martedì 12 marzo 2024

LA MADONNA SISTINA

LA MADONNA SISTINA

In un mondo dilaniato dalla brama di potere e dalla corsa all'egemonia, il dramma della sofferenza innocente emerge con forza. Bambini vengono sacrificati in Ucraina da bombardamenti indiscriminati, diventando vittime degli interessi politici e ideologici che sembrano trascendere la compassione umana; bambini vittime dell’azione terroristica di Hamas volutamente diretta contro civili inermi e bambini colpiti dalla risposta militare israeliana senza limiti. Indifesi senza colpa, insomma, che vengono sacrificati dal Minotauro cieco. 

“Niente può giustificare la sofferenza di un solo innocente: né una volontà imperialistica, né un azzardo irrazionale, né una necessità morale. Il cuore di ogni uomo sente, infatti, una profonda ribellione e ripugnanza per la sofferenza imposta dall’assurdo ai piccoli”. Così Ivan Karamazov nei “fratelli Karamazov” e Il dottor Rieux ne “La Peste” di Albert Camus si oppongono alla logica del male e alla logica del bene superiore, arrivando a una rivolta morale e metafisica completa.

La rivolta morale di Ivan Karamazov e di Rieux non tiene conto fino in fondo della domanda che la sofferenza innocente suscita: non basta restituire il proprio biglietto a Dio, è necessario tutt’altro.

E l’esperienza di Vasilij Grossman con la Madonna Sistina di Raffaello apre uno spiraglio di speranza in questo panorama cupo. La descrizione della visione di Raffaello, ispirata da una preghiera notturna, trasmette un senso di rivelazione profonda. 

Grossman ci guida attraverso la sua personale epifania, in cui la Madonna Sistina diventa un ponte tra il divino e l'umano. Il volto della Madonna, illuminato da un fulgore mite, diventa l'anima stessa, e la sua presenza offre un conforto misterioso di fronte all'incomprensibile crudeltà umana. La narrazione si sposta verso il campo di sterminio di Treblinka, dove il dipinto di Raffaello acquisisce un significato ancora più profondo, collegando le sofferenze della madre e del figlio a quelle dei deportati sconvolti dal terrore.

La figura della madre e del figlio nella Madonna Sistina diventa un simbolo di resilienza umana di fronte alle atrocità. È uno sguardo triste e dolente in cui l’uomo si rivede, riconoscendo la sua croce e sentendo “il suo legame con tutti coloro che vivono nel suo tempo, con chi ha già vissuto ed è scomparso e con quelli che verranno”. E la memoria dello scrittore, perciò, improvvisamente, torna a Treblinka: l’esperienza dell’insopportabile, del peso dell’inconcepibile crudeltà nell’anima. Erano come Lei e suo Figlio “le madri e i bambini a Treblinka”. E come Lei erano i deportati sconvolti dal terrore, con un dolore straziante. “E scopersi il segreto di quei volti, li aveva dipinti Raffaello quattro secoli fa; così l’essere umano va incontro al suo destino”. Grossman riflette sulla serenità che traspare dai loro volti, una serenità che sopravvive anche alle epoche più terribili. Questa serenità non è una consolazione superficiale, ma piuttosto una partecipazione misteriosa alla vita che si manifesta attraverso le lacrime, offrendo un sostegno profondo a coloro che soffrono.

Grossman conclude con un messaggio di speranza, affermando che la forza della vita e dell'umanità è enorme. Nemmeno la violenza più feroce può sottometterla; può solo ucciderla. La Madonna e il figlio diventano testimoni di una vita più grande, indomabile di fronte alle tirannie del potere. Tutti siamo invitati a contemplare la Madonna Sistina come una fede nella connessione indissolubile tra vita e libertà, incoraggiando a preservare l'umanità in eterno.

 

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domenica 10 marzo 2024

2Cr 36,14-16.19-23 - Ef 2,4-10 - Gv 3,14-21 - IV DOMENICA DI QUARESIMA - LAETARE (ANNO B)

IV DOMENICA DI QUARESIMA - LAETARE (ANNO B)

Domenica 10 Marzo 2024
Dal secondo libro delle Cronache - 2Cr 36,14-16.19-23
 
In quei giorni, tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli, e contaminarono il tempio, che il Signore si era consacrato a Gerusalemme.
Il Signore, Dio dei loro padri, mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora. Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti al punto che l’ira del Signore contro il suo popolo raggiunse il culmine, senza più rimedio. Quindi [i suoi nemici] incendiarono il tempio del Signore, demolirono le mura di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutti i suoi oggetti preziosi.
Il re [dei Caldèi] deportò a Babilonia gli scampati alla spada, che divennero schiavi suoi e dei suoi figli fino all’avvento del regno persiano, attuandosi così la parola del Signore per bocca di Geremìa: «Finché la terra non abbia scontato i suoi sabati, essa riposerà per tutto il tempo della desolazione fino al compiersi di settanta anni».
Nell’anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola del Signore pronunciata per bocca di Geremìa, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: «Così dice Ciro, re di Persia: “Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il Signore, suo Dio, sia con lui e salga!”».

1. Il popolo di Israele che ha fatto alleanza con il Signore, NON HA MANTENUTO FEDE, HA TRADITO, HA AVUTO ALTRI DEI. Il Peccato rovina, il male fa male, fa vivere male e distrugge. Gerusalemme crolla, il paese viene occupato dai Babilonesi la città distrutta, il tempio raso al suolo. Un piccolo gruppo viene deportato in Babilonia a migliaia di chilometri di distanza. TUTTO SEMBRA FINITO, NO 

2. Dio mandò PREMUROSAMENTE E INCESSANTEMENTE i suoi messaggeri. Questi avverbi riassumono la "misericordia" di Dio che non abbandona l'uomo a sé stesso ma continua ad accompagnare la sua storia con messaggeri. MA GLI UOMINI NON SE NE CURANO E SCHERNIRONO I SUOI PROFETI.

3. In esilio i profeti “annunciano” hanno il coraggio di tenere viva la speranza. NON È TUTTO FINITO. Il peccato non è l’ultima parola, la morte non è l’ultimo destino. E difatti proprio DALL'ESILIO RINASCE ISRAELE e rinasce più forte più bella di prima. Il ritorno permesso circa 70 anni dopo NON È UN RICOMINCIARE COME PRIMA MA È UN RIPARTIRE DI NUOVO CON UN ENTUSIASMO ORIGINALE “Rallegrati Gerusalemme eri distrutta ma puoi essere ricostruita”.

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Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni – Ef 2,4-10
 
Fratelli, Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati.
Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.
Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo.

1. Nella lettera agli Efesini ci viene detto che IL GRANDE AMORE DI DIO CI HA FATTI RIVIVERE, noi che eravamo morti per i nostri peccati. Il battesimo infatti è il passaggio dalla morte alla vita. ABBIAMO LA VITA DI DIO… 

2. ERAVAMO MORTI MA SIAMO RINATI, ci ha fatti rivivere, ci ha risuscitato con Lui, ci ha fatto sedere nei cieli. NOI SIAMO SALVATI MEDIANTE LA FEDE perché ci fidiamo di Lui.

3. LA SALVEZZA NON VIENE DA NOI, è dono di Dio. LA SALVEZZA NON VIENE DALLE OPERE, perché nessuno possa vantarsene, noi siamo opera sua. È IL SIGNORE CHE CI HA FATTO RIVIVERE. Anche noi viviamo il dramma del Peccato, del fallimento, della fine e della grazia di Dio che fa ricominciare da nuova vita. ECCO IL DISEGNO DI SALVEZZA…

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✠ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 3,14-21

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
1. Gesù parla a Nicodemo. NICODEMO È UNO CHE NON SI ACCONTENTA DI CIÒ CHE SA E SI METTE ALL’ASCOLTO. Nicodemo è CHIAMATO A DIVENTARE PICCOLO, a ritrarsi per FARE SPAZIO ALLA PAROLA, deve fare i conti con l’oscurità che lo abita. FACCIAMO SPAZIO ANCHE NOI...

2. Gesù è chiaro: non è fissando insistentemente il nostro peccato che questo si cancella, ma QUANDO POSIAMO LO SGUARDO SUL CROCIFISSO che ci ama e ci perdona perchè Lui è amore incondizionato; non è guardando a noi stessi, ai nostri traumi e sensi di colpa che scopriremo il vero volto di Dio, ma solo fissando la croce. FERMIMOCI A FISSARE IL CROCIFISSO...

3. DIO SALVA IL MONDO PERCHÉ LO AMA DI UN AMORE FEDELE, INCONDIZIONATO, UNIVERSALE E INGUARIBILE e la croce è il segno dell’amore TOTALE; AVERE FEDE È CREDERE ALL’AMORE A QUELL'AMORE. Rispondiamo anche noi all'Amore donando Amore nel nostro quotidiano. SIAMO TESTIMONI DELL'AMORE...
BUONA DOMENICA DI QUARESIMA...

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L’AMORE

Dio non ama come amiamo noi. Ama da Dio! Non ci ama solo se siamo buoni. Ci ama anche se siamo peccatori, egoisti. Ci ama anche se non ricambiamo il suo amore. Di più: «Dio non ha mandato nel mondo il Figlio per giudicare il mondo...». Ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi ama non giudica. Dio non ci giudica. Ma se noi respingiamo il suo amore, ci condanniamo da soli.

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OMELIA - IV DOMENICA DI QUARESIMA - LAETARE (ANNO B)

 

 

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giovedì 7 marzo 2024

GUARDA IN SU’… LAETARE …

 GUARDA IN SU’… LAETARE …

Nella quarta domenica di Quaresima la liturgia eucaristica inizia con questo invito: «Rallegrati, Gerusalemme…». Qual è il motivo di questa gioia in piena Quaresima? Ce lo dice il Vangelo: Dio «ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna». Questo gioioso messaggio è il cuore della fede cristiana: l’amore di Dio ha trovato il vertice nel dono del Figlio all’umanità debole e peccatrice. Ha donato suo Figlio a tutti noi. Se poi metti al posto del “mondo” il tuo nome: “Dio ha tanto amato “Renzo” da dare il suo Figlio unigenito”. Non ti senti al sicuro? Protetto? Non ti senti fra le braccia grandi e calde della Vita? Che c’è da temere?
È quanto appare dal dialogo notturno tra Gesù e Nicodemo. Nicodemo, come ogni membro del popolo d’Israele, attendeva il Messia, indentificandolo in un uomo forte. Gesù invece mette in crisi questa aspettativa presentandosi come “Figlio dell’uomo esaltato sulla croce”. Gesù fa riferimento al racconto del serpente di bronzo, che, per volere di Dio, fu innalzato da Mosè nel deserto quando il popolo era stato attaccato dai serpenti velenosi; chi veniva morso e guardava il serpente di bronzo guariva. Allora: il serpente segno di pericolo, di morte, di disperazione, di rovina, diventa segno di vita. Così la croce, segno di paura, di morte, di terrore, di fallimento, di sofferenza, diventa segno di vita. Ciò che prima faceva paura e terrore (la croce, la morte, il serpente) adesso, da quando Gesù ha vinto questa paura, l’ha affrontata ed è stato risorto da suo Padre, non fa più paura (Gv 3,15).
Ne possiamo ricavare che Dio ha mandato suo Figlio, cioè ciò che aveva di più caro, perché ci ama, perché vuole che tutto viva per sempre e senza fine. Tutto quello che Dio fa, lo fa per me e perché io viva per sempre. Dio e il suo Figlio sono venuti per darmi la vita (Gv 3,16): la vita vera, profonda, intensa. Allora posso osare, rischiare, vivere, perché la morte, la fine, non fa più paura con Lui. Prima se il serpente della morte ti mordeva morivi; ma ora non più. Per questo si può vivere e si può morire, perché la morte non ha più potere su di noi.
Lo scopo del dono di Dio è la vita eterna degli uomini: infatti manda il Figlio nel mondo non per condannarlo, ma perché il mondo possa salvarsi per mezzo di Gesù. La missione di Gesù è missione di salvezza per tutti. Dio non condanna: Lui è venuto per salvare e per amare, per questo puoi far luce sulla tua vita.
La venuta di Gesù nel mondo provoca una scelta: chi sceglie le tenebre va incontro a un giudizio di condanna, chi sceglie la luce avrà un giudizio di salvezza. Il giudizio sempre è la conseguenza della scelta libera di ciascuno: chi pratica il male cerca le tenebre, il male sempre si nasconde, si copre. Chi fa la verità, cioè pratica il bene, viene alla luce, illumina le strade della vita. Chi cammina nella luce, chi si avvicina alla luce, non può fare altro che buone opere. La luce porta a fare delle buone opere. È quanto siamo chiamati a fare con più impegno durante la Quaresima: accogliere la luce nella nostra coscienza, per aprire i cuori al perdono. Lo sappiamo nella vita molte volte siamo impotenti, non ce la facciamo, non abbiamo forza e coraggio, ma tu con Lui, ce la puoi fare. Hai la Forza che ti manca.
Un uomo è stato accusato di aver abusato di una bambina. Ma si poi si è rivelato tutto falso. “E adesso come faccio? Dove posso ritrovare una dignità che ho perso agli occhi degli altri?”. Forse gli altri non te la daranno, ma tu “guarda in su”: ai suoi occhi non l’hai mai persa.
Una bambina di sei anni che sta tentando di spostare un vaso. Il papà la guarda. La bambina ce la mette tutta, ma il vaso è troppo pesante per le sue forze. “Non ce la faccio papà, non ce la faccio”. “Sei sicura di non farcela?”, risponde il papà. “No, no, non ce la faccio”. “Sì che ce la fai: chiedimi di aiutarti!”.
E allora quando ti senti perso, finito, sul baratro, tu guarda in su: la Forza e la Luce stanno lì. Per gli ebrei “guardare in su”, guardare il serpente sul bastone (per noi Gesù in croce) era il modo per salvarsi dai morsi mortali della vita.

 

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martedì 5 marzo 2024

HO COLTO IL “TEMPO FAVOREVOLE”…

HO COLTO IL “TEMPO FAVOREVOLE”…

Padre Angelo Del Favero, attualmente 75 anni, ha vissuto due vite: prima come cardiologo e successivamente come sacerdote carmelitano. Negli anni Ottanta, ha deciso di abbandonare la sua carriera medica e il fidanzamento per consacrarsi completamente a Dio. Figlio dell'imprenditore Ito Del Favero, proprietario della ditta di costruzioni Codelfa, si è sempre definito "un ragazzo dall'indole religiosa". Da cardiologo, ha co-fondato nel 1978 uno dei primi Centri di Aiuto alla Vita nei pressi del Duomo di Trento, donandovi successivamente tutti i suoi averi quando è diventato carmelitano, sostenendo così ancora oggi numerose mamme in difficoltà con i loro figli

È stato ordinato sacerdote nel 1991 e ha trascorso parte della sua vita nel carcere minorile di Treviso, aiutando i giovani a ricostruire il loro futuro: “Ho cercato di lanciare dei messaggi di speranza a partire dalla mia esperienza di vita, portandoli a trovare la giusta strada con l’aiuto della fede”.

Vive attualmente nel convento alle Laste vicino al Santuario della Madonna delle Grazie a Trento. La decisione di diventare carmelitano è maturata mentre svolgeva il suo lavoro di medico, sentendo una chiamata più definitiva verso il sacerdozio. Ha avuto l'onore di incontrare Madre Teresa di Calcutta nel 1980, un incontro che ha avuto un impatto significativo sulla sua scelta di consacrarsi a Dio. Ci siamo solo salutati ma l’ho vista in azione e sono rimasto colpito dalla sua dedizione. Mi ha ispirato nell’aprirmi a una scelta simile di dono di me stesso e di carità a Dio che poi negli anni successivi si è trasformato nella chiamata vocazionale nel Carmelo.

Ha scelto l'ordine carmelitano perché sentiva una forte presenza di Dio in sé, paragonabile a una gravidanza. La sua vita è cambiata notevolmente dopo la decisione di diventare sacerdote, nonostante avesse una vita ricca e appagante come cardiologo. Ha donato tutte le sue ricchezze al Centro Aiuto alla Vita e ha vissuto una vita più semplice e dedicata al servizio degli altri.

Non si pente della sua scelta, anche se ha affrontato momenti difficili, come la rottura del fidanzamento, ma non potevo fare diversamente. La poliomielite vissuta come una grazia personale: ho accettato questa situazione precaria senza lamentarmi. La delusione di mio padre che voleva che mi sposassi ed era pronto a lasciarmi la sua impresa. Ma, da uomo saggio, mi ha dimostrato che ci teneva di più a vedermi felice e ha accettato la mia scelta. Non sono stati momenti facili, ma la forza di Dio è stata più grande della sofferenza. Credo che in qualche modo i momenti difficili mi abbiano favorito nel mio rapporto con Dio. Da carmelitano continuo a nutrire il rapporto con Dio attraverso letture e la guida del padre spirituale. 

Concludo ricordando il tempo favorevole della mia decisione: «La decisione è sorta mentre svolgevo il mio lavoro di medico. Guardando i volti tesi e ansiosi dei pazienti che visitavo ho riconosciuto in queste situazioni una chiamata più definitiva che risuonava dentro di me già da tempo e che mi invitava a dare tutto me stesso nel dono di Dio. In particolare è stata proprio parlando con una paziente che ho capito che era giunto il momento di appendere il camice, spogliarmi di tutti i miei averi e abbracciare il saio. Il Signore mi chiamava a una vita consacrata nel sacerdozio. La grande nevicata del 1985 è stata poi per me un ulteriore segno».

 

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giovedì 29 febbraio 2024

29.02 SANT' AUGUSTO CHAPDELAINE

Nella città di Xilinxian nella provincia del Guangxi in Cina, sant’Agostino Chapdelaine, sacerdote della Società per le Missioni Estere di Parigi e martire, che, arrestato dai soldati insieme a molti neofiti per avere per primo seminato la fede cristiana in questa regione, colpito da trecento frustate e costretto in una piccola gabbia, morì infine decapitato.

 

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È SEMPRE POSSIBILE RICOMINCIARE…

È SEMPRE POSSIBILE RICOMINCIARE…

Ascoltando il Vangelo di domenica prossima, vien voglia di compiacersi e felicitarsi con Cristo per il gesto che sta facendo. Finalmente, finalmente Gesù ci insegna a fare piazza pulita di tutte le storture e deformazioni che si fanno in nome della fede e della carità. Magari riferendosi a tariffe per servizi religiosi, matrimoni, funerali, celebrazione di Messe, vendita di medaglie, candele e roba varia. “Dio non ha nulla a che vedere con i soldi”, ha detto Papa Francesco denunciando la deriva affaristica della Chiesa. Ma se ci fermassimo solo a questo avremmo una visione riduttiva e strumentale del gesto di Gesù. C’è anche e soprattutto il mercanteggiare e il negoziare con il Signore. E questo riguarda tutti e ognuno di noi. 
Accade che andiamo in Chiesa per sentirsi a posto con la coscienza, ascoltiamo la Messa perché c’è un preciso comandamento: questo non è altro che mercanteggiare con Dio. È come dire: “Io ho fatto la mia parte, sono a posto, esco da Messa e torno a fare quello che sempre faccio nel bene e nel male”. Non va bene! Bisogna cambiare mentalità, bisogna convertirsi. Dio non accetta il culto di chi non vuole cambiare, di chi non si impegna, di chi calpesta la giustizia, calunnia il prossimo e inganna i propri simili. Andiamo in Chiesa per prendere coscienza delle nostre responsabilità. La Parola di Dio deve toccare il nostro cuore e il nostro agire.
Una religiosità autentica consiste nel modificare la condotta, e non nel moltiplicare le invocazioni e aumentare le offerte. L'alternativa al Tempio "covo di briganti" è la “Chiesa aperta”, non certo a persone perfette, ma a persone che desiderano vivere nella fedeltà, nella coerenza e nella semplicità, e che non ricercano un Dio "complice" disposto a chiudere gli occhi su certe faccende, ma uno che guida, orienta su una strada di rettitudine e di giustizia.
La Quaresima è un invito alla purificazione ma non al perfezionismo. Dio sa bene cosa c’è nel cuore di ognuno di noi, e conosce di prima mano i grovigli che noi uomini e donne di ogni tempo siamo in grado di creare con le nostre fragilità e incoerenze, e con la tanta rumorosa confusione. 
E Gesù ci incoraggia a credere che è sempre possibile ricominciare, nonostante e attraverso le tante mercanzie buone e meno buone che ognuno di noi si ritrova nel cuore. Il Maestro che ci insegna il rifiuto radicale all’egoismo e al disordine, allo stesso tempo ci promette che «in tre giorni farà risorgere» tutto il bene che c’è nel nostro cuore che, anche se a volte è un mercato, resta sempre la «casa del Padre mio». 

 

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martedì 27 febbraio 2024

EROISMO SILENZIOSO…

EROISMO SILENZIOSO…
La storia di Fidélio è un racconto toccante di sacrificio e fedeltà al servizio della Patria, con risvolti tragici e un finale che evoca un profondo senso di devozione religiosa. Nonostante la sua morte avvenuta undici anni fa, la memoria di questo soldato sconosciuto merita di essere onorata e ricordata.
Fidélio, il Sergente Maggiore, ha dimostrato un coraggio straordinario nel decidere di arruolarsi nuovamente nell'esercito francese per partecipare all'operazione di liberazione di Denis Allex. Operazione avvenuta senza successo a Bulo Marer, nel Basso Scebeli, in Somalia, per salvare l'ostaggio francese Denis Allex dall'organizzazione militante islamica al -Shabaab. In risposta a questa operazione, Allex fu giustiziato e nello scontro a fuoco rimasero uccisi due commando francesi, 17 militanti islamici e almeno otto civili.
Denis Allex ha potuto sapere prima di morire di non essere stato abbandonato dalla famiglia: "Li sentiva arrivare, sapeva che erano lì per lui". Verso le 5 del mattino, il Presidente Francese François Hollande fu informato del fallimento. Confiderà ai giornalisti: “Questa operazione doveva essere decisa? SÌ. Me ne sono assunto la responsabilità. La famiglia di Allex, quelli dei due uccisi per andarlo a prendere, il reggimento, mi hanno detto tutti: "Era nostro dovere andarlo a prendere". Erano passati tre anni e mezzo, dovevamo andare».
La morte di Fidélio ha segnato un momento cruciale per la Francia. Un uomo che ha sacrificato la propria vita per un compagno d'armi e che indossava con fierezza la sua croce cristiana, nonostante le beffe dei terroristi. Ricorda il passo del Vangelo: «Non c'è amore più grande che dare la vita per coloro che ami». (Gv 15,13 )
La sua storia dimostra l'importanza della dedizione al dovere e della lealtà verso i compagni, valori che vanno oltre il proprio benessere personale. La sua morte atroce, mostrata al mondo intero dagli Shebab, evidenzia il suo coraggio e la sua volontà di portare la sua croce in missione.
Nonostante le circostanze tragiche e il silenzio ufficiale che ha circondato la sua morte, Fidélio incarna il significato profondo del sacrificio, simboleggiato dalla croce cristiana che ha indossato. La sua fedeltà al servizio, al compagno d'armi e al suo Dio crocifisso è un esempio di coraggio e devozione che meritano di essere riconosciuti e rispettati.
La storia di Fidélio ci invita a riflettere sull'eroismo silenzioso di molti individui che sacrificano le proprie vite per il bene degli altri. Il suo nome e il suo sacrificio dovrebbero essere commemorati come un simbolo di dedizione, coraggio e fedeltà alla Patria.

 

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