SAN MATTEO
Matteo, prima pubblicano, poi apostolo, evangelista e santo, racconta la svolta decisiva della sua vita: «Gesù vide un uomo seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: “Seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì». Quel suo alzarsi indica il distacco da una situazione di peccato e l’inizio di un’esistenza nuova nella comunione con Gesù. I pubblicani collaboravano con i Romani nella riscossione delle imposte e talvolta praticavano l’usura, per questo erano considerati pubblici peccatori. Eppure Matteo non nasconde il proprio passato e, nell’elenco degli apostoli, si definisce ancora «Matteo il pubblicano». San Girolamo vede in questa scelta un messaggio di speranza: nessuno deve disperare della salvezza quando decide di cambiare vita. Gesù non guarda Matteo soltanto per ciò che è stato, ma per ciò che può diventare accogliendo la sua chiamata. Il Vangelo secondo Matteo, scritto probabilmente verso il 40-50, fu rivolto soprattutto ai cristiani provenienti dal mondo ebraico. La genealogia fino ad Abramo e i frequenti richiami all’Antico Testamento mostrano che Gesù è il Messia promesso. Secondo la tradizione riportata da Eusebio di Cesarea, Matteo avrebbe scritto inizialmente il Vangelo nella propria lingua materna, l’aramaico. La sua testimonianza divenne così un dono per generazioni di cristiani, ben oltre la comunità da lui conosciuta. La vicenda di Matteo mostra che una chiamata autentica può interrompere una vita costruita su sicurezze, interessi e abitudini. Gesù non gli offre prima garanzie: gli rivolge una parola semplice e decisiva, «Seguimi». Matteo non rimanda e non cerca scuse: si alza e comincia a camminare dietro a Cristo. Il suo passato non viene cancellato, ma trasformato in una testimonianza di misericordia. Matteo ci ricorda che nessuna storia è troppo compromessa per la misericordia di Dio e che il vero tesoro non si accumula soltanto sulla terra, ma si costruisce nel Cielo. La domanda per noi oggi è semplice e scomoda: se Gesù ci dicesse “Seguimi”, da cosa dovremmo concretamente alzarci? per noi oggi 1. Matteo era considerato un peccatore e Gesù lo chiamò proprio mentre era seduto al banco delle imposte. Noi, invece, quante persone continuiamo a giudicare per ciò che sono state, impedendo loro di diventare ciò che possono essere? 2. Matteo non disse: «Prima sistemo la mia vita, poi seguirò Gesù». Si alzò e partì. E noi quante volte rimandiamo la conversione aspettando il momento perfetto, che forse non arriverà mai? 3. Matteo lasciò un banco dove accumulava denaro per diventare un uomo capace di donare la propria vita. Qual è il nostro banco delle imposte: ciò a cui siamo seduti e che non vogliamo lasciare per seguire davvero Cristo?
I secolo dopo Cristo
Festa di san Matteo, Apostolo ed Evangelista, che, detto Levi, chiamato da Gesù a seguirlo, lasciò l’ufficio di pubblicano o esattore delle imposte e, eletto tra gli Apostoli, scrisse un Vangelo, in cui si proclama che Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo, ha portato a compimento la promessa dell’Antico Testamento.
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