venerdì 28 febbraio 2025

28.02.2025 - Sir 6,5-17 - Mc 10,1-12 L'uomo non divida quello che Dio ha congiunto.

Dal libro del Siràcide - Sir 6,5-17

Una bocca amabile moltiplica gli amici,
una lingua affabile le buone relazioni.
Siano molti quelli che vivono in pace con te,
ma tuo consigliere uno su mille.
Se vuoi farti un amico, mettilo alla prova
e non fidarti subito di lui.
C'è infatti chi è amico quando gli fa comodo,
ma non resiste nel giorno della tua sventura.
C'è anche l'amico che si cambia in nemico
e scoprirà i vostri litigi a tuo disonore.
C'è l'amico compagno di tavola,
ma non resiste nel giorno della tua sventura.
Nella tua fortuna sarà un altro te stesso
e parlerà liberamente con i tuoi servi.
Ma se sarai umiliato, si ergerà contro di te
e si nasconderà dalla tua presenza.
Tieniti lontano dai tuoi nemici
e guàrdati anche dai tuoi amici.
Un amico fedele è rifugio sicuro:
chi lo trova, trova un tesoro.
Per un amico fedele non c'è prezzo,
non c'è misura per il suo valore.
Un amico fedele è medicina che dà vita:
lo troveranno quelli che temono il Signore.
Chi teme il Signore sa scegliere gli amici:
come è lui, tali saranno i suoi amici.

1. L'amicizia vera è rara e preziosa, simile a un tesoro senza prezzo. Un amico fedele è un rifugio sicuro e una fonte di vita, e chi lo possiede è davvero fortunato. "Un amico fedele è un tesoro senza prezzo: raro, sicuro, vitale."

2. Non fidarsi immediatamente di chi si proclama amico è fondamentale. La prova del tempo e delle difficoltà rivela la natura delle persone: alcuni si allontaneranno nei momenti di bisogno, dimostrando la loro falsità. "Metti alla prova l'amicizia: solo nelle difficoltà scoprirai chi resta davvero."

3. Chi teme il Signore saprà riconoscere e coltivare amicizie sincere e leali, poiché la rettitudine e la saggezza del cuore riflettono anche nelle scelte delle persone di cui ci circondiamo.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 10,1-12
In quel tempo, Gesù, partito da Cafàrnao, venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare.
Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

 

Si ritiene che il divorzio sia una conquista del mondo moderno. Sarà vero? In realtà il divorzio non è per nulla moderno, esisteva anche ai tempi di Gesù. Infatti, gli pongono proprio la domanda se sia lecito ripudiare la moglie. Gesù risponde chiaramente di no e, senza equivoci, afferma che chi divorzia e si risposa commette adulterio.
Ciò che consente agli sposi di rimanere uniti nel matrimonio è un amore di donazione reciproca sostenuto dalla grazia di Cristo. Se invece prevale nei coniugi l’interesse individuale, la propria soddisfazione, allora la loro unione non potrà resistere. Gesù in questo Vangelo ci vuole ricordare la bellezza di “essere una carne sola”, di costruire il proprio progetto di vita nella fedeltà e nel dono reciproco, all’interno della coppia. Ci ricorda che ne siamo capaci, proprio perché siamo “capaci di amare”, di donarci.

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Gesù è venuto a ripristinare tutto come era nelle origini, prima del peccato, per farci vivere come previsto dal disegno di Dio. Siamo pronti ad essere più forti della “durezza del nostro cuore”?

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giovedì 27 febbraio 2025

27.02.2025 - Sir 5,1-10 - Mc 9,41-50 - È meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna.

Dal libro del Siràcide - Sir 5,1-10

Non confidare nelle tue ricchezze
e non dire: «Basto a me stesso».
Non seguire il tuo istinto e la tua forza,
assecondando le passioni del tuo cuore.
Non dire: «Chi mi dominerà?»,
oppure: «Chi riuscirà a sottomettermi per quello che ho fatto?»,
perché il Signore senza dubbio farà giustizia.
Non dire: «Ho peccato, e che cosa mi è successo?»,
perché il Signore è paziente.
Non essere troppo sicuro del perdono
tanto da aggiungere peccato a peccato.
Non dire: «La sua compassione è grande;
mi perdonerà i molti peccati»,
perché presso di lui c'è misericordia e ira,
e il suo sdegno si riverserà sui peccatori.
Non aspettare a convertirti al Signore
e non rimandare di giorno in giorno,
perché improvvisa scoppierà l'ira del Signore
e al tempo del castigo sarai annientato.
Non confidare in ricchezze ingiuste:
non ti gioveranno nel giorno della sventura.

1. Il testo avverte di non fare affidamento sulla propria autosufficienza o sulle ricchezze materiali, poiché non possono garantire protezione o salvezza, specialmente nei momenti di crisi o nel giudizio divino. "La tua forza non è nelle ricchezze: confida in Dio, non nell'illusione."

2. Sebbene il Signore sia misericordioso e paziente, la presunzione di abusare del perdono aggiungendo peccato a peccato è pericolosa, poiché Dio è anche giusto e la sua ira può colpire chi ignora le sue vie. "Non abusare della misericordia: la giustizia di Dio non conosce presunzione."

3. L'invito a non procrastinare la conversione è chiaro, poiché il tempo della misericordia non è infinito. Rimandare il pentimento può portare a trovarsi impreparati davanti al giudizio divino e alle sue conseguenze. "Non rimandare la conversione: il tempo della misericordia non dura per sempre."

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 9,41-50

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare.
Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.
Ognuno infatti sarà salato con il fuoco. Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri».
 
Gesù ci esorta a non scendere a patti col male, con immagini che colpiscono: “Se qualcosa in te è motivo di scandalo, taglialo!”. Se qualcosa ti fa male, taglialo! Non dice: “Se qualcosa è motivo di scandalo, fermati, pensaci su, migliora un po’…”. No: “Taglialo! Subito!”.
Gesù è radicale in questo, esigente, ma per il nostro bene, come un bravo medico. Ogni taglio, ogni potatura, è per crescere meglio e portare frutto nell’amore. Chiediamoci allora: cosa c’è in me che contrasta col Vangelo? Che cosa, concretamente, Gesù vuole che io tagli nella mia vita?
Impariamo a volerci veramente bene, liberandoci delle cose che impediscono non solo la felicità futura ma anche il vero benessere in questo mondo.

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Noi siamo il sale della terra ci dice Gesù, e questo vuol dire vivere “in pace gli uni con gli altri”. E' strano ma il sale può diventare insipido, allora chiediamoci: quale “sale” dà sapore al nostro sale?

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UN FIGLIO NON TOGLIE, MOLTIPLICA.

UN FIGLIO NON TOGLIE, MOLTIPLICA.

Come si cresce un figlio? Augurandogli tutto, quindi instradandolo e proteggendolo da ogni pericolo, oppure non augurandogli niente, quindi sostenendolo ma facendolo sbagliare e imparare da solo?

Dilemmi ancor più complessi per i giovani. Se fino a pochi decenni fa a trent’anni già ci si sposava e si metteva al mondo almeno un figlio, oggi a trent’anni si convive senza sposarsi e di figli si parla sempre meno. Il declino demografico, tutt’altro che isolato al caso italiano, conferma. Ma esso non può essere spiegato solo entro la lente economicista del «fare un figlio costa».

Piuttosto, crediamo che dietro certe scelte ci sia un senso di smarrimento dei giovani nei confronti dello spazio e del tempo che abitano. Le istituzioni comunitarie sono in crisi, i punti di riferimento assenti, tanti ragazzi dicono che «non voglio fare la fine dei miei genitori», molti non ci pensano neppure a sacrificare i propri impegni e le proprie ambizioni per un bambino, anzi sono intimoriti al solo ascolto di parole come responsabilità o stabilità.

E, allora, le domande diventano altre: cosa significa, oggi, in un mondo in cui gli individui sono sempre più autocentrati, sacrificare il proprio tempo e i propri spazi in nome di un figlio? Siamo davvero pronti, a poco meno di trent’anni, a mettere in secondo piano quelle che vengono considerate priorità irrinunciabili? E cosa stiamo aspettando, se i genitori continuano a ripeterci che «all’età tua avevo già un figlio», se la politica parla di calo demografico o se la scienza ci dimostra che per partorire non si può andare troppo oltre?

Forse perché anche noi rientriamo nella categoria di giovani incapaci di dare risposte concrete, oppure perché affascinati dal culto della penna e del taccuino, ci siamo rivolti a chi questa scelta l’ha fatta.

Diversa è invece la testimonianza di Matteo, ventottenne romano: «Siamo felici. E lo siamo insieme. Questa è la prima, necessaria premessa per diventare genitori. Non è scontata. Perché attorno a noi vediamo sempre più coppie giovani riversate su loro stesse, sulle loro ambizioni e necessità vissute non in modo collettivo bensì come soddisfazioni individuali: un mantra che torna spesso è “affinché la nostra relazione funzioni devo stare bene io”. Credo non ci sia niente di più sbagliato. Una coppia non è un compromesso tra due stati d’animo che devono per forza convivere. Una coppia è frutto della spontaneità, della maturità, della responsabilità e, soprattutto, della volontà. Ed è la volontà, non il denaro, che troppo spesso manca quando si decide di non avere un figlio. Cioè, manca la capacità di mettere in secondo piano sé stessi e le proprie ambizioni, manca il coraggio di affidarsi all’altro, il desiderio di oltrepassare la paura. Se crediamo che per far funzionare una relazione “devo stare bene io”, saremo condannati alla ricerca del benessere individuale e dimenticheremo che quel benessere può provenire proprio dall’altro. Che sia un partner, che sia un bambino, che sia un genitore. Basta che sia una testimonianza d’amore».

 

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mercoledì 26 febbraio 2025

26.02.2025 - Sir 4,12-22 - Mc 9,38-40 - Chi non è contro di noi è per noi.

Dal libro del Siràcide - Sir 4,12-22

La sapienza esalta i suoi figli
e si prende cura di quanti la cercano.
Chi ama la sapienza ama la vita,
chi la cerca di buon mattino sarà ricolmo di gioia.
Chi la possiede erediterà la gloria;
dovunque vada, il Signore lo benedirà.
Chi la venera rende culto a Dio, che è il Santo,
e il Signore ama coloro che la amano.
Chi l'ascolta giudicherà le nazioni,
chi le presta attenzione vivrà tranquillo.
Chi confida in lei l'avrà in eredità,
i suoi discendenti ne conserveranno il possesso.
Dapprima lo condurrà per vie tortuose,
lo scruterà attentamente,
gli incuterà timore e paura,
lo tormenterà con la sua disciplina,
finché possa fidarsi di lui e lo abbia provato con i suoi decreti;
ma poi lo ricondurrà su una via diritta e lo allieterà,
gli manifesterà i propri segreti
e lo arricchirà di scienza e di retta conoscenza.
Se egli invece batte una falsa strada, lo lascerà andare
e lo consegnerà alla sua rovina.

1. Chi ama e cerca la sapienza con cuore sincero è premiato con gioia, gloria e benedizione, sottolineando che la vera saggezza porta alla vita piena e alla protezione divina.

2. La sapienza mette alla prova chi la cerca, conducendolo per vie difficili e sottoponendolo a disciplina per rafforzare il carattere e la fiducia, preparando così l'individuo a ricevere i suoi doni più profondi.

3. Se una persona si allontana dalla via della sapienza e segue un cammino errato, la sapienza lo abbandona, portandolo inevitabilmente alla rovina, a indicare che il discernimento è cruciale per la retta condotta. Capito?

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 9,38-40

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva».
Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi».

 

I discepoli hanno visto un uomo che scacciava i demoni nel nome del Signore, e glielo hanno impedito perché non faceva parte del loro gruppo. Gesù li invita a non ostacolare chi si adopera nel bene, perché concorre a realizzare il progetto di Dio. Gesù non è ‘esclusivo’ ma ‘inclusivo’, attento alla briciola e al frammento. Quanti combattono il demonio ‘nel nome di Gesù’, si fidano comunque di Lui. Possiamo anche noi essere ben disposti a riconoscere e apprezzare i fratelli che si richiamano a Gesù. Possiamo apprezzare ogni azione di bene, da chiunque venga, purché di vero bene si tratti.

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La gelosia condiziona le nostre azioni e stringe il cuore ma Gesù chiede avere il suo cuore grande, di allargarlo oltre tutti i nostri recinti mentali. Non ci rendiamo conto che la gelosia è un veleno?

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martedì 25 febbraio 2025

25.02.2025 - Sir 2,1-13 - Mc 9,30-37 - Il Figlio dell'uomo viene consegnato. Se uno vuole essere il primo, sia il servitore di tutti.

Dal libro del Siràcide - Sir 2,1-13

Figlio, se ti presenti per servire il Signore,
resta saldo nella giustizia e nel timore,
prepàrati alla tentazione.
Abbi un cuore retto e sii costante,
tendi l’orecchio e accogli parole sagge,
non ti smarrire nel tempo della prova.
Stai unito a lui senza separartene,
perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni.
Accetta quanto ti capita
e sii paziente nelle vicende dolorose,
perché l’oro si prova con il fuoco
e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore.
Affìdati a lui ed egli ti aiuterà,
raddrizza le tue vie e spera in lui,
persisti nel suo timore e invecchia in esso.
Voi che temete il Signore, aspettate la sua misericordia
e non deviate, per non cadere.
Voi che temete il Signore, confidate in lui,
e la vostra ricompensa non verrà meno.
Voi che temete il Signore, sperate nei suoi benefici,
nella felicità eterna e nella misericordia.
Voi che temete il Signore, amatelo,
e i vostri cuori saranno ricolmi di luce.
Considerate le generazioni passate e riflettete:
chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso?
O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato?
O chi lo ha invocato e da lui è stato trascurato?
Perché il Signore è clemente e misericordioso,
perdona i peccati e salva al momento della tribolazione,
protegge coloro che lo ricercano sinceramente.
1. Il Saggio, che è l’anziano, che è il padre, che è lo stesso Signore, che è lo stesso Dio, fonte e origine della sapienza, educa il figlio. Prima verità: chi si appresta per servire il Signore deve prepararsi alla tentazione. SE TU SCEGLI DI SERVIRE IL SIGNORE, SAPPI CHE VI È UN’ALTRA VOCE CHE TI CHIEDE DI NON SERVIRLO. 

2. SI VINCE LA TENTAZIONE CON UN CUORE RETTO E NELLA COSTANZA. Ponendo ogni attenzione a NON SMARRIRSI nel tempo della prova. Bisogna STARE UNITI AL SIGNORE senza separarsi da lui. ACCETTARE QUANTO CI CAPITA ed essere pazienti nelle vicende dolorose, CONFIDANDO NEL SIGNORE. Lui sa come dare salvezza ai nostri giorni.

3. SEMPRE NEL TIMORE DEL SIGNORE SI DEVE VIVERE. Se si devia dal sentiero della giustizia, si cade nell’ingiustizia. Per colui che teme il Signore, DIO LO RICOMPENSA E IL VOSTRO CAMMINO SFOCIA NELLA FELICITÀ ETERNA E NELLA MISERICORDIA. Dio è clemente e misericordioso. Attende sempre che il peccatore si converta. Ma “GUAI” A CHI HA IL CUORE INDOLENTE, il cuore di pietra, a colui che non ha fede, a colui che vive senza sapienza...

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 9,30-37
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

 

Il figlio dell’Uomo consegnato nelle mani degli uomini e ucciso; un bambino abbracciato e posto al centro della scena quale chiave di volta per comprendere il mistero del servizio fatto per amore. Ecco, in sintesi, il Vangelo di oggi: solo un bambino può riuscire a farci smettere di discutere sui nostri primati, sui nostri idoli piccoli piccoli, su chi di noi sia il primo degli apostoli.
Il più grande nella Chiesa è quello che si fa servitore di tutti, quello che serve tutti, non che ha più titoli. Seguire il Signore richiede sempre all’uomo una profonda conversione, un cambiamento nel modo di pensare e di vivere, richiede di aprire il cuore all’ascolto per lasciarsi illuminare e trasformare interiormente.

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Gesù ci parla delle cose più importanti, noi ci attardiamo sulle cose più marginali. E ci litighiamo su chi è tra noi “il più grande”. Quando sceglieremo finalmente (e bene) tra potere e servizio?

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VIVI L'ANNO SANTO.

VIVI L'ANNO SANTO.

Nel 2025, Papa Francesco ha proclamato l'Anno Giubilare, un'occasione speciale per tutta la Chiesa. Questo evento, con radici bibliche, risale alla Legge di Mosè che prevedeva ogni 50 anni un periodo di grazia con il perdono dei debiti, la liberazione degli schiavi e il riposo della terra. Oggi, l'Anno Giubilare viene celebrato ogni 25 anni come un tempo di rinnovamento spirituale e riconciliazione con Dio e con il prossimo.

Per spiegare il Giubileo ai bambini, si può raccontare come un anno speciale per riavvicinarsi a Dio e agli altri. È un periodo per perdonare, riflettere e riscoprire il cammino verso il Paradiso. Con parole semplici: "A volte, come una nave che si allontana dalla rotta, abbiamo bisogno di rimetterci in carreggiata con l'aiuto di Gesù."

Ecco alcune attività pratiche per vivere l'Anno Giubilare in famiglia:

1. Concedere il perdono: Incoraggiare i bambini a riconciliarsi con amici e compagni, magari scrivendo biglietti di perdono o invitando un amico a giocare.

2. Fare un pellegrinaggio: Visitare un luogo sacro vicino, come una cattedrale o un santuario, per riflettere e pregare insieme.

3. Praticare le opere di misericordia: Coinvolgere i bambini in gesti di carità, come donare cibo o visitare chi è solo.

4. Partecipare alla Confessione: Spiegare il significato del perdono di Dio e accompagnare i bambini a ricevere questo sacramento.

5. Creare una lista di motivi di speranza: Scrivere insieme ciò che dona gioia e speranza, ricordando le promesse di Cristo.

6. Scoprire la Porta Santa: Mostrare immagini o fare un tour virtuale della Porta Santa, simbolo di passaggio verso la misericordia di Dio.

Questo Giubileo è un'occasione per riscoprire la nostra identità di figli amati da Dio, unendo le famiglie nella fede. Papa Francesco invita tutti a "ravvivare la speranza" in un cammino di crescita spirituale condiviso.

 

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lunedì 24 febbraio 2025

24.02.2025 - Sir 1,1-10 - Mc 9,14-29 - Credo, Signore; aiuta la mia incredulità.

Dal libro del Siràcide - Sir 1,1-10

Ogni sapienza viene dal Signore
e con lui rimane per sempre.
La sabbia del mare, le gocce della pioggia
e i giorni dei secoli chi li potrà contare?
L’altezza del cielo, la distesa della terra
e le profondità dell’abisso chi le potrà esplorare?
Chi ha scrutato la sapienza di Dio,
che è prima di ogni cosa?
Prima d’ogni cosa fu creata la sapienza
e l’intelligenza prudente è da sempre.
Fonte della sapienza è la parola di Dio nei cieli,
le sue vie sono i comandamenti eterni.
La radice della sapienza a chi fu rivelata?
E le sue sottigliezze chi le conosce?
Ciò che insegna la sapienza a chi fu manifestato?
La sua grande esperienza chi la comprende?
Uno solo è il sapiente e incute timore,
seduto sopra il suo trono.
Il Signore stesso ha creato la sapienza,
l’ha vista e l’ha misurata,
l’ha effusa su tutte le sue opere,
a ogni mortale l’ha donata con generosità,
l’ha elargita a quelli che lo amano.
1. Prima verità. Verità essenziale, fondamentale. OGNI SAPIENZA VIENE DAL SIGNORE E CON LUI RIMANE PER SEMPRE.  È Lui che rende quanti lo ascoltano profeti di verità e di sapienza nella Chiesa.

2. Seconda verità: LA SAPIENZA È LA PRIMA OPERA DI DIO. Il Signore ha creato la sapienza, definita come intelligenza prudente, come prima sua creatura. Questa è da sempre.  ESSA VIENE DAL SIGNORE. ESSA È LA SUA PRIMA OPERA.

3. La PAROLA DI DIO nei cieli è la FONTE DELLA SAPIENZA. Essa GIUNGE A NOI COME COMANDAMENTI ETERNI. Il comandamento eterno va vissuto perché l’uomo cammini di vita in vita. Nessun uomo potrà mai dire: “Sono io la sapienza”. QUESTA VERITÀ È SOLO DI DIO E DI CRISTO GESÙ. Il Figlio Eterno è la Sapienza Eterna del Padre fattasi carne.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 9,14-29
In quel tempo, [Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni, scesero dal monte] e arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi che discutevano con loro.
E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?». E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Egli allora disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». E glielo portarono.
Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall'infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell'acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede».
Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!».
Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli: «Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più». Gridando, e scuotendolo fortemente, uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto». Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi.
Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera».

 

“Credo Signore. Aiuta la mia poca fede”. rappresenta l'umile riconoscimento umano dei propri limiti e il desiderio di un aiuto divino.  Anche noi possiamo dire: “Signore, io credo. Ma aiuta la mia poca fede”. E la preghiera dobbiamo farla con questo spirito di fede: “Credo Signore, aiuta la mia poca fede”. L'incapacità dei discepoli a scacciare il demone ribadisce che la preghiera profonda è essenziale per affrontare le sfide più complesse. E il gesto di sollevare il fanciullo simboleggia la rinascita e la forza donata da Cristo. La fede sincera e la preghiera umile sono indispensabili per superare le prove più difficili. Che non manchi mai nella tua vita! Solo attraverso la fiducia in Dio possiamo ricevere la forza per rialzarci e rinnovarci.

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domenica 23 febbraio 2025

1Sam 26,2.7-9.12-13.22-23 - 1Cor 15,45-49 - Lc 6,27-38 - VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Domenica 23 Febbraio 2025
Dal primo libro di Samuèle - 1Sam 26,2.7-9.12-13.22-23

In quei giorni, Saul si mosse e scese nel deserto di Zif, conducendo con sé tremila uomini scelti d’Israele, per ricercare Davide nel deserto di Zif.
Davide e Abisài scesero tra quella gente di notte ed ecco, Saul dormiva profondamente tra i carriaggi e la sua lancia era infissa a terra presso il suo capo, mentre Abner con la truppa dormiva all’intorno. Abisài disse a Davide: «Oggi Dio ti ha messo nelle mani il tuo nemico. Lascia dunque che io l’inchiodi a terra con la lancia in un sol colpo e non aggiungerò il secondo». Ma Davide disse ad Abisài: «Non ucciderlo! Chi mai ha messo la mano sul consacrato del Signore ed è rimasto impunito?».
Davide portò via la lancia e la brocca dell’acqua che era presso il capo di Saul e tutti e due se ne andarono; nessuno vide, nessuno se ne accorse, nessuno si svegliò: tutti dormivano, perché era venuto su di loro un torpore mandato dal Signore.
Davide passò dall’altro lato e si fermò lontano sulla cima del monte; vi era una grande distanza tra loro. Davide gridò: «Ecco la lancia del re: passi qui uno dei servitori e la prenda! Il Signore renderà a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà, dal momento che oggi il Signore ti aveva messo nelle mie mani e non ho voluto stendere la mano sul consacrato del Signore».
1. DAVIDE PERSEGUITATO DAL RE SAUL SI COMPORTA IN UN MODO GRANDIOSO. In una notte Davide accompagnato da Abisài scende nell'accampamento di Saul arriva fino al Re e avrebbe la possibilità di ucciderlo. ABISÀI VORREBBE UCCIDERLO cogliendo la possibilità come segno della provvidenza, MA DAVIDE CON FERMEZZA E TIMORE DEL SIGNORE DICE DI NON UCCIDERLO. 

2. Allora prende la lancia e la brocca dell'acqua e la porta via come prova della sua presenza, e quando è lontano al sicuro su uno sperone di roccia alza la voce, sveglia l’accampamento e mostra quei segni. Il DESIDERIO DI DAVIDE ERA QUELLO DI FAR CHIAREZZA: ingiustamente il Re lo perseguita. IL SIGNORE FARÀ GIUSTIZIA E RENDERÀ A CIASCUNO SECONDO LA SUA GIUSTIZIA E LA SUA FEDELTÀ.

3. DAVIDE È UN ESEMPIO DI MAGNANIMITÀ cioè di persona che ha l'animo grande, che è capace di NON rispondere al male con il male risparmia il nemico. IMPARA!

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Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 15,45-49

Fratelli, il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita.
Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale.
Il primo uomo, tratto dalla terra, è fatto di terra; il secondo uomo viene dal cielo. Come è l’uomo terreno, così sono quelli di terra; e come è l’uomo celeste, così anche i celesti.
E come eravamo simili all’uomo terreno, così saremo simili all’uomo celeste.
1. ADAMO E CRISTO: il primo Adamo è diventato un essere vivente ma l'ultimo Adamo cioè il Cristo, l'uomo escatologico È DIVENTATO UNO SPIRITO DATORE DI VITA. Il Risorto non è solo vivo ma è datore di vita. 

2. Adamo, il primo uomo, è tratto dalla terra quindi è terreno e noi abbiamo preso da Adamo questa connotazione terrena, siamo fatti di terra; mentre l'ultimo Adamo, il Cristo che viene dal cielo è celeste, e NOI DERIVIAMO DA CRISTO LA QUALITÀ DI ESSERE CELESTI. Noi siamo di terra ma siamo anche di cielo portiamo il segno di Adamo e portiamo il segno di Cristo.

3. Come figli di Adamo istintivamente reagiamo al male facendo il male, come trasformati da Cristo in esseri celesti ABBIAMO LA POSSIBILITÀ DI FARE DEL BENE A COLORO CHE CI ODIANO. È la grande realtà della redenzione abbiamo la possibilità di vivere una vita Divina. NON fermarti alla terra…

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 6,27-38

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

1. Una piccola e grande violenza ci circonda da ogni parte. Questa genera sfiducia, provoca contrasti, suscita voglia di vendetta e rappresaglia. Bisogna avere COME CRITERIO NON LA MISURA DI CHI TI HA OFFESO O TI HA FATTO DEL MALE, MA LA MISURA DI DIO che ti ama e ti gratifica dei suoi beni. SGUARDO NUOVO…

2. Noi conosciamo la legge della vendetta, la legge del taglione, la legge del contraccambio. GESÙ INVECE CI INVITA ALLA GRATUITÀ SENZA CONTRACCAMBIO, alla sovrabbondanza del perdono, alla misura della misericordia. VOGLIA DI LIBERTA’… MA E' POSSIBILE?

3. È POSSIBILE solo tenendo come paragone fisso il modo in cui ha vissuto Lui stesso, fino al perdono dei suoi uccisori sulla croce. LO POSSIAMO AFFIDANDOCI ALLA SUA GRAZIA CHE CAMBIA IL NOSTRO CUORE E LE NOSTRE OPERE. Coltiviamo l’AMICIZIA CON DIO…

BUONA DOMENICA…

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AMARE

«Non si può essere in comunione con Cristo se non nella misura in cui ci si mantiene in comunione con tutti gli uomini, e in particolare con i propri nemici» (J. Lasserre). È proprio l’invito che ci rivolge Gesù nel Vangelo: amare, come il Padre-Dio ci ama. Amare gratuitamente, essere sempre pronti a dare e a perdonare. In una parola: a fare il bene, e a farlo bene. Sempre e comunque. E «L'ora di fare il bene è subito!».

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LECTIO DIVINA - VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

OMELIA -  VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)


Mc 2,13-17 - RITO AMBROSIANO - Penultima domenica dopo l’Epifania

RITO AMBROSIANO
Penultima domenica dopo l’Epifania
DOMENICA 23 FEBBRAIO 2025

✠ Lettura del Vangelo secondo Marco - Mc 2,13-17

In quel tempo. Il Signore Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».
1. Gesù chiama il pubblicano Matteo a SEGUIRLO. Lo SCANDALO degli scribi e dei farisei è grande perché Gesù si siede a tavola con i peccatori. GESÙ DIMOSTRA DI CERCARE OGNI UOMO LÀ DOVE SI TROVA, facendosi a lui vicino. NON SIAMO SOLI...

2. Colui che noi giudichiamo da condannare (il disonesto esattore delle tasse), Gesù lo considera un malato da curare, una PERSONA DA SALVARE. Da ciò comprendiamo come i nostri giudizi siano lontani dai suoi. SINTONIZZIAMOCI SU GESÙ…

3. “SEGUIMI!”. Matteo si alza e lo segue. E’ la PAROLA CHE SENTIAMO OGGI RIVOLTA ANCHE A NOI, e sarebbe bello se, anche noi, spogliandoci della nostra presunta giustizia, lo seguiamo sulla via del vangelo. SEGUIMI…
BUONA DOMENICA...

 

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sabato 22 febbraio 2025

22.02.2025 - 1Pt 5,1-4 - Mt 16,13-19 Tu sei Pietro, e a te darò le chiavi del regno dei cieli.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo - 1Pt 5,1-4

Carissimi, esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non perché costretti ma volentieri, come piace a Dio, non per vergognoso interesse, ma con animo generoso, non come padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. E quando apparirà il Pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce.

1. "TESTIMONE delle sofferenze di Cristo e PARTECIPE della gloria che deve manifestarsi". Pietro è testimone delle sofferenze di Cristo E DA QUESTE TRAE FORZA PER PASCERE IL GREGGE che gli è stato affidato.

2. Pietro ESORTA GLI ANZIANI a pascere il gregge, sorvegliandolo, ed insegna loro il tipo di cuore con cui devono svolgere il loro ruolo di autorità. NON per forza, NON per avidità di guadagno, NON signoreggiando in alcuna situazione in cui gli è stata data autorità.

3. “E quando apparirà il Pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce”. GLI ANZIANI SONO PASTORI, MA LO SONO IN TOTALE SUBORDINAZIONE AL “PASTORE SUPREMO”, che li ha chiamati e che darà loro la corona di vittoria che non appassisce…

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 16,13-19
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

 

La fede in Gesù non cala dal cielo, ma si appoggia sulla pietra della fede di Pietro. Crediamo in Gesù per il tramite di colui che per primo lo ha riconosciuto come Messia e Figlio di Dio. 
“Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”. Questa la novità che la grazia accende nel cuore di chi si apre al mistero di Gesù: la certezza non matematica, ma ancora più forte, interiore, di aver incontrato la Sorgente della Vita, la Vita stessa fatta carne, visibile e tangibile in mezzo a noi.
E la fede di Pietro è arrivata a toccare la nostra vita attraverso un seguito di persone, fatti, luoghi. Persino ‘oggetti simbolo’: la ‘cattedra’ identifica il compito e la missione del primo apostolo: insegnare e testimoniare Cristo e guidare a Lui figli e discepoli. La comunione con Pietro ci fa ‘toccare’ Gesù.
Rimane sempre aperta la domanda: Chi è Gesù Cristo per me? Chi è Gesù Cristo per te?… Una risposta che noi dovremmo dare ogni giorno.

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Gesù fa domande personali, non sondaggi. Vuole conoscere il nostro cuore, non l'opinione pubblica e rimprovera Pietro che “pensa secondo gli uomini”. Noi siamo in grado di sostenere il “tu per tu”?

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venerdì 21 febbraio 2025

21.02.2025 - Gen 11,1-9 - Mc 8,34-9,1 - Chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.

Dal libro della Gènesi - Gen 11,1-9

Tutta la terra aveva un’unica lingua e uniche parole. Emigrando dall’oriente, gli uomini capitarono in una pianura nella regione di Sinar e vi si stabilirono.
Si dissero l’un l’altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da malta. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra».
Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un unico popolo e hanno tutti un’unica lingua; questo è l’inizio della loro opera, e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro».
Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.
1. L’UNITÀ DELL’UOMO È SEMPRE NELL’ASCOLTO DI DIO E NELL’UMILTÀ. Ma l’uomo preferisce costruirsi una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo. Con questa opera grandiosa L’UOMO SI SAREBBE FATTO UN NOME. L’uomo si sarebbe innalzato, FATTO SIMILE A DIO.

2. IL SIGNORE INTERVIENE PER NON FAR VINCERE LA SUPERBIA. Se la superbia si fa struttura, gli uomini saranno capaci di tutto. Se tutti dovessero parlare l’unica lingua della superbia, sarebbe la fine del genere umano. Ecco allora l’opera sapiente di Dio: IMPEDIRE CHE LA SUPERBIA SI FACCIA STRUTTURA.

3. “CONFONDIAMO LA LORO LINGUA”: Solo Dio è capace di mettere la superbia dell’uno contro la superbia dell’altro. Fare della superbia dell’uno la regola della sconfitta della superbia dell’altro. QUESTI DI DIVIDONO, SI SEPARANO. Resta nel cuore dell’uomo la superbia, ma questa non è più struttura. Non è capace di sostituirsi a Dio.

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+ Dal vangelo secondo Marco - Mc 8,34-9,1
In quel tempo, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro:
«Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.
Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita?
Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».
Diceva loro: «In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza». 

 

Gesù indica al vero discepolo due atteggiamenti fondamentali: rinunciare a sé stessi e prendere la propria croce. Rinunciare a sé stessi significa una conversione profonda, un cambio di mentalità e valori, mentre prendere la croce è affrontare con fede le sofferenze che comporta la lotta contro il male. La vita cristiana è una milizia, una lotta continua contro lo spirito maligno. Portare la croce diventa così un modo di unirsi a Cristo per contribuire alla salvezza del mondo, ricordando che il simbolo della croce rappresenta il nostro impegno a servire con amore, specialmente verso i più deboli e bisognosi.

 

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giovedì 20 febbraio 2025

20.02.2025 - Gen 9,1-13 - Mc 8,27-33 - Tu sei il Cristo… Il Figlio dell’uomo deve molto soffrire.

Dal libro della Gènesi - Gen 9,1-13

Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra. Il timore e il terrore di voi sia in tutti gli animali della terra e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono dati in vostro potere. Ogni essere che striscia e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe. Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè con il suo sangue. Del sangue vostro, ossia della vostra vita, io domanderò conto; ne domanderò conto a ogni essere vivente e domanderò conto della vita dell’uomo all’uomo, a ognuno di suo fratello.
Chi sparge il sangue dell’uomo,
dall’uomo il suo sangue sarà sparso,
perché a immagine di Dio
è stato fatto l’uomo.
E voi, siate fecondi e moltiplicatevi,
siate numerosi sulla terra e dominatela».
Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e animali selvatici, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca, con tutti gli animali della terra. Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, né il diluvio devasterà più la terra».
Dio disse:
«Questo è il segno dell’alleanza,
che io pongo tra me e voi
e ogni essere vivente che è con voi,
per tutte le generazioni future.
Pongo il mio arco sulle nubi,
perché sia il segno dell’alleanza
tra me e la terra.
1. DIO BENEDISSE NOÈ E I SUOI FIGLI: nella benedizione L’UOMO È RESO PARTECIPE DELLA STESSA VITA DI DIO che è fecondità, creazione, onnipotenza, saggezza, intelligenza, comunione, amore, carità, unità, santità, mistero.

2. DIO COSTITUISCE L’UOMO SIGNORE SUL SUO CREATO. Potrà mangiare le erbe verdi e anche la carne degli animali. Non dovrà togliere la vita ad un altro uomo: chi toglie la vita ad un uomo DOVRÀ FARE I CONTI CON DIO NON CON GLI UOMINI.

3. L’uomo sia fecondo e che si moltiplichi. Con la nuova vita DIO ORA STRINGE UN’ALLEANZA UNILATERALE perché è il solo Dio che si impegna, non c’è nessuna contropartita.  Dio promette “MAI PIÙ VI SARÀ UN ALTRO DILUVIO UNIVERSALE SULLA TERRA”. E dona UN SEGNO: l’Arcobaleno. UN VERO SEGNO DI SPERANZA E DI VITA.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 8,27-33
In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

In questo brano Pietro dichiara “Tu sei il Cristo”. Gesù è il Figlio del Dio vivente, il Messia promesso, venuto sulla terra, per offrire all’umanità la salvezza e per soddisfare la sete di vita e di amore che abita in ogni essere umano. Quale vantaggio avrebbe l’umanità accogliendo questo annuncio che porta con sé la gioia e la pace. Ma, lo sappiano che il Messia dovrà soffrire, prospettiva che Pietro rifiuta, pensando secondo logiche umane.
Gesù lo rimprovera: “Va’ dietro a me, Satana!”. La missione divina non può essere compresa con criteri mondani, ma richiede apertura al mistero della croce e alla volontà di Dio.

 

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