sabato 3 gennaio 2026

03.01 SANTISSIMO NOME DI GESÙ

SANTISSIMO NOME DI GESÙ

 La memoria del Santissimo Nome di Gesù nasce dalle stesse parole di Cristo: «Qualunque cosa chiederete nel mio nome, io la farò». Fin dai primi secoli il Nome è stato venerato come presenza viva del Signore risorto, come testimoniano cristogrammi e simboli paleocristiani, anche se il suo culto liturgico si radicò pienamente tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo.

 Il valore del Nome affonda le sue radici nell’Antico Testamento, dove il “nome” indica la realtà profonda di Dio che si rivela e agisce. Al roveto ardente, Dio si presenta come «Io Sono colui che Sono», rivelando la sua fedeltà e la sua presenza. Questo mistero trova compimento in Gesù, il cui nome significa “Dio salva”: Egli è l’Emmanuele annunciato dai profeti, il Dio con noi che rivela l’amore del Padre e libera l’uomo dal peccato.

 Il Nuovo Testamento mostra più volte che nel Nome di Gesù avvengono guarigioni, esorcismi, conversioni e miracoli: potenza che non viene da formule, ma dalla fede nel Figlio di Dio. Emblematico è il miracolo dello storpio compiuto da Pietro: «Nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!».

 Il culto del Santissimo Nome si diffuse in modo straordinario grazie a san Bernardino da Siena (1380-1444), che lo propose come mezzo di rinnovamento spirituale e sociale della Chiesa. Fu lui a rendere popolare il cristogramma JHS, rappresentato all’interno di un sole raggiante e mostrato al popolo nelle predicazioni per imprimere nella memoria la dolcezza e la forza del Nome. I 12 raggi del simbolo esprimono aspetti spirituali legati al Cristo: rifugio, medicina, sollievo, splendore, gloria…

 Bernardino e altri francescani, tra cui san Giovanni da Capestrano, difesero questa devozione e la radicarono anche biblicamente, richiamando profezie come quella di Malachia: «La mia giustizia sorgerà come un sole». I papi ne favorirono la diffusione: Martino quinto approvò il simbolo, Clemente settimo autorizzò l’Ufficio liturgico del Santissimo Nome, e la Compagnia di Gesù adottò il trigramma come proprio emblema. Nel 1721 Innocenzo tredicesimo estese la festa a tutta la Chiesa. Dopo alcune variazioni postconciliari, la memoria è stata definitivamente reintrodotta nel 2002 da Giovanni Paolo secondo.

 Il Nome di Gesù, dunque, racchiude identità, presenza e missione del Figlio di Dio: invocarlo è riconoscere la sua signoria, attingere alla sua potenza salvifica e lasciarsi trasformare dalla sua misericordia.

 

Per noi oggi

 Pronunciamo il Nome di Dio, ma lo conosciamo davvero? Viviamo in un tempo in cui il nome di Gesù viene spesso pronunciato con leggerezza o perfino come intercalare. Basilio, Gregorio e tutta la Tradizione ci ricordano che quel Nome contiene una Presenza che può scuotere e cambiare la vita.

 Crediamo davvero nella potenza spirituale del Nome di Gesù? Pietro fece camminare uno storpio invocando quel Nome; noi fatichiamo spesso a credere che Cristo possa guarire ferite interiori, situazioni familiari o comunitarie. Forse il nostro vero problema è l’incredulità, non la debolezza.

 Se Gesù è “Dio che salva”, da cosa lasciamo che ci salvi oggi? Molti cristiani vivono senza chiedersi concretamente da cosa Cristo voglia liberarli: peccati, paure, dipendenze, relazioni malate, compromessi. Il Nome di Gesù è una chiamata a prendere sul serio la nostra conversione.


Il Santissimo Nome di Gesù fu sempre onorato e venerato nella Chiesa fin dai primi tempi, ma solo nel secolo XIV cominciò ad avere culto liturgico. San Bernardino, aiutato da altri confratelli, sopratutto dai beati Alberto da Sarteáno e Bernardino da Feltre, diffuse con tanto slancio e fervore tale devozione che finalmente venne istituita la festa liturgica. Nel 1530 Papa Clemente VII autorizzò l'Ordine francescano a recitare l'Ufficio del Santissimo Nome di Gesù.



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