sabato 30 dicembre 2023

OGNI FINE È UN NUOVO INIZIO...

OGNI FINE È UN NUOVO INIZIO...

 

E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose». E soggiunse: «Scrivi, perché queste parole sono certe e vere». E mi disse: «Ecco, sono compiute! Io sono l’Alfa e l’Omèga, il Principio e la Fine. (Ap 21, 5-6)
3,2,1…Buon anno! Anche questa volta il countdown ci regalerà un nuovo inizio, un altro anno da vivere. In quell’ istante che segna un confine convenzionale tra il “vecchio” e il “nuovo”, tra la “fine” e “l’inizio” si condensano tanti dei nostri pensieri passati e futuri, un misto di memoria e desiderio.
Come sempre ci si chiederà: “quali sono i tuoi propositi per il nuovo anno?” E da lì una lunga serie di obiettivi più o meno seri con cui fare i conti nell’immediato futuro. In realtà, se ci pensiamo bene, tra le 23:59 e le 00:00 cambiano solo pochi secondi, gli stessi che scandiscono altri minuti a cui attribuiamo forse meno importanza, ma che hanno esattamente lo stesso valore degli altri.
Tuttavia è innegabile che quel limite messo per scandire il tempo in fondo ci faccia bene, perché ci aiuta a mettere ordine nella nostra vita, a fare memoria delle cose belle per cui ringraziare e a quelle che ci hanno fatto soffrire e che vorremmo non ritrovare più, ma che forse sono proprio quelle che ci hanno chiesto un passo di fatica che si è trasformato in un nuovo spunto di crescita personale.
E poi quello sguardo sul futuro, verso quei 365 giorni nuovi da vivere ci rimette in contatto con i nostri desideri, da quelli più superficiali a quelli più profondi. È la possibilità di coltivarli, di compierli ed esaudirli che ci motiva a scendere ogni mattina dal letto con la “lucina interiore” accesa.
Se ci fermiamo a pensare al tempo sotto lo sguardo di Colui dal quale ogni secondo che dispongo appartiene avverto una protezione speciale e una responsabilità. Ogni istante, sotto il Suo sguardo è sempre kairos e non più solo kronos, cioè non semplicemente minuti che passano, ma tempo opportuno affinché i nostri desideri di bene prendano vita, accadano.
Chiaramente non ha senso illudersi che ogni secondo sia sempre e solo kairos, ma la possibilità che lo diventino ci aiuta a guardare ai giorni che abbiamo davanti con fiducia, perché possiamo togliere la polvere dai desideri che per un motivo o per l’altro nascondiamo, e con fede, perché il Dio che custodisce il tempo si è incarnato in esso e l’ha reso momento opportuno per ciascuno di noi! 
BUON ANNO! 

 

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giovedì 28 dicembre 2023

PER NON OSSIDARSI…

PER NON OSSIDARSI…

Oggi si sta facendo largo un nuovo tipo di noia: ci si annoia non quando non si ha niente da fare, bensì quando si sta col telefono in mano, a scuola o in università, in famiglia, a lavoro, al mare, in viaggio. Come se si fosse costantemente insoddisfatti, distratti, abituati. Cambia lo spazio, cambia il tempo, cambia l’essere. Perché?

Innanzitutto, la noia sembra essere legata alla mancanza di desiderio. Siamo abituati ad avere tutto e ad averlo subito. In base alle logiche di mercato siamo stati educati a investire in modo ossessivo sulla corporeità e sull’apparenza, a consumare e buttare gli oggetti. Così, persino la possibilità di costruire e coltivare relazioni capaci di durare nel tempo è sempre più remota.

Di conseguenza, tutto è piatto perché già conosciuto, tutto è normale perché già vissuto, tutto è scontato perché dovuto in base ai diritti che tanto si reclamano. Non ci si stupisce più di nulla. E ci si annoia proprio a causa della mancanza di meraviglia, cioè dell’incapacità di meravigliarsi e della difficoltà del lasciarsi meravigliare dai propri interlocutori.

L’impossibilità di saper distinguere lo scorrere del tempo schiaccia l’individuo nel presente e nel presentismo, ossia nell’idea di vivere in un eterno oggi. Ci si ritrova al centro di abitudini e impegni improrogabili, dove gli imprevisti comandano, il tempo è in disordine e non si ha alcuna percezione del futuro. È innegabile che una certa assenza di visione sembra riguardare anche gli adulti, ma quante volte noi giovani ci sentiamo dire che il mondo di oggi gira sempre più veloce, che dobbiamo farci trovare pronti e perdere un solo minuto può essere fatale?

Produrre, governare, agire: per la noia “classica”, quella che richiede silenzio e astrazione e poi magari fa venire grandi intuizioni, non c’è spazio. Essa è stata sostituita da una noia onnipresente che risponde al bisogno di sentirsi e mostrarsi sempre attivi: la notifica dello smartphone, poi il social network con gli ultimi aggiornamenti, un reel su Instagram e una videochiamata con «gli altri». «Esco» perché «a casa non so che fare». Non sappiamo non fare niente. Anzi, abbiamo paura di non fare niente, di pensare e di stare fermi.

Eppure, non è proprio in quei momenti che s’inizia a riflettere, immaginare, progettare? Perché fuggiamo dalla noia ma diciamo di avere sempre più bisogno di tempo libero per stare bene — come dimostra il fenomeno della great resignation? Gli antichi greci parlavano del tempo libero usando la parola scholé, cioè lo studio avente come unico fine la conoscenza. Non ammazzare né avere in odium il tempo — la radice etimologica della parola noia sembra essere proprio questa — bensì impiegarlo, amarlo.

Leggerezza, spiritualità, fragilità, sopravvivenza, progetti, tramonti, annoiarsi in compagnia e annoiarsi da soli, quindi amicizia, famiglia, microuniversi, sentimenti: ecco come si può pensare alla noia in termini positivi e come trasformare l’avere in odium in scuola. Tanti ragazzi già lo fanno.

E allora, cari adulti, non aprite quella porta. Non pensate che, se un ragazzo si annoia, non è perennemente attivo o non esce sempre di casa per affacciarsi a questo «mondo reale» di cui tanto si parla, stia solo poltrendo e non stia piuttosto progettando il futuro o riflettendo sulla propria persona.

Di fronte alla crisi della famiglia, alle troppe delusioni del mondo scolastico, all’eccessiva precarietà, all’avanzare della logica consumistica e al presentismo, tantissimi giovani non desiderano vivere la collettività né riescono più a meravigliarsi. Gli spazi fatti di collettività e condivisione non sembrano esistere più. È necessario ricostruirli. Per riflettere, fermarsi, anche annoiarsi. Per desiderare il confronto e meravigliarsi nello scoprire quanto l’altro ci assomiglia. A una condizione: farlo insieme. Altrimenti, come dice Papa Francesco, «un giovane si ossida».

 

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martedì 26 dicembre 2023

SENZA UMILTÀ SIAMO “TAGLIATI FUORI”.

SENZA UMILTÀ SIAMO “TAGLIATI FUORI”.

Una grotta, un buco nel terreno, è qui che Gesù, il Figlio di Dio, sta per nascere. Dio s’incarna e viene ad abitare in mezzo a noi “piantandosi” nella terra, nell’humus. Da questa parola, humus, provengono diverse altre parole come umano, umanità ma anche umile, umiltà e forse anche umorismo. Umanità e umiltà senza dubbio camminano insieme perché, lo ricordava san Paolo VI, umiltà vuol dire verità, significa guardarsi senza ipocrisie e riconoscersi per quello che siamo, esseri fatti di humus, di fango, fragili e limitati. I problemi nascono quando le due cose non camminano insieme, quando l’umanità si discosta dalla saggezza dell’umiltà e recita una parte che non è la sua, quella del potente o, peggio, dell’onnipotente. È appunto una recita, una vera “ipocrisia” (ipocrites in greco è l’attore).

La saggezza dell’umiltà che è «la via che ci conduce a Dio e, allo stesso tempo, proprio perché ci conduce a Lui, ci porta anche all’essenziale della vita, al suo significato più vero, al motivo più affidabile per cui la vita vale la pena di essere vissuta». Una saggezza quella dell’umiltà che «ci spalanca all’esperienza della verità, della gioia autentica, della conoscenza che conta. Senza umiltà siamo “tagliati fuori”, siamo tagliati fuori dalla comprensione di Dio, dalla comprensione di noi stessi. Occorre essere umile per capire noi stessi, tanto più per capire Dio. I Magi potevano anche essere dei grandi secondo la logica del mondo, ma si fanno piccoli, umili, e proprio per questo riescono a trovare Gesù e a riconoscerlo. Essi accettano l’umiltà di cercare, di mettersi in viaggio, di chiedere, di rischiare, di sbagliare...».

Pensando ai Magi prende consistenza il legame tra umiltà e umorismo: essi, i sapienti, si fanno piccoli, cioè non si prendono troppo sul serio, ma si abbassano, rovesciano lo schema mentale a cui naturalmente potrebbero fare riferimento. La loro autoironia e autocritica li salva, permette quel cammino di conversione che li scuote e li mette in movimento. 

È una scena paradossale quella di Betlemme, perché da una parte c’è il movimento della terra, i Magi, come i pastori, che sentono l’urgenza dell’andare e adorare, dall’altra la pace del cielo: “stille nacht” diciamo in una delle più famose canzoni natalizie, cantiamo la notte calma, ferma, serena. In questa serenità il mondo cambia, si stravolge: il sussulto dei cuori, del cuore di Maria, di Giuseppe, dei pastori e dei Magi (molto diverso dal sussulto nel cuore di Erode), è il preludio al sussulto dell’universo che vive in questo momento una nuova creazione, una ripartenza che è l’alba della redenzione. 

Così questa scena ci invita a meditare sul paradosso della necessità di fermarsi un momento nella pace, spezzando la frenesia dei ritmi quotidiani, fermarsi ma per ripartire, spegnere i motori ma per riaccendere i motivi, ritornare a quell’essenziale della vita, quello per cui la vita è degna di essere vissuta.

 

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domenica 24 dicembre 2023

Mt 1, 1-16- RITO AMBROSIANO - MESSA DOMENICALE PRENATALIZIA

 RITO AMBROSIANO

MESSA DOMENICALE PRENATALIZIA
DOMENICA 24 DICEMBRE 2023
Lettura del Vangelo secondo Matteo Mt 1, 1-16
1. La genealogia è una SPLENDIDA SINTESI DELLA STORIA DELLA SALVEZZA in quanto richiama le tappe fondamentali: Abramo, la svolta davidica, il tempo dell'esilio, la nascita di Gesù. Matteo vuole sottolineare che LA VICENDA UMANA DI GESÙ SI È INSERITA PIENAMENTE NELLA STORIA DEL POPOLO ELETTO. Noi tutti siamo inseriti in una storia di salvezza! 

2. “Gesù è il germoglio che “spunterà dal tronco di Iesse”; il “virgulto” cresciuto “come una radice in terra arida”. LA STORIA SALVIFICA DI DIO ENTRA NELLA STORIA UMANA E SEMBRA QUASI NASCONDERSI IN ESSA. Nelle pieghe della storia Dio COSTRUISCE il suo progetto e ORIENTA ogni cosa verso la pienezza del tempo in cui il Verbo si fa carne. Ancora oggi Dio costruisce e orienta ogni cosa.

3. La nascita di Gesù costituisce il COMPIMENTO DI UNA STORIA DI SALVEZZA, il punto di arrivo di un lungo e tortuoso cammino. “Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. COMPIMENTO DELLA STORIA È L’AMORE PROVVIDENTE DI DIO CHE GUIDA OGNI UOMO ALLA SALVEZZA. In Lui poniamo la nostra speranza e fiducia!

BUONA DOMENICA…

 

✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 1, 1-16
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naasòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria. Salomone generò Roboano, Roboano generò Abia, Abia generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, Ozia generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechia, Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm. Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.

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sabato 23 dicembre 2023

NOTTE DI NATALE, NOTTE DALLE MOLTE RISONANZE…

NOTTE DI NATALE, NOTTE DALLE MOLTE RISONANZE…

Proviamo a riflettere sul significato della celebrazione della messa natalizia e sulla profonda significatività del Natale. Il Natale esprime un'atmosfera di gioia contenuta e mite, in un clima di familiarità e di tenerezza. Contemplando il bambino Gesù, il cuore si riempie di gioia. Fermati davanti al presepe e contempla il grande mistero di Dio che si è fatto uomo, per Te per la salvezza di tutti.
Nonostante il frastuono di voci e il luccichio di mille luci in un contesto di mondo moderno tendenzialmente scettico, il Natale riesce ancora a suscitare momenti di attenzione e riflessione sulla semplicità di una nascita senza splendore, ma capace di illuminare la scena sordida di una stalla. L’evento unico e irripetibile della storia è per noi la "buona notizia", momento di riconciliazione tra l'umanità e il suo Creatore. Dio è fedele al suo disegno d'amore nonostante le ribellioni umane.
Il mondo lo sappiamo vive “la terza guerra mondiale”, terrore e sgomento sono all’ordine del giorno, tuttavia, il Natale ci offre un messaggio di speranza più forte di ogni paura, portando un'invincibile allegrezza anche nelle situazioni di tristezza. Dio è con noi: questa è dunque la "buona notizia.
Più di quindici secoli fa, a una cristianità sconvolta dalle minacce e dalle atrocità dei barbari, il papa san Leone Magno parlava così del Natale: "Non c'è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita: una vita che distrugge la paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne. Nessuno è escluso da questa felicità: la causa di questa gioia è comune a tutti perché il Signore nostro, vincitore del peccato e della morte, non avendo trovato nessuno libero dalla colpa, è venuto per la liberazione di tutti. Esulti il santo, perché si avvicina al premio; gioisca il peccatore, perché gli è offerto il perdono; riprenda coraggio il pagano (cioè l'infedele e il miscredente), perché anche lui è chiamato alla vita" (Discorso di Natale).
Come si vede, Dio si offre a tutti, non esclude nessuno, accetta anche il rischio di essere rifiutato: "Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto" (Gv 1,11), osserva malinconicamente l'evangelista Giovanni; un rifiuto che proseguirà e condurrà colui che è nato a Betlemme fino alla condanna, da parte dei capi e dei dotti del suo popolo, e alla morte di croce. Ma questo, per la verità, non è un rischio suo: è un rischio nostro. È il rischio che, dicendogli di no e non lasciandoci salvare da lui, noi arriviamo a vanificare l'incredibile amore del nostro Creatore e per ciò stesso a vanificare e a isterilire la nostra unica vita.
Allora la grazia più "vera" e più bella - che nella notte di Natale possiamo e vogliamo chiedere per noi, per quanti ci sono cari, per tutti - è di saperci arrendere alla misericordia che è venuta a investirci dall'alto e di accogliere, senza riserve e senza i calcoli insipienti delle nostre prospettive puramente terrene, colui che nel suo Natale si è fatto a noi così amabile e così vicino. E sarà per noi una stupefacente fortuna: "A quanti l'hanno accolto - ci rivela esultando san Giovanni - ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome" (Gv 1,12).
Non mi resta infine che augurare a tutti di vivere appieno il Natale, «notte dalle molte risonanze» che non addormenta ma risveglia i cuori riportandoli dritti là, nella grotta di Betlemme dove tutto è cominciato.
BUON NATALE….

 

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giovedì 21 dicembre 2023

LEADER SCOUT: LA SFIDA DI DARE L'ESEMPIO

LEADER SCOUT: LA SFIDA DI DARE L'ESEMPIO

Hanno circa vent'anni e sono responsabili delle Guide e degli Scout d'Europa. Sono capi di branchi, di truppe o di clan, capi di raduni, di compagnie o di fuochi, dimostrano un incredibile senso di impegno e dimostrano la loro profonda gioia nel mettersi al servizio degli altri, soprattutto della maggior parte della gioventù.

“In ogni ragazzo c’è almeno il 5% di buono. Sta a voi scoprirlo e svilupparlo al 90 o al 95%», ha affermato Baden Powell rivolgendosi ai capi. In una frase, il fondatore dello scautismo ha riassunto la missione degli anziani: vedere il buono in ogni giovane a lui affidato e, attraverso i metodi dello scautismo che sono il gioco e la vita all'aria aperta, contribuire alla sua crescita umana e spirituale. Una forte intuizione educativa che anima ancora oggi gli scout. 

La base del loro impegno sta nella Promessa Scout, “per servire al meglio Dio, la Chiesa, la Patria e l'Europa, per aiutare il prossimo in ogni circostanza e per osservare la legge scout”. Un impegno generalmente assunto nel primo anno, destinato a durare ben oltre gli anni di scout, e che trova un vero eco nella missione affidata ai responsabili. Nel suo ultimo messaggio, Baden Powell insisteva: “Sii sempre fedele alla tua promessa di scout anche quando non sarai più un bambino – e Dio ti aiuti a realizzarla!”»

L’impegno Scout ha un carattere esemplare. I leader sono testimoni dell'ideale scout che hanno scelto di vivere. Aderiscono al progetto educativo che si impegnano a rispettare con l'esempio della loro vita. Ciò che Baden Powell ha detto ai capipattuglia vale anche per gli anziani: “Non ha senso avere uno o due bravi ragazzi e gli altri essere individui senza valore. Bisogna lavorare sodo per garantire che siano tutti all'altezza. La cosa più importante per questo è l'esempio che dai a te stesso: quello che fai tu, lo faranno anche i tuoi osservatori.»

Trasmettere, formare, condividere, sono tutte motivazioni che hanno spinto questi giovani chef a dire sì. Inoltre molto spesso nasce il desiderio di restituire quanto ricevuto. Hanno fatto due, tre o otto anni di scouting prima di diventare leader, e sono unanimemente grati per questi anni in cui hanno imparato così tanto. Per molti, è con questo spirito di gratitudine che hanno abbracciato la missione di leadership. 

Servire gli altri e il bene comune porta alla vera gioia. I leader lo sperimentano regolarmente: la gioia di vedere i giovani crescere, fiorire, andare verso il Signore. Gioia di costruire amicizie profonde e solide.

Gli Scout d'Europa sono un terreno favorevole alla missione, vivono un cammino spirituale che porta frutto. Arianna, che ha iniziato lo scoutismo solo all'età di 26 anni, testimonia che i suoi anni di scoutismo l'hanno aiutata “a pregare, a esercitare il discernimento e a mantenere la sua fede quotidianamente”. Quanto a Tiziano, confida che lo scoutismo “lo ha sostenuto nella fede in un momento in cui ne aveva tanto bisogno”. Come implora il canto della promessa, il Signore protegga la promessa di tutti questi leader impegnati al servizio degli altri e del bene comune.

 

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martedì 19 dicembre 2023

ORIENTATI VERSO IL FUTUTO…

ORIENTATI VERSO IL FUTUTO…

Il Vangelo ci insegna che Gesù non è moralista. «Il vangelo non è una morale, ma una sconvolgente liberazione» (Giovanni Vannucci). Siamo noi che abbiamo moralizzato il Vangelo! Siamo noi che, molte volte, facciamo come i farisei del Vangelo: ci piace accusare, puntiamo il dito, sottolineiamo i difetti degli altri, ci sentiamo grandi perché cerchiamo di far apparire piccoli gli altri…

Gesù, invece, condanna il peccato, non il peccatore! Condanna l’ipocrisia dei benpensanti, e la durezza di cuore: «chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra…». Perché, anche se sbaglia, la persona rimane sacra, sempre e comunque inviolabile. E, così, il giudizio contro la donna adultera diventa un boomerang contro l’ipocrisia dei suoi accusatori. Il vangelo sottolinea che «se ne andarono tutti, cominciando dai più anziani».

Ha scritto qualcuno: «I vecchi amano dare buoni consigli per consolarsi di non poter più dare cattivi esempi» (Francois de La Rochefoucauld). Se ne vanno: burocrati delle regole e analfabeti del cuore di Dio. Funzionari esperti nelle leggi e ignoranti del cuore umano!

Dice Simone Weil: «Mettere la legge prima della persona è l’essenza della bestemmia». Rimangono soli: Gesù e la donna. «La misera e la Misericordia» (Sant’Agostino). «Nessuno ti ha condannata? Neanch’io ti condanno!». La prima legge di Dio è che ogni creatura viva! Gesù non le chiede se è pentita: a lui non interessa il rimorso, il passato. Già l’Antico Testamento diceva: «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche!». Faccio una cosa nuova! Ed è così anche l’esperienza di San Paolo: «Dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la meta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù».

Gesù perdona senza condizioni, senza clausole, senza contropartita. E la donna ascolta le parole che bastano a cambiare una vita: «Va’ e d’ora in poi non peccare più!».

Il bene possibile domani conta più del male di ieri! Il bene pesa più del male! E un nuovo futuro si spalanca…

 

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sabato 16 dicembre 2023

PROVIAMO A CAPIRE…

PROVIAMO A CAPIRE… 

Per capire il vangelo di della terza domenica di avvento dobbiamo fare un passo indietro. Questo vangelo, infatti, segue nel vangelo di Gv il prologo (Gv, 1, 1-18). Il prologo è in GV il piano, il progetto di Dio, il sogno di Dio per l’uomo.
Cos’era successo fino ad ora? 
Dio l’Altissimo era lontano, collocato nel “settimo cielo” e secondo i rabbini tra un cielo e l’altro c’erano 500 anni di cammino. Quindi Dio che se ne stava a 3.500 anni di cammino, era un modo per dire che era irraggiungibile. 
Ecco la prima verità dell’A.T.: Dio non si può raggiungere.
Ma com’era questo Dio? 
Dio era disgustato del creato e dell’uomo tant’è vero che non esita a sterminare “ogni essere che è sulla terra, uomini, animali domestici, rettili e uccelli del cielo”.
Nel Sal 14 si dice: “Yahwè dal cielo si china per vedere se esista un saggio; se c’è uno che cerchi Dio. Tutti hanno traviato, sono tutti corrotti; più nessuno fa il bene, neppure uno…”.
Gli uomini del Dio dell’A.T. sono così corrotti che ad un certo momento Dio, stanco di rivolgersi a loro e di mandare profeti perché si convertano, ha chiuso i cieli. Chiudere i cieli è un’espressione per dire che ha ritirato la sua comunicazione. Ad un certo punto anche Dio ha detto: “Adesso basta. Vi ho dato una possibilità, due, tre, dieci, cento, ma c’è un limite. Non volete capire, prendetevi le conseguenze”.
E al Battesimo, con Gesù, infatti, questi cieli si riapriranno (Mc 1,9: “E uscendo dall’acqua vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere sopra di lui, come una colomba”).
L’uomo non è buono per questo Dio; l’uomo è cattivo, una “mela marcia”, irrecuperabile: non c’è niente da fare.
Ecco la seconda verità: “L’uomo è peccatore e non può mai presentarsi di fronte a Dio”.
La cosa più terribile, poi, era che l’uomo diventasse Dio. Qualcuno, di nome Adamo, insieme alla sua “compagna di merende” Eva ci aveva già provato ed era stato sonoramente punito. L’uomo non può farsi “Dio”, ci mancherebbe altro. Per questo nasce il Tempio, che è la mediazione tra l’uomo peccatore e il Dio purissimo. Senza il Tempio e la religione non può rivolgersi a Dio.
 
Ma poi cosa succede? Arriva Gesù e butta all’aria tutto questo (il prologo di Gv è il manifesto di ciò che Gesù nella sua vita farà).
L’A.T. diceva: “Dio non si può raggiungere”? Ma chi l’ha detto? Gesù dice: “Dio è qui in mezzo a noi” (“Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”).
L’A.T. diceva: “L’uomo è un peccatore e non può presentarsi di fronte a Dio”. Ma non è vero! Gesù, infatti dice: “L’uomo è figlio di Dio!” (“A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio).
L’A.T. diceva: “Solo attraverso il culto, la religione, tu puoi arrivare a Dio”. Ma non è vero! “Se tu ami e credi tu sei già in Dio” (“Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, ma la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo”; Gv 13: “Vi do un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri”).
Gesù, quindi, sconvolge tutto il sistema: “Avete inteso che fu detto… ma io vi dico” (Mt 5). Tutto quello che finora la gente aveva creduto, pensato, considerato come verità assoluta, neppure da mettere in discussione (era ovvio che era così!), adesso viene tutto ribaltato.
E capiamo bene perché Gesù fu ucciso: troppo nuovo, troppo sconvolgente, troppo diverso dal solito. Non è incredibile che Gesù sia morto: è incredibile che Gesù abbia vissuto così tanto.
E Tu vivi secondo la tradizione dell’AT oppure accetti la novità che Gesù ha portato? Prepariamoci ad accogliere colui che “sconvolge i nostri pensieri” Buon Avvento!

 

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giovedì 14 dicembre 2023

MI SAZIERÒ QUANDO APPARIRÀ LA TUA GLORIA

 Dalle «Conferenze» di san Tommaso d'Aquino, sacerdote

(Conf. sul Credo; Opuscula theologica 2; Torino 1954, pp. 216-217)

MI SAZIERÒ QUANDO APPARIRÀ LA TUA GLORIA

    Quando saranno compiuti tutti i nostri desideri, cioè nella vita eterna, la fede cesserà. Non sarà più oggetto di fede tutta quella serie di verità che nel «Credo» si chiude con le parole: «vita eterna. Amen».

    La prima cosa che si compie nella vita eterna è l'unione dell'uomo con Dio.

    Dio stesso, infatti, è il premio ed il fine di tutte le nostre fatiche: «Io sono il tuo scudo, e la tua ricompensa sarà molto grande» (Gn 15, 1). Questa unione poi consiste nella perfetta visione: «Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa, ma allora vedremo faccia a faccia» (1 Cor 13, 12).

    La vita eterna inoltre consiste nella somma lode, come dice il Profeta: «Giubilo e gioia saranno in essa, ringraziamenti e inni di lode» (Is 51, 3). Consiste ancora nella perfetta soddisfazione del desiderio. Ivi infatti ogni beato avrà più di quanto ha desiderato e sperato. La ragione è che nessuno può in questa vita appagare pienamente i suoi desideri, né alcuna cosa creata è in grado di colmare le aspirazioni dell'uomo. Solo Dio può saziarlo, anzi andare molto al di là, fino all'infinito. Per questo le brame dell'uomo si appagano solo in Dio, secondo quanto dice Agostino: «Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è senza pace fino a quando non riposa in te».

    I santi, nella patria, possederanno perfettamente Dio. Ne segue che giungeranno all'apice di ogni loro desiderio e che la loro gloria sarà superiore a quanto speravano. Per questo dice il Signore: «Prendi parte alla gioia del tuo padrone» (Mt 25, 21); e Agostino aggiunge: «Tutta la gioia non entrerà nei beati, ma tutti i beati entreranno nella gioia. Mi sazierò quando apparirà la tua gloria»; ed anche: «Egli sazia di beni il tuo desiderio». Tutto quello che può procurare felicità, là è presente ed in sommo grado. Se si cercano godimenti, là ci sarà il massimo e più assoluto godimento, perché si tratta del bene supremo, cioè di Dio: «Dolcezza senza fine alla tua destra» (Sal 15, 11).

    La vita eterna infine consiste nella gioconda fraternità di tutti i santi. Sarà una comunione di spiriti estremamente deliziosa, perché ognuno avrà tutti i beni di tutti gli altri beati. Ognuno amerà l'altro come se stesso e perciò godrà del bene altrui come proprio.

    Così il gaudio di uno solo sarà tanto maggiore quanto più grande sarà la gioia di tutti gli altri beati.

 

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martedì 12 dicembre 2023

RECITARE IL ROSARIO È PORRE, COME MARIA, GESÙ NEL PROPRIO CUORE.

RECITARE IL ROSARIO È PORRE, COME MARIA, GESÙ NEL PROPRIO CUORE.

Da secoli donne e uomini, facendo scorrere tra le dita, a uno a uno, i grani della corona del santo Rosario, meditano sui misteri di Cristo, sotto la guida di una donna “speciale”, la Beata Maria Vergine del Rosari. La preghiera del santo Rosario è tanto semplice e pertanto tanto profonda. Molto amata da santi e fedeli di ogni parte del mondo. «Non è forse cosa giusta, pia e santa meditare tutti questi misteri? Quando la mia mente li pensa, vi trova Dio, vi sente colui che in tutto e per tutto è il mio Dio. È dunque vera sapienza fermarsi su di essi in contemplazione» (San Bernardo). 
Il Rosario è la preghiera del sofferente, del malato, dei solitari abitanti, delle affollate metropoli del mondo. Di frequente san Pio da Pietrelcina ricordava che «il Rosario è la mia preghiera prediletta. Preghiera meravigliosa! Meravigliosa nella sua semplicità e nella sua profondità»: la sua arma prediletta, che portava sempre in tasca.
La corona del Rosario è infatti “l’arma vincente” di milioni di fedeli, sparsi in ogni angolo del pianeta. La nonna del giovane beato Carlo Acutis, devota alla Madonna di Pompei, un giorno d’estate portò il nipotino allora di 5 anni al santuario di Pompei e da quel giorno il Rosario per Acutis divenne con la messa la sua preghiera quotidiana. E c’era chi, come san Francesco di Sales, la devozione alla Madre, attraverso il Rosario, si trasformava in un colloquio con la stessa: «Ah, chi potrebbe non amarti carissima Madre?».
Via per la santificazione il santo Rosario lo è stato e continua a essere per uno stuolo infinito di fedeli.
Scrive Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae: «Il contemplare di Maria è innanzitutto un ricordare. Occorre tuttavia intendere questa parola nel senso biblico della memoria (zakar), che attualizza le opere compiute da Dio nella storia della salvezza. La Bibbia è narrazione di eventi salvifici, che hanno il loro culmine in Cristo stesso. Questi eventi non sono soltanto un “ieri”; sono anche l’“oggi” della salvezza. Questa attualizzazione si realizza in particolare nella Liturgia: ciò che Dio ha compiuto secoli or sono non riguarda soltanto i testimoni diretti degli eventi, ma raggiunge con il suo dono di grazia l’uomo di ogni tempo. Ciò vale, in certo modo, anche di ogni altro devoto approccio a quegli eventi: “farne memoria”, in atteggiamento di fede e di amore, significa aprirsi alla grazia che Cristo ci ha ottenuto con i suoi misteri di vita, morte e risurrezione».
Quando si recita il rosario si rivivono i momenti importanti e significativi della storia della salvezza; si ripercorrono le varie tappe della missione di Cristo. Con Maria si orienta il cuore al mistero di Gesù. Si mette Cristo al centro della nostra vita, del nostro tempo, delle nostre città, mediante la contemplazione e la meditazione dei suoi santi misteri di gioia, di luce, di dolore e di gloria. (…). (Benedetto XVI). 
Per Papa Francesco «Il rosario è la preghiera che accompagna sempre la mia vita; è anche la preghiera dei semplici e dei santi …. È la preghiera della mia vita…

 

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domenica 10 dicembre 2023

Gv 1,19-28 - RITO AMBROSIANO - V DOMENICA DI AVVENTO – IL PRECURSORE - ANNO B

RITO AMBROSIANO

V DOMENICA DI AVVENTO – IL PRECURSORE
DOMENICA 10 Dicembre 2023
Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 1,19-28

1. Coloro che interrogano Giovanni sono della setta dei farisei e sono curiosi di sapere chi è quell'uomo che battezza nel Giordano. Giovanni è semplicemente UNA VOCE, un dito teso verso l'Agnello. UN GRIDO NEL DESERTO DELL'INDIFFERENZA. Una segnaletica umana che invita a preparare la via del Signore. 

2. TUTTA LA PERSONA DI GIOVANNI È TESA VERSO UNO PIÙ GRANDE DI LUI a cui non è degno di allacciare i sandali. In Giovanni non troviamo nessun egocentrismo! ANCHE TU ORIENTA BENE LA TUA VITA!

3. Ai tempi di Gesù c’erano i padroni e gli schiavi. I lacci delle scarpe non se li scioglieva il padrone, lo facevano gli schiavi. Ebbene, dice san Giovanni: IO NON SONO DEGNO NEPPURE DI ESSERE SUO SCHIAVO. Vedete che considerazione grande, che aveva san Giovanni di Gesù? CHI È GESÙ PER TE?

BUONA DOMENICA...

✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 1,19-28
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me, ed era prima di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

 

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sabato 9 dicembre 2023

COLTIVA LA SPERANZA…

COLTIVA LA SPERANZA…

L’ Avvento è un cammino animato dal desiderio di raggiungere la meta: l’incontro con il Signore Gesù che viene per riaccendere nel cuore la fiducia. La speranza coltivata è seme dirompente che ci consente di camminare in avanti, una gravitazione sul futuro, verso una pienezza di senso e di libertà che ci permette di scegliere ogni giorno la via della vita. La speranza coltivata crea nell’uomo un atteggiamento attivo, nutrito di coraggio e di fortezza d’animo, che alimenta la resistenza nella sofferenza e la tensione nella lotta. Essa dà un respiro ampio all’uomo e lo attiva a vivere il suo impegno nel mondo, non perché rimanga quello che è, ma perché si trasformi e diventi ciò che gli è promesso che diventerà: amico di Dio. Natale è Dio nell’uomo, per l’uomo, con l’uomo. Chi accoglie questa verità vive un’esistenza pacificata.

La visione del nostro tempo ci presenta un vissuto esistenziale nel quale si è rotta non solo l’unità di un mondo, di un modello culturale, ma si è rotta in modo più fondamentale anche l’unità della persona.

La protagonista Gristiane, di uno dei testi teatrali del filosofo e drammaturgo G. Marcel, nell’opera "Il Mondo in frantumi", mette in evidenza la realtà di un mondo, il suo, e quello degli altri, che è sempre in frantumi, non c’è più un centro, non c’è più neanche vita: «Cristiane dice: Non hai l’impressione, qualche volta, che noi viviamo… se questo può chiamarsi vivere…in un mondo rotto? Si rotto, come un orologio rotto. La molla non funziona più. Apparentemente non c’è niente di cambiato. Tutto è perfettamente a posto. Ma se si porta l’orologio all’orecchio… non si sente più niente. Capisci, il mondo, ciò che noi chiamiamo il mondo, il mondo degli uomini…una volta doveva avere un cuore. Ma si direbbe che questo cuore ha cessato di battere…».

Un cuore che ha cessato di battere dice la mancanza di vita e di speranza. Tornare a sperare vuol dire porre le condizioni perché questo cuore riprenda a battere di nuovo…un cuore cioè capace di pensare, di sentire e di amare.

Un uomo che spera è perciò stesso un uomo capace di stare dentro la storia, che non vive in fuga, ma senza clamore e chiasso opera il bene in modo molto concreto nelle trame della propria esistenza quotidiana. Sperare è saper guardare come guarda Dio, raggiungere il tempo, la storia, gli altri come Lui li ha raggiunti e continuamente li raggiunge.

Senza forti motivazioni si spegne nel cuore la forza della speranza. Eppure Cristo viene sostanzialmente per darci speranza. Egli viene ad insegnare a tutti gli uomini a vivere una vita nuova: vissuta nella fede, animata dalla carità, guidata dalla sobrietà. È una vera e propria rivoluzione che ci chiede il Natale: la rivoluzione interiore del nostro cuore, dei nostri pensieri, delle nostre decisioni. Ed è da questa rivoluzione interiore che scaturirà la gioia di vivere in pienezza la vita, come dono di Dio a noi e da parte nostra ai fratelli e alle sorelle che incontriamo nel nostro cammino.

In questo viaggio verso l’incontro con il Signore che viene lasciamoci prendere per mano dai pastori semplici ed umili, nostri modelli e amici; loro sanno perché ci dicono: «Andiamo a Betlemme!».

 

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venerdì 8 dicembre 2023

FIDATI!

FIDATI!

Maria è la donna dello Spirito, Maria è la donna della fiducia in Dio. Eppure in Lei non era chiaro il progetto di Dio. Lei semplicemente dice: “Sì”. Non ha la minima idea di cosa voglia dire: “partorire il Figlio di Dio, l’Altissimo, colui che avrà il trono di Davide suo padre” (Lc 1,32). Lei dice solo: “Sì”. 

Quello che solamente sa è che lei, Maria, è eretica per la religione (era una bestemmia affermare di partorire il Figlio di Dio, condannata con la morte) e che è adultera per la Legge (condannata con la lapidazione). Maria ha due pene di morte su di sé. Può venire tutto questo da Dio? Eppure…!

In uno dei Vangeli apocrifi, il povero Giuseppe, quando Maria gli dice: “Sai, è venuto l’angelo! Oh santo cielo dice, vuoi vedere che è uno che si è spacciato per un angelo e me l’ha sedotta, questa ingenua?”. Quindi era abbastanza comune a quell’epoca di questi angeli, di queste divinità, che andavano a sedurre le donne e le ragazze. Maria ha il coraggio di fidarsi di questo angelo e gli dice: “Sì”.

Maria, che non ha la minima idea di cosa voglia dire o di che cosa le toccherà vivere, dice solo: “Avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38).

Cosa vuol dire allora essere uomini e donne dello Spirito? Fidarsi: “Sì”.

Noi cerchiamo spiegazioni: “Perché? Perché a me? E chi me lo garantisce? E se poi…?”. Noi dubitiamo, giustamente di noi: “Ma chi sono io?... Non ce la faccio!... Ho troppa paura!... Non è per me!”... Ma dubitiamo perché guardiamo a noi e non a Lui. Noi vorremmo sapere: “Ma dove si va? Ma cosa mi accadrà?”. Noi vorremmo non avere problemi: “E se poi non vado bene? E se gli altri s’arrabbiano?”. Se tu ascolti tutte queste voci è la fine. L’unica possibilità è la fede: “Sì, io mi fido”.

Martin Luther King riceveva una media di 25 telefonate minatorie e 30-40 lettere di odio al giorno. King aveva paura e decise di andarsene a vivere altrove e di lasciare tutto. Un giorno mentre pregava sentì una voce: “Ti fidi di me?”. E lui rispose: “Sì”. E la voce gli disse: “Io sarò con te sempre”. Quel “sì”, quella fiducia, fu la svolta della sua vita.

Gandhi sentiva il desiderio irrefrenabile per la lotta non-violenta. Ma aveva paura, temeva di soffrire e si poneva un sacco di domande su come, su cosa era meglio, su quali strategie. Un giorno sentì una voce che gli disse una sola parola: “Fidati!”. E lui rispose con una sola parola: “Sì!”.

Ciò che accomuna Gandhi e King è che entrambi trovarono la pace solo fidandosi di Lui. Smisero di voler sapere, capire, controllare, e semplicemente fidandosi lo seguivano. Come gli apostoli!

C’erano due uomini che si erano incamminati verso la Montagna di Dio. Uno dei due era perennemente arrabbiato e diceva: “Ma se Dio esiste, perché esiste il male? E la sofferenza dei bambini? E perché ci fa fare così tanta fatica?”. L’altro era pacifico e diceva solo: “Lui sa! Io lascio fare a Lui e mi fido!”. “Tu sei ingenuo, puerile e credulone”, gli diceva il primo. Più andavano avanti e più la salita era difficile, quasi impossibile. Quando furono a circa due-trecento metri dalla cima si sentì la voce di Dio: “Prendete con voi tutte le pietre che trovate nel sentiero, caricatele nel vostro zaino e portatemele qui da me”. Il primo disse: “Questo è davvero troppo. Come si fa a credere ad un Dio così insensibile!”. L’altro invece si disse: “Non so il perché… ma io mi fido”. E proseguì. Ci volle un bel po’ di tempo per arrivare in cima… ma quando arrivò in cima Dio trasmutò tutte le sue pietre in splendidi diamanti.

Credere in Dio è molto pratico e concreto. Se tu credi in Dio, che ti abita dentro, allora credi anche in te.

 

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giovedì 7 dicembre 2023

COME CREARE CAMMINI CHE RESTANO?

COME CREARE CAMMINI CHE RESTANO?

Ho raggiunto l’apice del successo nel modo degli affari. Agli occhi altrui la mia vita è stata il simbolo del successo. Tuttavia, a parte il lavoro, ho una piccola gioia.
Alla fine la ricchezza è solo un fatto al quale mi sono abituato. In questo momento sdraiato sul letto d’ospedale e ricordando tutta la mia vita, mi rendo conto che tutti i riconoscimenti e le ricchezze di cui andavo fiero sono diventati insignificanti davanti alla morte imminente. Nel buio quando guardo le luci verdi dei macchinari per la respirazione artificiale e sento il brusio dei loro suoni meccanici, riesco a sentire il respiro della morte che si avvicina…
Solo adesso ho capito, una volta che accumuli sufficiente denaro per il resto della vita, che dobbiamo perseguire altri obiettivi che non sono correlati alla ricchezza. Dovrebbe essere qualcosa di più importante: per esempio le storie d’amore, l’arte, i sogni di quando ero bambino…
Non fermarsi a perseguire la ricchezza potrà solo trasformare una persona in un essere contorto proprio come me. Dio ci ha dato i sensi per farci sentire l’amore nel cuore di ognuno di noi, non le illusioni costruite sulla fama. I soldi che ho guadagnato nella mia vita non li posso portare con me. Quello che posso portare con me sono solo i ricordi rafforzati dall’amore. 
Questa è la vera ricchezza che ti seguirà, ti accompagnerà, ti darò la forza e la luce per andare avanti. L’amore può viaggiare per mille miglia. La vita non ha alcun limite: vai dove vuoi andare. Raggiungi gli apici che vuoi raggiungere. È tutto nel tuo cuore e nelle tue mani.
Qual è il letto più costoso del mondo? Il letto d’ospedale. Puoi assumere qualcuno che guidi l’auto per te, che guadagni per te, ma non puoi aver qualcuno che sopporti la malattia al posto tuo. Le cose materiali perse possono essere ritrovate. Ma c’è una cosa che non può essere ritrovata quando la si perde: la vita.
In qualsiasi fase della vita siamo in questo momento, alla fine dovremo affrontare il giorno in cui calerà il sipario. Fate tesoro dell’amore per la vostra famiglia, dell’amore per il vostro coniuge, dell’amore per i vostri amici.
Trattevi bene. Abbiate cura del prossimo.
(Steve Jobs, sul letto di morte)

 

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martedì 5 dicembre 2023

CONOSCI I NOSTRI TESORI?

CONOSCI I TUOI TESORI?

C’era una volta un re molto triste che aveva un servo molto felice che circolava sempre con un grande sorriso sul volto. «Paggio», gli chiese un giorno il re, «qual è il segreto della tua allegria?». «Non ho nessun segreto. Signore, non ho motivo di essere triste. Sono felice di servirvi. Con mia moglie e i miei figli vivo nella casa che ci è stata assegnata dalla corte. Ho cibo e vestiti e qualche moneta di mancia ogni tanto».
Il re chiamò il più saggio dei suoi consiglieri: «Voglio il segreto della felicità del paggio!». «Non puoi capire il segreto della sua felicità. Ma se vuoi, puoi sottrargliela». «Come?». «Facendo entrare il tuo paggio nel giro del novantanove». «Che cosa significa?». «Fa’ quello che ti dico…». Seguendo le indicazioni del consigliere, il re preparò una borsa che conteneva novantanove monete d’oro e la fece dare al paggio con un messaggio che diceva: «Questo tesoro è tuo. Goditelo e non dire a nessuno come lo hai trovato».
Il paggio non aveva mai visto tanto denaro e pieno di eccitazione cominciò a contarle: dieci, venti, trenta, quaranta, cinquanta, sessanta… novantanove! Deluso, indugiò con lo sguardo sopra il tavolo, alla ricerca della moneta mancante. «Sono stato derubato!» gridò. «Sono stato derubato! Maledetti!». Cercò di nuovo sopra il tavolo, per terra, nella borsa, tra i vestiti, nelle tasche, sotto i mobili… Ma non trovò quello che cercava. Sopra il tavolo, quasi a prendersi gioco di lui, un mucchietto di monete splendenti gli ricordava che aveva novantanove monete d’oro. Soltanto novantanove. «Novantanove monete. Sono tanti soldi», pensò. «Ma mi manca una moneta. Novantanove non è un numero completo», pensava. «Cento è un numero completo, novantanove no».
La faccia del paggio non era più la stessa. Aveva la fonte corrugata e i lineamenti irrigiditi. Stringeva gli occhi e la bocca gli si contraeva in una orribile smorfia, mostrando i denti. Calcolò quanto tempo avrebbe dovuto lavorare per guadagnare la centesima moneta, avrebbe fatto lavorare sua moglie e i suoi figli. Dieci dodici anni, ma ce l’avrebbe fatta! Il paggio era entrato nel giro del novantanove…
Non passò molto tempo che il re lo licenziò. Non era piacevole avere un paggio di cattivo umore.
E se ci rendessimo conto, così di colpo, che le nostre novantanove monete sono il cento per cento del tesoro. E che non ci manca nulla, nessuno ci ha portato via nulla, il numero cento non è più rotondo del novantanove. È soltanto un tranello, una carota che ci hanno messo davanti al naso per renderci stupidi, per farci tirare il carretto, stanchi, di malumore, infelici e rassegnati. Un tranello per non farci mai smettere di spingere.
Quante cose cambierebbero se potessimo goderci i nostri tesori così come sono.

 

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domenica 3 dicembre 2023

Mc 11,1-11 - RITO AMBROSIANO - IV DOMENICA DI AVVENTO - L'INGRESSO DEL MESSIA - ANNO B

RITO AMBROSIANO

IV DOMENICA DI AVVENTO - L'INGRESSO DEL MESSIA
DOMENICA 03 Dicembre 2023
Lettura del vangelo secondo Marco - Mc 11,1-11

1. Gesù chiede un puledro d’asino per entrare in città. Con quel gesto Gesù ribadisce LA SUA REGALITÀ ma al tempo stesso ricorda ai discepoli LA SUA UMILTÀ. Solo un Re umile avrebbe potuto fare ciò che Gesù si apprestava a fare nei giorni seguenti. GESÙ RE UMILE…

2. La REAZIONE DELLA GENTE a Gerusalemme dimostra che molti tra il popolo erano davvero convinti che Gesù fosse il Messia. ESSI LO ACCOLSERO PROPRIO COME IL LORO RE, richiamando nelle loro parole il ristabilimento del regno di Davide. Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! UN RE FORTE E POTENTE! TI PIACE?

3. Ma Gesù sapeva bene cosa sarebbe accaduto nel giro di qualche giorno QUANDO QUELLE GRIDA FESTOSE DI ACCOGLIENZA SI SAREBBERO TRAMUTATE IN GRIDA DI CONDANNA, quando l’unica corona che avrebbe ricevuto sarebbe stata quella di spine. FORSE GESÙ HA DELUSO ANCHE TE! UN RE SIGNORE…

BUONA DOMENICA...

✠ Lettura del vangelo secondo Marco - Mc 11,1-11
In quel tempo. Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, il Signore Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”». Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!». Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.

 

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