martedì 29 agosto 2023

A VOLTE NELLA VITA BISOGNA SPORCARSI LE MANI PER NON SPORCARSI IL CUORE.

A VOLTE NELLA VITA BISOGNA SPORCARSI LE MANI PER NON SPORCARSI IL CUORE.

 

Questa è la storia del buon Samaritano, e nessuno di noi è esente dall’essere un buon Samaritano. È un obbligo che abbiamo tutti. 
Il buon Samaritano trova un malcapitato gettato a terra, ma prima era passato un levita, era passato un sacerdote, però avevano fretta. Non gli hanno dato importanza. Ma oltre ad avere fretta, non potevano toccarlo perché c’era del sangue [...] e secondo la legislazione di quel tempo chi toccava il sangue diventava impuro. 
I Samaritani, nella mentalità dell’epoca, erano dei “disgraziati”, erano tutti disgraziati e commercianti, non erano puri di mente, di cuore, erano emarginati, ma il buon Samaritano lo vede, si ferma e la storia dice che provò compassione. 
Mi posso domandare: che cosa mi fa provare compassione? Oppure hai un cuore talmente arido che non provi compassione? Ognuno si dia una risposta. 
E poi che succede? Il Samaritano lo porta in un albergo e gli trova una stanza e dice al locandiere: “Guarda, io ripasserò tra tre giorni. Intanto prendi questo e se serve di più, al ritorno ti pago”. Questo “disgraziato” era uno che pagava. Allora abbiamo i ladroni che uccidono, il buon Samaritano che si prende cura e il levita e il sacerdote che se ne vanno per non diventare impuri. 
E Gesù dice: questo entra nel Regno dei Cieli, perché si è mosso a compassione. Pensate un po’ a questa storia. Dove sto io? Reco danno alla gente? Dove sto io? Evito le difficoltà reali o mi sporco le mani? A volte nella vita bisogna sporcarsi le mani per non sporcarsi il cuore.

 

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giovedì 24 agosto 2023

IL CAOS

IL CAOS

 

Un uomo diceva che la vita dell’uomo, la nostra vita umana, è fare del caos un cosmo, ossia di ciò che non ha senso, è disordinato, è caotico, fare un cosmo, con senso, aperto, inviante, complessivo. 
Se guardiamo la struttura del racconto della Creazione, che è un racconto mitico, nel senso vero della parola “mito”, perché mito è forma di conoscenza. Allora usa questa storia colui che ha scritto il racconto della Creazione. Tra parentesi, questo è stato scritto molto tempo dopo che il popolo ebraico ha fatto l’esperienza della sua liberazione. Ossia, prima c’è tutta l’esperienza dell’esodo del popolo ebraico e poi guardano indietro. 
E come è iniziata la storia? Come si è trasformato il caos in cosmo? E lì, in un linguaggio poetico, si narra come Dio dal caos un giorno fa la luce, un altro giorno fa l’uomo, e continua a creare cose e a trasformare il caos in cosmo. Nella nostra vita succede lo stesso: ci sono momenti di crisi che sono caotici, che non sai più a che punto ti trovi, tutti attraversiamo questi momenti bui. Caos. E qui il lavoro personale, delle persone che ci accompagnano, di un gruppo così, è di trasformare il cosmo.
Trasformare un caos in un cosmo. E questo è il cammino di ognuno. Una vita che rimane nel caotico è una vita fallita, e una vita che non ha mai provato il caos è una vita distillata, dove tutto è perfetto. E le vite distillate non danno vita, muoiono in sé stesse. E se una vita personale e relazionale che ha provato la crisi come caos e lentamente dentro di sé, e nella comunità, si è trasformata in un cosmo... tanto di cappello!

 

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martedì 22 agosto 2023

LA CRISI

LA CRISI

Sai da dove viene la parola “crisi”? Quando si raccoglieva il grano, si passava al setaccio [in spagnolo cribar: fa notare la parentela tra “crisi” e “cribar”].
E la crisi nelle persone sono situazioni della vita, eventi, problemi organici, malumore o buonumore. Ti fa cribar, ossia setacciare, e tu devi scegliere.
Una vita senza crisi è una vita asettica. A te piace bere acqua? Ti piace? Se ti do acqua distillata, uno schifo! L’acqua distillata è un’acqua senza crisi. Una vita senza crisi è come l’acqua distillata, non sa di niente. Non serve a niente. Solo per metterla nell’armadio e chiudere la porta.
Le crisi bisogna accettarle, bisogna accettarle e risolverle. Perché neanche rimanere nella crisi è un bene, perché è un suicidio continuo. È come uno stare per arrivare, per arrivare. Le crisi le devi percorrere, le devi accettare. E raramente da solo. E anche questo è importante: Camminare insieme per affrontare crisi insieme, risolvere cose. L’importante è andare avanti e crescere insieme. Allora, avanti, INSIEME!.

 

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venerdì 18 agosto 2023

18.08.2023 - Gs 24,1-13 - Mt 19,3-12 - Per la durezza del vostro cuore Mosè...

 

Dal libro di Giosuè - Gs 24,1-13

In quei giorni, Giosuè radunò tutte le tribù d’Israele a Sichem e convocò gli anziani d’Israele, i capi, i giudici e gli scribi, ed essi si presentarono davanti a Dio. Giosuè disse a tutto il popolo: 
«Così dice il Signore, Dio d’Israele: “Nei tempi antichi i vostri padri, tra cui Terach, padre di Abramo e padre di Nacor, abitavano oltre il Fiume. Essi servivano altri dèi. Io presi Abramo, vostro padre, da oltre il Fiume e gli feci percorrere tutta la terra di Canaan. Moltiplicai la sua discendenza e gli diedi Isacco. A Isacco diedi Giacobbe ed Esaù; assegnai a Esaù il possesso della zona montuosa di Seir, mentre Giacobbe e i suoi figli scesero in Egitto. 
In seguito mandai Mosè e Aronne e colpii l’Egitto con le mie azioni in mezzo a esso, e poi vi feci uscire. Feci uscire dall’Egitto i vostri padri e voi arrivaste al mare. Gli Egiziani inseguirono i vostri padri con carri e cavalieri fino al Mar Rosso, ma essi gridarono al Signore, che pose fitte tenebre fra voi e gli Egiziani; sospinsi sopra di loro il mare, che li sommerse: i vostri occhi hanno visto quanto feci in Egitto. Poi dimoraste lungo tempo nel deserto. 
Vi feci entrare nella terra degli Amorrei, che abitavano ad occidente del Giordano. Vi attaccarono, ma io li consegnai in mano vostra; voi prendeste possesso della loro terra e io li distrussi dinanzi a voi. In seguito Balak, figlio di Sippor, re di Moab, si levò e attaccò Israele. Mandò a chiamare Balaam, figlio di Beor, perché vi maledicesse. Ma io non volli ascoltare Balaam ed egli dovette benedirvi. Così vi liberai dalle sue mani.
Attraversaste il Giordano e arrivaste a Gerico. Vi attaccarono i signori di Gerico, gli Amorrei, i Perizziti, i Cananei, gli Ittiti, i Gergesei, gli Evei e i Gebusei, ma io li consegnai in mano vostra. Mandai i calabroni davanti a voi, per sgominare i due re amorrei non con la tua spada né con il tuo arco. 
Vi diedi una terra che non avevate lavorato, abitate in città che non avete costruito e mangiate i frutti di vigne e oliveti che non avete piantato”».
1. PRIMA DI MORIRE, GIOSUÈ RADUNA tutte le tribù d’Israele a Sichem e CONVOCA gli anziani d’Israele, i capi, i giudici e gli scribi, ed essi si presentano davanti a Dio. Giosuè vuole lasciare ai figli di Israele il suo testamento spirituale. ESSI DOVRANNO CONOSCERE QUAL È STATA LA SUA FEDE DALL’INIZIO FINO AD OGGI.
2. Giosuè tiene una VERA LEZIONE DI STORIA, LETTA ED INTERPRETATA ALLA LUCE DELLA FEDE. Quanto avviene dopo la chiamata di Abramo È TUTTA OPERA DEL SIGNORE. Hanno fatto di tutto per piegare Israele ricorrendo anche alla maledizione. INVANO. Israele è stato attaccato da vari popoli. INVANO. Il Signore consegna in mano dei figli di Israele tutti i loro regni. 
3. ECCO COSA HA FATTO IL SIGNORE PER ISRAELE. Gli ha dato una terra che lui non ha lavorato. Gli ha consegnato città che lui non ha costruito. Gli ha messo in mano frutti, vigneti e ulivi perché si nutrisse, che lui non ha piantato. Giosuè vuole celebrare la misericordia del Signore, proclamare la sua grazia, esaltare la sua bontà. CIÒ CHE ISRAELE È E POSSIEDE È SOLO FRUTTO DELLA PIETÀ E DELLA FEDELTÀ DEL SUO DIO E SIGNORE.

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 19,3-12
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?».
Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?».
Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio».
Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi».
Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

 

Gesù è più esigente di Mosè nel rispetto della fedeltà nel matrimonio? Gesù dice una parola di verità. E Gesù mai negozia la verità. E questi, questo piccolo gruppetto di teologi illuminati negoziava sempre la verità, riducendola alla casistica. Gesù non negozia la verità: questa è la verità sul matrimonio, non ce n’è un’altra.
Allora dicono i discepoli: non conviene e non c’è interesse a sposarsi [Vedono il matrimonio come una convenienza o un interesse!]
“Non tutti capiscono questa parola”. Se ci si mette sul piano dell’interesse o della convenienza – dice Gesù – questo è vero. Ma non è il piano di Dio.
E allora, chi si sposa pensi non alla convenienza o all’interesse, ma come agganciarsi alla volontà di Dio … senza condizioni o interessi. L’uomo che si sposa deve “lasciare il padre e la madre (propria convenienza, interesse, sicurezza) e imparare a … “diventare una sola carne”. Non pensi a difendere un proprio interesse.
“Chi può capire, capisca”. Cioè … faccia proprio così, come dico e intendo io! O anche (rivolto ai farisei) … perché mi tentate sempre!

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La domanda dei discepoli di allora sembra quella degli uomini di oggi: conviene sposarsi? Ma c’è un’altra domanda che i discepoli di oggi dovrebbero porsi: quanto si è indurito il nostro cuore?

 

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giovedì 17 agosto 2023

«QUANDO SONO DEBOLE, È ALLORA CHE SONO FORTE»

«QUANDO SONO DEBOLE...

È ALLORA CHE SONO FORTE...»

La debolezza che ci abita non è una malattia di cui dovremmo liberarci, è piuttosto la condizione che caratterizza la nostra bellezza e la nostra ricchezza più vera.

Pensa a Milton Erickson, uno dei più grandi terapeuti del Novecento, lui non si arrese di fronte alle innumerevoli debolezze fisiche che per tutta la vita lo hanno accompagnato, ed è così che oggi abbiamo alcune tra le più importanti ed efficaci tecniche di ipnosi e di psicoterapia. Milton Erickson non amava le lamentele: a 17 anni era stato in punto di morte per una grave malattia e ne era uscito con gravi menomazioni fisiche. Un’altra malattia, in età adulta, lo aveva limitato ancora di più; inoltre era un po’ sordo, daltonico, dislessico e soffriva di numerose allergie. Nonostante questo, aveva sempre pensato che fosse più saggio vivere pienamente che lamentarsi per le sfortune che ci capitano. Questo coraggio della debolezza lo aveva premiato: ebbe una famiglia numerosa e felice, con otto figli, diventò medico e apprezzato terapeuta: considerato tuttora il pioniere dell’ipnoterapia e ispiratore di molti approcci terapeutici.

Per anni ho conservato una frase che lui ripeteva spesso: «Invece che fare una vita brutta a causa dei miei malanni, cerco di fare una vita meravigliosa nonostante i miei malanni».

La fragilità è la cifra della nostra umanità, ci accompagna per tutta la vita, ricordandoci che non si può fuggire la nostra vulnerabilità. Eppure amiamo e vogliamo essere forti, abbiamo anche paura di non essere abbastanza forti e scappiamo, nascondendo le nostre ferite che, se illuminate, possono invece diventare feritoie da cui passa la luce: la nostra ricchezza più grande. Non sono le ferite che devono spaventarci, ma la fuga da noi stessi e dalla vita, la scelta della penombra invece che della luce, il rifugio nel cinismo e nel disincanto invece che nella fiducia e nella speranza che la vita, con la sua saggezza, ha sempre l’ultima parola.

In tanti anni che accompagno le persone in situazione di crisi, di sofferenza e di fallimento, se ho potuto, qualche volta, essere d’aiuto, è grazie alla mia debolezza accolta, non fuggita, trasfigurata. Bisogna imparare ad amare anche le nostre cicatrici e vederle come solchi in cui depositare i semi dai quali nasceranno nuovi germogli.

 

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lunedì 14 agosto 2023

BISOGNA SALVARE IL SEME

BISOGNA SALVARE IL SEME

Don Camillo spalancò le braccia [rivolto al crocifisso]: “Signore, cos’è questo vento di pazzia? Non è forse che il cerchio sta per chiudersi e il mondo corre verso la sua rapida autodistruzione?”.

“Don Camillo, perché tanto pessimismo? Allora il mio sacrificio sarebbe stato inutile? La mia missione fra gli uomini sarebbe dunque fallita perché la malvagità degli uomini è più forte della bontà di Dio?”.

“No, Signore. Io intendevo soltanto dire che oggi la gente crede soltanto in ciò che vede e tocca. Ma esistono cose essenziali che non si vedono e non si toccano: amore, bontà, pietà, onestà, pudore, speranza. E fede. Cose senza le quali non si può vivere. Questa è l’autodistruzione di cui parlavo. L’uomo, mi pare, sta distruggendo tutto il suo patrimonio spirituale. L’unica vera ricchezza che in migliaia di secoli aveva accumulato. Un giorno non lontano si troverà come il bruto delle caverne. Le caverne saranno alti grattacieli pieni di macchine meravigliose, ma lo spirito dell’uomo sarà quello del bruto delle caverne […] Signore, se è questo ciò che accadrà, cosa possiamo fare noi?”.

Il Cristo sorrise: “Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza.

Bisogna salvare il seme: la fede.

Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede e mantenerla intatta.

Il deserto spirituale si estende ogni giorno di più, ogni giorno nuove anime inaridiscono perché abbandonate dalla fede. Ogni giorno di più uomini di molte parole e di nessuna fede distruggono il patrimonio spirituale e la fede degli altri. Uomini di ogni razza, di ogni estrazione, d’ogni cultura”.

«Don Camillo, tenga duro. Preghi per la fede dei tuoi fratelli». E allora coraggio e avanti… Abbi fede…

 

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sabato 12 agosto 2023

12.08.2023 - Dt 6,4-13 - Mt 17,14-20 - Se avrete fede, nulla vi sarà impossibile.

 

Dal libro del Deuteronòmio - Dt 6,4-13

Mosè parlò al popolo dicendo:
«Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.
Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.
Quando il Signore, tuo Dio, ti avrà fatto entrare nella terra che ai tuoi padri Abramo, Isacco e Giacobbe aveva giurato di darti, con città grandi e belle che tu non hai edificato, case piene di ogni bene che tu non hai riempito, cisterne scavate ma non da te, vigne e oliveti che tu non hai piantato, quando avrai mangiato e ti sarai saziato, guàrdati dal dimenticare il Signore, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile.
Temerai il Signore, tuo Dio, lo servirai e giurerai per il suo nome».
1. ASCOLTA, ISRAELE…. Ascolta significa «RICONOSCI, ATTUA, OBBEDISCI», non è semplicemente «udire». Chi esorta è Mosè, che STA CONSEGNANDO AL SUO POPOLO LA PAROLA E LA VOLONTÀ CHE DIO, per amore del suo popolo, gli ha consegnato.  
2. TU AMERAI IL SIGNORE, TUO DIO, CON TUTTO… L’esperienza dell’ascolto con amore passa attraverso tutta la persona coinvolgendola e sconvolgendola. I precetti ti siano fissi nel cuore, li ripeterai ai tuoi figli, te li legherai alla mano, li scriverai sugli stipiti di casa tua.
3. Temerai il Signore, tuo Dio, lo servirai e giurerai per il suo nome. AMARE È OBBEDIRE. OBBEDIRE È OSSERVARE I COMANDAMENTI, LE LEGGI, GLI STATUTI DIVINI. Non seguirete altri dèi, divinità dei popoli che vi staranno attorno. Mosè con queste parole ci mette in guardia sul RISCHIO CHE CORRIAMO DI TRADIRE LA FEDELTÀ DEL SIGNORE E IL SUO AMORE con diversi atteggiamenti.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 17,14-20

In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua. L’ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo».
E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.
Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».
Nel soccorso misericordioso di Gesù, Dio va incontro al suo popolo, in Lui appare e continuerà ad apparire all’umanità tutta la grazia di Dio.
Le persone, malate vanno portate da Gesù e non direttamente ai discepoli. 
I discepoli non capiscono perché non riescono a compiere il miracolo della guarigione dell’indemoniato? Forse perchè non sono abbastanza ‘potenti’? Ma fare miracoli non è una questione di potenza. E’ piuttosto una questione di fede.
Fede significa riconoscere Gesù presente nella vita; riconoscere che Dio ci ama e compie il nostro  bene attraverso ogni avvenimento e ogni situazione. Dio è all’opera, e la felicità è il dono impossibile che Egli produce. Da soli non possiamo scacciare i demoni nostri e quelli altrui, ma Dio lo può e noi con Lui. Proviamo a fidarci realmente di Lui e a domandare a Lui con decisione.
Sappiamo che: “Nulla è impossibile a Dio” perché … “a Dio nulla è impossibile”.
Basta un minimo di abbandono a Dio: piccolo come un “granellino di senape”. Tu stesso devi essere piccolo come un granellino di senape (cioè affidarti a Dio), e allora si realizzeranno i segni del regno di Dio...

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Gesù sbotta, non ce la fa più. Della nostra poca fede. E ci provoca. Spiegando che la fede è il presupposto, non l’effetto del miracolo. O siamo ancora alla ricerca di una fede magica?

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