venerdì 1 maggio 2026

01.05.2026 - At 13,26-33 - Mt 13,54-58 - Io sono la via, la verità e la vita.

 

Dagli Atti degli Apostoli - At 13,26-33

In quei giorni, [Paolo, giunto ad Antiòchia di Pisìdia, diceva nella sinagoga:]
«Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e quanti fra voi siete timorati di Dio, a noi è stata mandata la parola di questa salvezza.
Gli abitanti di Gerusalemme infatti e i loro capi non hanno riconosciuto Gesù e, condannandolo, hanno portato a compimento le voci dei Profeti che si leggono ogni sabato; pur non avendo trovato alcun motivo di condanna a morte, chiesero a Pilato che egli fosse ucciso.
Dopo aver adempiuto tutto quanto era stato scritto di lui, lo deposero dalla croce e lo misero nel sepolcro. Ma Dio lo ha risuscitato dai morti ed egli è apparso per molti giorni a quelli che erano saliti con lui dalla Galilea a Gerusalemme, e questi ora sono testimoni di lui davanti al popolo.
E noi vi annunciamo che la promessa fatta ai padri si è realizzata, perché Dio l’ha compiuta per noi, loro figli, risuscitando Gesù, come anche sta scritto nel salmo secondo: “Mio figlio sei tu, io oggi ti ho generato”».

1. Luca sottolinea che L'EVENTO DELLA MORTE DI GESÙ NON È STATO CAUSALE, MA IL COMPIMENTO DEL PROGETTO DI DIO. Loro sono colpevoli, ma Dio lo ha risuscitato dai morti ed è apparso. NOI SIAMO I SUOI TESTIMONI DAVANTI AL POPOLO…

2. In queste poche righe abbiamo il riassunto del Vangelo, IL CREDO FONDAMENTALE: Fu crocefisso, morì e fu sepolto, è resuscitato ed è apparso. IO CREDO...

3. Paolo aggiunge delle prove scritturistiche: “Mio figlio sei tu, OGGI TI HO GENERATO”. LA GENERAZIONE DI GESÙ COINCIDE CON LA RISURREZIONE: il padre ha generato Gesù nel momento in cui l'ha fatto risorgere, è il momento della intronizzazione…

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 13,54-58
In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

 

Nella sinagoga di paese, Gesù sorprende la gente, rivelando una sapienza che ha un'altra origine. A quelli che conoscevano Gesù sembrava strano che fosse un profeta, anche perché lo avevano visto crescere. Lo stupore che provarono non diventò occasione di accoglienza, ma di scandalo e di rifiuto. Perché?
Perché bisogna aprire il cuore e la mente alla novità di Dio. Senza apertura alla novità, senza stupore, la fede diventa una litania stanca che lentamente si spegne e diventa un’abitudine, un’abitudine sociale. 
Bisogna lasciarsi stupire! Ma cos'è lo stupore? Lo stupore è proprio quando succede l’incontro con Dio: “Ho incontrato il Signore”.
Lo stupore è come il certificato di garanzia che quell’incontro è vero, non è abitudinario”.
Gesù è un avvenimento cosi grande che, o uno se ne lascia attrarre, o lo rifiuta come nemico. Cedendo all’attrattiva, se ne scopre la bellezza...

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I miracoli non sono la causa della fede ma l’effetto. L’onnipotenza di Gesù arretra di fronte alla nostra incredulità: è il vero scandalo, l’inciampo. Siamo aperti al nuovo o pensiamo di sapere già tutto?

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01.05 SAN GIUSEPPE LAVORATORE

SAN GIUSEPPE LAVORATORE

San Giuseppe lavoratore ci ricorda una verità che oggi rischiamo di dimenticare: il lavoro non è solo fatica, guadagno o carriera, ma è vocazione. Quando Pio XII istituì questa festa nel 1955, non lo fece per caso, ma per restituire al lavoro il suo significato più profondo: partecipare all’opera di Dio.

 Giuseppe, con il suo banco da falegname, non ha solo mantenuto la sua famiglia, ma ha collaborato al mistero della Redenzione, crescendo e proteggendo Gesù. Questo significa che anche il lavoro più semplice, più nascosto, più umile, può diventare grande davanti a Dio.

 Il Vangelo ci mostra che Gesù non è venuto come re o come potente, ma come “figlio del falegname”. Per trent’anni ha lavorato con le mani, in silenzio, nella vita quotidiana. Così ha dato dignità a ogni lavoro umano, manuale e intellettuale, insegnandoci che non è il tipo di lavoro a renderci grandi, ma l’amore e l’obbedienza a Dio con cui lo facciamo. Il lavoro diventa santo quando è vissuto con onestà, responsabilità e offerto a Dio.

 San Giuseppe insegna anche un’altra cosa importante: lavorare senza cercare applausi. Non ha mai detto una parola nei Vangeli, eppure ha cambiato la storia perché ha fatto la volontà di Dio fino in fondo. È il modello degli umili, di quelli che non finiscono sui giornali, ma tengono in piedi il mondo: padri, madri, operai, artigiani, impiegati, insegnanti.

 Oggi spesso il lavoro è vissuto come stress, competizione, successo o frustrazione. La visione cristiana invece dice che il lavoro deve servire a salvare l’anima, non a perderla. Non deve allontanarci da Dio e dalla famiglia, ma avvicinarci. San Giuseppe lavorava, pregava, stava con Gesù e Maria: questo è l’equilibrio vero della vita.

 Oggi lavoriamo solo per guadagnare e fare carriera, o lavoriamo anche per diventare santi?

 

Per noi oggi

1.     Se San Giuseppe tornasse oggi, troverebbe persone che lavorano per vivere o persone che vivono per lavorare?

2.     Il nostro lavoro ci avvicina a Dio o ce lo fa dimenticare?

3.     Cerchiamo il successo nel lavoro o la santità attraverso il lavoro?


Sposo della beata Vergine Maria: uomo giusto, nato dalla stirpe di Davide, fece da padre al Figlio di Dio Gesù Cristo, che volle essere chiamato figlio di Giuseppe ed essergli sottomesso come un figlio al padre. La Chiesa con speciale onore lo venera come patrono, posto dal Signore a custodia della sua famiglia.

Gesù non ha disdegnato di essere chiamato il figlio del falegname: con la sua opera ha elevato a nuova dignità il lavoro dell'uomo.

PATRONO: PADRI, CARPENTIERI, LAVORATORI, MORIBONDI, ECONOMI, PROCURATORI LEGALI


NELLO STESSO GIORNO:
SAN RICCARDO PAMPURI Religioso fatebenefratelli - MILANO
Trivolzio, Pavia, 2 agosto 1897 - Milano, 1 maggio 1930
A Milano, san Riccardo (Erminio Filippo) Pampuri esercitò con generosità la professione di medico e, nel 1927 entrò a Brescia nel noviziato dei Fatebenefratelli dove emise la professione religiosa il 24 ottobre 1928. Gli venne affidato il gabinetto dentistico. Purtroppo nella primavera del 1929 la sua salute peggiorò per la tubercolosi. Il 18 aprile 1930 fu trasferito nell'Ospedale del Fatebenefratelli di Milano dove morì il primo maggio.

 

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MAGGIO È FIDARSI COME MARIA

MAGGIO È FIDARSI COME MARIA

Maria, secondo Benedetto XVI, è la creatura che in modo unico apre totalmente la porta al suo Creatore, vivendo una relazione piena e incondizionata con Dio. La sua esistenza è segnata dall’ascolto costante e dall’attenzione ai segni della provvidenza, inserita nella storia della fede del suo popolo. Maria incarna l’obbedienza della fede, accogliendo la volontà divina senza riserve e trasformando la propria vita in un continuo “sì” a Dio. In Lei Dio trova una dimora vivente, una casa dove abitare nel mondo. Il suo cuore è completamente immerso nel cuore di Dio, diventando così anche profondamente vicino all’umanità. La sua umiltà non è debolezza, ma forza che nasce dall’amore e dalla fiducia. In Lei si incontrano l’umiltà del Creatore e quella della creatura, generando il mistero dell’Incarnazione. Maria non vive una fede statica, ma un cammino continuo di adesione alla volontà di Dio, anche nei momenti di prova e di dolore. A Cana diventa mediatrice attenta ai bisogni umani, presentandoli a Gesù con fiducia. La sua vita mostra che più si è uniti a Dio, più si è vicini agli altri. Nel suo sorriso si riflette la dignità dei figli di Dio e la speranza che sostiene nel dolore. Anche il Rosario diventa scuola di contemplazione, dove il credente impara a guardare la vita di Cristo con gli occhi di Maria. La sua figura diventa modello di libertà vera, perché solo in Dio la libertà si realizza pienamente. Maria insegna che la vera grandezza è il dono di sé. Il suo “sì” non è un evento isolato, ma una scelta rinnovata nella vita. Ella accompagna il Figlio fino alla Croce, mostrando fedeltà assoluta. In Lei si manifesta la gioia di chi si affida completamente a Dio. Maria è quindi icona della Chiesa, chiamata a vivere la stessa obbedienza e fiducia. Il suo esempio invita ogni credente a non temere Dio. La sua vita dimostra che la santità nasce dall’ascolto e dall’amore. In Maria la fede diventa storia concreta e vissuta.


Per noi oggi.

1. Oggi spesso si vive come se Dio fosse un limite alla libertà, ma Maria dimostra il contrario: senza Dio la libertà si svuota.

2. Se la fede di Maria è un continuo “sì”, la nostra vita rischia di essere un continuo “no” che chiude il cuore alla gioia vera.

3. Guardare Maria significa scegliere: restare centrati su noi stessi o diventare spazio aperto dove Dio può ancora abitare nel mondo.