giovedì 3 settembre 2026

03.09.2026 - 1Cor 3,18-23 - Lc 5,1-11 - Lasciarono tutto e lo seguirono.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 3,18-23

Fratelli, nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: «Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia». E ancora: «Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani».
Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.
1. L’illusione dei sapienti è il grande peccato dell’uomo. ILLUSIONE È CREDERE DI ESSERE SAPIENTI SENZA LA CROCE DI CRISTO GESÙ, o che senza la croce si possa piacere a Dio e lavorare con frutto tra gli uomini. Illuso!
2. Paolo ci mette in guardia e ci invita a vedere IN CRISTO L’UNICO PUNTO DI RIFERIMENTO per i cristiani; TUTTI GLI “ALTRI LEADER” SONO SOLTANTO «STRUMENTI NELLE MANI DI DIO, per mezzo dei quali avete creduto».
3. MA VOI SIETE DI CRISTO E CRISTO È DI DIO. È questa la verità delle verità; è la verità assoluta sulla quale dobbiamo edificare la nostra esistenza spirituale. SIAMO DI CRISTO, APPARTENIAMO A LUI.

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Dal vangelo secondo Luca - Lc 5,1-11
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

 

Prendere il largo è un atto di fede, anche quando sembra illogico dopo una notte infruttuosa. La voce che ci ridesta, tramite una parola del Vangelo o un invito, ci esorta a ripartire con gioia e speranza. Grazie al loro sì, oggi possiamo proclamare la nostra fede, seguendo l'esempio degli umili e coraggiosi discepoli di Gesù. La prima comunità dei "pescatori di uomini" nacque in un luogo impensabile. Questa consapevolezza ci ispira a portare la Parola e l'amore di Gesù ovunque, anche nei contesti più difficili, iniziando dai luoghi che frequentiamo quotidianamente.

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I primi apostoli sono “invasi dallo stupore”. In effetti lo stupore tende a invadere, se lo si lascia invadere. Forse pesche miracolose avvengono tutti i giorni. Siamo pronti ad essere sorpresi?

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03.09 - SAN GREGORIO I, DETTO MAGNO

 

SAN GREGORIO I, DETTO MAGNO
San Gregorio Magno nacque a Roma intorno al 540 in una nobile famiglia cristiana. Dopo una brillante carriera civile, divenne prefetto dell'Urbe, ma comprese che il Signore lo chiamava a qualcosa di più grande. Rinunciò agli onori e trasformò la sua casa sul Celio in un monastero benedettino, scegliendo una vita di preghiera, silenzio e studio della Sacra Scrittura.
Richiamato al servizio della Chiesa, fu inviato a Costantinopoli come rappresentante del Papa e, nel 590, venne eletto Successore di Pietro. Erano anni drammatici, segnati da carestie, epidemie e dall'invasione dei Longobardi, ma Gregorio affrontò ogni difficoltà con una fede incrollabile nella Provvidenza. Lavorò instancabilmente per la pace, soccorse i poveri, distribuì viveri ai bisognosi, riscattò prigionieri e favorì la conversione di molti popoli. Inviò sant'Agostino di Canterbury con un gruppo di monaci per evangelizzare l'Inghilterra, promosse la riforma della Curia e valorizzò il monachesimo benedettino come forza spirituale per la Chiesa.
A lui è legata anche la diffusione del canto gregoriano, che ancora oggi accompagna la liturgia. Amava definirsi «servo dei servi di Dio», ricordando che ogni autorità cristiana è anzitutto servizio. Scrisse opere fondamentali, tra cui la Regola pastorale, i Dialoghi, le Omelie sui Vangeli, i Moralia in Iob e un vasto epistolario che resta una preziosa guida spirituale.
Pur provato dalla malattia e da un intenso lavoro pastorale, non smise mai di sostenere il popolo di Dio con coraggio e sapienza. Insegnò che ogni autentica missione nasce dalla contemplazione e dall'ascolto della Parola di Dio, perché solo chi vive unito a Cristo può guidare gli altri con verità. Per questo la Chiesa lo venera come uno dei quattro grandi Dottori della Chiesa e come un modello sempre attuale di fede, governo e carità. per noi oggi 1. Viviamo tempi difficili, ma siamo costruttori di pace o alimentiamo divisioni? Gregorio ci ricorda che il cristiano non si lamenta della storia: la trasforma con il Vangelo. 2. Cerchiamo incarichi e riconoscimenti o accettiamo di essere servi dei servi di Dio? L'autorità cristiana non domina, ma si piega per servire. 3. Quanto tempo dedichiamo ogni giorno alla Sacra Scrittura? Senza ascoltare la Parola di Dio, rischiamo di avere molte opinioni e poca sapienza.
Roma, 540 - 12 marzo 604
Memoria di san Gregorio Magno, papa e dottore della Chiesa: dopo avere intrapreso la vita monastica, svolse l’incarico di legato apostolico a Costantinopoli; eletto poi in questo giorno alla Sede Romana, sistemò le questioni terrene e come servo dei servi si prese cura di quelle sacre. Si mostrò vero pastore nel governare la Chiesa, nel soccorrere in ogni modo i bisognosi, nel favorire la vita monastica e nel consolidare e propagare ovunque la fede, scrivendo a tal fine celebri libri di morale e di pastorale. Morì il 12 marzo.

 

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LORENZO MONFARDINI

LORENZO MONFARDINI

Lorenzo Monfardini aveva 22 anni quando si presentò alla consegna del diploma con una bombola di gas sulle spalle.
Non era una provocazione, ma un gesto carico di gratitudine verso suo padre Jefferson. Per 26 anni suo padre aveva lavorato nell’industria del gas per garantire alla famiglia una vita migliore. Quel diploma, dunque, non rappresentava soltanto il risultato del lavoro di un figlio. Raccontava anche anni di sacrifici, rinunce e fatiche compiuti silenziosamente da un padre. Lorenzo volle rendere visibile ciò che spesso rimane nascosto dietro ogni successo personale. Con quella bombola sembrava dire: “Papà, questo traguardo porta anche il peso del tuo sacrificio.” Le sue parole furono semplici: “Questa bombola è il simbolo del tuo sacrificio.” In un mondo che esalta continuamente l’individuo, Lorenzo ha scelto di ricordare chi lo ha aiutato a diventare ciò che è. Ci ha ricordato che nessuno arriva veramente lontano da solo. Dietro molti dei nostri traguardi ci sono persone che hanno lavorato, aspettato, rinunciato e pregato per noi. Spesso ci accorgiamo dei loro sacrifici soltanto quando è troppo tardi per ringraziarli. La sua storia richiama anche una parola del Vangelo: “Onora tuo padre e tua madre.” Onorare non significa soltanto rispettare, ma riconoscere il bene ricevuto e custodirne la memoria. La gratitudine è una virtù che ci libera dall’illusione di essere autosufficienti. Ci insegna a guardare indietro e riconoscere le mani che ci hanno sostenuto lungo il cammino. Un diploma, una professione, una casa, una famiglia possono essere anche il frutto di sacrifici altrui. Per questo dovremmo imparare a dire più spesso grazie, soprattutto alle persone che amiamo. Non servono gesti straordinari: talvolta basta una parola sincera, una visita, una carezza, una preghiera. Lorenzo ha trasformato un momento personale di successo in una testimonianza pubblica di riconoscenza. E ci ricorda che il vero valore di una persona non si misura soltanto da ciò che riesce a conquistare. Si misura anche dalla capacità di riconoscere, onorare e restituire il bene ricevuto. Forse, prima di vantare ciò che abbiamo raggiunto, dovremmo domandarci chi ha portato il peso per permetterci di arrivare fin qui. per noi oggi 1. Quanti dei nostri successi consideriamo merito esclusivamente nostro? Forse dovremmo fermarci e riconoscere chi ha portato il peso dei nostri sogni. 2. Sappiamo ancora dire grazie ai nostri genitori prima che sia troppo tardi? La gratitudine non si dimostra con i post sui social, ma con gesti concreti d’amore. 3. E se il vero successo non fosse arrivare in alto, ma ricordare chi ci ha sostenuto?
Chi dimentica le proprie radici può avere un grande traguardo, ma rischia di perdere il senso della propria vita.

 

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mercoledì 2 settembre 2026

02.09.2026 - 1Cor 3,1-9 - Lc 4,38-44 - È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 3,1-9

Io, fratelli, sinora non ho potuto parlare a voi come a esseri spirituali, ma carnali, come a neonati in Cristo. Vi ho dato da bere latte, non cibo solido, perché non ne eravate ancora capaci. E neanche ora lo siete, perché siete ancora carnali. Dal momento che vi sono tra voi invidia e discordia, non siete forse carnali e non vi comportate in maniera umana?
Quando uno dice: «Io sono di Paolo», e un altro: «Io sono di Apollo», non vi dimostrate semplicemente uomini? Ma che cosa è mai Apollo? Che cosa è Paolo? Servitori, attraverso i quali siete venuti alla fede, e ciascuno come il Signore gli ha concesso.
Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere. Sicché, né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio, che fa crescere. Chi pianta e chi irriga sono una medesima cosa: ciascuno riceverà la propria ricompensa secondo il proprio lavoro. Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete campo di Dio, edificio di Dio.
1. I Corinzi sono esseri carnali, sono ancora come neonati in Cristo Gesù EPPURE SONO RINATI IN CRISTO NEL BATTESIMO. Nati da acqua e da Spirito Santo, l’uomo carnale dovrebbe essere già morto e l’uomo spirituale dovrebbe crescere di giorno in giorno fino al raggiungimento della piena maturità in Cristo Gesù. Facciamolo crescere!
2. Sono ancora carnali perché SI FANNO STRADA DENTRO LA COMUNITÀ GELOSIE, CONTESE E FAZIONI. Essi non riconoscono in coloro che hanno annunciato il vangelo dei servitori, ma dei leaders in trono ai quali fare gruppo, contrapponendosi gli uni agli altri. SONO ANCORA INFANTILI E LONTANI A COMPRENDERE COME LA VERA LIBERTÀ SIA NEL SERVIRE.
3. SIAMO INFATTI COLLABORATORI DI DIO. Collaborare significa dipendenza, sottomissione, obbedienza, lasciarsi dirigere e muovere dalla volontà di Dio. Per collaborare occorre l’umiltà del cuore. CON L’UMILTÀ L’UOMO SI DICHIARA SERVO DEL SIGNORE PER COMPIERE SOLO LA SUA VOLONTÀ, per andare dove Dio lo manda, per compiere ciò che il Signore gli ha ordinato di fare.

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Dal vangelo secondo Luca - Lc 4,38-44
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.
Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».
E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.

Oggi il Vangelo ci mostra la vita donata di Gesù, che partecipa alle sofferenze e speranze umane. Incontra un'umanità afflitta e risponde con azioni potenti e liberatrici. Dopo, si ritira a pregare, evitando una visione trionfalistica della sua missione. La sua vita e azione nascono dal rapporto con il Padre, rinnovato nella preghiera. Anche noi, per non perderci nelle azioni e non disperare nei drammi, dobbiamo ricordare di non essere soli: siamo figli di un Padre buono che ci dona forza e certezza per vivere ogni giorno la partita della vita. .

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La fama di Gesù si diffonde ma lui non si “siede sugli allori”, sposta sempre il baricentro, il suo, il nostro. Va a pregare, va altrove. Noi amiamo stare dove siamo forti: forse l’altrove ci fa paura?

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02.09 - BEATO APOLLINARE DA POSAT

BEATO APOLLINARE DA POSAT
Il beato Apollinare da Posat, al secolo Jean-Jacques Morel, nacque il 12 giugno 1739 nel villaggio di Préz-vers-Noréaz, presso Friburgo, in Svizzera. Fin da giovane ricevette una solida formazione cristiana e culturale, maturando la vocazione religiosa. Entrò tra i Cappuccini nel 1762, assumendo il nome di Apollinare da Posat, ed emise la professione religiosa l'anno successivo.
Ordinato sacerdote nel 1764, svolse con generosità il ministero pastorale in diverse parrocchie svizzere, distinguendosi come predicatore, formatore dei giovani religiosi, insegnante e confessore. Nel 1788 fu inviato in Francia, dove esercitò il ministero nel convento di Marais. Lo scoppio della Rivoluzione Francese, ostile alla Chiesa e agli ordini religiosi, cambiò radicalmente la sua vita. Dopo la soppressione delle comunità religiose continuò con coraggio il suo ministero in modo clandestino, rimanendo accanto ai fedeli nonostante i gravissimi rischi.
Il 14 agosto 1792, terminata la celebrazione della Messa, si consegnò volontariamente alle autorità. Pochi giorni dopo, il 2 settembre 1792, fu ucciso nel tragico massacro del convento carmelitano di Parigi, offrendo la propria vita in odio alla fede. Prima della morte lasciò parole di straordinaria serenità cristiana, invitando a non piangere per lui, ma a guardare a Cristo, che attraverso la sofferenza è entrato nella gloria.
Per Apollinare il martirio non era una sconfitta, ma il compimento della sua fedeltà al Vangelo e al proprio ministero sacerdotale. Il suo esempio testimonia che la forza della fede supera la violenza, l'odio e la persecuzione. Papa Pio XI, il 17 ottobre 1926, lo proclamò beato insieme ad altre 190 vittime della persecuzione rivoluzionaria, riconoscendo nella loro morte il luminoso esempio di una Chiesa che rimane fedele a Cristo anche nel tempo della prova. per noi oggi 1. Noi difendiamo la nostra fede anche quando costa qualcosa, oppure la mettiamo da parte per evitare problemi? Il Vangelo si testimonia soprattutto quando richiede coraggio. 2. Apollinare celebrava l'Eucaristia rischiando la vita; noi con quale amore partecipiamo alla Messa? Ciò che per lui era un dono da custodire, per noi rischia di diventare un'abitudine. 3. Il martirio non appartiene solo al passato: oggi siamo pronti a rimanere fedeli a Cristo nelle piccole prove quotidiane? La santità nasce dalla fedeltà di ogni giorno, prima ancora che dai grandi gesti.
Préz-vers-Noreaz, Svizzera, 12 giugno 1739 - Parigi, Francia, 2 settembre 1792
Gian Giacomo Morel compì la sua formazione religiosa e scolastica alle dipendenze del vicario parrocchiale Francesco Giuseppe Morel, suo zio, tre anni dopo perfezionò la sua formazione nel collegio dei gesuiti S. Michele a Friburgo. A 23 anni vestì l'abito cappuccino nel convento di Zug con il nome di fra Apollinare da Posat (paese d'origine del padre). Ordinato sacerdote nel 1764, esercitò il ministero di aiuto al clero nelle parrocchie e della predicazione delle missioni al popolo. Fu martirizzato a Parigi durante la rivoluzione francese. Il 17 ottobre 1926 papa Pio XI lo annoverò tra i beati insieme ad altri 190 martiri.

 

NELLO STESSO GIORNO:

SANT' ALBERTO DI PONTIDA ABATE
m. 1096 circa

A Pontida in provincia di Bergamo, santi Alberto e Vito, monaci, dei quali il primo antepose alle armi e agli onori del mondo il servizio a Cristo e fondò nella sua città un monastero improntato alle consuetudini cluniacensi, che il secondo governò.

 

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martedì 1 settembre 2026

01.09.2026 - 1Cor 2,10-16 - Lc 4,31-37 - Io so chi tu sei: il santo di Dio!

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 2,10-16

Fratelli, lo Spirito conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi infatti conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai conosciuti se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato.
Di queste cose noi parliamo, con parole non suggerite dalla sapienza umana, bensì insegnate dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali. Ma l’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio: esse sono follia per lui e non è capace di intenderle, perché di esse si può giudicare per mezzo dello Spirito. L’uomo mosso dallo Spirito, invece, giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno. Infatti chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore in modo da poterlo consigliare? Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo.
1. LO SPIRITO CONOSCE BENE OGNI COSA, ANCHE LE PROFONDITÀ DI DIO. Paolo conosce il mistero di Cristo non per studio, non per umana intelligenza, non perché altri uomini glielo hanno rivelato. EGLI CONOSCE IL MISTERO PERCHÉ LO SPIRITO GLIELO HA MANIFESTATO. La comprensione del mistero di Gesù è vera, autentica, reale RIVELAZIONE. Lo è stato eri, lo è oggi, lo sarà sempre.
2. CHI NON È NELLO SPIRITO DEL SIGNORE, chi non lo possiede, chi non vuole possederlo, chi lo rifiuta RIMANE ESCLUSO DALLA CONOSCENZA DELLE COSE DELLO SPIRITO DI DIO. Perché? È COME SE FOSSE SENZA LA LUCE. Non solo non può vedere Cristo e il suo mistero, ma neanche può apprezzarlo nella sua verità ED È GOVERNATO E GUIDATO DALLO SPIRITO DEL MONDO, che si oppone al mistero di Cristo Gesù, lo rifiuta, lo combatte e lo nega.
3. Paolo proclama la superiorità dell’uomo spirituale. IL SUO SPIRITO GIUDICA OGNI COSA, SENZA POTER ESSERE GIUDICATO DA NESSUNO. Cosa è il giudizio di cui si parla? Il giudizio di cui qui si parla è il sano discernimento sul bene e sul male, sul vero e sul falso, su ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, su quanto è volontà di Dio e su quanto invece non lo è. PER POTER CAMMINARE CON DIO BISOGNA FARSI SUOI ASCOLTATORI.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 4,31-37
In quel tempo, Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità.
Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male.
Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante. 

 

Questa è la verità; questa è la realtà che ognuno di noi sente quando si avvicina Gesù. Gli spiriti impuri cercano di impedirlo, ci fanno la guerra. Una vita cristiana senza tentazioni non è cristiana: è ideologica, è gnostica, ma non è cristiana. Quando il Padre attira la gente a Gesù, c’è un altro che attira in modo contrario e ti fa la guerra dentro! Pensiamo com’è il nostro cuore: io sento questa lotta nel mio cuore?
Quell'altro che attira è il demonio. Egli si lamenta che Gesù sia venuto a rovinarlo ed è esattamente quello che il Figlio di Dio è venuto a fare su questa terra. La Sua presenza è la vittoria sul male a cominciare da chi lo personifica più concretamente, cioè il Diavolo. La vittoria definitiva sarà sulla croce. Cristo ha vinto il male e noi partecipiamo della sua vittoria. Oggi possiamo non cedere alle tentazioni del demonio e far risplendere la vita in Cristo.

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 L’indemoniato coglie il punto fondamentale, l’identità di Gesù, e lo vede come un nemico, uno che è «venuto a rovinarci». Chi è allora Gesù per me? Rovina o salvezza, «che vuole da noi»?

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01.09 - SANT' EGIDIO ABATE

SANT' EGIDIO ABATE
Sant'Egidio, nato ad Atene intorno al 640, lasciò ogni sicurezza per cercare soltanto Dio. Si trasferì in Francia, vivendo da eremita tra la preghiera, la contemplazione e una vita di grande essenzialità. La tradizione racconta che una cerva lo nutriva con il suo latte, segno della Provvidenza che non abbandona chi si affida completamente al Signore.
Durante una battuta di caccia, il re Wamba ferì accidentalmente il santo con una freccia destinata all'animale. Da quell'incontro nacque un rapporto di stima che portò alla costruzione di un monastero, del quale Egidio divenne il primo abate. Attorno a quel luogo sorse una comunità destinata a diventare un importante centro di pellegrinaggio.
La fama della sua santità si diffuse rapidamente, attirando persone in cerca di consiglio, consolazione e preghiera. Pur desiderando una vita nascosta, Dio lo rese un punto di riferimento per il popolo. La sua esistenza dimostra che la santità non nasce dal desiderio di essere ammirati, ma dalla fedeltà quotidiana al Vangelo.
Il monastero di Saint-Gilles divenne un luogo di accoglienza per pellegrini, poveri e penitenti. Ancora oggi la sua figura richiama il valore del silenzio interiore, dell'ascolto di Dio e della compassione verso chi soffre. La sua storia insegna che anche una vita apparentemente nascosta può lasciare un'impronta profonda nella Chiesa e nella società.
Chi vive unito al Signore diventa luce per molti, anche senza cercare riconoscimenti. Un'antica tradizione narra che Carlo Martello, tormentato da un peccato mai confessato, gli chiese di pregare per ottenere il perdono. Durante la Messa, un angelo depose sull'altare una pergamena con il peccato scritto, che scomparve mentre si celebrava l'Eucaristia, a indicare la forza della misericordia di Dio.
Per questo sant'Egidio è invocato come patrono della buona confessione, dei disabili, dei malati, delle madri, degli eremiti e di quanti vivono situazioni di sofferenza. La sua vita continua a ricordare che la vicinanza a Dio rende capaci di accogliere ogni persona con compassione e speranza. Per noi oggi 1. Cerchiamo davvero Dio nel silenzio o abbiamo paura di restare soli con noi stessi? Senza tempi di preghiera, il cuore si riempie di rumore e si svuota di senso. 2. Crediamo ancora nella forza della Confessione o preferiamo convivere con i nostri pesi? Solo chi si lascia perdonare può ritrovare la vera libertà. 3. Sant'Egidio accoglieva chi soffriva: noi sappiamo fermarci davanti al dolore degli altri? La santità non passa dall'apparire, ma dal farsi prossimo a chi ha più bisogno.
sec. VI-VII
 Nel territorio di Nîmes nella Gallia narbonense, ora in Francia meridionale, sant’Egidio, da cui poi prese il nome la cittadina fiorita nella regione della Camargue, dove si tramanda che egli costruì un monastero e pose termine al corso della sua vita mortale. È una figura di santo divenuta molto popolare nel Medioevo in seguito a numerose leggende, ma del quale non si hanno notizie sicure.