domenica 17 novembre 2024

I CUSTODI DEL SANTUARIO - Santuario della Pace - Albisola Superiore (SV)

I CUSTODI DEL SANTUARIO

 

• Dal 1482 ad oggi al Santuario della Pace si sono succeduti diversi custodi.
• Dal 1482 al 1609: il Comune di Albisola vi pose un Sacerdote diocesano e, ad abitazione ultimata, gli ufficianti furono tre.
• Dal 1609 al 1626: in questo periodo il Santuario passò ai frati Minori Conventuali Scalzi. Soppresso l'Ordine nel 1626 dal Papa Urbano VIII, il Comune affidò nuovamente il Santuario a dei sacerdoti diocesani fino al 1628.
• Dal 1628 al 1805: nel 1628 al Santuario della Pace si ebbero di nuovo i Religiosi, gli Agostiniani Scalzi. Durante la loro lunga permanenza, il Santuario ebbe momenti felici. Per lo zelo dei Religiosi, la devozione alla Madonna della Pace ebbe un forte impulso; completarono la costruzione del convento e portarono miglioramenti al Santuario.
• Le nuove leggi restrittive della rivoluzione francese fecero impoverire di vocazioni i seminari e le case religiose per cui, nel 1805, i religiosi, ridotti a un solo padre anziano furono costretti a rimettere chiesa e convento al Comune di Albisola Superiore.
• Dal 1805 al 1883: il Santuario venne affidato agli Osservanti Riformati di San Francesco, ma per dissensi con l'amministrazione comunale, nel 1883 si ritirarono lasciando il posto alla Pia Società di San Giuseppe da poco fondata dal piemontese San Giuseppe Murialdo. Essi vi rimasero fino al 1907.
• Dal 1907 al 1914: nel 1907 il Comune affidò la custodia del Santuario ai padri Redentoristi francesi. Con lo scoppio della prima guerra mondiale anche questi dovettero andarsene lasciando il Santuario in abbandono e il convento vuoto.
• Ad abitarlo furono i profughi della guerra mandati dalle autorità militari. Terminate le ostilità e i profughi ritornati ai loro paesi, santuario e convento rimasero nuovamente deserti e in pessime condizioni.
• Nel 1919 il patrimonio materiale e spirituale passò ai Sacerdoti del Sacro Cuore (Dehoniani), i quali posero qui la sede del noviziato. Al Santuario della Pace sono passati generazioni di novizi, divenuti sacerdoti o religiosi laici. Molti di essi divennero missionari. La loro partenza per le missioni ha permesso di estendere la presenza dehoniana in diverse parti del mondo: Portogallo, Argentina, Mozambico, Congo, Camerun, Filippine, India, Angola, Vietnam.
Le promettenti prospettive vocazionali degli anni 1950 portarono a realizzare ambienti idonei all'accoglienza anche di ragazzi intenzionati a diventare Sacerdoti del Sacro Cuore o Fratelli Cooperatori.
Un momento intenso di iniziative e di partecipazione è stata la celebrazione del quinto centenario del "fatto prodigioso" (1982). In tale circostanza la comunità dehoniana ha inteso incrementare la conoscenza del Santuario in quanto l'attenzione precedente era focalizzata sulla formazione nel noviziato. Si è accesa la "lampada perpetua" ad invocazione della pace, il cui olio è garantito dalla popolazione. Si è pure promosso il movimento "Operatori di Pace", per sensibilizzare soprattutto i giovani al tema della pace, e la commemorazione dell'Evento il giorno 18 di ogni mese.
Ogni anno viene rinnovato il gesto dell'offerta dell'olio alla presenza dei sindaci dei tre Comuni e della popolazione.
Il Santuario della Pace rappresenta un faro di fede e spiritualità che ha attraversato i secoli, testimoniando la devozione ininterrotta alla Madonna della Pace. Ogni comunità religiosa che ha custodito questo luogo ha contribuito a mantenerne vivo il significato, arricchendolo con preghiere, opere e dedizione al servizio. Sotto la guida dei Sacerdoti del Sacro Cuore, il Santuario è divenuto non solo un centro di formazione religiosa, ma un simbolo universale di pace e missione evangelica, irradiando il messaggio cristiano oltre i confini locali e ispirando generazioni di fedeli e missionari.
La lampada perpetua è emblema di una fede che illumina e unisce, richiamando ogni giorno l'impegno per la pace e la fraternità. Il Santuario continua così a essere un luogo dove la tradizione si fonde con la speranza, invitando tutti a ritrovare nella preghiera la forza per costruire un mondo più giusto e pacifico.

 

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giovedì 14 novembre 2024

LA FORZA DI VIVERE: LA FEDE DI SAMMY...

LA FORZA DI VIVERE: LA FEDE DI SAMMY

Avrei tanto voluto incontrare Sammy Basso, un giovane straordinario la cui vita, seppur breve, è stata un esempio di coraggio e resilienza. Nato nel 1995, Sammy ha affrontato la sua malattia, la progeria, con una determinazione e un'energia che hanno ispirato molte persone. La sua carriera accademica è stata notevole: si è laureato nel 2018 all'Università degli Studi di Padova in Scienze Naturali, presentando una tesi di ingegneria genetica proprio sulla progeria, dimostrando così come la sua vita e la sua condizione fossero intrecciate con il suo desiderio di conoscere e di migliorare.

Nonostante le difficoltà fisiche, Sammy brillava per il suo sguardo vivace e il suo sorriso contagioso. Era un volto noto sia nel panorama scientifico che in quello mediatico, avendo partecipazione a numerosi programmi televisivi. La sua storia è stata raccontata in documentari come Life Secondo Sam, prodotto negli Stati Uniti, e "Il viaggio di Sammy", un docufilm italiano che racconta il suo straordinario percorso di vita. Nel 2005, spinti dall'amore per la ricerca e dalla volontà di aiutare altri nella sua condizione, i suoi genitori hanno fondato l'Associazione Italiana Progeria Sammy Basso, con l'obiettivo di raccogliere fondi per la ricerca.

Oltre alle sue doti intellettuali, Sammy ha offerto una testimonianza di fede profonda, un tema che invita a riflettere sul dialogo tra scienza e religione. Nel nostro tempo, è facile imbattersi in una visione riduttiva che presenta la scienza e la fede come opposte. Tuttavia, Sammy ha compreso che entrambe lavorano su piani diversi. La scienza si concentra sul “come” delle cose, mentre la fede si interroga sul “perché”. Questo approccio consente di mantenere distinti gli ambiti di indagine senza creare conflitti. Certamente, è rischioso quando un religioso si mette a fare lo scienziato o viceversa, ma Sammy ha dimostrato che è possibile unire le due dimensioni in modo armonioso.

La sua visione del mondo ci lascia una lezione fondamentale: “La fede è la parte principale, la più intima di me stesso. Potrei dire qualsiasi cosa su di me, ma se non dicessi che ho fede, è come se non dicessi niente”. Sammy ha testimoniato che, nonostante la malattia, Dio occupava un posto centrale nella sua vita. "Per me, Dio è così grande, una realtà talmente oltre ogni portata, che ogni cosa scompare davanti a Lui. Credo che Dio mi ha dato una vita, una famiglia, degli amici e un mondo dove stare, e queste sono tutte cose molto più importanti di quelle che una malattia può portarmi via".

Sammy parlava con una chiarezza e una profondità che incantavano chiunque lo ascoltasse. La sua fede cristiana non era solo un aspetto della sua vita, ma una forza che lo sosteneva ogni giorno. «Della fede cristiana mi piace proprio questo: tutti noi fedeli vogliamo cercare di assomigliare a Dio, e Lui ci ha reso questo compito facile, perché è Lui che ha voluto assomigliare a noi, condividendo con noi ogni esperienza, dalla gioia al dolore, fino alla morte”.

Il suo messaggio è un invito a tutti noi a riflettere su cosa significa avere fede, anche di fronte a una difficoltà immensa. L'augurio da parte di chi crede è che la vita terrena di Sammy non sia una conclusione, ma un nuovo inizio, un'alba di risurrezione che ci accompagna nel nostro cammino di speranza. Con il suo esempio, Sammy continua a illuminare il nostro cammino e a spronarci a vivere con coraggio, con fede e con amore.

 

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martedì 12 novembre 2024

"CON CRISTO, OLTRE OGNI SFIDA: SEUL 2027!"

"CON CRISTO, OLTRE OGNI SFIDA: SEUL 2027!"

La Giornata Mondiale della Gioventù 2027, che si terrà a Seul, in Corea del Sud sarà un'occasione straordinaria, un momento di incontro globale, un cammino di fede che porterà i giovani a scoprire una terra in cui i cristiani sono una minoranza, ma dove la Chiesa è piena di vita e di speranza. Il tema scelto per questa Giornata Mondiale della Gioventù è tratto dal Vangelo di Giovanni: «Abbi coraggio! Io ho vinto il mondo». Questo è l'invito che Cristo rivolge a ciascuno di voi, in un mondo che a volte sembra pieno di ostacoli, sfide e ingiustizie. Ma dovete sapere voi giovani - afferma il Papa - che Cristo ha già vinto il mondo.

Seul non è solo una città moderna e vibrante, è anche un luogo che porta con sé una lunga storia di fede, una fede che ha attraversato secoli di persecuzione, testimonianza e martirio. La Corea del Sud è un Paese dove i cattolici costituiscono solo il 6% della popolazione, ma la Chiesa qui risplende con una vitalità che ispira. È un segno che la fede non dipende dai numeri, ma dalla forza dello Spirito Santo e dal coraggio di coloro che credono.

Il logo scelto per l’occasione, indica la bellezza della fede vissuta nella cultura coreana. La croce, in rosso e blu, è un simbolo potente: il rosso rappresenta il sangue dei martiri che hanno donato la vita per Cristo, mentre il blu rappresenta la vitalità della gioventù e la chiamata di Dio. Questi colori, così vicini al cuore della Corea, vi ricorderanno che anche voi siete chiamati a essere testimoni del Vangelo, ovunque vi trovate.

La Giornata Mondiale della Gioventù sarà un'esperienza di pellegrinaggio. Non sarà solo una grande festa, ma un viaggio che farà riflettere i giovani, che li porterà a confrontarsi con le sfide del mondo di oggi: le ingiustizie sociali, le crisi ambientali, le divisioni tra popoli e nazioni. Ma non abbiate paura! Come ci ricorda il tema di questa Giornata Mondiale della Gioventù, Gesù ha già vinto il mondo. Lui è la nostra forza, e insieme possiamo affrontare tutto ciò che ci attende.

Prima di questo grande evento, ci ritroveremo nel 2025 per il Giubileo dei Giovani, a Roma. Anche lì, il Signore ci invita a essere suoi testimoni: «Anche voi mi siete testimoni, perché siete stati con me». Questi anni di preparazione saranno un'opportunità unica per rafforzare la nostra fede, per camminare insieme come comunità globale, uniti dalla speranza e dall'amore di Cristo.

La Croce dei Giovani e l'icona di Maria “Salus Populi Romani”, simboli della Giornata Mondiale della Gioventù, inizieranno presto un pellegrinaggio attraverso la Corea del Sud e altri paesi asiatici. 

Giovani di tutto il mondo, vi invito, scrive Papa Francesco, a unirvi a questo pellegrinaggio, a prepararvi con cuore aperto e spirito di preghiera. Questa sarà la vostra Giornata Mondiale della Gioventù. Sarà un momento di incontro con Cristo e con giovani da ogni angolo del mondo, un'opportunità per costruire un futuro di speranza e unità. Il Papa vi invita a dialogare, a superar le barriere ea creare un mondo in cui regni la pace. Siate coraggiosi, abbiate fiducia: Cristo ha vinto il mondo, e con Lui, anche voi potete affrontare ogni sfida.

Ci vediamo a Seoul nel 2027!

 

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lunedì 11 novembre 2024

11.11.2024 - Tt 1,1-9 - Lc 17,1-6 - Se sette volte ritornerà a te dicendo: Sono pentito, tu gli perdonerai.

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito - Tt 1,1-9

Paolo, servo di Dio e apostolo di Gesù Cristo per portare alla fede quelli che Dio ha scelto e per far conoscere la verità, che è conforme a un’autentica religiosità, nella speranza della vita eterna – promessa fin dai secoli eterni da Dio, il quale non mente, e manifestata al tempo stabilito nella sua parola mediante la predicazione, a me affidata per ordine di Dio, nostro salvatore –, a Tito, mio vero figlio nella medesima fede: grazia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù, nostro salvatore.
Per questo ti ho lasciato a Creta: perché tu metta ordine in quello che rimane da fare e stabilisca alcuni presbìteri in ogni città, secondo le istruzioni che ti ho dato. Ognuno di loro sia irreprensibile, marito di una sola donna e abbia figli credenti, non accusabili di vita dissoluta o indisciplinati.
Il vescovo infatti, come amministratore di Dio, deve essere irreprensibile: non arrogante, non collerico, non dedito al vino, non violento, non avido di guadagni disonesti, ma ospitale, amante del bene, assennato, giusto, santo, padrone di sé, fedele alla Parola, degna di fede, che gli è stata insegnata, perché sia in grado di esortare con la sua sana dottrina e di confutare i suoi oppositori.
1. Paolo, il mittente, si qualifica come «servo di Dio» e «apostolo di Gesù Cristo». Presentandosi dichiara subito qual è l’intento e lo scopo di tutto ciò che andrà a scrivere: «FAR CONOSCERE LA VERITÀ». 

2. La lettera la rivolge a Tito augurando: «GRAZIA E PACE da Dio Padre e dal Signore Gesù, nostro salvatore». AUGURA LA SOMMA DEI BENI CHE SI POSSONO AUGURARE. Sono doni divini perché vengono dal Padre e da Cristo e hanno COME EFFETTO DI TRASFORMARE LA VITA DELL’UOMO, già nella sfera del tempo, IN ATTESA DELLA TRASFORMAZIONE DEFINITIVA NELL’ETERNITÀ.

3. Nella comunità cristiana di Creta, che si sta espandendo, possiamo pensare che sia stato NECESSARIO PROVVEDERLA DI ALCUNI CAPI. (...) Il candidato deve essere «irreprensibile» «sposato una volta sola, con figli credenti». IL FUTURO CAPO DEVE ESSERE UN MODELLO CON TUTTA LA SUA FAMIGLIA.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 17,1-6
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!
Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai».
Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe». 
Gli operatori di scandali sono coloro che con il loro comportamento incentivano altri a peccare gravemente, coinvolgendo soprattutto i più deboli e indifesi. Quando saremo sottoposti al giudizio, tutti noi dovremo rispondere anche dei peccati commessi da altri per il nostro cattivo esempio. Verifichiamo nell'esame di coscienza quotidiano se stiamo dando scandalo a qualcuno che abbiamo incontrato. E chiediamo perdono. Possiamo sempre confidare nel perdono del Signore e chiedere di accrescere la nostra fede per perdonare chi commette una colpa sette volte al giorno contro di te. Gesù dice che basta avere una fede piccola, ma vera, sincera, per fare cose umanamente impossibili, impensabili. Ed è vero, ed è possibile, confida nel Signore!

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In effetti se uno torna sette volte dicendosi pentito sicuramente continuerà a fare lo stesso errore. Come si fa a perdonarlo? Forse è per questo che gli apostoli chiedono a Gesù, subito, di aumentare la fede?

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domenica 10 novembre 2024

1Re 17,10-16 - Eb 9,24-28 - Mc 12,38-44 - XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Domenica 10 Novembre 2024
Dal primo libro dei Re - 1Re 17,10-16

In quei giorni, il profeta Elia si alzò e andò a Sarèpta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po’ d’acqua in un vaso, perché io possa bere».
Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo».
Elia le disse: «Non temere; va’ a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d’Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”».
Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.

1. Elia in un tempo di carestia emigra verso nord, si rifugia nella zona di Sarèpta vicino a Sidone e CHIEDE UN PO' DA MANGIARE AD UNA POVERA VEDOVA. Questa vedova ha soltanto un pugno di farina e poche gocce d'olio. Il profeta le dice: “con quel poco che hai, portami da mangiare”. LA DONNA PONE LA SUA FIDUCIA NELLA PAROLA PRONUNCIATA DA ELIA E OBBEDISCE.

2. Elia è Uno sfruttatore? NO. ELIA GLI STA INSEGNANDO ALLA DONNA LA GENEROSITÀ, ed essendo un vero profeta è in grado di aiutarla infatti le aggiunge: “non avere paura perché la farina della Giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà PERCHÉ IL SIGNORE AIUTERÀ LA TUA GENEROSITÀ”. LA FIDUCIA POSTA NELLA PAROLA PRONUNCIATA DA ELIA, LE CONSENTE DI ESSERE SOSTENUTA FINO AL TERMINE DELLA CARESTIA.

3. LA GENEROSITÀ E LA FIDUCIA DI QUESTA DONNA HANNO FATTO LA DIFFERENZA; lei si è fidata delle parole del profeta, e ha scelto di vivere secondo la legge dell’ospitalità e dell’amore per il fratello. ATTRAVERSO LA CONDIVISIONE DI QUEL POCO CHE AVEVA, HA SAPUTO FARE LA DIFFERENZA. Anche TU puoi fare la differenza!

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Dalla lettera agli Ebrei - Eb 9,24-28
Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte.
Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza.

1. Gesù con la sua morte e Risurrezione È ENTRATO NEL SANTUARIO VERO, non nel Santo dei Santi nel tempio di Gerusalemme, ma nel cielo stesso, e SI È PRESENTATO CON IL PROPRIO SANGUE, cioè con il sacrificio della propria esistenza che fa di Cristo L'AUTENTICO SACERDOTE, IL VERO MEDIATORE tra Dio e l'uomo. Fa tutto questo in nostro favore.

2. ECCO IL MODELLO: CRISTO, COLUI CHE HA DATO SÉ STESSO. Abbiamo un solo sacrificio, una sola entrata in cielo, una sola permanenza, o dimora al cospetto di Dio. Eterno è il sacrificio, eterno è il sangue, eterna è la dimora presso Dio, ETERNA È LA SUA INTERCESSIONE IN NOSTRO FAVORE. TUTTO IN CRISTO È ETERNO. 
3. Cristo si è offerto una volta per tutte allo scopo di togliere i peccati di molti, EGLI RITORNERÀ UN GIORNO, ma non per compiere un altro sacrificio, ma per CHIAMARE TUTTI GLI UOMINI DINANZI AL SUO COSPETTO PER IL GIUDIZIO FINALE. Coloro che l’aspettano e ai quali Cristo apparirà SONO TUTTI I GIUSTI, coloro che hanno avuto FEDE IN LUI E NEL SUO SACERDOZIO ETERNO.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 12,38-44
In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

1. Gli scribi passeggiano in lunghe vesti, amano i primi posti, essere riveriti per strada… divorano le case delle vedove, insaziabili e spietati… Tre azioni descritte con i verbi che GESÙ RIFIUTA: APPARIRE, SALIRE E COMANDARE, AVERE. Sintomi di una MALATTIA DEVASTANTE. GUARDATEVI DAGLI SCRIBI..

2. Gesù poi trova ciò che cercava: un GESTO AUTENTICO FATTO DA UNA VEDOVA POVERA. Un’autenticità garantita da tre qualità: LA TOTALITÀ (tutto), LA FEDE IN DIO (nella sua provvidenza) e L’ASSENZA DI OGNI OSTENTAZIONE (nel nascondimento). GUARDATE LEI MODELLO PER OGNI DISCEPOLO...

3. Quella povera vedova non ha dato qualcosa del suo superfluo, ma TUTTO CIÒ CHE AVEVA. Donare del proprio superfluo non è ancora amare. AMARE È TUTTO! Se vuoi star bene devi dare… e DARE COME LA VEDOVA POVERA HA IN SÉ QUALCOSA DI DIVINO!...
BUONA DOMENICA....

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DONARE

Gesù ci invita a evitare l'orgoglio e a donare con totale generosità, come la vedova che da tutto senza riserve. Solo donando completamente possiamo somigliare a Dio, che si dona interamente. Non basta dare a metà: è l'ultimo gesto, il dono pieno, a dare valore alla nostra offerta. Alla fine, ciò che ci resterà sarà solo quello che avremo donato con amore e per amore. «Chi non si dona, è come un seme che non germoglia».

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LECTIO DIVINA - XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
OMELIA - XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)


Lc 23,36-43 - RITO AMBROSIANO - NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO

RITO AMBROSIANO

NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO 
Domenica 10 novembre 2024
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 23,36-43
In quel tempo. Anche i soldati deridevano il Signore Gesù, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

1. Nel vangelo la parola RE è scritta su una tavoletta inchiodata, quasi a disprezzo, sopra la testa di Gesù in croce e urlata dalla folla sciocca che gode della morte altrui. Luca ha SVUOTATO la regalità di OGNI PRIVILEGIO, di OGNI COLORE SFARZOSO e di OGNI PREZIOSITÀ data da oggetti umani o contesti nobili. ECCO IL NOSTRO RE, CONTEMPLIAMOLO...

2. GESÙ MORENDO IN CROCE, VINCE LA MORTE PER SEMPRE, vince satana con tutti i suoi inganni e apre la strada alla risurrezione, alla vita eterna per tutti noi. Il secondo malfattore ha la gioia di sentire dalle labbra di Gesù la promessa personale: "OGGI, CON ME SARAI IN PARADISO"… IN CAMINO VERSO IL PARADISO...

3. GESÙ FA QUESTA PROMESSA ANCHE A NOI NEL NOSTRO "OGGI"; bisogna solo che ci riconosciamo peccatori, BISOGNOSI DI SALVEZZA e ci rivolgiamo a lui, nostro Re, con fiducia... IL PENTIMENTO È UN FRUTTO DELLO SPIRITO SANTO, INVOCHIAMOLO...

BUONA DOMENICA...


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IL FATTO PRODIGIOSO (18 OTTOBRE 1482) - Santuario della Pace - Albisola Superiore (SV)

IL FATTO PRODIGIOSO - (18 OTTOBRE 1482)
Gli anni delle discordie
Tra il borgo di Albisola i cui confini si spingono verso l'entroterra e il comune di Stella che scende dall'Appennino verso la pianura, vi erano boschi e terreni dai confini incerti e quindi contesi caparbiamente dalle due Comunità. E, come ordinariamente succede quando ognuno crede di essere nel giusto, gli abitanti di Albisola e di Stella, invece di cercare una soluzione ragionata, si indurirono sempre più nei loro pretesi diritti. I loro capi non seppero e spesso non vollero incontrarsi per trovare una via pacifica alla controversia; i podestà di Savona e di Varazze non riuscirono a calmare gli animi; furono respinti i provvedimenti del Senato di Genova; mons. Pietro Gara, vescovo di Savona e il parroco di San Nicolò mons. Domenico Borzero, scelti come pacificatori, furono sospettati di partigianeria, essendo, il primo, oriundo di Albisola.
Tutto questo accadeva, in modo più violento, tra il 1478 e il 1482, anni in cui si ebbero scontri con feriti e morti. Fatale è stato il 4 ottobre del 1482 in cui si contarono sette vittime e tre feriti. Le due Comunità vennero allora ad una decisione drastica: risolvere la vertenza con il ricorso alle armi.
Allo scopo, vennero fissati il tempo e il luogo: il 18 ottobre 1482 nella piana dove appunto sorge ora il Santuario.

Il racconto del Poggi
Giovan Bernardo Poggi, contemporaneo all'Evento (morto nel 1497), nel manoscritto delle "Memorie", ha così descritto il fatto con forti pennellate di colore e di entusiasmo popolare: “Un vastissimo castagneto, diviso circa il mezzo da un rivo d'acqua (il Riobasco), fu il luogo destinato al conflitto. Gli armati, ivi giunti, si schierarono in più colonne e furono alla destra quelli di Albisola, a sinistra quelli di Stella, avendo gli uni e gli altri alla testa, i rispettivi sindaci.
Due ore prima del mezzogiorno si avanzarono due colonne di quei di Albisola che attaccarono i nemici, ritirandosi tosto con poche perdite da una parte e dall'altra. Cominciò quindi l'attacco formale che fu sanguinoso ed ebbe varia sorte.
Sgombro totalmente di nubi era in quel giorno il cielo, quando ad un'ora circa meridiana, dalla parte orientale una nuvoletta candidissima apparve all'istante, di tanta luce e splendore quasi in essa fatto avessero riflesso i raggi tutti del sole. E levassi tosto e venne a fissarsi sovresso il luogo del conflitto. Abbagliati i combattenti sospesero la zuffa e chiaramente intesero una celeste, dolcissima voce che per ben tre volte replicò la parola "pace". Dopo di che la nuvoletta dileguassi e scomparve.
I combattenti rimasero per alcuni istanti con lo sguardo rivolto al cielo; poi chi devotamente stese verso quello le mani, chi riverente prostrassi a terra; chi si percosse il petto in segno di pentimento gridando "pace, pace". Altri gettano a terra le armi, altri le infrangono.
Ed ecco attraversare il campo e percorrere la fronte delle rispettive schiere i sindaci e i capi delle due parti, i quali, esclamando: "sia pace tra noi! Ognuno dia segno di riconciliazione", si vanno incontro a braccia aperte, stringendosi cordialmente al petto. Tutti seguono il loro esempio e quel luogo da campo di vendetta e di strage, si cambiò tosto in altro di pace e di amicizia”.

La presenza di Maria
Gli scontri che si erano avuti precedentemente, specie nel mese di settembre e ad inizio ottobre di quell'anno, avevano indotto il parroco di S. Nicolò di Albisola Domenico Borzero, ad implorare con una novena e con digiuni l'intercessione della Beata Vergine Maria, perché fosse ristabilita la pace.
In più nello stesso giorno del prefissato scontro, il 18 ottobre, le cronache dicono che “i sacerdoti e le persone non atte alle armi erano ricorsi alla preghiera pubblica e privata e, in Albisola, Monsignore Domenico Borzero aveva esposto il Santissimo, avevano celebrato, esso e i suoi sacerdoti, la Messa in cui, alle altre orazioni, avevano unita quella pro pace; indi avevano recitato il santo Rosario di Maria e cantate le di lei litanie per la tranquillità di quel loro popolo e la concordia con l'altro della Stella”.
La "dolcissima voce" portò alla convinzione che la Madonna avesse ascoltato tante suppliche accorate e fosse quindi intervenuta per riconciliare quegli animi eccitati.

Una conferma
Si può avere una conferma della mediazione pacificatrice della Vergine Maria anche da ciò che accadde nell'anno 1573. Fino a quella data i rapporti tra le due Comunità erano andati sempre in buona armonia. Ma in quell'anno riemersero le vecchie contese tra le due popolazioni.
“I pastori d'anime, allora - scrive lo storico Spotorno - ricorsero di nuovo al mezzo della preghiera. Il dì 25 marzo i fedeli di Albisola e di Stella andarono con devota processione a supplicare la Madre di Pace ed Ella ottenne che, deposti gli odi, tornassero all'unione e tranquillità primitiva”. E da allora la pace fu davvero duratura
Ma anche altre circostanze servirono a suscitare maggiormente nelle genti di Albisola, di Stella e dei paesi vicini l'amore alla Madonna della Pace e il ricorso fiducioso a Lei nei momenti più pericolosi e negli avvenimenti più temibili, in specifico nell'epidemia del 1485 e nei diversi episodi di peste (1504, 1523, 1528, 1656-1657). Le cronache del tempo attestano che fu sensibile la protezione di Maria, Madre di Pace.
Nelle "Memorie" di Giovan Bernardo Poggi si possono leggere queste affermazioni: "A Savona nel 1504 fu così fiero il contagio che ci morirono ottomila persone, ma niuno in Albisola che pur tanto è vicina, contrasse la pestilenza"... "Nel 1528 la peste desolò Genova e l'Italia. In questa occasione, siccome erano più fervide e sincere le suppliche del popolo di Albisola alla sua Protettrice, cosi merito che il morbo trascorresse senza recare nocumento veruno".
Per la peste del 1656-57 "nei registri fani compilare dal governo di Savona e Genova, non si trovano nominati i luoghi di Albisola e di Stella, argomento che essi avventurosamente furono salvati da quella infezione".

La delibera dei Consigli Comunali
Il Comune di Albisola, dopo aver decretato la costruzione di un vero Santuario (1578) al posto della piccola Cappella del 1482, volle che diventasse vera e ricercata meta di pellegrini e di devoti che, alla Madre di Pace, venissero a chiedere grazie, deporre affanni, rinsaldare propositi di bene e soprattutto ringraziare per tutti i benefici ottenuti.
Significativa allo scopo e invitante la frase che a quei tempi veniva posta al Santuario:
"Qui dimessa la fronte,
o passegger, t'arresta;
qui delle grazie è fonte,
di Dio la Madre è questa.
Mirala: prega, ch'Ella a devoti suoi Grazie non nega".

 

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