LORENZO GIUSTINIANI
Lorenzo Giustiniani nacque a Venezia nel 1381 in una delle più importanti famiglie nobili della città. Rimasto presto senza padre, crebbe in un ambiente aristocratico, ma una visione della Sapienza Eterna gli sconvolse la vita: abbandonò ogni privilegio e scelse l’ascesi monastica nel convento di San Giorgio in Alga. La sua scelta provocò scandalo: un figlio di casa Giustiniani vestito da mendicante che bussava alle porte – incluso il palazzo di famiglia – per chiedere pane. Eppure per Lorenzo la questua era un atto di libertà interiore e di riforma: «Non abbiamo rinunciato al mondo soltanto a parole. Andiamo a riceverci anche il disprezzo». L’umiliazione era per lui una vittoria su sé stesso e un modo per combattere le mondanità del clero del tempo.
Diacono nel 1404 e sacerdote nel 1407, divenne presto guida della comunità riformatrice dei canonici di San Giorgio in Alga: un laboratorio di rinnovamento che segnerà profondamente la Chiesa veneziana del Quattrocento. Lorenzo non era un oratore brillante, ma “predicava” con lo stile di vita e con gli scritti: trattati teologici, lettere pastorali e piccoli opuscoli per colti e semplici. La sua spiritualità si radicava nell’“Eterna Sapienza”, guida della perfezione interiore e fondamento della vita pastorale. Invitava a una fede concreta, sobria e unificata: «Chi non utilizza il Signore quanto più gli è possibile, mostra di non apprezzarlo»; «Un servo del Signore evita anche le piccole mancanze, perché la carità non si raffreddi».
Nel 1433 fu nominato vescovo di Venezia, senza cambiare il suo stile austero. Continuò a visitare personalmente i poveri, distribuendo non denaro ma cibo e vestiti, per evitare sprechi e deviazioni. Il Doge diceva che l’unico uomo con cui avrebbe scambiato l’anima era proprio Lorenzo, segno dell’impressione profonda che il vescovo lasciò sulla città. Durante le difficili vicende della Reconquista e, soprattutto, dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453, quando Venezia era sconvolta, egli continuò con fermezza l’opera di riforma, a volte scontrandosi con il Senato o con il clero, ma conquistando l’ammirazione del popolo.
Fedele fino alla fine alle sue penitenze, rifiutò un letto di piume dicendo: «Cristo morì sulla croce e io dovrei morire su un letto di piume?». Morì l’8 gennaio 1455 e venne canonizzato nel 1690, diventando modello di vescovo umile, riformatore e contemplativo.
PER NOI OGGI
La riforma della Chiesa non nasce da progetti, ma da vite radicali. Lorenzo non cambiò la Chiesa con documenti, ma mendicando sotto casa sua: oggi cerchiamo strategie, ma evitiamo conversioni personali.
Non si può annunciare il Vangelo cercando di piacere a tutti. Lorenzo attirò l’ammirazione dei poveri e l’opposizione dei potenti: oggi preferiamo non scontentare nessuno, ma così non cambiamo nulla.
La povertà evangelica non è romanticismo, ma liberazione. La sua scelta di non ricevere privilegi – nemmeno da vescovo – denuncia le nostre abitudini spirituali “di piume”, comode e sterili.
San Lorenzo Giustiniani fu una guida autorevole partendo dalla scelta di farsi povero tra i poveri e coltivando ogni giorno il Regno di Dio nel suo tempo.
Era di famiglia nobile, nato a Venezia nel 1381, rinunciò agli agi e nel 1404 entrò tra i Canonici secolari di San Giorgio. Ne divenne priore nel 1409, dedicandosi sia alla scrittura che alla questua. Nel 1433, nonostante la sua opposizione, venne nominato vescovo di Castello, la sede che nel 1451 divenne il Patriarcato di Venezia. Per cinque anni lavorò per dare alla Serenissima - allora in forte espansione - un'anima nel segno di quella Eterna Sapienza di cui Giustiniani parlava nei suoi scritti. Morì nel 1456.
NELLO STESSO GIORNO:
SAN MASSIMO di Pavia Vescovo
Pavia, † 514
S. Massimo nella serie dei vescovi di Pavia, esercitò il suo episcopato dopo il vescovo Epifanio e prima del vescovo Ennodio, quest’ultimo ne fece anche un elogio generico nel suo “Dictio in dedicatione missa Maximo episcopo”, pervenuto fino a noi.In base a queste notizie si può collocare il suo episcopato tra la fine del V e l’inizio del VI secolo, il ‘Martyrologium Romanum’ riporta come anno della sua morte il 514.
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