SANTI BASILIO MAGNO E GREGORIO NAZIANZENO
Santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno, celebrati insieme dalla Chiesa, sono due figure centrali del IV secolo, appartenenti al gruppo dei Padri cappadoci, tra i massimi difensori dell’ortodossia cristiana e dell’unità della fede. La loro amicizia, nata negli anni di studio ad Atene, divenne una vera comunione spirituale: due santi nel cielo, due amici sulla terra, entrambi proclamati Dottori della Chiesa.
San Basilio Magno (329-379), proveniente da una famiglia ricchissima di santità, si formò nelle più prestigiose scuole del tempo e, dopo un periodo di vita ascetica e di visita agli anacoreti d’Oriente, fondò un monastero e redasse due Regole monastiche che influenzarono profondamente il monachesimo orientale e occidentale.
Divenuto vescovo di Cesarea, si distinse per il suo impegno nella carità, creando la “Basiliade”, un grande complesso per poveri e malati, e per la sua competenza teologica contro ariani e macedoniani. Scrisse opere fondamentali, tra cui il trattato sullo Spirito Santo, difendendo la consustanzialità del Padre, del Figlio e dello Spirito. Anche la liturgia orientale conserva ancora oggi la Divina Liturgia di San Basilio.
San Gregorio Nazianzeno (329-390), anch’egli di famiglia profondamente cristiana, fu un uomo di preghiera, studio e finezza intellettuale. Educato in diversi centri culturali del mondo greco, condivise con Basilio l’amore per la vita monastica, ma fu poi chiamato a guidare la Chiesa in tempi di grandi tensioni.
A Costantinopoli pronunciò i celebri Discorsi teologici sulla Trinità, che gli valsero il titolo di “Teologo”, fin lì attribuito solo a san Giovanni Evangelista. Partecipò al Concilio di Costantinopoli del 381, contribuendo alla definizione del Credo niceno-costantinopolitano. Nei suoi scritti, nelle sue lettere e nei suoi elogi funebri emerge la sua profondità spirituale e la grande amicizia con Basilio, da lui definita una comunione di vita orientata alla virtù e alla speranza futura.
I due santi, uniti da un ideale comune, hanno mostrato che fede, cultura, amicizia e impegno ecclesiale possono convivere in una sintesi luminosa. Sono patroni di teologi, monaci, ospedalieri, poeti cristiani e di intere regioni.
Per noi oggi
La fede deve pensare: se Basilio e Gregorio hanno dialogato con la cultura del loro tempo, oggi noi siamo forse troppo abituati a una fede superficiale che non sa confrontarsi con la complessità del mondo. La loro vita ci chiede di tornare a pensare cristianamente.
L’amicizia spirituale è possibile — e necessaria: la loro relazione non fu un sentimento vago, ma un cammino comune verso la santità. Oggi, nell’epoca delle relazioni rapide e fragili, abbiamo forse perso il gusto di amicizie profonde che aiutano davvero a crescere.
La verità su Dio non è negoziabile: mentre molti preferiscono un cristianesimo senza dottrina e senza identità, Basilio e Gregorio ricordano che la fede non è un’opinione ma un incontro con il Dio Trinità. Senza questa verità, il cristianesimo perde la sua anima.
Memoria dei santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno, vescovi e dottori della Chiesa. Basilio, vescovo di Cesarea in Cappadocia, detto Magno per dottrina e sapienza, insegnò ai suoi monaci la meditazione delle Scritture e il lavoro nell’obbedienza e nella carità fraterna e ne disciplinò la vita con regole da lui stesso composte; istruì i fedeli con insigni scritti e rifulse per la cura pastorale dei poveri e dei malati; morì il primo di gennaio. Gregorio, suo amico, vescovo di Sásima, quindi di Costantinopoli e infine di Nazianzo, difese con grande ardore la divinità del Verbo e per questo motivo fu chiamato anche il Teologo. Si rallegra la Chiesa nella comune memoria di così grandi dottori.
NELLO STESSO GIORNO:
STEFANA QUINZANI, Beata
Orzinuovi, 5 febbraio 1457 – Soncino, 2 gennaio 1530
Nata ad Orzinuovi (BS) da una famiglia di agricoltori, visse aiutandoli nel lavoro dei campi. Entrata nel 1489 a far parte del Terz'Ordine Domenicano, fu assidua nella contemplazione della Passione di Cristo, della quale portava sul corpo le stimmate. Si dedicò con generosità al servizio dei poveri e della pace. Morì il 2 gennaio 1530 a Soncino (CR) nel monastero da lei edificato e guidato con prudenza per anni.
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