Tra le famiglie religiose dedicate alla Madre di Cristo, vi è l'Ordine della beata Vergine Maria della mercede (Misericordia), fondato a Barcellona nel 1218, per la redenzione dei cristiani prigionieri, da san Pietro Nolasco (†1256) con la collaborazione di san Raimondo di Peñafort († 1275} e di Giacomo I († 1276), re di Aragona. La beata Vergine sotto il titolo «della mercede» è venerata soprattutto in Aragona e in Catalogna, come pure in numerose regioni dell'America Latina. La fondazione dell'Ordine Mercedario, fu ispirata a S. Pietro Nolasco da Maria: i Mercedari, fissando la loro attenzione su Maria, le hanno attribuito il titolo della Mercede o della Misericordia perché, come diceva Alfonso X il Savio: "Redimere gli schiavi è opera di grande Mercede", ossia di Misericordia.
Venerata a Seleucia (la moderna Selefkie in Asia Minore) è la santa che la si vede quasi sempre con un leone a fianco per la tortura subita con le belve e una colonna con il fuoco alla base, simbolo del suo martirio. In Italia abbiamo una statua nel Duomo di Milano e un grande quadro del Tiepolo a Santa Tecla d'Este nella chiesa a lei intitolata.
Nella diocesi di Milano la sua memoria si celebra il 24 settembre.
In quei giorni, [il re Dario scrisse al governatore e ai funzionari della regione dell’Oltrefiume dicendo:] «Lasciate che lavorino a quel tempio di Dio. Il governatore dei Giudei e i loro anziani costruiscano quel tempio di Dio al suo posto. Ed ecco il mio ordine circa quello che dovrete fare con quegli anziani dei Giudei per la costruzione di quel tempio di Dio: con il denaro del re, quello delle tasse dell’Oltrefiume, siano integralmente sostenute le spese di quegli uomini, perché non vi siano interruzioni. Io, Dario, ho emanato quest’ordine: sia eseguito integralmente».
Gli anziani dei Giudei continuarono a costruire e fecero progressi, grazie alla profezia del profeta Aggeo e di Zaccarìa, figlio di Iddo. Portarono a compimento la costruzione per ordine del Dio d’Israele e per ordine di Ciro, di Dario e di Artaserse, re di Persia. Si terminò questo tempio per il giorno tre del mese di Adar, nell’anno sesto del regno del re Dario.
Gli Israeliti, i sacerdoti, i leviti e gli altri rimpatriati celebrarono con gioia la dedicazione di questo tempio di Dio; offrirono per la dedicazione di questo tempio di Dio cento tori, duecento arieti, quattrocento agnelli e dodici capri come sacrifici espiatori per tutto Israele, secondo il numero delle tribù d’Israele.
Stabilirono i sacerdoti secondo le loro classi e i leviti secondo i loro turni per il servizio di Dio a Gerusalemme, come è scritto nel libro di Mosè.
I rimpatriati celebrarono la Pasqua il quattordici del primo mese. Infatti i sacerdoti e i leviti si erano purificati tutti insieme, come un sol uomo: tutti erano puri. Così immolarono la Pasqua per tutti i rimpatriati, per i loro fratelli sacerdoti e per se stessi.
1. I lavori del tempio vengono interamente posti nelle mani dei Giudei. Il Re si assume tutte le spese della sua costruzione. IL TEMPIO VIENE CONSACRATO E SI FA UNA GRANDE FESTA. La festa in onore del Signore è sempre una grande sorgente di gioia per tutto il popolo. NON VI È FESTA CON DIO SE NON VI È ANCHE FESTA CON GLI UOMINI.
2. Non c’è festa senza l’offerta a Dio dei sacrifici prescritti. DIO SI ONORA CON L’OFFERTA DI SÉ STESSI. L’offerta di sé stessi avviene attraverso L’OFFERTA DI QUALCHE COSA DI SÉ. I sacerdoti e i leviti riprendono ognuno il proprio servizio, secondo il loro turno e le loro classi.
3. Dai tempi dell’esilio è questa la prima pasqua. LA FESTA DELLA PASQUA È IL CUORE DEL POPOLO DEL SIGNORE. Essa segnava l’inizio della loro storia di liberazione e di salvezza. COSÌ IMMOLARONO LA PASQUA PER TUTTI i rimpatriati, per i loro fratelli sacerdoti e per sé stessi.
In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti». Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».
Belle e sconcertanti le parole di Gesù. Egli allarga la maternità e la fraternità a tutti i discepoli che lo seguono. La nuova fraternità non si limita alla carne e al sangue, ma trova origine dal rapporto con Lui: nuovo sangue e nuova linfa, nuova famiglia e nuova umanità.
I nostri fratelli e sorelle nella fede non li abbiamo scelti noi: siamo tutti stati scelti e amati da Dio e in lui possiamo scoprire quella profondità di relazione che ci unisce in un solo corpo che è la Chiesa. Chiediamo al Signore la grazia di andare oltre la superficie e di scoprire quei legami stretti che ci rendono in profondità madri e fratelli tra noi.
E ricordati che il legame profondo nasce da un ascolto comunitario della Parola e dallo sporcarsi insieme le mani.
C’è una famiglia più grande, inclusiva, di quella del sangue che, se è solo di sangue, può diventare una famiglia ideologica. Il discrimen è l’accoglienza, l’apertura: se escludiamo gli altri che famiglia è?
Pietrelcina, Benevento, 25 maggio 1887 - San Giovanni Rotondo, Foggia, 23 settembre 1968
San Pio da Pietrelcina (Francesco) Forgione, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, che nel convento di San Giovanni Rotondo in Puglia si impegnò molto nella direzione spirituale dei fedeli e nella riconciliazione dei penitenti ed ebbe tanta provvidente cura verso i bisognosi e i poveri da concludere in questo giorno il suo pellegrinaggio terreno pienamente configurato a Cristo crocifisso.
Dove è il tuo tesoro, lì è il tuo cuore: Ci
siamo mai chiesti davvero: dove batte il nostro cuore? Non con la testa, non
con la routine, ma con quel desiderio profondo che ci spinge, che ci muove,
che ci fa alzare dal letto la mattina. Gesù ci scuote: «Dov’è il tuo
tesoro, là sarà anche il tuo cuore» (Lc 12,34). E allora, dov’è il nostro
tesoro? Dove ci portano i nostri desideri più autentici?
Molti vivono senza desiderare nulla,
consumati dal quotidiano, accontentandosi di piccole certezze o di beni
effimeri. Altri hanno paura di desiderare, perché desiderare significa
rischiare, mettersi in gioco, vendere le sicurezze di questo mondo per qualcosa
di più grande, più vero, più eterno. Eppure, senza desiderio, la vita si
spegne lentamente, senza che ce ne accorgiamo.
Il Vangelo ci invita a un capovolgimento radicale del
cuore. Ci chiede di lasciare andare ciò che luccica ma marcisce, ciò che
crediamo nostro ma è fragile e ingannevole. Ci chiama a puntare al tesoro
che non può essere rubato né corrotto: il Regno di Dio, l’amore che non
consuma, la vita che non finisce.
Ci sono due tipi di uomini: i primi
custodiscono il dono ricevuto, condividono, seminano, amano; i secondi
dimenticano il Maestro, si chiudono nelle proprie piccole tirannie e nei propri
piaceri. E il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensiamo, quando saremo
distratti dal nostro ego, dalle nostre abitudini, dalle nostre sicurezze.
Questo non è un monito lontano o astratto. È ora,
oggi. È la chiamata a osservare dentro noi stessi, a riconoscere ciò che
davvero desideriamo, a lasciare andare ciò che ci illude e ci ruba la vita. È
la sfida a vivere come se il Regno fosse già qui, come se la nostra vita non
fosse nostra, ma affidata a Colui che possiede tutto e ci possiede con amore.
Allora chiediamoci, senza paura: cosa custodisco?
Cosa voglio davvero? E soprattutto: sono pronto a vendere tutto ciò che non è
Lui per acquistare il tesoro che dura per sempre?
Il nostro cuore non mente. Là dove è il
tesoro, là batte la vita. E se ancora non lo sentiamo, forse è
il momento di scavare, di cercare, di desiderare. Prima che sia troppo tardi.
Nell’anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola che il Signore aveva detto per bocca di Geremìa, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: «Così dice Ciro, re di Persia: “Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il suo Dio sia con lui e salga a Gerusalemme, che è in Giuda, e costruisca il tempio del Signore, Dio d’Israele: egli è il Dio che è a Gerusalemme. E a ogni superstite da tutti i luoghi dove aveva dimorato come straniero, gli abitanti del luogo forniranno argento e oro, beni e bestiame, con offerte spontanee per il tempio di Dio che è a Gerusalemme”».
Allora si levarono i capi di casato di Giuda e di Beniamino e i sacerdoti e i leviti. A tutti Dio aveva destato lo spirito, affinché salissero a costruire il tempio del Signore che è a Gerusalemme. Tutti i loro vicini li sostennero con oggetti d’argento, oro, beni, bestiame e oggetti preziosi, oltre a quello che ciascuno offrì spontaneamente.
1. Ciro re di Persia, pagano, DIVENTA DOCILE STRUMENTO DI JHWH A FAVORE DEL POPOLO DI ISRAELE. JHWH suscita lo spirito di Ciro e gli affida una MISSIONE SALVIFICA nei confronti di Israele. Ciro non conosce JHWH, ma JHWH conosce lui e se ne serve per i suoi benevoli disegni. Tutti siamo strumenti adatti nelle mani di Dio per il suo disegno.
2. Ciro, pagano, afferma di essere stato incaricato da Dio a costruirgli un tempio in Gerusalemme. Ciro HA AVUTO UN’ESPERIENZA DIRETTA DI DIO CON L’INCARICO di costruire un tempio a Gerusalemme. Un pagano che costruisce il Tempio di JHWH! A pensare che gli ebrei guardavano con diffidenza, se non con disprezzo, tutti coloro che appartenevano al mondo pagano.
3. GLI ISRAELITI che partono e tornano a Gerusalemme per ricostruire il Tempio, RICEVONO DAI LORO VICINI OGGETTI d’argento, oro, beni, bestiame e oggetti preziosi, oltre a quello che ciascuno offrì spontaneamente. C’È UN NUOVO ESODO IN UN CONTESTO FAVOREVOLE. Questo contesto favorevole si deve all’intervento di DIO CHE SPINGE IL RE PAGANO AD ADERIRE AL SUO DISEGNO.
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce. Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».
Le parole di Gesù non possono restare nascoste: devono essere come luce che si diffonde e che illumina. All’annuncio della Parola di Dio deve però corrispondere il mettere in pratica gli insegnamenti divini. Quando ascolti il Vangelo ti chiedi cosa questo vuol dire nella tua vita concreta di tutti i giorni oppure sei come un ascoltatore smemorato? Il cristiano è portatore di luce riflessa, deve farla vedere perché lui è un testimone. Quando invece non fai vedere la luce di Dio ma preferisci "fare come fanno tutti", la mondanità ti entra nel cuore, e ti attira diventando il tuo vero idolo. Alla fine servirai il tuo idolo che ti piacerà di più. Ma sentirai che ti manca qualcosa, che hai perso quello che pensavi di avere e ti senti lontano dall'essere cristiano. E' il momento di ripartire dalla Parola, dai sacramenti e dalla comunità per diventare un vero testimone di vita. Il cristiano è un testimone di Gesù Cristo, Luce di Dio. E deve mettere quella luce sul candelabro della sua vita.
Tagliente e paradossale Gesù qui ci fa capire (se facciamo attenzione, dunque, a come ascoltiamo) che quello che abbiamo in realtà noi crediamo di averlo. Non è allora meglio, per capire, toglierlo?
† Agaunum (odierna Saint-Maurice-en-Valais), Svizzera, 287 circa
Nell’antica Agauno nella regione del Vallese, nell territorio dell’odierna Svizzera, santi martiri Maurizio, Esuperio, Candido, soldati, che, come riferisce sant’Eucherio di Lione, furono uccisi per Cristo sotto l’imperatore Massimiano, adornando la Chiesa, insieme ai compagni della Legione Tebea e al veterano Vittore, con la loro gloriosa passione.
Bovisio, Milano, 24 luglio 1825 - Saronno, Varese, 1 ottobre 1900
A Saronno vicino a Varese, beato Luigi Maria Monti, religioso, che, pur conservando lo stato laicale, istituì i Figli dell’Immacola Concezione, che diresse in spirito di carità verso i poveri e i bisognosi, occupandosi in particolare dell’assistenza agli infermi e agli orfani e della formazione dei giovani.
La data di culto indicata nel Martyrologium Romanum è il 1 ottobre. La Congregazione dei Figli dell'Immacolata Concezione e la diocesi di Milano lo ricordano il 22 settembre.
E il sabato, perché si possa smerciare il frumento,
diminuendo l’efa e aumentando il siclo
e usando bilance false,
per comprare con denaro gli indigenti
e il povero per un paio di sandali?
Venderemo anche lo scarto del grano”».
Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe:
«Certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere».
1. IL SIGNORE NON È INDIFFERENTE AL MALE E NON È NEUTRO. Nella Bibbia Dio si schiera sempre dalla parte del povero e del debole, MAI CON I PREPOTENTI e con gli arroganti.
2. Amos deride i COMMERCIANTI FALSAMENTE RELIGIOSI e con ironia presenta dei loro discorsi: aspettano che passi il novilunio, desiderano che finisca il sabato per poter riprendere il loro commercio, per poter vendere tutto anche lo scarto, usando bilance false e pesi truccati. ATTENZIONE ALLA CORRUZIONE ECONOMICA CHE SI NASCONDE CON MANTI DI IPOCRISIA, DI RELIGIOSITÀ.
3. “Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe: Certo, NON DIMENTICHERÒ MAI TUTTE LE LORO OPERE”. È verità incontestabile: SOPRA OGNI INGIUSTIZIA VEGLIA IL SIGNORE. Avidi di guadagno disonesto sono avvisati. Il Signore invita tutti ad una Sapienza nell'uso concreto dei beni, un uso saggio.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo - 1Tm 2,1-8
Figlio mio, raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità.
Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto messaggero e apostolo – dico la verità, non mentisco –, maestro dei pagani nella fede e nella verità.
Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza contese.
1. “PER CHI SI DEVE PREGARE?” “Per tutti gli uomini” SENZA DISTINZIONE ALCUNA. “Per i re e per tutti quelli che stanno al potere…”. Non si chiede la conversione dei rappresentanti del potere pagano, ma IL BUON ORDINE, LA SERENA CONVIVENZA NELLA SICUREZZA E NELLA PACE… Ci vuole l’impegno di tutti…
2. Occorre pregare a favore di tutta l’umanità, perché DIO “VUOLE CHE TUTTI GLI UOMINI SIANO SALVATI E ARRIVINO ALLA CONOSCENZA DELLA VERITÀ”. Ciò non vuol dire che tutti si salvano. Paolo ci invita a PREGARE perché tutti si possano salvare e ANNUNCIARE a tutti quella sapienza che permette di accogliere la salvezza.
3. Quale Sapienza? L’esistenza di “Un solo Dio e un solo mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù”. GESÙ CRISTO, essendo uomo e Dio, è il MEDIATORE UNICO E PERFETTO DELLA SALVEZZA DEFINITIVA. Come mediatore Egli rappresenta Dio davanti agli uomini e gli uomini davanti a Dio. È LUI IL SALVATORE!
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
1. Uomo SPERPERA beni del suo padrone che venuto a conoscenza dei fatti decide di licenziarlo. Noi istintivamente ci mettiamo dalla parte del padrone. MA GLI OCCHI VANNO PUNTATI SULL'AMMINISTRATORE. TU CHE AMMINISTRATORE SEI?
2. L'amministratore DECIDE DI CONDONARE I DEBITI AI POVERI CONTADINI (donandogli un grande sollievo), decide di USARE I SUOI BENI PER FARSI DEGLI AMICI. Non pensa ad accumulare beni per garantirsi il futuro ma si crea amici. COLPO DI GENIO, LODATO DA GESÙ...
3. Questo fatto ci insegna che LA RICCHEZZA "DISONESTA" VA USATA BENE. I soldi devono essere usati bene! CHIEDONO UN UTILIZZO SAPIENTE, creare amicizia, comunione e soprattutto alleviare le sofferenze di chi vive nell'indigenza.. FAI LA TUA PARTE...
Qualche volta capita di invidiare, di ammirare la disonestà. Perché? Perché i disonesti ci mettono più passione e partecipazione nel fare il male, che noi nel fare il bene. Loro hanno a che fare con i conti che non tornano, noi viviamo nella sicurezza che i nostri conti con Dio tornino sempre, ci addormentiamo e facciamo il minimo indispensabile. Ma Dio vuole cristiani vivi, intelligenti, svegli e pieni di fantasia, fedeli nell'amministrare i beni di Dio con scaltrezza...