giovedì 1 gennaio 2026

01.01 MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

 La solennità di Maria Santissima Madre di Dio, celebrata il primo gennaio e definita dogma al Concilio di Efeso nel 431, è il punto di incontro decisivo tra cristologia e mariologia. La Chiesa confessa che Maria è autenticamente Theotókos – “Colei che genera Dio” – non come titolo sentimentale, ma come verità necessaria per custodire la divinità di Cristo. Don Divo Barsotti sottolineava che lo stupore del cristianesimo non sta solo nel fatto che Maria possa chiamare Dio “Figlio”, ma che Dio stesso chiami una creatura “Madre”: qui si manifesta l’abisso dell’Incarnazione.

 La proclamazione del dogma risponde all’eresia nestoriana, sorta nel V secolo, che separava le nature di Cristo in due persone distinte, sostenendo che Maria fosse madre solo dell’uomo Gesù. San Cirillo d’Alessandria confutò tale dottrina affermando l’unione ipostatica: il Verbo eterno assume realmente la natura umana, senza confusione ma senza divisione. Di conseguenza, colui che Maria genera nella carne è la stessa Persona divina del Figlio. Per questo la Vergine può essere chiamata “Madre di Dio”, non come origine della divinità, ma perché il Verbo nasce da lei secondo l’umanità.

 Il Concilio di Efeso accolse la dottrina di Cirillo, condannò Nestorio e proclamò una formula di fede che difende insieme la piena divinità e la piena umanità di Cristo: uno solo è il Figlio, perfetto Dio e perfetto uomo, consostanziale al Padre e a noi. In questo modo la maternità divina diventa un baluardo contro tutte le eresie cristologiche, dall’arianesimo all’adozionismo.

 La festa del primo gennaio, collocata nell’Ottava del Natale, manifesta il legame profondo tra la Madre e il Figlio: mentre la liturgia ricorda la circoncisione di Gesù e l’imposizione del nome “Dio salva”, la Chiesa contempla Maria come colei che, con la sua obbedienza, entra in modo unico nel mistero della Redenzione, cooperando all’opera del Figlio “sotto di Lui e con Lui” (Lumen Gentium, 56).

 Dalla Maternità divina nasce anche la maternità spirituale di Maria verso tutti i redenti. Questo ruolo è radicato nel suo sì all’Annunciazione e sigillato da Cristo sulla croce: «Ecco il tuo figlio… Ecco la tua madre». Così, secondo san Pio X, tutti i battezzati, uniti a Cristo capo, sono come generati spiritualmente dal grembo di Maria. La Madre di Dio diventa così Madre della Chiesa e della vita cristiana quotidiana, segno di consolazione e protezione, ma soprattutto garanzia della verità sull’Incarnazione.

 

Per noi oggi

 Senza Maria Madre di Dio, il Natale diventa un mito dolce ma innocuo: se non difendiamo la verità dell’Incarnazione, rischiamo di ridurre Gesù a un “uomo speciale” e il cristianesimo a morale o poesia.

 La fede non vive senza carne: come il Verbo si è fatto uomo nel grembo di Maria, così anche la nostra fede deve diventare concreta, visibile, incarnata – non solo emozione spirituale.

 Abbiamo una Madre, ma viviamo come orfani: la maternità spirituale di Maria è un dono reale; trascurarlo significa perdere una guida sicura in un mondo frammentato e rumoroso.


Nell’ottava del Natale del Signore e nel giorno della sua Circoncisione, solennità della santa Madre di Dio, Maria: i Padri del Concilio di Efeso l’acclamarono Theotókos, perché da lei il Verbo prese la carne e il Figlio di Dio abitò in mezzo agli uomini, principe della pace, a cui fu dato il Nome che è al di sopra di ogni nome.

 

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