martedì 20 ottobre 2026

20.10 SANTA MARIA BERTILLA BOSCARDIN

SANTA MARIA BERTILLA BOSCARDIN
Santa Maria Bertilla Boscardin nacque nel 1888 in una famiglia semplice di contadini. Fin da bambina amò profondamente il catechismo e la conoscenza della fede. A sedici anni entrò tra le Suore Dorotee, seguendo la sua vocazione religiosa. Fu mandata nell’ospedale di Treviso, dove divenne infermiera. Si dedicò soprattutto ai malati e ai bambini, offrendo loro cura e consolazione. Per aiutare le consorelle, sceglieva spesso i turni più faticosi e notturni. La sua vita era racchiusa in una semplice frase: «A Dio tutta la gloria, al prossimo tutta la gioia, a me tutto il sacrificio». Non cercava riconoscimenti e desiderava compiere ogni cosa nel nascondimento. Diceva infatti: «Gesù mio, fatemi prima morire mille volte piuttosto che io abbia a fare una sola azione per essere veduta». Durante la guerra dovette lasciare l’ospedale e trasferirsi in Lombardia. Portò con sé soltanto poche cose, tra cui il suo piccolo catechismo. Quel libro, ricevuto da bambina, era ormai consumato dall’uso quotidiano. Maria Bertilla desiderava vivere come Maria, nella fede semplice e totale. Non chiedeva visioni o consolazioni, ma soltanto di credere e affidarsi a Dio. Anche nella malattia, segnata fin da giovane dalla sofferenza, continuò a vivere con serenità, umiltà e grande fiducia nel Signore. La sua santità non fu fatta di gesti straordinari, ma di fedeltà quotidiana. Servire, obbedire, amare e soffrire con Gesù divennero la sua strada. Prima di morire lasciò alle consorelle un’ultima raccomandazione: «Lavorino solo per Gesù, per Gesù… tutto è niente». La sua vita ci insegna che la santità può nascere dai piccoli gesti compiuti con grande amore. per noi oggi 1. Facciamo il bene per Dio o per essere visti? Maria Bertilla cercava il nascondimento e non il riconoscimento. Quanto delle nostre azioni è davvero gratuito e quanto cerca approvazione, gratitudine o visibilità? 2. Sappiamo servire quando costa? Sceglieva i turni più faticosi e diceva: «A Dio tutta la gloria, al prossimo tutta la gioia, a me tutto il sacrificio». Il nostro amore arriva fino a quando dobbiamo rinunciare a qualcosa? 3. Cristo ci basta davvero? «Lavorino solo per Gesù». Queste parole ci provocano a chiederci: se venissero meno successo, gratificazioni e riconoscimenti, continueremmo a fare tutto con lo stesso amore?
A Dio tutta la gloria, alle mie sorelle tutta la gioia, e a me tutto il sacrificio.
 Nata nel 1888 in provincia di Vicenza, in una famiglia contadina, con l'aiuto del parroco, entrò nel 1905 nelle suore Maestre di Santa Dorotea Figlie dei Santissimi Cuori a Vicenza. Divenuta infermiera, lavorò nell'ospedale di Treviso, dove si dedicò a servire i malati nel corpo e nello spirito, infaticabile nell'aiutare le consorelle. Nonostante fosse stata colpita da un tumore a soli 22 anni, continuò con impegno il proprio lavoro, reso più faticoso dalle difficoltà e dalle tensioni della prima guerra mondiale. Mandata a Como, soffrì molto per l'incomprensione di qualche medico e della propria superiora senza mai lamentarsi o protestare. Tornata a Treviso, riprese il suo lavoro in ospedale nonostante l'aggravarsi della malattia. Morì a 34 anni, nel 1922.


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