martedì 30 dicembre 2025

NON ASPETTARE TEMPI MIGLIORI: COSTRUISCILI.

NON ASPETTARE TEMPI MIGLIORI: COSTRUISCILI.

Jeff, un libanese di 37 anni emigrato in Australia dopo essere sopravvissuto alla devastante esplosione del porto di Beirut del 4 agosto 2020. Quel giorno, mentre lavorava ai silos del porto, si era momentaneamente allontanato per mangiare; al suo ritorno trovò i colleghi “a pezzi”. La tragedia, che causò 220 morti e migliaia di feriti, lo segnò profondamente. Incapace di ricostruirsi in patria, tre anni dopo decise di partire, cercando altrove stabilità, sicurezza e un futuro migliore.

 La visita in Libano di Papa Leone XIV diventa però per Jeff un momento di svolta. Appena saputo del viaggio apostolico, lascia il lavoro a Sydney e torna in Libano per tre mesi, spinto dal desiderio di ritrovare la famiglia, la fede e un senso di appartenenza. Durante l’incontro con quasi 15.000 giovani a Bkerké, Jeff ritrova una speranza che credeva perduta: “Essere qui mi riempie di pace”, confessa.

 Il discorso del Papa alle autorità libanesi lo tocca in modo speciale: Leone XIV richiama il coraggio di chi sceglie di restare e invita la diaspora a non abbandonare la propria terra. Jeff si sente interpellato direttamente: sa che il Libano è segnato da crisi economica, instabilità politica e dalla paura costante della guerra, ma sente anche che “questa è la mia terra, la Terra dei Cedri”. Intuisce che non esiste “il momento perfetto” per tornare, ma che il futuro del Paese dipende anche da scelte personali come la sua.

 Il viaggio diventa così un confronto interiore tra identità, speranza e responsabilità. Jeff sogna di rimettere radici: lavorare, sposarsi, vivere nel suo Paese. È una voce simbolica della diaspora cristiana libanese, combattuta tra fuga e fedeltà.

La sua storia mostra come, persino dopo il trauma, il legame con la propria terra possa riemergere con forza—specialmente quando alimentato da un messaggio di fede e da un richiamo spirituale che invita non solo a ricordare il passato, ma a contribuire attivamente alla rinascita del Libano.

 

PER NOI OGGI

 1. La diaspora non è solo una fuga individuale: è un’emorragia collettiva. Ogni giovane che parte – come Jeff – lascia un vuoto che indebolisce il futuro del Paese d’origine.

 2. Aspettare che la realtà migliori prima di impegnarsi è un alibi travestito da prudenza. Il Libano (come molti contesti in crisi) non si ricostruirà finché tutti aspettano “il momento giusto”.

 3. L’identità è più forte della sicurezza. Nonostante il trauma, Jeff è attratto dal Libano più di quanto l’Australia possa rassicurarlo: spesso fuggiamo, ma non smettiamo mai di appartenere.

 

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