domenica 26 aprile 2026

At 2,14.36-41 - 1Pt 2,20-25 - Gv 10,1-10 - IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

Domenica 26 Aprile 2026

Dagli Atti degli Apostoli - At 2,14.36-41

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: «Sappia con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso».
All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?».
E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro».
Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!». Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone.
1. Pietro predica GESÙ CRISTO COME IL MESSIA RISORTO: un messaggio che certamente affretterà la crocefissione del discepolo! Pietro ci ricorda che DOBBIAMO SEMPRE AVERE IL CORAGGIO DI PARLARE CHIARO E FORTE contro l’ingiustizia, per quante difficoltà possiamo incontrare.

2. La folla dei Giudei rimane colpita. “All’udir tutto questo SI SENTIRONO TRAFIGGERE IL CUORE…” e chiedono “Che cosa dobbiamo fare, fratelli?”. Pentitevi – cambiate radicalmente”. Gran parte della folla cambia davvero! Lo Spirito Santo agisce e conosce il modo di cambiare i cuori.

3. “Convertitevi e ciascuno di voi SI FACCIA BATTEZZARE nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, E RICEVERETE IL DONO DELLO SPIRITO SANTO”. Battesimo per il perdono dei peccati porta ad UN'UNITÀ E UNA COMUNIONE NUOVA, ben precisa, vincolante. LO SPIRITO SI DONA COME DONO per farci diventare dono…

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Dalla prima lettera di san Pietro apostolo - 1Pt 2,20-25

Carissimi, se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, perché
anche Cristo patì per voi,
lasciandovi un esempio,
perché ne seguiate le orme:
egli non commise peccato
e non si trovò inganno sulla sua bocca;
insultato, non rispondeva con insulti,
maltrattato, non minacciava vendetta,
ma si affidava a colui che giudica con giustizia.
Egli portò i nostri peccati nel suo corpo
sul legno della croce, perché,
non vivendo più per il peccato,
vivessimo per la giustizia;
dalle sue piaghe siete stati guariti.
Eravate erranti come pecore,
ma ora siete stati ricondotti al pastore
e custode delle vostre anime.

1. L'apostolo presenta l'applicazione a Cristo dell'Antico poema del servo del Signore: Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, PERCHÉ NE SEGUIATE LE ORME: seguire le orme di Cristo equivale a PASSARE ATTRAVERSO CRISTO che è la porta. 

2. Fu trattato male, fu insultato e non rispose con insulti e non si vendicò. QUESTO È IL SUO STILE SEGUITE LE SUE ORME! Le orme dell’Amore. Ha preso su di sé i nostri peccati portandoli sulla croce: LA SUA MORTE PERMETTE LA NOSTRA VITA, CI FA VIVERE PER LA GIUSTIZIA. La giustizia è la relazione piena con Dio, è la buona comunione con il Signore...

3. DALLE SUE FERITE NOI SIAMO STATI GUARITI: siamo sani! Eppure eravamo come pecore erranti, sbandate, disperse ma adesso GRAZIE A DIO SIAMO RITORNATI AL PASTORE. Il Cristo risorto ha radunato il gregge, EGLI È IL CUSTODE delle nostre anime. IL SIGNORE È IL MIO PASTORE, Egli è colui che ti indica la via, la verità e la strada della vita! Buon cammino…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 10,1-10

In quel tempo, Gesù disse:
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

1. C’è SOLO UNA PORTA per entrare nel Regno di Dio. E QUELLA PORTA È GESÙ. La sua Parola CI LIBERA dai tanti recinti della vita che ci rendono schiavi (false immagini di Dio, Idoli, Modelli culturali, Rancori, Rimorsi, ecc.) e CI APRE alla libertà. Per entrare nel regno di Dio, nella comunità cristiana, nella Chiesa, la porta, la vera porta, l’unica porta è Gesù. NOI DOBBIAMO ENTRARE DA QUELLA PORTA… 
2. Ma come capire che la porta vera è Gesù? Prendi le Beatitudini e fa quello che dicono! In questo modo «sei umile, sei povero, sei mite, sei giusto»; E QUANDO QUALCUNO FA UN’ALTRA PROPOSTA, «NON ASCOLTARLA: LA PORTA SEMPRE È GESÙ e chi entra da quella porta non si sbaglia». NON cercare altre porte che sembrano più facili, più confortevoli, più alla portata di mano, è UN NUOVO RECINTO….
3. GESÙ È LA PORTA BELLA, la porta d’amore, è la porta che NON ci inganna, NON è falsa. SEMPRE dice la verità. Ma con tenerezza, con amore. Gesù NON delude mai, Gesù NON inganna, Gesù NON è un ladro, NON è un brigante. A NOI IL BUSSARE SEMPRE A QUELLA PORTA E DIRE AL SIGNORE: “Apri, Signore, ché voglio entrare per questa porta. Voglio entrare da questa porta, non da quell’altra”.
BUONA DOMENICA...

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"LA PORTA"
"La porta", come ci dice l'evangelista Giovanni, è Gesù. Porta sempre aperta, disponibile, accogliente, pronto ad incontrarci. Gesù è l'unico ingresso per entrare nella Vita vera, Egli è la porta della salvezza eterna. Chi entra attraverso Gesù, con l'aiuto di Gesù, seguendo gli insegnamenti di Gesù, non morirà mai. La sua sarà una Vita "per sempre". E allora entriamo da questa porta, l'unica vera porta!

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LECTIO DIVINA - IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

OMELIA -  IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)


Gv 10,11-18 - RITO AMBROSIANO - IV DOMENICA DI PASQUA

RITO AMBROSIANO
IV DOMENICA DI PASQUA
Domenica 26 Aprile 2026
Gv 10,11-18 - Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.
  ✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni Gv 10,11-18
In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».
Risultato immagini per il signore è il mio pastore
1. HO BISOGNO DI UN PASTORE? NOI SIAMO CONDIZIONABILI (mass media, tv, internet, social), tutto ciò che riesce a condizionarmi corrisponde ai miei "pastori", che io lo voglia o no. Tutto è proporzionato al tempo che do ai vari pastori che ascolto. Riconoscerli è già tanto. DIO QUANTO CONDIZIONA LE MIE SCELTE?...

2. Mi domando: "DOV'È LA MIA LIBERTÀ?" Forse la mia libertà STA NEL POTER SCEGLIERE IL PASTORE e quindi il condizionamento che preferisco e che mi lascia più libero. FAI LA TUA SCELTA LIBERA...

3.Gesù dice: "IO SONO IL BUON PASTORE", e la prova sta nella sua libertà e disponibilità a dare la sua vita per me, CI GUIDA PER IL CAMMINO DELLA VITA, il cammino SICURO che porta al Padre e che lui ha percorso lui per primo fino a diventare per noi “via - verità - vita”. FIDIAMOCI DEL BUON PASTORE...

BUONA DOMENICA…

 

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26.04 SAN JULIO JUNYER PADERN

BEATO GIULIO JUNYER PADERN

Beato Giulio Junyer Padern nacque il 30 ottobre 1892 a Villamaniscle, in provincia di Gerona, Spagna. Entrò da piccolo in una casa salesiana e proseguì la formazione a Campello (Alicante) e Carabanchel (Madrid). Nel 1912 fece la professione salesiana, dedicandosi in seguito alla formazione dei giovani, soprattutto a Baracaldo (Vizcaya) e Campello.

Ordinato sacerdote nel 1921, fu noto per il suo amore per musica e letteratura, e per la dedizione educativa verso i giovani salesiani. Quando scoppiò la guerra civile spagnola, si nascose a Gerona, da dove organizzò spedizioni attraverso il confine francese per salvare ragazzi e confratelli.

Fu infine arrestato, accusato di spionaggio e alto tradimento, e condannato a morte. Durante la prigionia nella Carcere Modello di Barcellona diede un esempio di grande fede e serenità, incoraggiando i compagni e restando saldo nella sua vocazione.

Il 26 aprile 1938 fu fucilato, ottenendo il martirio e la gloria della vita eterna secondo il Martirologio Romano.

Il suo esempio evidenzia la dedizione totale alla fede e alla gioventù, affrontando la morte senza paura e con generosità. La sua vita dimostra come la religiosità possa diventare azione concreta e sacrificio personale.

Beato Giulio Junyer Padern è ricordato come modello di coraggio cristiano, fedeltà ai valori salesiani e amore per i giovani, simbolo di speranza nei tempi di persecuzione.

 

Per noi oggi

1.     La fede autentica si misura nel sacrificio: aiutare gli altri può richiedere coraggio estremo.

2.     L’educazione è missione e testimonianza: la formazione dei giovani è un atto di amore verso il futuro.

3.     La coerenza morale vince la paura: rimanere fedeli ai propri valori può trasformare un martirio in esempio duraturo.

Villamaniscle, Spagna, 30 ottobre 1892 – Montjuic, Spagna, 26 aprile 1938

 

NELLO STESSO GIORNO:

SAN GIOVANNI BATTISTA PIAMARTA SACERDOTE E FONDATORE

Brescia, 26 novembre 1841 – Remedello Sopra, Brescia, 25 aprile 1913

Nel villaggio di Remedello in provincia di Brescia, beato Giovanni Piamarta, sacerdote, che tra grandi difficoltà fondò l’Istituto Artigianelli di Brescia e nelle vicinanze di una colonia agricola allo scopo di fornire ai giovani una formazione religiosa insieme all’apprendimento di un mestiere diede vita alla Congregazione della Sacra Famiglia di Nazareth.

 

sabato 25 aprile 2026

25.04.2026 - 1Pt 5,5-14 - Mc 16,15-20 - Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo - 1Pt 5,5-14

Carissimi, rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili.
Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché vi esalti al tempo opportuno, riversando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi. Siate sobri, vegliate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze sono imposte ai vostri fratelli sparsi per il mondo.
E il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo Gesù, egli stesso, dopo che avrete un poco sofferto, vi ristabilirà, vi confermerà, vi rafforzerà, vi darà solide fondamenta. A lui la potenza nei secoli. Amen!
Vi ho scritto brevemente per mezzo di Silvano, che io ritengo fratello fedele, per esortarvi e attestarvi che questa è la vera grazia di Dio. In essa state saldi! Vi saluta la comunità che vive in Babilonia, e anche Marco, figlio mio. Salutatevi l’un l’altro con un bacio d’amore fraterno. Pace a voi tutti che siete in Cristo!
1. “RIVESTITEVI TUTTI DI UMILTÀ” rivestitevi, mettetevi addosso, indossate una MENTALITÀ DI PICCOLEZZA, non di esibizione, di falsa modestia, ma di autentica MENTALITÀ DI PERSONA CHE SI CONSIDERA POCO... perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili [ai piccoli].

2. Le esortazioni finali all’umiltà e alla vigilanza sono l’INVITO A RESISTERE NELLA PROVA NELLA SPERANZA CERTA DELLA SALVEZZA. Umiliamoci sotto la potente mano di Dio, cioè consegnando interamente la nostra vita a Lui, perché AVVENGA DI NOI SECONDO LA SUA VOLONTÀ. 
3. GETTIAMO IN LUI OGNI NOSTRA PREOCCUPAZIONE, perdiamo ogni autosufficienza e affidiamoci totalmente alla cura di Dio. E anche se il diavolo-l’intralciatore è all’opera, POSSIAMO RESISTERGLI CON LA FEDE IN GESÙ. Dio CI CHIAMA alla gloria eterna, contrariamente alle sofferenze che sono solo temporanee. A Lui la potenza nei secoli. Amen!

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 16,15-20

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

 

La missione affidata da Gesù agli Apostoli è proseguita attraverso i secoli, e prosegue ancora oggi: essa richiede la collaborazione di tutti noi. Ciascuno, infatti, in forza del Battesimo che ha ricevuto, è abilitato per parte sua ad annunciare il Vangelo. E la missione è chiara: fare del mondo un battesimo, un laboratorio di immersione in Dio, in quel Dio che Gesù ha raccontato come amore e libertà, come tenerezza e giustizia. Ognuno di noi riceve oggi la stessa missione degli apostoli: annunciate. Niente altro. Non dice: organizzate, occupate i posti chiave, fate grandi opere caritative, ma semplicemente: annunciate.

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«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura». - Siamo annunciatori. Non di una notizia «nostra», ma di Gesù. È il nostro compito, semplice. O preferiamo proclamare noi stessi?

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25.04 SAN MARCO

SAN MARCO

San Marco (circa 40 – 68) fu un evangelista e collaboratore di san Pietro, al quale il Vangelo secondo Marco deve la sua origine. Eusebio di Cesarea riferisce che i cristiani di Roma, desiderosi di avere un resoconto scritto degli insegnamenti di Pietro, pregarono Marco di redigere il Vangelo.

Marco fu considerato “figlio spirituale” di Pietro, come indicato nella Prima Lettera di Pietro (1 Pietro 5, 13), e lo accompagnò a Roma all’inizio del regno di Claudio (41 - 54). Scrisse il Vangelo intorno al 50-60, includendo dettagli personali come il giovane che fuggì nudo nel Getsemani (Marco 14,51-52), probabilmente lui stesso.

La tradizione indica che la sua famiglia possedesse il Cenacolo a Gerusalemme, dove Pietro si rifugiava in preghiera dopo la liberazione dalla prigionia (Atti 12, 12). Marco collaborò anche con Paolo e Barnaba, aiutandoli nella predicazione ad Antiochia e Salamina, ma si separò poi da loro per tornare a Gerusalemme.

Paolo, pur inizialmente deluso, si riconciliò con Marco, raccomandandolo nelle lettere ai Colossesi e a Timoteo. Successivamente Marco fondò la Chiesa di Alessandria d’Egitto, dove morì.

Il simbolo del leone alato rappresenta la risurrezione di Cristo, tema centrale del suo Vangelo di Marco, e la forza spirituale del messaggio evangelico.

Le reliquie di Marco furono trafugate da Alessandria nel 828 e portate a Venezia, dove oggi riposano nella Basilica di San Marco. La leggenda racconta che, naufrago nel territorio della futura città, Marco ricevette in sogno l’annuncio: “Pax tibi Marce, evangelista meus. Hic requiescet corpus tuum”.

San Marco è patrono di allevatori, calzolai, conciatori di pelli, farmacisti, interpreti, notai, ottici, segretari e vetrai, ed è invocato per il raccolto e contro la scabbia.

È patrono del Veneto e dell’Egitto, simbolo di forza, protezione e diffusione del Vangelo.

 

Per noi oggi

1.     La fedeltà agli insegnamenti ricevuti è essenziale: Marco scrisse il Vangelo per trasmettere la verità di Cristo.

2.     La storia e la leggenda si intrecciano: i simboli e i racconti rafforzano la memoria e la fede collettiva.

3.     Il coraggio evangelico trascende i confini: Marco portò il Vangelo dall’Oriente all’Occidente, mostrando che la fede si diffonde con azione e dedizione.

sec. I

 

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venerdì 24 aprile 2026

24.04.2026 - At 9,1-20 - Gv 6,52-59 - La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Dagli Atti degli Apostoli - At 9,1-20

In quei giorni, Sàulo, spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damàsco, al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via.
E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damàsco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: «Sàulo, Sàulo, perché mi perséguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». Ed egli: «Io sono Gesù, che tu perséguiti! Ma tu àlzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare».
Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce, ma non vedendo nessuno. Sàulo allora si alzò da terra, ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damàsco. Per tre giorni rimase cieco e non prese né cibo né bevanda.
C’era a Damàsco un discepolo di nome Ananìa. Il Signore in una visione gli disse: «Ananìa!». Rispose: «Eccomi, Signore!». E il Signore a lui: «Su, va’ nella strada chiamata Diritta e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Sàulo, di Tarso; ecco, sta pregando, e ha visto in visione un uomo, di nome Ananìa, venire a imporgli le mani perché recuperasse la vista». Rispose Ananìa: «Signore, riguardo a quest’uomo ho udito da molti quanto male ha fatto ai tuoi fedeli a Gerusalemme. Inoltre, qui egli ha l’autorizzazione dei capi dei sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome». Ma il Signore gli disse: «Va’, perché egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli d’Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome».
Allora Ananìa andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: «Sàulo, fratello, mi ha mandato a te il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada che percorrevi, perché tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo». E subito gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista. Si alzò e venne battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono.
Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damàsco, e subito nelle sinagoghe annunciava che Gesù è il Figlio di Dio.
1. PAOLO INCONTRA IL CRISTO RISORTO LUNGO LA VIA, e la sua vita viene capovolta. IN QUESTA VIA LA VITA DI PAOLO CAMBIA: l'uomo presuntuoso convinto di vedere bene si rialza e non vede più nulla, il leader, colui che vuole condurre si deve fare condurre. LUNGO LA VIA PAOLO DIVENTA CRISTIANO…

2. Nei tre giorni in cui solo resta senza vedere EGLI VIVE LA SUA PASQUA LA SUA DISCESA AGLI INFERI, LA SUA MORTE PER POTER RINASCERE A VITA NUOVA…

3. “ALZATI” disse Signore ad Anania, RISORGI! È un INVITO A SUPERARE LA PAURA di Anania verso Paolo. Anania va e gli impone a Paolo le mani. Egli recuperò la vista e venne battezzato, prese del cibo. PAOLO PASSA DALLA NOTTE E DAL DIGIUNO AL GIORNO E ALLE FORZE. È L'INIZIO DELLA VITA CRISTIANA…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 6,52-59
In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.

 

“E’ l’Eucaristia, che Gesù ci lascia con uno scopo preciso: che noi possiamo diventare una cosa sola con Lui. Infatti dice: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui». Quel “rimanere”: Gesù in noi e noi in Gesù. La comunione è assimilazione. Ma questo richiede il nostro “sì”, la nostra adesione di fede. Il pane è realmente il suo Corpo donato per noi, il vino è realmente il suo Sangue versato per noi“.
Carne e sangue nel linguaggio biblico esprimono l’umanità concreta. La gente e gli stessi discepoli intuiscono che Gesù li invita ad entrare in comunione con Lui, a “mangiare” Lui, la sua umanità, per condividere con Lui il dono della vita per il mondo.

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Gesù fa discutere, anche aspramente. Perchè ha una pretesa fortissima, quella di essere Dio e offrirci la sua vita, quella eterna. O forse era meglio allora, quando si discuteva aspramente?

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24.04 SAN FEDELE DA SIGMARINGEN

SAN FEDELE DA SIGMARINGEN

San Fedele da Sigmaringen (1577 - 1622), al secolo Markus Roy, nacque in Germania e si distinse fin da giovane per modestia, mitezza e castità. Studiò filosofia e diritto a Friburgo e insegnò brevemente, dedicandosi anche alla preghiera e all’adorazione del Santissimo Sacramento.

Nel 1604 intraprese un viaggio di sei anni attraverso l’Europa con tre giovani nobili di cui era precettore, visitando chiese e ospedali e portando conforto ai malati. Al ritorno, in Alsazia, si dedicò alla difesa gratuita dei poveri, meritandosi l’appellativo di “avvocato dei poveri”.

Verso i 34 anni entrò nel convento dei frati cappuccini, ricevendo il nome religioso Fedele, ispirato dall’Apocalisse: “Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita” (Ap 2, 10). Ordinato sacerdote, si dedicò con zelo alla predicazione, convertendo numerosi seguaci di Zwingli e Calvino.

L’Inquisizione lo incaricò di predicare nel Canton Grigioni, dove il protestantesimo era diffuso. Le conversioni da lui operate provocarono l’ostilità dei calvinisti, che lo accusarono di servire gli Asburgo.

Il 24 aprile 1622, celebrata la Messa a Gruesch, san Fedele percepì l’avvicinarsi del martirio, scrivendo la sua profezia: “Padre Fedele, fra breve cibo per i vermi”. Durante un sermone a Seewis fu colpito da un moschetto senza ferirlo, poi catturato da venti soldati calvinisti che gli intimarono di rinnegare la fede.

Fedele rispose fermamente: “La religione cattolica è la fede eterna, io non temo la morte”. Colpito a morte con la spada e pugnalato, continuò a pregare per i suoi nemici, mostrando letizia e perdono fino all’ultimo istante.

Il suo martirio provocò la conversione di uno dei calvinisti presenti, che abiurò pubblicamente e fu accolto nella Chiesa.

Nel testamento spirituale, san Fedele scrisse che la motivazione che spinge i cristiani a sopportare prove e rinunce è la fede che opera mediante la carità, rivelando come la santità si realizzi nell’amore attivo verso Dio e il prossimo.

 

Per noi oggi

1.     La fede richiede coraggio attivo: difendere la verità può comportare sacrificio e rischio personale.

2.     La carità è il cuore della vita cristiana: la fede senza azione è sterile.

3.     Il perdono e la preghiera davanti al male sono potenti strumenti di trasformazione, capaci di cambiare anche i persecutori.

Sigmaringen, Germania, 1577/8 - Seewis, Svizzera, 24 aprile 1622

NELLO STESSO GIORNO:
SAN BENEDETTO (ANGELO) MENNI SACERDOTE E FONDATORE
Milano, 11 marzo 1841 - Dinan, Francia, 24 aprile 1914
A Dinan in Francia, san Benedetto (Angelo) Menni, sacerdote dell’Ordine di San Giovanni di Dio, fondatore della Congregazione delle Suore Ospedaliere del Cuore di Gesù.

 

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