giovedì 15 gennaio 2026

MARIA GUARDA TE!

MARIA GUARDA TE!

Marco, storico dell’arte, vola a Barcellona per tenere una conferenza sulla decostruzione dei simboli teologici nella pittura contemporanea, ma si sente svuotato, scoraggiato, convinto che il mondo non abbia più spazio per la bellezza e per un linguaggio simbolico che richiede silenzio e profondità. Entra nel Museu Nacional d'Art de Catalunya quasi per inerzia, senza aspettative. Tutto gli appare ordinario, prevedibile, finché non si imbatte nella Immacolata Concezione di Francisco de Zurbarán.

 Quel dipinto, apparentemente semplice e meno appariscente di altri, lo arresta. Mentre lo guarda, inizia a notare sotto la superficie del quadro l’intera architettura simbolica della tradizione cristiana: la Porta Chiusa di Ezechiele, la Scala di Giacobbe, lo Specchio senza macchia, il Tempio, la Città, la Torre di Davide, le dodici stelle, alcune visibili, altre nascoste. Simboli che aveva spiegato mille volte agli studenti, ma che ora gli parlano in modo nuovo, come se improvvisamente ridessero vita alla fede che lui stesso aveva svuotato di passione.

 Poi accade qualcosa di più profondo: Maria, a differenza di altre Immacolate, non guarda verso il cielo ma verso la terra. Verso di lui. Lo sguardo lo colpisce con una forza interiore che disarma, come se il suo caos venisse abbracciato e raccolto. Non è più analisi intellettuale: è grazia. La teologia del dipinto diventa preghiera, e Marco si ritrova commosso, incapace di trattenere le lacrime.

 Il giorno successivo tiene la conferenza, ma in modo diverso: non come uno studioso distaccato, ma come un testimone. Spiega che l’arte sacra non è estetica fine a se stessa, ma preghiera incarnata, una lode che attraversa i secoli. Alla fine, una studentessa gli confida di aver compreso per la prima volta che un dipinto religioso può essere un inno di lode, una preghiera fatta immagine. Quella sola reazione gli fa comprendere lo scopo del suo lavoro: non convertire il mondo, ma permettere a qualcuno di incontrare ciò che da sempre lo attende.

 Da quell’esperienza, Marco porta con sé una certezza: l’arte sacra continua a comunicare misteri profondi, ma solo un cuore aperto può lasciarsi trasformare. L’Immacolata di Zurbarán gli ricorda che Maria guarda verso la terra per avvicinarsi al nostro dolore, come Consolatrice degli afflitti, verso le nostre stanchezze e domande. E che l’arte, quando è libera di essere ciò che è, conduce alla preghiera e alla presenza di Dio.

 

PER NOI OGGI

1. Non è la fede a non comunicare più: siamo noi a osservare senza cuore ciò che vorrebbe salvarci.

2. Forse il problema non è che il mondo non ascolta, ma che abbiamo smesso di parlare con voce di testimoni.

3. La vera modernità non è distruggere i simboli antichi, ma riscoprirli come linguaggio vivo che ancora converte.

 

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