci, perché ogni scivolata, spesso ne chiama un’altra, sempre più difficile da controllare, come in tutta la escalation di Davide.

3. La donna scopre di essere incinta, Davide vuole nascondere la propria colpa e non vuole assumersi la responsabilità del figlio. Arriva a far uccidere il proprio miglior generale, mandandolo a combattere al fronte, camuffando la morte come atto di guerra. LA MENTE UMANA DI QUESTE DIAVOLERIE NE INVENTA UNA AL MINUTO.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 4,26-34
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.
Gesù paragona il Regno di Dio a un seme che cresce in modo misterioso e spontaneo, indipendentemente dal controllo umano. “É il miracolo dell’amore di Dio che fa germogliare e fa crescere ogni seme di bene sparso sulla terra. E l’esperienza di questo miracolo d’amore ci fa essere ottimisti, nonostante le difficoltà, le sofferenze e il male che incontriamo. Il seme germoglia e cresce perché lo fa crescere l’amore di Dio. La Vergine Maria, che ha accolto come terra buona il seme della divina parola, rafforzi in noi questa fede e questa speranza”.

 

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30.01 SANTA GIACINTA MARESCOTTI

SANTA GIACINTA MARESCOTTI

Santa Giacinta Marescotti nacque nel 1585 con il nome di Clarice, in una nobile famiglia: era figlia del conte Marcantonio Marescotti e di Ottavia Orsini. Fin da giovane mostrò scarso interesse per la vita religiosa. A nove anni fu mandata a Viterbo nel convento di San Bernardino, dove era entrata anche la sorella Ginevra, ma Clarice ne rimase infastidita e dopo due anni tornò a casa. Cresciuta negli ambienti aristocratici, si innamorò di un marchese e sognava il matrimonio; tuttavia il padre preferì concedere la mano della sorella minore Ortensia, lasciando Clarice profondamente ferita e umiliata.

Ancora segnata da questa delusione, nel 1604 entrò nel convento di San Bernardino come terziaria francescana, assumendo il nome di Giacinta. Confessò apertamente al padre di non avere alcuna vocazione: lo faceva solo per nascondere il proprio dolore. Nei primi dieci anni visse in modo del tutto mondano: si fece portare mobili preziosi, cibo raffinato, vestì una tonaca di seta e ammise di dedicarsi a “vanità e sciocchezze”. La sua era una vita religiosa solo di facciata.

Una grave malattia e il deciso ammonimento del confessore segnarono la svolta. Profondamente scossa, chiese pubblicamente perdono alle consorelle per lo scandalo dato e rivolse a Dio una preghiera accorata: «Dammi un senso alla mia vita, dammi la speranza, dammi la salvezza». Da quel momento, cambiò radicalmente: prese il nome di Giacinta di Maria Vergine e iniziò una vita di penitenza, preghiera intensa, veglie notturne, digiuni e profonda meditazione sulla Passione di Cristo, che chiamava “il mio amore crocifisso”.

Divenne maestra delle novizie e introdusse a Viterbo le Quarantore di adorazione eucaristica dopo il carnevale. La sua vita interiore fu accompagnata da doni mistici come estasi, profezie e discernimento dei cuori. Tuttavia, non rimase chiusa nel convento: si dedicò ai poveri, ai malati, ai prigionieri attraverso la confraternita dei Sacconi e agli anziani con quella degli Oblati di Maria. Morì nel 1640 in fama di santità; il popolo, consapevole della sua totale donazione a Dio, fece a gara per conservare frammenti della sua tonaca come reliquie.

 

PER NOI OGGI

1.     Non è mai troppo tardi per ricominciare
Dieci anni di vita sbagliata non impedirono a Giacinta di diventare santa: cosa ci fa pensare che per noi sia “troppo tardi”?

2.     La conversione nasce dalla verità su se stessi
Solo quando smise di fingere e chiese perdono pubblicamente, la sua vita cambiò davvero.

3.     L’amore per Dio si misura nell’amore per i poveri
Penitenza e adorazione non la chiusero in sé: la spinsero fuori, verso gli ultimi. Una fede che non diventa carità è incompleta.

A Viterbo, santa Giacinta Marescotti, vergine del Terz’Ordine regolare di San Francesco, che, dopo quindici anni passati tra vani piaceri, abbracciò una vita durissima e istituì confraternite per l’assistenza degli anziani e per l’adorazione della santa Eucaristia.

NELLO STESSO GIORNO:
SANT' ARMENTARIO di Pavia Vescovo
m. 731
Si hanno pochissime notizie sulla sua vita. Succedette al vescovo di Pavia Gregorio e resse quella Chiesa tra il 710 ed il 722 circa. Lottò per difendere dalle pretese della Metropolia di Milano la diretta dipendenza di Pavia dalla Sede Apostolica. È ricordato per aver accolto le spoglie di S. Agostino giunte dalla Sardegna per volontà del re Liutprando, e per aver consacrato al grande santo un altare della basilica di S. Pietro in Ciel d’Oro. Morì nel 731.

 

giovedì 29 gennaio 2026

29.01.2026 - 2Sam 7,18-19.24-29 - Mc 4,21-25 La lampada viene per essere messa sul candelabro. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.

Dal secondo libro di Samuèle - 2Sam 7,18-19.24-29

Dopo che Natan gli ebbe parlato, il re Davide andò a presentarsi davanti al Signore e disse: «Chi sono io, Signore Dio, e che cos’è la mia casa, perché tu mi abbia condotto fin qui? E questo è parso ancora poca cosa ai tuoi occhi, Signore Dio: tu hai parlato anche della casa del tuo servo per un lontano avvenire: e questa è legge per l’uomo, Signore Dio! Hai stabilito il tuo popolo Israele come popolo tuo per sempre, e tu, Signore, sei diventato Dio per loro.
Ora, Signore Dio, la parola che hai pronunciato sul tuo servo e sulla sua casa confermala per sempre e fa’ come hai detto. Il tuo nome sia magnificato per sempre così: “Il Signore degli eserciti è il Dio d’Israele!”. La casa del tuo servo Davide sia dunque stabile davanti a te! Poiché tu, Signore degli eserciti, Dio d’Israele, hai rivelato questo al tuo servo e gli hai detto: “Io ti edificherò una casa!”. Perciò il tuo servo ha trovato l’ardire di rivolgerti questa preghiera.
Ora, Signore Dio, tu sei Dio, le tue parole sono verità. Hai fatto al tuo servo queste belle promesse. Dégnati dunque di benedire ora la casa del tuo servo, perché sia sempre dinanzi a te! Poiché tu, Signore Dio, hai parlato e per la tua benedizione la casa del tuo servo è benedetta per sempre!».
1. Davide si professa e si confessa, SI DICHIARA OPERA ESCLUSIVA DEL SIGNORE, SENZA ALCUN SUO MERITO. Io ero un umile pastore. La mia famiglia sconosciuta in Israele. Ora sono re non certo per mio merito. Sono grande ma non per opera mia.

2. Davide non vede sé stesso, VEDE DIO E IL POPOLO. Vede il popolo IN Dio e Dio NEL popolo. LUI È STRUMENTO DI QUESTA RELAZIONE. Hai stabilito il tuo popolo Israele come popolo tuo PER SEMPRE, e tu, Signore, sei diventato Dio per loro. La stabilità d'Israele, popolo debole tra colossi che vorrebbero stritolarlo, È MERITO DI DIO.

3. Il Signore ha parlato e il re ha creduto. PAROLA E BENEDIZIONE NON VERRANNO MAI MENO, FONDATE COME SONO SULLA FEDELTÀ DI DIO. Davide non dubiterà mai di questa parola e di questa benedizione, NIENTE POTRÀ ORMAI SEPARALO DAL SUO SIGNORE DI CUI HA SPERIMENTATO UNA FEDELTÀ CHE È PER SEMPRE.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 4,21-25
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».
Gesù esorta a non nascondere la luce della fede, ma a renderla visibile come una lampada posta in alto. Ogni cosa nascosta sarà rivelata, invitandoci a vivere con autenticità e trasparenza. Ci ricorda che “le bilance del Signore sono diverse dalle nostre”: Dio valuta non la quantità, ma la qualità, scrutando le intenzioni del cuore. Siamo chiamati, quindi, a vivere con generosità, certi che chi condivide e dona riceverà a sua volta una ricchezza ancora più grande.

 

29.01 SAN COSTANZO DI PERUGIA

SAN COSTANZO

San Costanzo è venerato come il primo vescovo di Perugia e uno dei più antichi testimoni della fede cristiana in Umbria. Visse nel II secolo e subì il martirio durante le persecuzioni che colpirono i cristiani sotto l’imperatore Marco Aurelio o, secondo altre fonti, già sotto Antonino Pio. Le agiografie che ci sono giunte lo presentano come un giovane pastore, ricco di fede e di generosità, scelto come vescovo per la sua testimonianza limpida e per la forza spirituale che sapeva trasmettere alla comunità.

La tradizione narra che fu arrestato e condotto davanti al console Lucio. Sottoposto a violente torture, venne flagellato e poi immerso in acque bollenti, dalle quali uscì miracolosamente illeso. Questo evento, anziché spegnerne la fede, ne accrebbe la fama di santità. Imprigionato, riuscì a convertire i suoi carcerieri, che commossi dalla sua testimonianza lo aiutarono a fuggire. Trovò rifugio nella casa di un cristiano di nome Anastasio, ma anche quest’ultimo venne arrestato insieme a lui.

Dopo varie peripezie, Costanzo fu condotto a Foligno e lì, in un luogo detto “il Trivio”, venne infine decapitato, suggellando con il sangue la sua fedeltà a Cristo. Subito dopo il martirio, il suo corpo fu riportato a Perugia e sepolto in un’area chiamata “Areola fuori Porta San Pietro”, sede della prima cattedrale cittadina. Intorno al 178 venne eretto un mausoleo in suo onore, segno di una devozione già viva nelle prime generazioni cristiane.

Su quello stesso luogo, nel 1205, fu consacrata l’attuale Chiesa di San Costanzo, che ancora oggi custodisce le reliquie del santo. La memoria di Costanzo non è solo legata a prodigi o leggende, ma alla forza di una Chiesa nascente che, in un contesto ostile, trovava nel coraggio dei suoi pastori il motivo per non arrendersi.

 

PER NOI OGGI

1.     La fede non è un’idea, è una scelta di vita
Costanzo non difese un’opinione, ma donò se stesso fino alla morte: quanto siamo disposti oggi a rischiare per il Vangelo?

2.     Si evangelizza anche in catene
Convertì i carcerieri in prigione: segno che non esistono luoghi “inermi” quando il cuore è abitato da Cristo.

3.     La Chiesa nasce dal sangue dei testimoni
Le nostre comunità sono costruite su martiri come lui: ricordarlo ci impedisce di vivere la fede in modo comodo e superficiale.

Primo vescovo di Perugia, scampò una prima volta al martirio durante le persecuzioni di Marco Aurelio. Imprigionato, convertì i suoi carcerieri e tornò in libertà, ma fu di nuovo arrestato e decapitato nel 170. Nel luogo della sua sepoltura è sorta la prima cattedrale della città.  

NELLO STESSO GIORNO:
BEATA ARCANGELA GIRLANI Vergine
Trino di Monferrato, 1460 - Mantova, 25 gennaio 1494
Eleonora Girlani, nativa di Trino di Monferrato, si chiamò Arcangela quando, con le sorelle Maria e Francesca, prese nel 1477 l'abito carmelitano nel monastero di Parma, di cui fu poi priora. Più tardi esercitò il medesimo ufficio nel nuovo monastero di Mantova dal 1492 e ivi morì nel 1495. In un manoscritto leggiamo che la beata si adoperava sommamente perchè essendo denominato il monastero "S. Maria del Paradiso", essa e le consorelle pur vivendo in terra, fossero come assorte in cielo. Si distinse per la sua speciale devozione alla SS.ma Trinità. Il suo culto liturgico fu approvato da Pio IX nel 1864.

 

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IDEOLOGIA VS REALTÀ

IDEOLOGIA VS REALTÀ

Avery Jackson, a nove anni, è diventata nota come la prima bambina transgender sulla copertina del National Geographic, simbolo dell’ideologia gender infantile. Oggi, a diciassette anni, Avery dichiara di identificarsi come non binario e asessuale, ma soprattutto afferma che la sua transizione «ha rovinato la mia vita». Durante l’infanzia e l’adolescenza, Avery ha ricevuto trattamenti medici per l’affermazione di genere, incluso il farmaco Lupron, utilizzato per bloccare la pubertà, che negli adulti ha effetti reversibili ma nei minori può provocare danni permanenti alla fertilità, alla maturazione sessuale, cerebrale ed emotiva.

 La vicenda mette in luce i rischi associati alla somministrazione di bloccanti della pubertà ai bambini, sottolineando come la percezione ideologica della transizione infantile possa prevalere sulle evidenze scientifiche. Paesi come il Regno Unito stanno limitando l’uso di questi farmaci nei minori, promuovendo studi per valutare i reali effetti e i rischi a lungo termine. La storia di Avery Jackson diventa così un caso emblematico di come la pressione culturale e l’ideologia possano condizionare scelte mediche delicate, con conseguenze profonde e irreversibili sulla vita dei minori coinvolti.

 La vicenda di Avery ci ricorda quanto sia fragile la vita dei più piccoli e quanto sia importante proteggerla con saggezza e responsabilità. Come cristiani, siamo chiamati a riconoscere che ogni bambino è un dono di Dio, con un corpo, una mente e un’anima che meritano rispetto e cura. La fede ci invita a guidare con prudenza, amore e discernimento, senza cedere a ideologie che rischiano di ferire.

 Dobbiamo sostenere percorsi che valorizzino la crescita naturale e integrale dei minori, accompagnandoli con pazienza e verità. La verità scientifica e morale non contraddice la compassione: anzi, la rafforza. Preghiamo per i giovani che soffrono e per le famiglie che devono fare scelte difficili. Infine, ricordiamo che Dio è il custode di ogni vita e il nostro riferimento sicuro in ogni decisione.

 

PER NOI OGGI

 1.     L’ideologia non può sostituire la scienza: le decisioni mediche sui minori devono basarsi su evidenze solide, non su tendenze culturali o politiche.

 2.     I bambini meritano protezione, non esperimenti: interventi irreversibili sulla pubertà e sulla fertilità hanno effetti permanenti sulla vita emotiva e fisica.

 3. Il consenso informato è cruciale: famiglie e clinici devono conoscere pienamente i rischi, e la pressione sociale non deve soppiantare la prudenza medica.

 

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mercoledì 28 gennaio 2026

28.01.2026 - 2Sam 7,4-17 - Mc 4,1-20 Il seminatore uscì a seminare.

Dal secondo libro di Samuèle - 2Sam 7,4-17

In quei giorni, fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: Così dice il Signore: “Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io infatti non ho abitato in una casa da quando ho fatto salire Israele dall’Egitto fino ad oggi; sono andato vagando sotto una tenda, in un padiglione. Durante tutto il tempo in cui ho camminato insieme con tutti gli Israeliti, ho forse mai detto ad alcuno dei giudici d'Israele, a cui avevo comandato di pascere il mio popolo Israele: Perché non mi avete edificato una casa di cedro?”.
Ora dunque dirai al mio servo Davide: Così dice il Signore degli eserciti: “Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra.
Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa.
Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile il trono del suo regno per sempre. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. Se farà il male, lo colpirò con verga d’uomo e con percosse di figli d’uomo, ma non ritirerò da lui il mio amore, come l’ho ritirato da Saul, che ho rimosso di fronte a te. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono sarà reso stabile per sempre”».
Natan parlò a Davide secondo tutte queste parole e secondo tutta questa visione.
1. Interviene il Signore e dona la sua parola attuale, che è anche profezia per il futuro. È GIUNTO IL MOMENTO DI FERMARSI, di fissare un luogo e DI FARE UNA CASA, perché da Davide nascerà un discendente che RENDERÀ IL REGNO STABILE PER SEMPRE. Il Signore farà una casa stabile a lui.

2. E promette ancora il Signore. IO SARÒ PER LUI PADRE ED EGLI SARÀ PER ME FIGLIO. Questo significa che MAI IL PADRE RIPUDIERÀ IL FIGLIO anche se sbaglia. Lo correggerà come si correggono i figli degli uomini.  Lo correggerà sempre, non lo ripudierà mai.  

3. Lo correggerà, ma NON RITIRERÀ MAI IL SUO AMORE DA LUI. Lo amerà per sempre.  Dio promette amore eterno al discendente di Davide. DA QUESTO ISTANTE ISRAELE POSSIEDE UNA CERTEZZA: cambia il mondo, cambiano gli uomini, evolvono le nazioni, nasceranno le democrazie, UNA COSA NON CAMBIERÀ MAI: la casa di Davide e il suo regno. Comprenderemo questa profezia solo con la nascita di Gesù.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 4,1-20
In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».
Gesù annuncia ‘il mistero del regno di Dio’ in parabole, cioè in racconti per immagini. La semente della parola viene gettata nel terreno della persona che ascolta; germoglia e cresce in base alla qualità del terreno.
Gesù ci invita oggi a guardarci dentro: a ringraziare per il nostro terreno buono e a lavorare sui terreni non ancora buoni. Chiediamoci se il nostro cuore è aperto ad accogliere con fede il seme della Parola di Dio. Chiediamoci se i nostri sassi della pigrizia sono ancora numerosi e grandi; individuiamo e chiamiamo per nome i rovi dei vizi.
Troviamo il coraggio di fare una bella bonifica del terreno, una bella bonifica del nostro cuore, portando al Signore nella Confessione e nella preghiera i nostri sassi e i nostri rovi. Così facendo, Gesù, buon seminatore, sarà felice di compiere un lavoro aggiuntivo: purificare il nostro cuore, togliendo i sassi e le spine che soffocano la Parola”. Impegniamoci a tenere libero il terreno per renderlo fertile. Come? Attraverso l’amicizia con Gesù e con quanti gli sono amici.

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La prima parabola è quella del seminatore, la meta-parabola: se non capiamo questa non capiremo le altre. Ogni parabola è anche una domanda, quindi: noi che tipo di terreno siamo? Fertile o arido?

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28.01 SAN TOMMASO D’AQUINO

SAN TOMMASO D’AQUINO

San Tommaso d’Aquino (1225-1274), detto Doctor Angelicus, è il più grande rappresentante della Scolastica medievale e uno dei pilastri del pensiero cristiano. Il suo insegnamento fondamentale è che la verità della fede supera la ragione, ma non la contraddice mai: entrambe sono dono di Dio e tendono alla stessa verità. Per questo, dopo sant’Agostino, è l’autore più citato nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Nel 1567 san Pio V lo proclamò Dottore della Chiesa, disponendo l’insegnamento della sua Somma Teologica nelle università; anche il Concilio Vaticano II raccomandò lo studio del suo pensiero per la formazione dei sacerdoti.

Nato da una nobile famiglia nei pressi di Roccasecca, a cinque anni fu affidato ai monaci di Montecassino, poi trasferito a Napoli dove frequentò l’università e conobbe i domenicani. Entrò nel loro Ordine nel 1244, contro il parere dei familiari che arrivarono a imprigionarlo nel castello di famiglia pur di farlo rinunciare. Tommaso rimase fermo nella sua scelta e, una volta liberato, proseguì il suo cammino religioso.

La svolta decisiva avvenne a Colonia, sotto la guida di sant’Alberto Magno, che ne intuì la grandezza. Qui Tommaso studiò profondamente Aristotele, distinguendo tra errori e verità, dimostrando che una filosofia autentica non contraddice la fede ma la prepara e la illumina. A soli 27 anni insegnava già all’università di Parigi. Su richiesta di Raimondo di Peñafort scrisse la Summa contra Gentiles, opera pensata per sostenere l’opera missionaria.

Nel 1264 papa Urbano IV gli affidò la composizione dell’Ufficio del Corpus Domini: nacquero inni meravigliosi come Pange lingua e Adoro te devote. Celebre è il dialogo con il crocifisso che gli disse: “Hai scritto bene di me. Che cosa vuoi in cambio?”, al quale Tommaso rispose: “Nulla se non Te, Signore”.

Nel 1265 iniziò la monumentale Somma Teologica, sintesi mirabile di Scrittura, Padri della Chiesa, filosofia e teologia. Dopo un’esperienza mistica avvenuta durante la Messa del 6 dicembre 1273, smise improvvisamente di scrivere: “Tutto ciò che ho scritto mi sembra paglia rispetto a quanto ho visto”. Morì pochi mesi dopo. La sua grandezza nasceva non solo dall’intelligenza, ma soprattutto da una profonda vita di preghiera e di amore per Dio.

 

PER NOI OGGI

1.     Pensare è un atto di fede
In un tempo di slogan e superficialità, Tommaso ci sfida a usare seriamente la ragione come servizio a Dio e alla verità.

2.     La teologia nasce in ginocchio
Senza preghiera, anche lo studio più brillante diventa sterile: il vero sapere cristiano nasce davanti al tabernacolo.

3.     Non accontentarsi del “già detto”
Dopo aver scritto capolavori, Tommaso li chiama “paglia” di fronte all’incontro con Dio: ci ricorda che nessuna formula, neppure la migliore, può sostituire l’esperienza viva del Signore.

Domenicano (1244), formatosi nel monastero di Montecassino e nelle grandi scuole del tempo, e divenuto maestro negli studi di Parigi, Orvieto, Roma, Viterbo e Napoli, impresse al suo insegnamento un orientamento originale e sapientemente innovatore. Affidò a molti scritti impegnati e specialmente alla celebre ‘Summa’ la sistemazione geniale della dottrina filosofica e teologica raccolta dalla tradizione. Ha esercitato un influsso determinante sull'indirizzo del pensiero filosofico e della ricerca teologica nelle scuole dei secoli seguenti.


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martedì 27 gennaio 2026

27.01.2026 - 2Sam 6,12-15.17-19 - Mc 3,31-35 Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre.

Dal secondo libro di Samuèle - 2Sam 6,12-15.17-19

In quei giorni, Davide andò e fece salire l’arca di Dio dalla casa di Obed-Edom alla Città di Davide, con gioia. Quando quelli che portavano l’arca del Signore ebbero fatto sei passi, egli immolò un giovenco e un ariete grasso. Davide danzava con tutte le forze davanti al Signore. Davide era cinto di un efod di lino. Così Davide e tutta la casa d’Israele facevano salire l’arca del Signore con grida e al suono del corno.
Introdussero dunque l’arca del Signore e la collocarono al suo posto, al centro della tenda che Davide aveva piantato per essa; Davide offrì olocausti e sacrifici di comunione davanti al Signore.
Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di comunione, Davide benedisse il popolo nel nome del Signore degli eserciti e distribuì a tutto il popolo, a tutta la moltitudine d’Israele, uomini e donne, una focaccia di pane per ognuno, una porzione di carne arrostita e una schiacciata di uva passa. Poi tutto il popolo se ne andò, ciascuno a casa sua..
1. Il Signore ha benedetto la casa di Obed-Edom e quanto gli appartiene, a causa dell’arca di Dio. L’ARCA È STRUMENTO DI VITA, DI BENEDIZIONE. Allora Davide va e fa salire l’arca di Dio dalla casa di Obed-Edom alla Città di Davide, con gioia. È una grandissima festa con una immensa gioia PERCHÉ IL SIGNORE È IN MEZZO AL SUO POPOLO. Il Signore è con il suo popolo.

2. Introducono l’arca del Signore e la collocano al suo posto, al centro della tenda che Davide aveva piantato per essa. Davide offre olocausti e sacrifici di comunione davanti al Signore. È oggi un giorno di grande festa. È ANCHE LA FESTA DELL’UNITÀ DEL POPOLO. Un solo Dio, una sola arca, un solo sommo sacerdote, un solo re, un solo popolo del Signore, una sola grande nazione. IN DIO C’È SOLO L’UNITÀ!

3. Davide infine BENEDICE IL POPOLO NEL NOME DEL SIGNORE degli eserciti e DISTRIBUISCE A TUTTO IL POPOLO UNA FOCACCIA DI PANE per ognuno, una porzione di carne arrostita e una schiacciata di uva passa. LA CONDIVISIONE NEI GIORNI DELLA FESTA ERA VERA LEGGE PER TUTTO ISRAELE. Vale anche per noi oggi!

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 3,31-35
In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

 

Anche nella famiglia di Gesù, anche nella madre sua, cresce il sospetto: Ma Gesù è diventato matto, ha perso la testa?
Lo cercano, non per ascoltarlo come sta facendo la folla attorno a lui, ma per parlargli e, se mai, per convincerlo a cambiare strada e ritornare così ad essere soggetto, sottomesso, integrato nel clan che lo ha generato ed educato. La famiglia di Gesù, anche la madre, sono dunque dentro alla più grande prova: quella di accogliere la volontà di Dio come è impersonata e vissuta dal figlio Gesù. E' la nostra prova!
Chi è “la madre di Gesù” e chi sono “i miei fratelli”? E’ “la folla che gli sta attorno”, cioè che lo ascolta come maestro. Questa è la volontà di Dio o perlomeno il principio e il suo fondamento: ascoltare e seguire Gesù, e non altro o altri! Con la sua forza, con la sua guida noi possiamo fare la volontà di Dio e così far parte vera della sua vera famiglia.

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Essere figlio, figlia, fratello, sorella.. è bello ed è più grande del dato biologico. Non è il nostro sangue che ci fa fratelli, ma il sangue di Cristo. Siamo pronti ad abbandonare le vecchie logiche?

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